LA SCONOSCIUTA SCOMPARSA
Era uscita da qualche ora, come era bello ricordare quei momenti trascorsi insieme, soli, e forse che non rivivrò mai più. . La capanna sulla spiaggia era stata comodissima per il nostro incontro di sabato sera, poi fu lei la prima ad andarsene, all’alba. Mi lasciava o con il suo ricordo negli occhi, nelle pieghe delle lenzuola, nel cuscino sfatto. La mia mano si muoveva sul letto cercando il suo profumo, la sua presenza, la sua essenza: cercando lei. Ma lei non c’era. C’era solo la mia mano, che già si muoveva, con le sue sapienti dita, sul mio ano e poi su giocando con i miei testicoli: toccandoli, soppesandoli, sfiorandoli.
Lei non c’era, ma vivo era in me il suo ricordo. Vivo il ricordo dei suoi turgidi capezzoli che chiedevano solo di essere succhiati, vivo il ricordo dei suoi spasmi di piacere, vivo il ricordo della sua vagina ansiosa di essere toccata, stimolata, riempita.
La mia mente ricordava e la mia mano riproduceva immagini ed emozioni, il mio membro godeva nuovamente di quegli istanti, si sentiva ancora una volta pervaso da quella sensazione di piacere che aveva già sperimentato la notte. Ancora sentiva la sua lingua sulla rossa cappella, grazie al meticoloso lavoro che il suo sapiente dito stava svolgendo stuzzicando il piccolo foro in cima all’asta del piacere.
Sempre nitida e vicina era la sensazione di avvolgimento che mi dava quando si lasciò impalare, infilzandosi col mio membro in una lenta, ma inesorabile, caduta verticale. E le mie mani, insieme, erano pronte a ricordarlo cingendo il mio pene per tutta la sua lunghezza e muovendosi ritmicamente. Sentivo il piacere salire, invadere tutto il membro per poi dilagare su tutto il mio corpo, fino ai piedi. Sentivo il piacere di lei in me, ora riprodotto dalle mie mani.
Sentivo il liquido del piacere ansioso di esplodere in una eruzione incontenibile, lo sentivo premere alla base del mio membro e pregare di uscire in fretta.
Ora tutti i miei sensi erano concentrati sul piacere che stavo rinnovando, sul piacere che si stava sviluppando sempre più dentro me e che ben presto sarebbe esploso. Sentivo la base del membro esplodere, l’asta divenire incandescente, il glande colorarsi sempre più di rosso. Avvenne così l’esplosione in tre lunghi getti di piacere che macchiarono il mio ventre, le lenzuola e una coscia. Rimasi col membro sfinito fra le mani per qualche minuto per poi rivestirmi ed uscire.
Quella volta il piacere che lei mi dava si era rivelato duplice: uno la notte e l’altro il giorno successivo: al rientro dopo tre birre vidi un corpo nudo seduto sul dondolo i lunghi capelli neri sciolti sui seni scuri. Un filo di fumo dalle sue labbra. Era tornata, questa volta spero che non se ne vada più; non voglio pensare di nuovo a lei con la mia mano che va.
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