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La cliente ha sempre ragione
EvaGender
24.09.2025 |
3.532 |
9
"Aprì leggermente le gambe per far passare la gabbietta tra le cosce, poi le richiuse con naturalezza..."
C'era qualcosa di decisamente particolare in quell'hotel.Non solo l'atmosfera curata, né il silenzio ovattato dei corridoi. Ma la filosofia.
Un principio chiaro, intransigente: il piacere dell'ospite veniva prima di tutto.
Il nuovo direttore ne era il garante assoluto. Determinato, lucido, e totalmente privo di scrupoli, aveva un unico obiettivo: superare le aspettative della clientela e raggiungere i target fissati dalla proprietà.
La chiave del successo? Il personale.
La selezione era severa: ogni candidata (o candidato) doveva affrontare un apprendistato rigoroso prima di accedere al contratto definitivo.
Sì, candidata o candidato.
Perché, pur richiedendo un'apparenza femminile impeccabile, il direttore non faceva distinzioni di sesso.
Anzi, aveva intuito che proprio quella zona grigia tra maschile e femminile esercitava un fascino irresistibile sui clienti.
Una forma di estetica ibrida, docile e ambigua, capace di innescare fantasie inaspettate.
Anche la divisa rispondeva a questa logica: un solo modello, per tutti. Essenziale, elegante, e progettata per risultare funzionale sia nelle mansioni più umili... che nell'intrattenimento più personalizzato.
La Personal Waitress
Ogni ospite di prestigio riceveva la propria Personal Waitress, presentata direttamente dal direttore, sempre con orgoglio.
Due erano i suoi "tocchi di genio" preferiti:
Il bavaglio: discreto, ma funzionale. Non per silenziare, ma per stimolare la salivazione. "Utile come lubrificante naturale," spiegava il direttore. "Basta avvicinarla. Provvederà lei a rendere tutto più... scivoloso."
La gabbietta peniena, discreta ma ben visibile sotto la divisa: rassicurava mogli e mariti, garantendo che la cameriera fosse lì per servire, non per desiderare.
Dopo la presentazione, l'ospite testava subito l'efficienza del servizio: la Personal Waitress prendeva il bagaglio e lo accompagnava in camera con movenze fluide, sotto lo sguardo compiaciuto del direttore.
Chiamata in servizio
Appena entrata in camera, la cameriera arieggiò l'ambiente e lucidò la vetrata.
Ma l'ospite era troppo stanco per altre attività e si coricò senza dire nulla, liberandola.
Pochi istanti dopo, il suo anal-pager vibrò — una delle invenzioni più discusse del direttore: un plug anale connesso via Bluetooth, in grado di indicare alla cameriera con diverse intensità di vibrazione la stanza dell'ospite che richiedeva i suoi servigi.
Senza perdere tempo, la cameriera si mise in cammino.
Lungo il tragitto, si inginocchiò a pulire una pianta, poi sparecchiò in sala mensa sotto gli occhi di un cliente soddisfatto, e infine raccolse una cartina da sotto un tavolo.
In quel momento le risuonarono in testa le parole del direttore:
"Resta in ginocchio il più possibile. Alla SPA, in particolare. Gli ospiti in accappatoio adorano quella posizione. E, se vogliono... possono rimuovere l'anal-pager e sostituirlo con qualcos'altro."
"Anche le signore?" aveva chiesto lei.
Il direttore aveva sorriso, come se fosse la cosa più ovvia del mondo.
"Certo. Lo strapon è in dotazione in ogni camera. Spesso lo portano in SPA."
Camera 308
Arrivata davanti alla stanza assegnata, bussò con discrezione. Nessuna risposta.
Avvicinò il bacino alla serratura: la funzione passe-partout del pager aprì la porta senza bisogno di estrarlo.
Entrò silenziosa, sfiorando il muro.
La cliente era sdraiata sul letto, forse addormentata. Senza dire nulla, la cameriera si mise a passare l'aspirapolvere silenzioso — brevetto esclusivo del direttore.
Nel riflesso dello specchio, la cliente socchiuse gli occhi.
Vide la figura chinata della cameriera.
E, fra le gambe, quel dettaglio sferico che il direttore le aveva preannunciato.
Ma, quando la ragazza si girò, la gabbietta era lì, chiusa.
Un sorriso divertito affiorò sulle labbra della cliente.
Nel comodino c'era la chiavetta.
Un accessorio discreto ma potentissimo.
Bastava inserirla... per cambiare completamente le regole del gioco.
Quel pensiero le fece scorrere un brivido lungo la schiena.
I muscoli si contrassero. Il bacino si inarcò appena.
La cameriera, attenta, colse il gesto.
"Gradisce un massaggio rilassante?" sussurrò.
La cliente annuì.
ContattoLa cameriera recuperò dalla sua dotazione un flacone di olio profumato, si strofinò le mani e salì sul bordo del letto, in ginocchio. Aprì leggermente le gambe per far passare la gabbietta tra le cosce, poi le richiuse con naturalezza. La cliente osservò la scena con occhi brillanti: quel corpo, ora perfettamente femminile nella postura e nella grazia, conservava al suo interno una promessa di virilità sotto controllo.
Bastava una chiave. Un gesto. Un capriccio.
Persa in quei pensieri, non si accorse subito che la cameriera le aveva sollevato il piede e iniziato a massaggiarlo con estrema delicatezza. Il pollice scorreva lungo la pianta, le dita accarezzavano il collo del piede, trasmettendo calore e quiete.
Poi, inaspettatamente, la bocca si avvicinò all'alluce: un bacio, una leccata lenta, poi un secondo, più profondo. E infine... la bocca lo accolse tutto, come fosse un piccolo glande.
Il piacere esplose. Un'onda improvvisa, elettrica. Un orgasmo cerebrale, viscerale. La cliente tremò, senza che nulla — tranne un dito e una bocca — l'avesse realmente toccata.
La cliente si alzò, con calma. Aprì il cassetto, prese la chiave e la fece scivolare tra le dita della cameriera.
"Ora stai ferma, tieni la chiave ma non usarla. Adesso tocca a me."
Eva obbedì senza fiatare, inginocchiata. La chiave le scintillava nel palmo.
Un rumore sordo di fibbia. Il fruscio della pelle sintetica.
La cliente indossava già lo strapon previsto dal kit di cortesia.
"Vediamo se siete davvero ben addestrate, come dicono."
𝘋𝘢𝘭 𝘮𝘪𝘰 𝘭𝘪𝘣𝘳𝘰 "𝘌𝘷𝘢 𝘊𝘢𝘮𝘮𝘪𝘯𝘢": 𝘴𝘤𝘳𝘪𝘷𝘪𝘮𝘪 𝘱𝘦𝘳 𝘱𝘪𝘶̀ 𝘪𝘯𝘧𝘰 o vai su www.evagender.com
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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