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La dentista. 5 la punizione


di Curiosoio
22.08.2026    |    371    |    0 9.5
"” Elena si avvicina alla bocca di Carla con aria professionale, quasi come se niente di ciò che è appena successo fosse avvenuto, e dice: "Vediamo questo dente..."
La domenica Carla avverte un forte dolore al dente curato, così l’indomani si reca di nuovo per un controllo da Elena, la sua dentista.
Si mette un vestito verde chiaro con il top aderente alle tette in modo da mostrarne chiaramente tutte le forme e sotto una gonnellina cortissima che ad ogni passo mostra la fica e il culo, quasi non copre nulla.
Bussa, le apre Mario, l'assistente, e la informa che la dottoressa Elena arriverà tra venti minuti. Carla si toglie il giacchetto e saluta Francesca in segreteria.
"Se vuole la faccio accomodare in poltrona intanto che arriva la dottoressa." Dice Mario.
"Magari." Risponde Carla e segue Mario verso lo studio. Mario resta imbambolato a guardarle le tette. Il tessuto bianco dei suoi pantaloni si tende immediatamente.
Carla si siede, allunga le gambe e lascia che la gonnellina scivoli completamente sulle cosce, restando completamente scoperta dal punto vita in giù. Mario chiude la porta e si avvicina per regolare lo schienale, ma le mani gli tremano.
"La dottoressa ha detto di prepararla, se arriva e la trova così, sarà contenta." Mormora, quasi giustificandosi.
Carla lo guarda da sotto in su, e con un sorriso sulle labbra gli dice: "Allora preparami. Hai venti minuti. Vediamo se riesci a non fare casini prima che arrivi lei."
Poco dopo aggiunge: "Senti Mario, perché non mi fai provare la pallina dentro la fica? Quell’attrezzo che la dottoressa ha costruito con la pallina da golf che gira sul motore."
"Signora, non posso, la dottoressa non vuole che io tocchi nulla, altrimenti mi punisce." Dice Mario.
"E come ti punisce? Racconta." Chiede Carla mentre inizia a sfiorargli, quasi per caso, il cazzo da sopra i calzoni.
Mario abbassa lo sguardo, la respirazione già più corta: "Mi fa contare… e non mi fa venire. O mi obbliga a restare duro per ore. Una volta mi ha fatto bere solo ananas per due giorni. Un’altra mi ha dato ceffoni… lì." Indica con un cenno del mento il proprio cazzo.
Carla sorride e aumenta la pressione delle dita, seguendo la lunghezza dell’asta attraverso il tessuto. Dice: "Interessante. Ma adesso lei non c’è. Hai ancora… diciotto minuti. Nessuno lo saprà."
Mario stringe i denti, il cazzo però gli pulsa già forte sotto la mano di lei. e dice: "Se lo faccio e arriva..."
Carla allarga un poco di più le cosce, la gonnellina ormai è del tutto inutile, e gli prende la mano, portandogliela tra le proprie gambe. e gli dice: "Allora fai in fretta. Mettila. Solo per un momento. Voglio sentirla girare prima che arrivi."
Mario non sa dire di no. Conosce la punizione ma la vista di quella fica bagnata non gli fa capire più nulla. Monta sul motore la pallina, la riempie di olio lubrificante e la spinge lentamente nella fica di Carla.
"Accendi adesso." Gli ordina Carla.
Mario è esitante, allora Carla gli estrae il cazzo dai pantaloni con un gesto deciso e lo stringe forte alla base, le unghie che premono forte sulla pelle sensibile e grida: "Accendi."
Mario emette un gemito soffocato e, con la mano libera, preme l’interruttore. Il motore parte. La pallina inizia a ruotare dentro Carla, facendo vibrare tutto il basso ventre. Lei allarga di più le cosce e stringe ancora il cazzo di Mario, obbligandolo a restare chino tra le sue gambe.
"Così… più veloce. Hai ancora sedici minuti. Usali bene, prima che torni lei e ti trovi in questo stato." Poi aggiunge: "E bravo Mario! Ora prendi lo spazzolino e montalo sul secondo motore, poi me lo passi sulle tette e sul clitoride. Sbrigati però."
"Ma non posso, se arriva è davvero un guaio per me." replica Mario.
"Prima ti ho convinto con le cattive, vediamo se ti convinco con le buone." Dice Carla portandosi alla bocca il lunghissimo cazzo di Mario.
Lo prende in profondità senza esitazione, la lingua gira lentamente intorno alla cappella mentre lo guarda dal basso.
Mario emette un gemito strozzato, le mani tremano.
"E bravo Mario…" Gli dice.
Riprende a succhiarlo con più forza, una mano gli massaggia le palle mentre l’altra resta chiusa intorno alle palle per impedirgli di indietreggiare. Il ronzio della pallina dentro di lei continua senza sosta, facendola gemere.
Dopo pochi secondi Mario cede. Con un gesto goffo prende lo spazzolino elettrico, lo monta sul secondo motore e lo accende. Carla guida la sua mano prima sul seno, facendogli passare le setole vibranti sui capezzoli già duri sotto il top verde, poi più in basso, dritto sul clitoride scoperto.
"Così… resta così. E non spegnere niente finché non te lo dico io."
L’orgasmo comincia a montare. Carla si lascia andare a un urlo liberatorio, pallina in fica che ruota, spazzolino sul clitoride e cazzo in bocca. Mario, alla vista di quella fica che si contrae dagli spasmi dell’orgasmo, non riesce a tenersi e inizia a venire. Carla lo incoraggia:
"Vieni bel cazzone, hai una sborra buonissima, vieni ancora e ancora, riempimi la bocca."
In quel momento Elena, la dottoressa, infila le chiavi nella toppa, va dalla segretaria che di fretta toglie le mani da dentro i pantaloncini. Elena fa finta di nulla ma si accorge che stava con gli occhi fissi sul monitor di sala.
"Francesca vieni con me, andiamo di là in sala."
Mario sente i passi nel corridoio e va nel panico, spegne di corsa gli strumenti e rimette a posto ciò che può, ma il tempo non basta. Elena apre la porta seguita da Francesca e si ferma sulla soglia, il suo sguardo perlustra ogni dettaglio.
"Che succede qui?" Chiede.
"Nulla, dottoressa… la signora è pronta." Balbetta Mario.
Elena non risponde. Si avvicina con calma, ispezionando. Nota subito il tessuto bianco dei pantaloni di Mario bagnato sulla punta, dove il cazzo continua ancora a emettere qualche goccia di sborra. Poi si china su Carla, le apre delicatamente ma con decisione la bocca e osserva il liquido denso che le riempie ancora la lingua e la gola.
Resta in silenzio per alcuni secondi. Poi alza lo sguardo su Mario e su Francesca, un sorriso sottile e pericoloso le compare sulle labbra.
"Interessante. Molto interessante. Francesca, chiudi la porta a chiave. Mario… non muoverti di un centimetro. Adesso mi spiegate tutto. Con calma."
"Cominciamo da te, Francesca. Ad ogni bugia, una punizione. Cosa hai visto dal monitor?"
"Nulla dottoressa."
"Bene Francesca, mi stai mentendo." Dice Elena prendendo un frustino dal cassetto chiuso a chiave. Le abbassa i pantaloni e fa partire un colpo.
"Cosa hai visto?" chiede ancora.
"Ho visto la signora Carla godere." le risponde Francesca.
"Così mi piaci, brava." dice Elena che subito aggiunge: "Mario, sei venuto?"
"No dottoressa, lo so che non devo venire se non ho il suo permesso."
"Bugiardo anche tu! Francesca, controlla!" E le dà un’altra frustata, questa volta sulla natica sinistra. Francesca, tremante, si china immediatamente, prende in bocca il cazzo di Mario e succhia una sola volta. Un fiotto di sborra ancora calda le riempie la lingua.
Si stacca e riferisce: "Dottoressa Elena, il cazzo di Mario è pieno di sborra. Alla prima ciucciata me ne è uscito un fiotto in bocca. Mi sa che si è interrotto a metà e ce ne sta ancora."
Elena osserva la scena per un lungo momento, poi dice: "Male. Molto male, Mario."
Si avvicina a lui, gli afferra il mento e lo costringe a guardarla negli occhi. E dice con un ghigno: "Hai disobbedito. Hai messo le mani sugli strumenti. Hai sborrato senza permesso.”
Poi prende la siringa con l’anestetico.
"Te ne faccio un goccio che dura un solo minuto." Dice rivolgendosi a Carla. Guardando l’ago in controluce, preme leggermente fino a far bagnare la punta della siringa ma invece di portarla alla bocca di Carla la porta verso il culo.
"Fai un colpo di tosse." le ordina. E in quell’istante inserisce l’ago nel buco del culo. Una piccola pungicata con cui le fa una leggera anestesia.
"Non ti illudere cara, non è per non sentire male ma per sentirne il doppio tra poco. E adesso, Mario, inculala, prima che finisca l’effetto dell’anestetico." dice Elena.
"Dottoressa, non riesco, ho il cazzo moscio." Prova a rispondere Mario balbettando a bassa voce.
"Non mi interessa Mario, allargala bene e mettilo dentro."
Mario allarga al massimo il culo di Carla e infila il cazzo ancora barzotto dentro. Carla emette un gemito lungo e confuso, il corpo oscilla tra il sollievo momentaneo e la consapevolezza di ciò che arriverà dopo.
"Francesca, prendi la pallina dal cassettino." ordina Elena.
"Dottoressa, è fradicia!" Risponde lei.
"Ah bene, allora caro Mario la punizione per te sarà doppia. Francesca, a questo punto allora invece che nella fica di Carla, come pensavo, infilala nel culo di Mario."
Francesca esita solo un secondo, poi ubbidisce. Accosta la sfera ancora umida di lubrificante e di residui di Carla all’ano di Mario e la spinge lentamente dentro mentre lui è ancora nel culo di Carla. Mario emette un gemito acuto e strozzato, il corpo che si tende in avanti per la penetrazione forzata.
Elena osserva la scena con soddisfazione, le braccia conserte.
"Adesso restate così tutti e tre. Nessuno si muove. L’anestesia tra poco passerà… e a quel punto cominceremo per davvero." Poi aggiunge: "Mario: conta fino a sessanta."
"Uno, due… dieci." dice Mario sottovoce. Elena aziona il motore della pallina che inizia a girare nel culo.
"Undici dodici… venti." Velocità due.
"Ventuno… ventinove trenta."
Il cazzo di Mario non tarda a reagire e si fa enorme.
"Ahia fa malissimo." Dice Carla.
"Francesca spingi dentro la pallina fino in fondo."
"Dottoressa fa molto male." Implora Mario.
Al "trenta" La velocità sale al livello tre. Mario conta a fatica, la fronte sudata, mentre il cazzo gli diventa enorme e pulsante dentro Carla.
"Ahia… fa malissimo…" Geme ancora Carla, sentendo la pressione crescente.
Elena non si scompone e dice: "Francesca, spingi dentro la pallina fino in fondo."
Francesca, ancora china dietro Mario, obbedisce e spinge la sfera più in profondità. Mario grida a denti stretti, il corpo che si piega in avanti, spingendo a sua volta più forte dentro Carla.
Elena sorride appena e alza ancora la velocità di un livello.
"Continua a contare, Mario. Non ti sei fermato, vero? E tu, Francesca, tieni premuta quella pallina. Non deve uscire neanche di un millimetro. L’anestesia sta passando… adesso cara Carla sentirai tutto! E voglio sentirti scandire ogni singolo numero fino a sessanta."
Mario continua a contare, con la voce sempre più strozzata.
"Tutto dentro Mario, spingi."
"Ma dottoressa ho un cazzo di trenta centimetri, non entra."
"Stai zitto e conta, scemo!"
"Trentuno, trentadue..."
"Bene, aumentiamo la rotazione."
Elena non gli dà tregua.
Mario stringe i denti e riprende, spingendo comunque con più forza nonostante la resistenza:
"Trentaquattro… trentacinque… trentasei…"
A ogni numero riesce a guadagnare qualche millimetro in più dentro l’ano di Carla, che ansima e si contrae intorno a lui. Francesca tiene ancora premuta la pallina in profondità nel culo di Mario, e le vibrazioni si trasmettono direttamente al cazzo che sta allargando Carla.
"…trentanove… quaranta."
Elena annuisce soddisfatta e alza la rotazione di un altro livello. Il ronzio diventa più acuto e insistente. Mario emette un grido soffocato, il corpo che si piega in avanti, e riesce finalmente a infilare gli ultimi centimetri. Il cazzo scompare interamente, spingendo le pareti di Carla al limite.
Elena osserva la scena per un momento, poi parla a voce bassa:
"Bravo. Adesso resta così, tutto dentro, e continua a contare fino a sessanta. Francesca, non togliere la pressione. Carla… respira. L’anestesia è quasi finita del tutto."Carla inizia a piangere dal dolore.
"Vedi Francesca, cosa succede a disubbidire? Stai molto attenta e sii sempre ubbidiente, altrimenti al posto di Carla potresti esserci tu."
"Sessanta!" dice mario, sperando la tortura sia finita.
Elena: "Velocità al massimo, Francesca spingi più dentro."
E Mario: "Fa malissimo dottoressa."
"Ci dovevi pensare prima, coglione." Risponde Elena.
Carla inizia a piangere dal dolore, le lacrime le scorrono sulle guance mentre il corpo si tende contro la poltrona. Il cazzo enorme di Mario, conficcato fino in fondo, e le vibrazioni della pallina che gli ruota dentro il culo rendono ogni minimo movimento insopportabile.
Elena si avvicina a Carla, le asciuga una lacrima con il pollice e le parla a voce bassa, quasi dolce: "Respira. Abbiamo appena iniziato, la anestesia è finita. Adesso resterete così altri due minuti esatti. Se qualcuno di voi si muove o spegne qualcosa senza il mio permesso, ricominciamo da capo a contare… e stavolta senza nemmeno quel minimo di anestesia."
Poi si raddrizza, le braccia conserte, e inizia a guardare l’orologio.
Dopo un minuto e mezzo Mario dice: "Dott… dottoressa, sto per venire." Con la voce tremante.
Elena si toglie il soprabito e lo attacca all’attaccapanni. Francesca in quella posizione di potere su Mario inizia ad eccitarsi, si volta verso Elena e solo allora si accorge che indossa lunghi stivali di pelle bianca, fin sopra al ginocchio, una gonnellina di pelle nera sotto la quale si intravedono delle mutande di pelle lucidissima. Il contrasto tra il bianco degli stivali e il nero lucido del resto rende la sua figura ancora più dominante.
Elena si volta lentamente, consapevole dell’effetto che sta facendo, e fissa prima Mario, poi Francesca, poi Carla ancora in lacrime.
"Non hai il permesso di venire, Mario. Trattieni. Se sborri adesso, la pallina resta dentro di te fino a stasera e Francesca avrà l’ordine di non toglierla per nessun motivo."
Si avvicina di un passo, gli stivali producono un leggero suono sul pavimento, e aggiunge a voce più bassa, quasi intima: "Francesca… vedo che ti stai bagnando. Continua a spingere."
"Sto godendo anche io dottoressa." Dice Carla con voce flebile e aggiunge: "Questo cazzo enorme fa un male cane, ma non mi spiego perché sto per venire."
Elena si avvicina ancora alla poltrona, gli stivali bianchi che scricchiolano leggermente, e le accarezza piano una guancia bagnata di lacrime. e le spiega: "Perché il tuo è il corpo di una troia, Carla. Il dolore e il piacere si sono già mescolati. Non serve che tu lo capisca… basta che lo senta."
Si volta leggermente verso Mario e Francesca, ancora bloccati nella stessa posizione: lui con il cazzo fino in fondo al culo, lei che tiene la pallina spinta al massimo dei giri.
"Mario, non ti azzardare a venire. Francesca, tieni quella pressione. E tu, Carla… se stai per venire, fallo. Ma guarda me mentre lo fai. Voglio vedere la tua faccia quando il dolore ti fa godere."
Elena posa una mano sul clitoride gonfio di Carla, avvicina le sue labbra a quelle di Carla e le dice: "Guardami negli occhi e apri la bocca, troia."
Tira fuori la lingua e sente il sapore buonissimo della sborra del suo aiutante nella bocca di Carla. Le dà una sberla forte e dice: "Tieni gli occhi aperti, cosa hai in bocca puttana?"
Carla, ansimante e con la guancia già arrossata, riesce a rispondere a voce tremante: "La… la sborra di Mario, dottoressa…"
Elena non sorride. Le afferra il mento e la costringe a tenere la testa dritta e dice: "E ti piace? Rispondi guardandomi."
"Sì mi piace." risponde Carla.
Elena: "E perché ti piace?"
Carla. "Perché sono troia."
Elena: "Brava! Carla."
Intanto la mano che ha sul clitoride di Carla inizia a muoversi con più pressione, due dita scivolano su e giù senza entrare, solo stimolando.
Elena parla di nuovo, la voce calma e tagliente: "Adesso deglutisci tutto. Poi apri di nuovo. Voglio sentire se è rimasto qualcosa. E tu, Mario guai a te se vieni!"
"Dottoressa ma stavo per…" Dice Mario tremando.
Risponde Elena: "Non mi frega nulla del tuo stupido enorme cazzo. Ricomincia a contare! E tu stronza vieni e leccami la lingua."
Carla inizia a guaire succhiando la lingua di Elena e dice: "Vengo cazzo sì vengo fa malissimo ma vengo porca puttana che dolore vengoooo."
Le sue contrazioni si stringono intorno al cazzo di Mario con forza quasi dolorosa, facendolo gemere a sua volta mentre cerca disperatamente di non venire e di ricominciare a contare a voce strozzata. Elena non ritira né la bocca né le dita: continua a farle leccare la lingua e a stimolarle il clitoride gonfio fino a quando i brividi di Carla non diventano più distanziati.
Solo allora si stacca leggermente, un filo di saliva che ancora collega le loro lingue, e parla a voce bassa ma chiara: "Brava. Sei venuta col dolore. Adesso resti aperta e quieta. Mario, sento che stai tremando… se sborri prima di arrivare di nuovo a sessanta, la pallina resta dentro fino a stasera, hai capito vero? Francesca, non allentare la presa. La lezione non è ancora finita."
Mario a stento arriva a contare: "Quarantotto, quarantanove."
Ma Elena: "Più lento Mario, fai più lento."
"Dottoressa non sono capace di tenerlo ancora. Cinquanta, cinquantuno."
"Mario non fare il bambino incapace, fai l’uomo!" Dice Elena per umiliarlo davanti a Francesca e Carla.
E poi: "Francesca, ma questo rimbambito sarebbe il tuo fidanzato? Pensavate non mi fossi accorta? Cosa credete? Piccolina devi sapere che se vuoi uscirci a prendere la coca cola va bene, ma il suo cazzo deve restare disponibile la mattina per me, non lo devi usare senza permesso è chiaro?"
"Sì dottoressa obbedisco." Risponde Francesca.
Mario, umiliato di fronte a entrambe, continua a contare con estrema difficoltà:
"Cinquantotto… cinquantanove…"
Elena lo osserva per un lungo momento, poi fa un piccolo cenno a Francesca perché non allenti la pressione e dice: "Ancora uno, Mario. Solo uno. E quando arrivi a sessanta non ti muovere di un millimetro. Vedremo se sei capace di restare uomo fino in fondo… o se torni a essere il solito coglioncello."
Il cazzo di Mario inizia a sborrare mentre lui riesce a dire: "Sessanta.".
"Francesca conta tu adesso." Dice Carla.
E Mario: "Vengo come mi ha ordinato lei dottoressa oh vengo sì sborrooo tanta sborra mamma mia esce ancora e ancora non mi fermo dottoressa ma che mi succede?"
Francesca: "Settanta, settantuno."
Mario: "Dottoressa non mi fermo più sborro ancoraaa."
Francesca. "Ottanta, ottantuno, ottantadue."
"Ma che mi succede?" Chiede ancora Mario tremando.
"Francesca spingi più forte ancora!" urla Elena.
"Dottoressa la prego basta! Ancora sborro non riesco a fermarmi."
"Francesca: spingi! E conta." urla ancora Elena.
Francesca: "Novanta, novantuno, novantadue."
Mario: "Oooh godo ancora e ancora cosa mi succede dottoressa non è normale godo sììì."
"Non sei abbastanza abituato a prenderlo in culo, ecco cosa ti succede bisogna che ti abitui meglio." spiega Elena.
Mario: "Va bene dottoressa come vuole lei."
Elena: "Carla come va lì sotto ti piace questa doccia nel culo?"
"Sto godendo di nuovo dottoressa apra la bocca senta la mia lingua." Dice Carla aprendo la bocca. Elena per tutta risposta sputa nella bocca spalancata e inizia a limonarla forte.
"Francesca tu lo sai che la sborra di questo coglione che ti ritrovi per fidanzato è buonissima?" dice Elena.
Francesca. "Veramente dottoressa io non l’ho mai provata."
Elena: "E certo solo un’altra rincoglionita poteva stare con ‘sto scemo. Ora la voglio tutta in bocca. Come possiamo fare? Fatti venire alcune idee e io sceglierò quella più eccitante."
Resta a guardare Francesca, aspettando, mentre Mario continua ancora a gocciolare dentro Carla e la pallina gira senza sosta.
Dice Francesca: "Dottoressa allora ho pensato: una prima idea, potrei chinarmi tra le gambe di Carla, raccogliere con la lingua e le labbra tutta la sborra che sta ancora colando dal cazzo di Mario e dall’ano di Carla, poi salire e passarla direttamente in bocca a lei con un bacio profondo e lungo, senza deglutirne nemmeno una goccia prima."
"Brava, sei abbastanza porca, le altre idee?" Risponde Elena.
“Potrei prendere un piccolo contenitore sterile dallo studio, mentre Mario esce lentamente da Carla mentre continua a sborrare, raccoglierei ogni getto ancora caldo e poi le offrirei tutto a ovviamente tenendo gli occhi bassi e aspettando l’ordine di versarglielo in bocca.”
"Bene, anche sottomessa, mi piace! Oppure?" replica Elena.
Francesca: "Potrei usare l’aspiratore, inserirlo con decisione all’ingresso dell’ano di Carla mentre Mario è ancora dentro e sta sborrando. Potrei aspirare con quello tutta la sborra calda che cola, riempiendo il serbatoio. Potrei incaricarmi io stessa di versarle il contenitore in bocca dottoressa, che ne pensa?"
Elena risponde: "Questa ultima è geniale, e davvero porca, non ne andrebbe sprecata nemmeno una goccia. Speriamo ‘sta troia si sia pulita bene il culetto prima di venire in studio, ma conoscendola figurati se non si è infilata il doccino in culo."
"È così." ansima Carla.
Francesca obbedisce immediatamente. Prende l’aspiratore, lo infila nel culo di Carla assieme al cazzo del fidanzato, lo accende a potenza media, poi con movimento cauto prende un piccolo bicchiere di vetro dal carrello, vi versa lentamente tutto il contenuto dell’aspiratore e lo porge a Elena con gli occhi bassi.
Elena prende il bicchiere, lo osserva un attimo contro la luce, poi lo avvicina alle labbra e beve lentamente, senza fretta, assaporando ogni sorso. Quando finisce, posa il bicchiere vuoto e si asciuga appena l’angolo della bocca con il pollice.
Guarda Francesca, poi Mario ancora tremante, e infine Carla e dice: "Buona. Davvero buona.”
Elena si avvicina alla bocca di Carla con aria professionale, quasi come se niente di ciò che è appena successo fosse avvenuto, e dice: "Vediamo questo dente."
Si volta di scatto e dice: "Mario, la lampada!"
Poi fissa Francesca, che resta in piedi con il bicchiere vuoto ancora in mano.
"E tu, Francesca, ripuliscilo bene. Pulisci bene anche la signora, che non resti nemmeno un goccio sulla poltrona."
Francesca esita, arrossendo.
"Ma dottoressa… devo ripulire con un panno? Perché con la bocca, dopo quello che ho visto, a me fa un po’ senso…"
Elena non alza nemmeno la voce. Risponde con tono piatto e definitivo:
"Francesca, succhia quel pisello e ripuliscilo. Basta storie."
Francesca abbassa lo sguardo, le labbra che tremano leggermente.
"Ma dottoressa, io veramente…"
Elena fa un passo verso di lei, gli stivali bianchi che scricchiolano sul pavimento, e le parla a pochi centimetri dal volto:
"O lo fai adesso, con la lingua e le labbra, finché non è lucido e pulito… oppure la prossima volta la pallina la mettiamo a te e resti a guardare mentre gli altri due si occupano di tutto. Scegli. Hai due secondi di tempo."
Francesca, dopo un attimo di silenzio, si china lentamente tra Mario e Carla, apre la bocca e inizia a leccare e succhiare il cazzo ancora semi-duro e lucido di sborra, ripulendo ogni centimetro.
Elena: "Bene Francesca, ci siamo capite ma ti vedo troppo schizzinosa, per lavorare con me devi essere molto molto più disponibile. O vuoi cercare lavoro altrove, con pessime referenze e lontana da Mario?"
Francesca: "No dottoressa, come dice lei, voglio imparare."
Elena: "Molto bene! Mario passami lo scovolino. Il dente va meglio, ci rivediamo tra una settimana."
Poi fa una pausa, si passa un dito sulle mutande, le scansa di qualche centimetro e inizia a pisciare, la pipì cola sulle gambe ed entra nello stivale sinistro.
"Carla con te abbiamo finito. Mario ricomponiti e accompagna la signora in sala d’aspetto. Con te Francesca invece non abbiamo ancora finito." Dice Elena togliendosi lo stivale bagnato.
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