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Lui & Lei

Trasgressione di mezza sera


di CPwommer
17.01.2026    |    1.438    |    6 9.7
"La lecco, la succhio, apro con le dita le sue labbra e infilo la punta della lingua nell'apertura..."
Me la merito una donna di quelle che piacciono a me, un po’ puttana ma con l’espressione di chi certe cose non le farebbe mai, con addosso delle autoreggenti con la riga dietro, una longuette che ti toglie il respiro e i tacchi alti di chi non sa rinunciare ai suoi più spinti desideri.
Ho immaginato tante di quelle storie su donne così, che almeno una di quelle dovrebbe ora ammiccare dal bancone del bar in cui mi trovo ora, venirsi a sedere qui con due bicchieri in mano e poi portarmi nella sua stanza per passare la notte, lasciandosi dire parole sconce facendo finta di arrossire, per poi dominare, con il suo corpo sinuoso e caldo, il mio corpo. La sua bocca mi assaggia con voracità, la sua lingua raggiunge i meandri più nascosti della mia virilità, la sua pelle liscia massaggia il mio corpo con forza.
Mi vado a sedere vicino all’ingresso in uno slancio di inopportuna speranza.
La vedo materializzarsi davanti a me, nel suo cappotto lungo. Se lo sfila con malizia, ammiccando con lo sguardo. Indossa una camicetta trasparente, dalla quale si intravvede un reggiseno di pizzo nero e le punte dei capezzoli che spingono in avanti, quasi a voler bucare il tessuto. Una gonna corta, che appena si siede si alza quel tanto che basta a far sbucare un reggicalze che mi provoca un'immediata erezione. Mi si scappella e lo sento scoppiare, duro da far male. Indossa delle scarpe a punta con tacchi a spillo, dai quali mi farei punzecchiare la schiena. A stento trattengo la mia esplosione e lei lo percepisce. Si sarà bagnata copiosamente, sentirà le pulsazioni della sua vulva, desidererá sentire la mia lingua umida farsi spazio tra le sue piccole labbra carnose?
Immagino le mie dita infilarsi tra le sue cosce, spostare i suoi slip e aprire le sue labbra fradice di desiderio.
Le accarezzo il clitoride e lo sento inturgidirsi tra le mie dita. Lo stringo e avrei voglia di mordicchiarlo con i denti, vorrei leccarle la figa, infilare la lingua nell'apertura e nutrirmi del suo piacere. Vorrei penetrarla fino a far sbattere le mie palle su di lei e poi vorrei sfilare il mio cazzo e glielo vorrei far ingoiare tutto, fino a soffocarla.
Vorrei che me lo succhiasse con avidità, vederla leccarlo baciarlo e succhiarlo ancora.
Sento un clacson suonare e il mio sogno svanisce.
Guardo fuori e attraverso i vetri un po' appannati intravedo soltanto impiegati che tornano a casa, segretarie che andranno a preparare la cena, ma non entra nessuno. Camminano veloci come le parole che scrivo, ma loro hanno una meta le mie sillabe invece no, questa volta sono sconclusionate e restano senza trama.
Ce l'ho ancora turgido, me lo sistemo, avrei voglia di segarmi, ma resto immobile.
Quando è così disegno, do forma ai miei pensieri: apro un taccuino e con un lapis scarabocchio un bel paio di cosce con le autoreggenti a rete e la riga di dietro, più in basso do forma a un bel viso, in alto a sinistra prendono anima delle tette imperiose, dalle grandi rose scure, con capezzoli turgidi, che vorrei mordere, succhiare, fino a farli sanguinare.
Eccola la mia regina: una donna da ricomporre, da rimettere insieme, a cui obbedire, pronta per diventare l'estasi dei miei peccati!
Mi alzo, pago e mentre esco incrocio lei, il mio sogno.
I miei occhi nei suoi occhi magnetici, un impulso mi spinge a prenderle la mano e mi presento.
Lei la stringe con decisione, sorride e mi chiede di farle compagnia per un aperitivo.
Ci sediamo uno accanto all'altro e il suo profumo speziato mi pervade inebriando i sensi.
Un'esperienza olfattiva che cattura, intriga, che per me ha un non so che di noto.
Consumiamo velocemente, lei va in bagno e io la seguo, come in un rituale già scritto, già vissuto mille volte.
Entra, la seguo e la mia mano è già in mezzo alle sue cosce, da dietro.
Le sue chiappe sono sode e calde, la sua fessura è libera da costrizioni, nuda, umida e gonfia.
Appena dentro lei fa per staccarsi "vado a lavarmi le mani".
La fermo e infilo una mano nella sua camicia di seta e afferro con forza uno dei suoi seno, lo stringo e poi passo un dito sul capezzolo dritto, duro.
Lei emette un gemito di piacere misto a lamento, sono di averle fatto male, ma so di averla fatta bagnare ancora di più.
Sento il suo respiro accelerato, vedo l'espressione del suo viso trasformarsi, la sbatto contro la porta, la giro di spalle e strattono la sua gonna fino a quando non riesco a sollevarla oltre i fianchi.
Vedo le sue natiche sode separarsi e mostrarmi un frutto carnoso, roseo e bagnato.
La mia testa si abbassa e la mia bocca voracemente si lancia sul suo frutto generoso, desideroso di essere addentato. La lecco, la succhio, apro con le dita le sue labbra e infilo la punta della lingua nell'apertura.
Nella mia testa il mio cazzo duro sta già lì. Le infilo due dita nella figa e la stimolo con energia.
Lei sobbalza, mi chiede di continuare così, mi sussurra all'orecchio di sbatterla contro la porta, di farle male. Non riesco più a trattenermi, vorrei leccarla ancora, farla godere fino allo sfinimento, ma deve essere mia totalmente, senza riserve.
La penetro da dietro, lei geme, io affondo con vigore, le stringo con le mani i fianchi, le schiaffeggio le chiappe, affondo ripetutamente, la sento godere e quando sto per venire, la prendo per i cappelli e abbasso la sua testa per inondare la sua bocca con il mio liquido caldo. Lei si alza, mi guarda e ingoia con espressione compiaciuta. Si lecca le labbra sporche e poi passa le dita sul contorno della bocca. Si sistema la gonna, estrae un pettine dalla sua borsa, si ricompone e guardandosi allo specchio si passa un rossetto sulle labbra.
Poi con sguardo complice mi guarda e prendendomi per mano mi dice: '"Amore andiamo, è tardi! Passiamo a prendere i bimbi dai nonni e torniamo a casa".

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