LA COMMESSA DELLA PICCOLA LIBRERIA
La vide mentre , mentre tornava a casa dal lavoro come ogni sera. Lei era nella vetrina, con i suoi lunghi capelli sciolti. Portava occhiali con montature nere lenti spesse e indossava uno spolverino.
QUESTA PRIMA PARTE CON SOTTOFONDO “LA VIE EN ROSE”
Era un bibliofilo, ma era nervoso entrando la prima volta in quella libreria. Jules era insicuro si aggiustò gli occhiali, e guardò nel negozio, e non sapeva cosa dirle, comprò un corposo libro sui Rosa Croce, lei lo guardò sorrise ma per il libro: si era stancata di spolverarlo da mesi o da anni.
Per mesi comprò una volta alla settimana i libri più assurdi: dal manuale di come coltivare i funghi nel deserto, all’allevamento dei cavalli al tempo dei Maya, a Come si cura il Mal d’Africa agli Esquimesi al Secondo libro della Poetica di Aristotele, ma è mai possibile quando tutto il “Nome della Rosa” è incentrato sull’unica copia che lui lo trovi tradotto in Tedesco ed in edizione economica in un negozietto ?
Un giorno, tornando a casa dal lavoro, la vide dalla vetrina nel negozio di lingerie. Con i polpastrelli e con attenzione lei tastava gli articoli da reggiseni, alle brasiliane, alle culotte a vestagliette più trasparenti del vetro, poi si accorse che lei era interessata a dei collant, un modello con i puntini e cuciture sulla parte posteriore. Jules poi distolse lo sguardo non voleva essere visto.
PICCOLO ACCENNO “TOTO” “HOLD THE LINE”
Il giorno dopo andò al Bar Da Paride in fondo alla strada, e lesse la lista. La vista delle sue gambe in quei collant cuciti gli era rimasta ancora in tetsa. Da Paride l’umanità era eterogenea: i manager nei loro completi tutti uguali come i cinesi nel periodo della rivoluzione culturale, ragazzette in mini zepponi e minitop da cui scappavano i capezzoli, alcuni sessantenni nostalgici sessantottini, al gruppetto di complottisti che discutevano animatamente se erano i Catari i colpevoli delle scie chimiche, ma il suo cuore si fermò quando la porta si aprì.
Eccola, la commessa.
Indossava un cappotto molto vintage, stivaloni neri al ginocchio, i capelli castani erano tirati su in uno chignon, occhialetti colorati, rossetto fucsia scuro sulle labbra sottili: trucco e look ricordavano molto Dita von Teese, e poi i famosi collant!!! Quando lui la guardò, lei lo vide trasalire e poi distolse lo sguardo. Restava in piedi davanti a lui.
“Non sono sicura di quello che vuoi ottenere, mi devo fare avanti io ?” Gli chiese.
Lei lo vide un po ‘stordito.
“Posso offrirti un caffè?” Le chiese.
Lei arrossì, lo trovava un adorabile imbranato.
“Non posso crederci…”
Jules era sempre più nervoso.
Lei “Devo mostrarti questo: stamattina ho ricevuto questa applicazione sul mio cellulare e cinque minuti fa vedo che stavi in questo locale. E … non bevo nemmeno il caffè! ”
Gli mostrò il suo telefono, e c’era una foto di lui.
Jules si sentì arrossire, mentre guardava la sua immagine da una applicazione hook up che aveva scaricato un pomeriggio contattandola, e poi abbandonata poco dopo per timidezza.
“Qual è il tuo nome visto che sai tutto di me!”
“Yvette” sorrise. “E non so niente di te! Usciamo che qui fa caldo e ho voglia di fumare una sigaretta” .
DA PILADE SOTTOFONDO Relax (Frankie Goes to Hollywood)
Jules stava porgendole le sue Camel Light ma Yvette “Scusa preferisco le mie mi piace assaporare il gusto e poi sono forti e fumo meno” prendendo dalla borsetta un pacchetto di Gitanes senza Filtro e il suo Zippo. Jules restò con il pacchetto a mezzaria in una mano e nell’altra l’accendino comprato dai cinesi e bocca aperta. “Ma cosa hai” gli chiese dopo aver acceso la sigaretta, un velo di fumo davanti al viso le dava una sensualità incredibile.
Iniziarono a parlare di loro, Jules 35anni in via di separazione, CEO di una Start UP Biotecnologica in forte ascesa insomma un Geniale imbranato (non le raccontò però dei 15 appartamenti appena ereditati da uno zio).
Yvette 32 anni single, una Laurea in Filosofia con Master alla Sorbona su Ludwig Wittgenstein, segno zodiacale Ariete, lavora da sei mesi in quella libreria. Il suo sogno fare l’archeologa.
Andarono avanti a parlare o meglio Yvette di quanto le piaceva il paracadutismo, del suo viaggio in Nepal. “E tu Jules dove vai in vacanza?” “Adoro stare in città a ferragosto, è tanto tranquilla”
Si accordarono per vedersi il giorno successivo quando lei avrebbe terminato il lavoro.
Il giorno successivo cambio di look di Jules: non più abito da Travet, ma uno spezzato Armani e Trench, si presenta nella libreria compra un libro a caso “La semantica nel linguaggio del popolo dell’Isola di Pasqua” , Yvette commessa (occhialoni con lenti spesse e spolverino) sorridendo gli lascia un bigliettino col suo indirizzo e “Ore 21 Cenetta Sushi da me”.
Alle 20,30 Yvette si sta dolcemente masturbando quando suona il campanello della porta.
“Chi è?” “Sono Jules” “Secondo piano entra, sei un po’ in anticipo” Indossa veloce una t-shirt da cui spuntano i capezzoli ancora eccitati e un paio di pantaloncini da palestra.
Jules entra: e scopre un’altro lato di Yvette: il suo appartamento potrebbe sembrare molto retrò, mobili d’epoca ma però quadri astratti alle pareti, computer Apple con schermo incorporato su una scrivania fine ottocento, e l’immancabile I-Phone ultimo grido, e solo allora Jules si accorge cosa legava le due Yvette (commessa e donna libera) la perenne presenza dell’I-Phone; sul divano alcuni gadget erotici appena usati (volutamente lasciati in vista o dimenticati nella fretta?).
“Fai come se fossi a casa tua” e mentre lo dice un bacetto sulla guancia e gli sfiora le labbra con le dita umide della masturbazione incompiuta. Jules non si accorge dell’aroma, i suoi occhi sono per lei e nota delle lentiggini sbarazzine e gli occhi verdi ora che è senza trucco e occhiali .
Un profumo strano nell’aria, “Ma ti fai le canne?” “No stavo fumando una Bidi, stupido le sigarette indiane!”
ATMOSFERA MUSICALE PROVENIENTE DALL’APPLE : SADE e JONI MITCHELL.
Yvette mise ordine sul divano con nonchalance metteva in un armadietto i suoi Toys e aperto Jules vedeva altra oggetistica erotica. Pensava “Ma chi è la vera Yvette?”
“Cosa vuoi da bere? Vino? Martini? Io ho già sgranocchiato e mi sto bevendo un Gin.”
“Martini grazie” .
Stettero a parlare, si sfogò del rapporto ormai arrivato alla rottura con la moglie, lei delle poche persone che entravano nella libreria, le chiese del negozio di Lingerie a fianco e seppe che era il più caro della città: per quello il look sempre tirato e sexy delle commesse, il proprietario le voleva come dei manichini viventi.
Poi vanno in cucina a mangiare il Sushi: che strano abbinamento questo salone che assomigliava alla classica cucina della nonna ai piatti di design futuristico al Sushi ai bicchieri in cristallo tagliato.
Dopo lo sfogo iniziale sulla moglie, Jules alle domande rispondeva più con “si , no, forse”, mentre lei replicava con viaggi, ambizioni..
Tornarono nel salotto, Yvette si accese una Gauloises scelse BLACK ALBUM dei METALLICA sul pc e con un sorriso lussurioso: “So cosa vorresti fare”, gli sbottona la patta si sdraia sul divano e mentre gli fa segno di restare in piedi lo masturba, e intanto con l’altra si tocca i capezzoli, il ventre; pochi minuti un potente schizzo la prende in pieno viso, stacca la mano umida di sperma si pulisce il viso con le dita e le ciuccia. Jules a membro ancora eretto si sta aprendo la cintura avvicinandolo alla sua bocca; Yvette lo stoppa, si alza va verso l’armadietto e tira fuori un frustino nero con striscie di seta rossa. Poi prende una salvietta gli pulisce il pene ancora eretto e glielo rimette a nanna. Si appoggia a 90 gradi al divano abbassa i pantaloncini (fretta o apposta al suo arrivo non aveva indossato gli slip?).
“Frustami le guanciotte del mio culetto”. Jules imbarazzato col frustino sfiora quella perfezione (chi si ricorda il culo di Nadia Cassini?), “Forteeeee!!!!!” Jules suda trema, inizia a frustarla più forte, prende un certo ritmo… lei ansima, si masturba urla “Di più!!!” fino a che raggiunge l’orgasmo. “Baciami dove mi hai fatto la bua.” Jules in stato ipnotico si abbassa, bacia le chiappette rosse, poi quando inizia ad accarezzarle allargarle per iniziare un rimming Yvette si alza si rimette a posto i pantaloncini lo guarda un bacetto sfiorandogli le labbra “Basta è tardi” “ma a questo punto vorrei fare l’amore , amarti, coccolarti, mi fai impazzire… “ “Se vuoi vedermi decido io e mi han sempre detto di non dare amore” “Ma chi” “Se tu lo sapessi saresti in pericolo” sorridendo. “Scherzavo, vieni sabato sera alle 23 prima ho un appuntamento.” “Però sappi che se vieni decido io”
Durante la settimana, passò in libreria, lei molto formale “Guardi le consiglierei queste letture” E mostrò una raccolta di racconti di POE con disegni di un artista emergente, “Oppure ‘The Call of Cthulhu’ in una rara edizione” “Mi fido li compro entrambi” Con lo scontrino un biglietto “Se sabato vuoi passare solo a patto che decido io” “Arrivederci” “Arrivederci a presto” annuendo.
Sabato Jules si presenta alle 23 spaccate, entra, e Yvette questa volta indossa stivaloni borchiati neri sopra il ginocchio con punta in acciaio, Calze a rete nere, corpetto di pelle da cui escono i seni, e che arriva ad altezza della pussy totalmente depilata, senza slip ed i capelli tenuti a coda di cavallo.
Eccitante l’Yvette versione Mistress, ma la prima cosa che nota sono gli occhi: “Ma non erano verdi?” “Cosa” “ I tuoi occhi ma sono azzurri stasera” “Lo sei o lo fai a volte? Non mi saluti e mi chiedi degli occhi. Sono lenti a contatto, in libreria avrai visto le lenti degli occhiali che porto, il titolare mi preferisce intellettuale occhialuta, fuori porto le lenti, ed esistono quelle colorate.” Si alza estrae delle palline dalla pussy e gliele fa ballare davanti al naso.
In casa come musica mix di brani di LORDS OF THE NEW CHURCH, BLACK SABBATH, CHRISTIAN DEATH, DAMNED, NICK CAVE, DURUTTI CULUMN.
“Prendi il frustino, vediamo se sei meno imbranato dell’altra volta” Si ripete la scena, lui che la frusta, lei che si masturba, non gli sta più nei pantaloni, lo tira fuori, vuole penetrarla, ma avvicinandosi di più il ritmo delle fustigate diventa irregolare, lei si gira “Cosa fai?” lo vede col membro eretto in mano a due centimetri dal suo popò. “Cosa ti ho detto? Decido io, se vuoi scoparmi così come qualsiasi altra donna esci.” “Scusa ma mi fai impazzire” “Lo so, continua a frustarmi”. Arriva ad un orgasmo violento, si alza si gira lo guarda negli occhi e gli passa un dito umido sulle labbra “Questa volta hai riconosciuto il sapore?” “L’altro giorno quando sono entrato? “ “Si e quando altrimenti?” “Fai il bravo “ , si inginocchia prende il mano il membro che stava calando e che subito riprende quota, lo massaggia se lo passa sui capezzoli e… “Cazzo ma dovevi già venire e poi sul corpetto? Allora te lo shackeravi mentre mi frustavi…” “Si” con voce da bambino che ha rubato la marmellata. “Abbassati i pantaloni e i boxer e mettiti a novanta gradi appoggiato al tavolo” “Mi frusti?” “Stai calmo” prende due foulard di seta, con uno gli benda gli occhi… “Dove sei Yvette” “Tranquillo” inizia nuovamente a masturbalo, “Amo la tua maninaaaAAAAA!!!! Aja!!! “ Yvette dopo averlo bendato aveva indossato uno strap-on e lo stava sodomizzando “Jules rilassati”, lo sfintere si rilassa sta per arrivare ad un secondo orgasmo più potente del primo che lei prende l’altro foulard e lo passa intorno al suo collo, stringe, Jules si sente soffocare: paura, asfissia, dolore e piacere della sodomizzazione, la mano che accarezza il pene, vorrebbe urlare e di colpo crolla svuotato, mesi di sperma trattenuto escono, Yvette lascia il foulard, esce da lui, gli leva la benda dagli occhi “Lecca” avvicinando la sua mano sporca di sperma alla sua bocca. Dopo lo bacia, gli lecca le labbra sporche del suo stesso seme, lui vorrebbe un bacio più profondo di lingua, lei si stacca, si sposta verso il bar “Vuoi quello che prendo io?” “Comandi tu, mi sta bene” un forte profumo di tabacco e vaniglia riempie il salone gli porge un sigaro aromatizzato ed un bicchiere di Cognac, si sdraia lasciva sul divano fumando e sorseggiando il cognac, Jules col suo sigaro e il bicchiere in mano sta per sedersi accanto a lei “Il divano è il mio rifugio siediti sulla poltrona, ah tirati su i pantaloni che rischi di macchiarla col tuo cazzo fuori” : Un silenzio irreale, secondi, minuti, Yvette spegne il sigaro, interrompe il silenzio “E’ tardi ci vediamo da Pilade sabato alle 19,30.” “Speravo di fare l’amore con te, stare vicino a te nel letto TI AMO “ “Ti ripeto che mi han detto che devo dare amore né amare” “Cazzo ma chi!!!” “Se tu lo scoprissi non sopravviveresti” Lo accompagna alla porta un bacetto sulla guancia, e Jules si ritrova a camminare per le strade fredde e nebbiose della città, cammina sotto i portici e vede coppie mano nella mano, sogna che anche lui ed Yvette passeggiano mano nella mano, la melanconia lo assale e pensa all’indomani quando comprerà un nuovo libro dall’occhialuta libraia.
L’indomani finito il lavoro passa alla libreria, “Desidera?” Chiede la formale Yvette.
“Cosa ha di interessante? “ “Cronaca dell’Akasha va bene?”
“Mi fido”
Nei giorni successivi gli propose “Vite Precedenti di Weiss” “Sette storie di Sesso e di morte” “BDSM. Guida per esploratori dell’erotismo estremo” ed il bigliettino “a domani alle 19.30”
Quel sabato di inizio marzo è molto primaverile, la aspetta da Pilade, Yvette arriva puntuale mentre Jules si beveva il suo caffè, lei indossava un paio di jeans, un maglione girocollo blu, Nike ai piedi, un secchiello Prada nero e un paio di occhiali dalla montatura in metallo, finalmente capisce che ha gli occhi castani. In sottofondo inizia Love Missile F1-11 dei Sigue Sigue Sputnik. “Ciao” “Ciao usciamo, ma fa sempre caldo qui?” Escono, come da rito Yvette si accende la sua Gauloises e “Andiamo al parco di..” “Ma sei pazza? E’ pieno di tossici, spacciatori nigeriane e omosessuali che si prostituiscono e dei loro magnaccia.” “Dai è presto arrivano dopo le 23 e poi COMANDO IO lo sai. Troviamoci al parcheggio che da su viale xxxxx” “andiamo insieme” “Non è possibile, ognuno con la sua auto” Dieci minuti e arrivano, lei gli fa le luci, Jules si avvicina “Ma qui è buio pesto” “Appunto” “Sei pazza” Lei abbassa i Jeans “Leccala” Jules la accarezza la bacia, io polpastrelli sfiorano le labbra, Yvette si morsica le labbra della bocca “NO NO MI HANNO SEMPRE DETTO DI NON AMARE, non posso….. è bellissimo…. “ pensa e intanto “Leccala baciala succhiala” gli umori colano tra le sue cosce gli preme la testa contro il ventre, calore, tremore poi un urlo e per la prima volta in vita sua squirta. Al chè si riprende lo bacia “No lingua decido io lo sai” si ricompone gli fa calare pantaloni e boxer, lo benda con una fascia di seta, gli mette delle manette, “Appoggiati al baule della tua auto” con una corda gli lega le caviglie, poi indossa uno strap-on di dimensioni maggiori lo lubrifica, si avvicina lo sodomizza e come sempre lo masturba. Jules sente che gli fa male ma ormai gode essere nelle mani di Yvette, piange di dolore piacere amore, poi l’orgasmo arriva. Si lascia andare sul cofano, vorrebbe girarsi guardarla, baciarla. “Stai lì Jules” “Ti amo Yvette” silenzio… Yvette infila una mano nel suo secchiello, “Anche io ti amo Jules e sai che non posso amare” Lo bacia sul collo, lui sente che sta piangendo “Cosa hai? Amore?” “Scusami” e fu l’ultima parola, sentì la testa scoppiare. Trovarono il corpo verso mezzanotte, un colpo alla nuca e vicino un sacchetto di cocaina aperto e la polvere sparsa. Gli Inquirenti liquidarono velocemente il caso come uno sgarro nel mondo dello spaccio, simulato da omicidio a sfondo sessuale nell’ambiente della prostituzione omosessuale, unica nota Jules non faceva uso di droga, ma i milioni di euro e gli appartamenti potrebbero essere frutto di riciclaggio. Il sabato successivo i funerali, una giornata piovosa, solo la moglie Sabrina (si moglie, dovevano partire a giorni le pratiche di separazione quindi moglie a tutti gli effetti): una biondina dai grandi occhi azzurri e pettinatura come la Valentina di Crepax, aspetta annoiata la fine della cerimonia. Al termine lascia un mazzo di rose, si avvicina Yvette e lascia un cuscinetto di fiori a forma di cuore. Le due donne si guardano e non si dicono niente, poi ognuna va per la sua strada.
Agosto Cap d’Adge, Sabrina passeggia con un abitino corto che lasciava vedere le sue forme e che non indossa gli slip, sacca da spiaggia che porta a fatica. Vede una donna dai capelli rossi lunghi, il viso delicatamente lentigginoso e gli occhi verdi seduta ad un tavolino a seno scoperto e solo un perizoma. La donna si accende una Gauloises, Sabrina si siede al tavolino. “FinaLmente tutto sbloccato Yvette” “Non hai avuto nessun problema Sabrina? “ “Solo formalità, nella sacca c’è quanto e nel taglio che mi hai chiesto e L’investigatore che ci aveva fotografate baciarci a novembre?” “Morto di overdose e le foto sparite” “Grazie Yvette, adesso cosa te ne farai di questi 2 milioni di euro?” “Ma io l’ho fatto per te e ho la camera adiacente la tua nell’Hotel” e le passa la mano sulla coscia fino ad arrivare alle labbra. Sabrina arrossisce “Yvette ti amo lo sai” “Anche io Sabrina, ma mi han sempre detto di non amare. Però con questi due milioni e la tua eredità cosa facciamo?” La guarda negli occhi la bacia … con la lingua.
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