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trio

L’eco delle tre voci


di CPwommer
03.04.2026    |    1.274    |    0 9.3
"Il cazzo duro, già pronto, la fece bagnare più di quanto non lo fosse già e la spinse ad aprire la cinta e a sbottonare i jeans di Lorenzo..."
La prima a entrare nella stanza fu Elena. Non fece rumore, come se temesse di disturbare l’aria stessa.
Aveva quello sguardo che portava sempre con sé: lucido, attento, come se stesse già leggendo ciò che gli altri non avevano ancora detto.
Si fermò vicino alla finestra, lasciando che la luce del tardo pomeriggio le disegnasse un profilo netto.
Poco dopo arrivò Marta, con un’energia completamente diversa.
Non cercava di nascondersi, anzi: sembrava voler occupare lo spazio, piegarlo alla propria presenza.
Si tolse il cappotto con un gesto fluido, quasi teatrale, e lanciò a Elena un sorriso che conteneva più domande che parole.
Infine entrò Lorenzo, e fu come se l’equilibrio della stanza cambiasse.
Non era solo la sua figura, né la sua voce calma.
Era il modo in cui guardava le due donne: non scegliendo, non escludendo, ma osservando entrambe come se ciascuna fosse una parte di un enigma che non aveva ancora risolto.
Elena distolse lo sguardo per prima. Marta, invece, lo sostenne, quasi sfidandolo.
“Siamo qui, allora” disse Marta, rompendo il silenzio.
“Sì”, rispose Lorenzo, ma il suo tono sembrava rivolto più a Elena che a lei.
Un dettaglio minuscolo, ma sufficiente a far vibrare qualcosa nell’aria.
Elena si voltò lentamente: “Non pensavo che saresti venuto davvero.”
“E tu?” ribatté lui, “Pensavi di poterti tirare indietro all’ultimo?”
Marta osservava la scena come se stesse assistendo a un duello invisibile.
Non era gelosia, non ancora.
Era più una curiosità affilata, un desiderio di capire quale filo unisse quei due, e perché lei stessa si sentisse così inevitabilmente coinvolta.
“Non sono io quella che fugge” disse Elena, incrociando le braccia.
“No”, rispose Lorenzo, “tu sei quella che osserva.”
Marta rise piano: “E io cosa sarei, allora?”
Lorenzo la guardò con un’intensità che la fece tacere e disse: “Tu sei quella che provoca.”
Per un istante nessuno parlò.
La stanza sembrava più piccola, come se i muri si fossero avvicinati per ascoltare meglio.
Elena fece un passo avanti: “E tu, Lorenzo? Chi sei in questa storia?”
Lui inspirò lentamente, come se stesse scegliendo con cura ogni parola.
“Io sono quello che cerca di capire cosa succede quando due forze opposte si incontrano… e scoprono di non essere poi così opposte.”
Marta inclinò la testa e sussurrò: “Opposte noi due?”
“Diversissime” rispose lui, “Eppure… eccovi qui.”
Elena e Marta si scambiarono uno sguardo: non era ostile, né complice.
Era qualcosa di più complesso: un riconoscersi, un misurarsi, un accettare che tra loro esistesse una tensione che nessuna delle due aveva previsto.
“Forse” disse Elena, “siamo qui perché nessuno di noi ha ancora deciso cosa vuole davvero.”
“O forse” aggiunse Marta, “perché lo sappiamo fin troppo bene, e ci spaventa.”
Lorenzo si avvicinò, lentamente, come se temesse di spezzare un equilibrio fragile: “Io non voglio che nessuno di noi finga. Non oggi.”
Elena abbassò lo sguardo, ma non per timore: era un gesto di resa temporanea, come chi accetta di essere visto davvero. Marta, invece, lo fissava con una determinazione nuova, quasi feroce.
“Allora parliamo“disse Marta.
“Senza filtri, senza maschere” aggiunse Elena.
“Senza paura”, concluse Lorenzo.
E fu in quel momento, in quel triangolo di sguardi incrociati, che qualcosa cambiò davvero.
Non era un gesto, né una parola.
Era la consapevolezza improvvisa che ciascuno di loro stava cedendo un frammento di sé agli altri due. Un intreccio psicologico, sottile e inevitabile, che li avrebbe legati molto più di quanto avessero previsto.
Elena sentì il cuore accelerare, Marta trattenne il respiro, Lorenzo capì che, qualunque cosa sarebbe accaduta dopo, nessuno dei tre sarebbe tornato indietro.
Lui prese la mano di Elena e la portò alla bocca di Marta. Passò le dita di lei sulle labbra, poi se le mise in bocca e le passò nuovamente, bagnate, sulle labbra di Marta, che estrasse lentamente la lingua e iniziò a leccarle.
Un gesto semplice, ma carico di erotismo, che provocò in tutti un’eccitazione palpabile, una scossa elettrica che a stento li lasciò in piedi.
Allora Marta, dopo aver inserito la sua mano nella bocca di Lorenzo, la allungò verso le labbra di Elena e replicò lo stesso gesto, mentre con l’altra mano sfiorava i pantaloni di lui per sentire il suo grado di eccitazione.
Il cazzo duro, già pronto, la fece bagnare più di quanto non lo fosse già e la spinse ad aprire la cinta e a sbottonare i jeans di Lorenzo.
Doveva urgentemente sentire tra le sue mani la pelle del cazzo, sentire l’umidità della cappella.
Lo vide e con piacere notò che l’eccitazione aveva già scoperto la cappella e che un presperma aveva reso la punta bagnata.
Si chinò e la prese in bocca.
Nel chinarsi offrì la sua schiena ad Elena, che le alzò la gonna e, scostando gli slip, iniziò a leccarle la fica.
Aveva delle labbra un po' sporgenti e questo piacque molto ad Elena.
Poteva succhiare, ciucciare quelle labbra scivolose per la saliva prodotta, farsele entrare tutte in bocca.
Sentiva il clitoride indurito, come un piccolo pene in erezione e questo le piaceva moltissimo.
Marta ansimava per il piacere provocato dalla lingua di lei, dalla sua maestria nel leccarla.
Elena a sua volta era in uno stato di eccitazione che la stava mandando in trans.
“Lorenzo, scopami, mentre faccio godere Marta”, disse con un tono di voce imperativo, “Scopami subito, non resisto più. Voglio sentire il tuo cazzo penetrarmi, percuotermi con forza
Lui, prossimo all’orgasmo, tolse il suo cazzo dalla bocca di Marta e lo infilò nella fica di Elena,
La scopò a pecora, come piaceva a lei, sbattendo con impeto da stallone il suo scroto contro il culo di lei.
La tensione di prima non era più un ostacolo: era un ponte verso una nuova dimensione di piacere.
E tutti e tre, in modi diversi, stavano già iniziando ad attraversarlo.
Il piacere arrivò in simultanea e fu illuminante: avevano la consapevolezza che non ci sarebbe più stata una dimensione del piacere più appagante di quella.
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