LEZIONI PRIVATE (di JESSIKA)
Si sorprese a pensare a Jessica, a quanto avrebbe voluto vederla arrivare in quel momento. Col suo passo incerto avrebbe attraversato il marciapiede e sarebbe arrivata davanti al portone di casa. La sua voce timida l’avrebbe annunciata al citofono, poi il suo entusiasmo avrebbe riempito la stanza, la sua passione per quello che scrivevano insieme gli avrebbe fatto tornare quella voglia di vivere che in questo momento gli mancava.
Ripensò al culo di Jessica, alla punizione che aveva sopportato durante il loro ultimo incontro e a come aveva goduto deliziosamente, mentre la penetrava con un fallo di plastica. Sentì il cazzo gonfiarsi nei pantaloni man mano che il ricordo gli si disegnava in mente. Pensò di masturbarsi.
Poi però capì che avrebbe voluto di più, si chiese se Jessica sarebbe stata libera quel giorno, se sarebbe potuta venire da lui.
Tornò al computer e le scrisse un messaggio:
Cara Jessica,
ho avuto un’idea per una nuova esercitazione che vorrei tu svolgessi qui nel mio ufficio. È un’idea che mi piace molto e vorrei metterla in pratica il prima possibile, credi di riuscire a venire già oggi? Perdonami lo scarso preavviso.
Inviò il messaggio e iniziò ad attendere la risposta con eccitazione. Pensò che il rapporto con quella ragazza si stava facendo pericolosamente intenso, che si stava affezionando teneramente a lei, come un professore non avrebbe dovuto fare con un’allieva. Allontanò il pensiero e rimase ad aspettare, elaborando i dettagli dell’esercitazione nella sua fantasia.
Le mani salde sui glutei, le unghie laccate di porpora affondano appena nella pelle. Lo trattiene a sé e il suo capo si avvicina e si allontana dal suo pube con un moto leggermente ondulatorio; Jessica fa affondare il cazzo in gola con un ritmo crescente, lui trattiene appena i gemiti, appoggiato al muro, il capo abbandonato indietro, gli occhi chiusi, completamente conquistato dai movimenti della sua bocca.
“Hey… io… sto per venire… cazzo… sei fantastica…” Jessica succhia con più vigore, due colpi e poi afferra la base del cazzo con la mano, posa il glande sulla lingua e inizia a masturbarlo. Si guardano per qualche istante poi tre fiotti in sequenza si posano sulla lingua di Jessica, rallenta il ritmo, lo accarezza piano, lo spreme, richiude le labbra e poi passa la sua lingua leggera sulla cappella. Il ragazzo le afferra il viso fra le mani e si china a baciarla. Un trillo di campanella irrompe nel silenzio dello stanzino. Jessica si alza di scatto.
“È il mio cellulare! Dove l’ho messo?” Si guarda in giro in agitazione.
“Dai… ma lascia perdere… adesso tocca a me, sono bravo pure io… ” il ragazzo cerca di abbracciarla ma Jessica si divincola pur nell’angusto spazio.
“No, senti, ora non posso, era un messaggio importante, devo trovare subito il cellulare, dammi una mano, veloce dài!” ha riconosciuto la notifica delle mail del professore – Non avevamo in previsione di sentirci in questi giorni, se mi sta scrivendo deve essere una cosa importante… cazzo ma dove l’ho messo??!! – Jessica rovescia tutto il contenuto della sua enorme borsa per terra. Alla fine afferra il cellulare con sollievo.
“Va beh… mi sa che il momento è andato eh Jessica?” il ragazzo può solo guardarla scorrere freneticamente le righe sullo schermo. Scorre col dito sullo schermo per inviare la risposta.
Gentile professore, sono nei pressi del suo studio, posso passare anche subito se non disturbo.
Invia il messaggio e inizia a buttare alla rinfusa dentro la borsa tutto il contenuto sparso sul pavimento. Si rialza e si rassetta. Sistema la lunga tracolla della borsa di traverso sul suo petto. Si sistema i corti ciuffi di capelli dietro le orecchie.
“Jessica? Ma ti va di passare a casa? Ci facciamo un tè, due coccole…”
“No, mi spiace, ora non posso proprio, un contrattempo… ma ci sentiamo stasera, ok? Magari ci prendiamo una pizza da te? Non c’è il tuo coinquilino rompicoglioni?”
“Carlo? No è tornato al suo paese, sono solo solissimo…”
“Allora prometto che vengo a farti compagnia… non abbiamo orario… mi fai uno spazietto nel tuo letto?” Jessica sorride maliziosa.
“Ci conto…” la bacia prima che lei schizzi fuori dallo stanzino.
Jessica si affretta a percorrere la lunga scalinata, il cuore le scoppia in gola. Arrivata al terzo piano si ferma un attimo nell’ampio corridoio, si siede su uno scalino per recuperare il fiato – Chissà cosa sarà questa esercitazione… – la curiosità si mischia alla preoccupazione e alla paura di non riuscire. Prima di ogni consegna sono quelle le sensazioni che si avvicendano nel suo animo. Sente di aver ripreso a respirare regolarmente. Il cuore però ancora batte forte. Si alza e si avvicina alla porta. Bussa.
“Avanti Jessica” la voce del professore le fa fermare per un secondo il cuore. Apre la porta ed entra.
Il professore guardò Jessica che varcava la soglia di casa con passo cauto, lo sguardo vispo della ragazza tradiva curiosità ma era percorso da un’ombra di timore. La accolse con un “Buongiorno Jessica” detto con voce pacata, che nascondeva il tumulto che il professore avvertiva all’altezza dello stomaco.
“Seguimi” le disse poi facendole strada verso lo studio. Jessica lo seguì chiedendo “Cosa succede, professore?”. Il professore rispose con un enigmatico silenzio.
Nello studio, una scena molto semplice si parò davanti alla coppia. Sulla scrivania del professore c’era un computer portatile acceso su un programma di scrittura e una sedia era stata preparata lì davanti, evidentemente perché Jessica ci si sedesse.
“Vuole che scriva qualcosa?” chiese Jessica timidamente.
“No, voglio che ti spogli” rispose calmo il professore.
Jessica lo guardò a bocca aperta per un attimo, senza parlare, immobile. Per levarsi dall’imbarazzo il professore aggiunse subito con tono calmo “L’esercizio di oggi è questo: tu sarai qui, a mia disposizione, io potrò fare quello che voglio col tuo corpo. Nel frattempo tu scriverai in diretta un racconto su quello che sta succedendo”. Il professore lo disse tutto d’un fiato, leggermente più veloce di quanto avrebbe voluto.
Jessica lo guardò con aria interrogativa, ma il professore la incalzò “Ora, per favore, togliti tutti i vestiti e siediti al computer”.
Jessica iniziò a spogliarsi con cautela, quando fu nuda si avviò con passo guardingo fino alla scrivania e si sedette. Il professore, premurosamente, le raccolse e ripiegò i vestiti dicendole “Ti do un paio di minuti per scrivere l’introduzione, racconta cos’è successo da quando sei entrata fino a ora. Torno subito”.
Andò in camera, raccolse degli oggetti che aveva preparato per l’esercitazione poi si fermò un minuto per lasciare a Jessica il tempo di scrivere la prima parte del racconto. Si sentiva decisamente eccitato, in presenza della sua allieva aveva dovuto esercitare un notevole autocontrollo per mostrarsi calmo e autorevole. Il sesso eretto nei pantaloni gli doleva, avrebbe voluto liberarlo e metterlo a disposizione della ragazza, ma non ci volle pensare, fece un respiro profondo e tornò nello studio.
Jessica era lì, tutta presa nella scrittura, i seni che tremavano leggermente, mentre le dita ticchettavano frenetiche sulla tastiera.
“Brava Jessica” disse il professore, vedendo quanto lei procedesse spedita, e appoggiò sulla scrivania di fronte a lei ciò che aveva in mano. Jessica dedicò un’occhiata al plug, al vibratore e al lubrificante che il professore aveva lasciato di fronte a lei. Non notò invece la sottile bacchetta di legno che il professore teneva in mano.
“Non fermarti Jessica, continua a scrivere”.
Con la bacchetta, gentilmente, l’uomo iniziò a tracciare delle linee sulla schiena di lei. Partì dalla base del collo e scese lungo la colonna vertebrale fino a raggiungerne il fondo, poi girò su uno dei fianchi, ne disegnò il contorno e salì fino al seno dove indugiò su uno dei capezzoli per un po’. Vide la pelle d’oca apparire sul corpo di Jessica, seguire l’andamento della sua bacchetta. Giocò a lungo con la bacchetta sui seni, sulle braccia, sul collo, sulle cosce e sulla schiena della ragazza, infine scivolò lentamente lungo la pancia e si fermò al limitare della sesso dalla ragazza.
Appoggiò la bacchetta sulla scrivania e prese in mano il plug, con un gesto lento ci mise sopra del lubrificante e disse “Perdonami Jessica, riesci a sollevare un po’ il fondo-schiena per favore?”. La ragazza obbedì, sollevandosi sulle gambe, le mani ancora sulla tastiera. Usando il giocattolo il professore lubrificò accuratamente l’ano della sua allieva poi, con un gesto fermo ma gentile, la penetrò. Lei emise un gemito ma, devota, continuò a scrivere. Il professore notò con compiacimento che il sesso di Jessica era umido e gonfio, splendido da guardare.
“Risiediti Jessica, arriva con la scrittura fino a questo momento e poi leggimi quello che hai scritto fin’ora”
Jessica continua a scrivere. Il professore si appoggia al bordo della scrivania con le braccia conserte e la osserva dall’alto. Lei tiene lo sguardo fisso al monitor continuando a battere sui tasti. Solleva le mani dalla tastiera e lo guarda.
“Ho finito”
“Bene… Allora adesso lo puoi leggere a voce alta” il professore prende il portatile e lo posa su un settimino.
“Vieni Jessica, alzati e avvicinati, da qui potrai leggere meglio… stando in piedi”
Jessica lo segue e si posiziona di fronte al portatile.
“Mantieni la concentrazione Jessica. Leggi a voce alta e ferma. Apri un po’ le gambe per favore…”
Jessica si schiarisce la voce e inizia a leggere.
“Sono stata contattata dal professore per una richiesta improvvisa. Ho fatto il prima possibile per recarmi da lui. Arrivata nel suo studio, a casa sua, ho trovato un portatile sulla scrivania. Mi ha chiesto di spogliarmi e di mettermi a sua disposizione. La richiesta mi ha turbata ma mi ha anche molto eccitata.” il professore si posiziona dietro di lei, il suo corpo aderisce al corpo nudo di Jessica, il respiro lento dell’uomo le solletica l’orecchio, la sua mano si posa su un capezzolo, stringendolo appena fra due dita. Mentre legge, il professore aumenta la pressione sul capezzolo per testare la concentrazione della sua allieva. Jessica non sembra tentennare e continua a leggere con sicurezza.
“Mi ha chiesto di scrivere un racconto in presa diretta dei fatti, nel momento stesso in cui si stanno svolgendo. Mi sono messa a scrivere mentre lui è andato in un’altra stanza. È tornato e ha posato sulla scrivania un plug, del lubrificante e un vibratore. Ho proseguito a scrivere e ho sentito un qualcosa percorrermi la schiena, come una bacchetta.” il professore si sposta leggermente di lato, sempre tenendo il contatto con Jessica, la mano dal capezzolo scende piano sul ventre arrivando al sesso. Si insinua lenta nella sua fessura, scosta le grandi labbra e si infila sicura. Jessica non riesce a mantenere una lettura fluida, il tocco delle sue dita la fa ansimare appena, quando lo sente scivolare dentro di lei, chiude gli occhi e inspira. Le sue labbra sono sul suo orecchio, le soffia dentro parole calde ma dure: “Jessica… non distrarti… altrimenti dovrò punirti… con la bacchetta questa volta…” le sue dita ora hanno preso possesso di Jessica. Entrano ed escono, umide, grondanti. Jessica riprende a leggere.
“Ha tracciato dei segni sulla mia schiena facendomi… rabbrividire, l’ho sentito stuzzicarmi il capezzolo… mmmh… e non ho potuto fare a meno di… sentirlo inturgidirsi sotto quel tocco. Mi ha torturato… a lungo facendo scorrere sulla… pelle la bacchetta, ho sentito… aahmm… chiaramente il mio sesso inumidirsi… e reagire a quelle insistenti carezze… sul seno, sul collo, sulle… mmmmhh… braccia. Poi è… sceso sul… oohh… mio ventre…” Jessica si ferma, la bocca aperta, il corpo è percorso da un lungo fremito, il professore sta spingendo a fondo le dita, senza pietà, dentro di lei, la sente venire attorno ad esse, continua a penetrarla finché la sente rilassarsi e placarsi. Tira fuori la mano, la osserva soddisfatto e infila le dita tra le labbra di Jessica. Lei le accoglie, le lecca, le succhia, lo guarda negli occhi. Lui sente il calore della sua bocca avvolgerlo. Rimane qualche istante dentro le sue labbra, dentro i suoi occhi, prima di tirare via la mano. “Ricomincia a leggere Jessica”
“Poi è sceso sul mio ventre, lento, fino ad arrivare al mio monte di venere. Si è fermato e ha posato la bacchetta. Ha afferrato il plug e lo ha ricoperto di gel lubrificante. Mi ha chiesto di alzarmi dalla sedia.” il professore è fermo al suo fianco, slaccia la cintura e apre la patta, libera il suo cazzo, prende la mano di Jessica e la posa su di esso.
“Continua a leggere… e masturbami” Jessica obbedisce. Lo sente pulsare fra le sue dita, ci scivola sopra leggera, con il pollice solletica il glande umido e caldo.
“Ho sentito il freddo gel sul mio buchetto, lo ha sparso piano e subito dopo ho sentito il plug entrare in un solo colpo. Ho emesso un gemito incontrollabile ma non ho smesso di scrivere. Ho sentito i suoi occhi sul mio sesso. Ho sentito l’eccitazione pervadermi“.
Il professore afferra il plug per la base, inizia a farlo entrare ed uscire, facendo ansimare e gemere Jessica. Lo sente scivolare con facilità dentro e fuori, segue il ritmo della mano di Jessica sul suo cazzo fino a quando non decide di toglierlo. Lo lascia cadere a terra e subito dopo infila due dita dentro di lei facendola gemere più forte.
“Jessica, mia splendida Jessica…” pensò il professore mentre con le dita la penetrava nel modo più proibito. Avrebbe voluto mantenere il contegno necessario per esercitare il suo ruolo, ma non c’era niente da fare, la sensualità innocente e perversa allo stesso tempo della sua allieva gli faceva perdere la testa.
Mentre Jessica leggeva aveva notato un dettaglio importante nel suo testo, un appiglio per il prossimo passo nel loro gioco.
“Jessica rileggi la seconda frase del tuo scritto per favore.”
La ragazza, ansimando, eseguì: “Mi sono messa a scrivere mentre lui è andato in un altra… Oh no…”. Il professore avvertì una stretta intorno alle dita che stavano continuando a penetrare Jessica, “Professore mi è sfuggito l’accento, mi scusi tanto”.
“Jessica… è un apostrofo, non un accento. Questi errori, come sai, vanno puniti. Quando te lo dico io inizia a ripetere – Professore mi perdoni per la mia distrazione – per dieci volte.”
Il professore estrasse le dita dal corpo di Jessica e iniziò a cospargersi il sesso di lubrificante. Reggendolo saldamente con una mano, appoggiò quindi la punta del pene sull’ano di Jessica, mentre con l’altra mano le reggeva con decisione un fianco.
“Puoi cominciare.”
“Professore mi perdoni per la mia distrazione. “
L’uomo iniziò a spingersi all’interno di Jessica, il corpo di lei che offriva una blanda resistenza.
“Professore mi perdoni per la mia distrazione.”
La punta del pene ormai era dentro Jessica.
“Professore mi perdoni per la mia distrazione.”
L’asta lentamente scivolava nel culo di Jessica che ansimava docilmente.
“Professore mi perdoni per la mia distrazione.”
Il pene fu tutto dentro Jessica.
“Professore mi perdoni per la mia distrazione.”
Il professore iniziò lentamente a scopare il culo di Jessica, avanti e indietro dentro di lei.
“Professore mi perdoni per la mia distrazione.”
Il ritmo aumentava, Jessica faceva fatica a mantenere la concentrazione.
“Professore mi perdoni per la mia distrazione.”
Uno schiaffo colpì il culo di Jessica.
“Professore mi perdoni per la mia distrazione.”
Il ritmo aumentava, assestò un altro schiaffo sui glutei della ragazza.
“Professore mi perdoni per la mia distrazione.”
Il professore venne dentro Jessica, lasciando dentro di lei un fiotto abbondante di sperma caldo.
“Professore mi perdoni per la mia distrazione.”
Il professore uscì da lei, “Brava Jessica, basta così.”
Jessica, rimane ansimante, appoggiata, praticamente appesa, al settimino. La fronte sudata, lo sconquasso del piacere che ancora la pervade, gli occhi chiusi, il seme caldo che cola sulle sue gambe. Sente il professore avvicinarsi a lei, con un fazzoletto ripulisce l’inguine dai rivoli del suo sperma, ripulisce piano anche la rosellina di Jessica che ancora pulsa per il recentissimo orgasmo. Passa una mano sulla sua figa umida e con un altro fazzoletto la ripulisce.
“Jessica, puoi rivestirti. Sei stata stupenda.”
“Grazie professore” Jessica si tira su, cerca di recuperare l’equilibrio, si sente ancora sconvolta dall’accaduto. Il professore le porge i vestiti uno ad uno e le parla con voce calda e calma.
“Vorrei che proseguissi il tuo scritto Jessica. Descrivi tutto quello che è accaduto e soprattutto descrivi le tue sensazioni, voglio un testo estremamente personale e intimo.” Jessica lo ascolta e annuisce mentre continua a rivestirsi davanti a lui.
“Non voglio meno di tremila parole Jessica e me lo consegnerai entro domattina” sbuca fuori dalla maglia e lo guarda con occhi sbarrati.
“Tremila parole? Domattina? Professore, io…”.
La interrompe con voce ferma: “Entro domattina Jessica. Gli scritti migliori nascono durante la notte. Questo in particolare merita tutta la tua attenzione. Voglio che scrivendolo ti masturbi… sarebbe splendido se volessi aggiungere nella nostra cartella di lavoro un video in presa diretta … ma non è obbligatorio…”
“Va bene professore…” Jessica non riesce a trovare il coraggio per chiedere una deroga. Si allaccia le scarpe inginocchiata davanti a lui che la osserva con sguardo amorevole.
Jessica si alza e rimane ferma per qualche istante davanti al professore. Lui solleva una mano e le accarezza il volto. Jessica afferra la sua mano e socchiude gli occhi.
“Grazie professore… a domani”
“Buonanotte Jessica, a domani” la accompagna alla porta.
Appena fuori, sulle scale, Jessica recupera il cellulare dalla borsa. Digita velocemente:
Mi spiace, cambio di programma, ho da studiare per tutta la notte… Scusami davvero, mi farò perdonare come sai, appena possibile. Buonanotte.
LE PERVERSIONI GIOVANILI DI JESSIKA
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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