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La Dentista. 9 il vestito giallo pieno di
11.09.2026 |
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"La lingua raccoglie sborra e pipì, passa sui seni, sui capezzoli duri, uno dei due capezzoli sbica dai vestiti, sulle bretelline, sul ventre, ma lascia volutamente chiazze lucide e fili bianchi..."
Carla, ubbidiente, è rimasta casta tutta la settimana. Si sveglia con una gran voglia di godere. Dall’armadio sceglie un completino giallo pallido di lattice aderente, che le segna ogni curva. Sopra indossa uno spolverino nero.Quando arriva allo studio dentistico viene subito fatta accomodare in sala, giusto il tempo di appendere lo spolverino in sala d’aspetto. Elena, la dottoressa che la segue da tempo, la fa stendere sulla poltrona reclinata e le spiega, con tono professionale: "Oggi voglio provare con te un nuovo trattamento. Ho fatto una convenzione con la scuola di riflessologia che sta qui al terzo piano e mi hanno mandato due ragazzi giovani e molto volenterosi, per imparare. Conoscono le regole particolari del nostro studio e ne sono entusiasti entrambi, vedrai sarà un'esperienza estremamente piacevole. Durante tutta la visita loro si dedicheranno a massaggiarti i piedi e le gambe. Tu resta ferma e concentrati sul dente. Se ti fa male, alza una mano."
Carla annuisce, già eccitata solo dalla vista dei tre che si avvicinano. Il lattice giallo luccica sotto le luci della sala. Elena indossa i guanti e prepara gli strumenti, mentre Franca si siede sullo sgabellino girevole ai piedi della poltrona e inizia a massaggiare delicatamente una pianta del piede. Marco prende l’altro piede e si dedica alle dita. Luca, l'assistente giovane e imbranato, resta in piedi ad osservare, aspettando istruzioni.
Il massaggio parte lento, professionale. Ma le mani di Franca scivolano già un po’ più in alto, lungo la caviglia, mentre Marco preme i punti riflessogeni con una pressione che fa contrarre leggermente le cosce di Carla. Elena, chinata sulla bocca della paziente, commenta senza alzare lo sguardo: "Bene così. Continuate. E ricordatevi: la vostra priorità è il piacere della mia paziente."
Carla tiene gli occhi semi-chiusi, sente il primo brivido salire mentre le mani sui suoi piedi si muovono agili.
Elena infila un dito inguainato nel guanto di lattice in bocca a Carla e, con l’altra mano, le chiude delicatamente le labbra. Carla, discreta, inizia a succhiare e leccare lentamente quel dito. Elena le fa poi riaprire la bocca, prende lo specchietto e lo specillo e comincia a controllare il molare in alto a destra con aria concentrata.
Nel frattempo il massaggio prosegue. Marco è arrivato al ginocchio: le sue dita premono con precisione lungo il polpaccio e la parte interna della coscia. Il piede di Carla, quasi per caso, si appoggia contro il tessuto bianco dei pantaloni di Marco. Sente il cazzo che comincia a indurirsi sotto il contatto. È un cazzetto molto piccolo e durissimo, così le sembra: muove impercettibilmente la pianta del piede, sfregandola lentamente su e giù lungo l’asta piccolina e dura.
Luca, rosso fino alle orecchie, si avvicina al braccio della poltrona per passare uno strumento. Carla non se lo lascia sfuggire: con le nocche della mano libera gli accarezza di sfuggita il contorno già evidente sotto la divisa azzurra, un contatto breve ma deliberato. Luca trattiene un respiro e resta immobile, incantato dalla forma dei capezzoli disegnati dal tessuto di lattice del vestito.
Carla, con il dito di Elena ancora vicino alle labbra e lo specchietto in bocca, continua i piccoli movimenti del piede su Marco e delle nocche su Luca, il lattice giallo disegna i capezzoli durissimi. Il ronzio della lampada e il respiro dei due ragazzi si fa sempre più pesante mentre Elena lavora.
Le mani di Franca risalgono lentamente dal polpaccio lungo la coscia interna di Carla, massaggiando con una pressione sempre più insistente. Il piede sinistro di Carla, quasi guidato, si appoggia sulle cosce di Franca. L’alluce indugia, esplora, e scopre che sotto il camice non c’è biancheria. Con un movimento piccolo ma deliberato si insinua tra le gambe di lei.
Franca trattiene un gemito e, invece di ritrarsi, spinge lo sgabellino con le ruote in avanti finché l’alluce di Carla non le scivola dentro la fica già umida. Resta così, immobile, accettando la penetrazione mentre continua a massaggiare la coscia di Carla con entrambe le mani. Poi si allontana un poco, prende molto olio e lo sparge sul piede di Carla, si riavvicina e con le mani sulle cosce di Carla si spinge verso di lei lasciando entrare il piede dentro di sé.
Elena, ancora concentrata sul molare, parla senza alzare lo sguardo dagli strumenti: "Franca, più in alto con le mani. Luca, avvicina la lampada. Marco, più forte."
Elena prosegue l’esame del dente e ordina a Luca: "Reclina ulteriormente la poltrona."
Luca obbedisce in fretta, abbassando lo schienale finché Carla non è quasi completamente sdraiata. Elena si volta, prende qualche strumento dall’armadietto dietro la testa della paziente. Solleva il camice e si posiziona a cavalcioni sul volto di Carla, testa all'indietro, la fica nuda proprio sopra di lei.
"Tieni la bocca bene aperta." Le dice.
In quello stesso istante lascia cadere due gocce calde di pipì direttamente sulla lingua di Carla. Solo due, precise, quanto basta per farle capire chi comanda lì dentro.
Carla deglutisce di riflesso, il sapore salato le riempie la bocca mentre l’alluce resta ancora infilato dentro Franca e l'altro piede continua a stimolare Marco. Elena resta immobile sopra di lei per qualche secondo, guardandola negli occhi dall’alto, poi parla a voce bassa: "Brava."
Elena accende il trapano. Il ronzio fastidioso e acuto fa irrigidire immediatamente tutti i muscoli di Carla: le cosce si tendono, l’alluce dentro Franca si contrae e il piede sul cazzo di Marco preme più forte.
Elena lancia un’occhiata a Luca e a Franca: "Rilassatela."
Le loro mani salgono lungo le cosce, si insinuano sotto la gonna di lattice giallo. Non toccano direttamente il sesso: sfiorano solo i lati, l’inguine, il punto in cui la pelle incontra la biancheria, con movimenti lenti e circolari. Continuano così finché i muscoli di Carla non si rilassano completamente.
Solo a quel punto Elena appoggia la punta del trapano sul dente e inizia a limarlo con precisione. Il ronzio riempie di nuovo la stanza.
Carla, nonostante il dolore leggero e le vibrazioni, diventa più audace. Con l’alluce ancora dentro la fica di Franca muove le dita del piede in modo più deliberato, mentre con l’altra mano, quasi senza farsi notare, sfiora di nuovo il cazzo di Luca sotto la divisa azzurra. Lo sente diventare grosso e duro sotto le nocche. Luca trattenne un gemito e resta immobile, gli occhi fissi sulla bocca di Carla, mentre Marco continua a ricevere la pressione del piede di Carla sul proprio cazzetto ormai completamente teso.
Elena non alza lo sguardo dagli strumenti, ma parla a voce bassa: "Così. Continuate esattamente così." Poi spegne per un momento il trapano e guarda Carla dritto negli occhi: "Carla, sei rimasta casta per tutta la settimana come ti ho ordinato?"
Carla, con la bocca ancora aperta e lo specchietto vicino, risponde a voce bassa: "Sì, dottoressa. Ho ubbidito."
Elena annuisce, sorride e aggiunge: "Allora stasera te ne andrai con una voglia matta. Non prima di aver soddisfatto le nostre di voglie. Questo bel vestitino che hai messo merita di essere imbrattato per bene."
Si rivolge a Franca: "Franca, ti ho ordinato di non andare in bagno per tutto il pomeriggio. Vieni qui. Mettiti a cavalcioni sul petto di Carla, di fronte a me. Adesso. Finalmente ti puoi liberare. Fallo insieme a me."
Franca, già rossa e tremante, obbedisce. Si sfila il piede di Carla da dentro la fica, si sistema a cavalcioni sul petto di Carla, la fica nuda sopra il lattice giallo. Elena si posiziona accanto a lei, solleva il camice e le dice senti che bello l’effetto del lattice sulla fica? Ti piace? Adesso possiamo liberarci.” Nello stesso momento, entrambe iniziano a pisciare e a strusciare la fica sul petto di Carla, Elena ha un capezzolo di gomma proprio all’altezza della fica.
Il getto caldo e abbondante di Franca e quello di Elena colpiscono il vestitino di lattice giallo di Carla, inzuppandolo completamente. La gomma diventa lucida, il liquido scorre tra i seni si insinua tra la pelle e il vestito, scende lungo il ventre e bagna le cosce. Carla resta immobile, con un piede che continua a stimolare Marco e la mano sul cazzo di Luca, diventato lunghissimo sotto al vestito, mentre il lattice giallo si impregna fino a gocciolare sulla poltrona.
Elena parla a voce calma, mentre il flusso continua: "Brava. Tutto sul vestito. Marco, Luca, guardate bene. E non osate venire finché non vi do il permesso."
Elena alza lo sguardo e ordina a voce ferma: "Marco e Luca, venite qui. Mettetemi in mano i vostri cazzi."
I due si avvicinano, Elena prende un cazzo per mano — quello piccolino di Marco e quello lunghissimo di Luca — e inizia a strusciarli sul petto bagnato di Carla, sul lattice giallo ancora caldo e inzuppato di pipì. Li masturba appassionatamente, le dita strette e veloci, facendoli scivolare uno contro l’altro e contro i seni di Carla. Abbassa un poco il top del vestito fino a far sbucare un capezzolo, durissimo. Ci struscia sopra i due cazzi, alternandoli. Con voce ferma ordina a entrambi: "Adesso venite."
Marco e Luca non resistono. Sborrano a getti lunghi e abbondanti proprio sulle tette di Carla. La sborra calda cola sul lattice giallo, si mescola alla pipì, scorre tra i seni e si infila sotto il vestitino, scivolando direttamente sulla pelle nuda. Carla sente il calore viscoso che le scende lungo il corpo mentre resta ferma. Elena tiene i due cazzi finché non hanno finito di pulsare. Luca dopo quattro getti si ferma, Marco è inarrestabile, un cazzo piccolo piccolo ma una quantità di sborra incredibile, dieci getti abbondanti. lo sperma entra tra i grossi sen di Carla che tengono alto il vestito di gomma, lo cola lungo il corpo. Elena si rivolge a Franca: "Adesso lecca il vestito di Carla. Raccogli tutto con la lingua… ma lascialo sporco. Voglio che resti imbrattato."
Franca, ancora a cavalcioni, si china e inizia a leccare il lattice giallo. La lingua raccoglie sborra e pipì, passa sui seni, sui capezzoli duri, uno dei due capezzoli sbica dai vestiti, sulle bretelline, sul ventre, ma lascia volutamente chiazze lucide e fili bianchi. Elena osserva soddisfatta mentre Carla trema leggermente sotto di loro, il vestitino ormai completamente rovinato e appiccicoso.
Elena si sistema il camice e parla con tono definitivo: "Bene, Carla. Ora puoi andare. Stasera cenerai con tuo marito con questo vestito… e mi manderai un selfie. Mi scriverai anche stavolta che cazzo ti sei inventata con lui."
Carla scende lentamente dalla poltrona, le gambe un po’ tremanti. Il lattice giallo è completamente inzuppato, lucido di pipì e di sborra, che le cola ancora lungo le cosce e si infila sotto il tessuto. Si sistema alla meglio le bretelline, si rimette le scarpe esce, recupera lo spolverino nero e lo indossa sopra, anche se non riesce a nascondere tutto l’odore e le macchie.
Il lattice bagnato le aderisce alla pelle a ogni passo mentre attraversa la segreteria e scende le scale, già pensando a come spiegherà — o non spiegherà — a suo marito lo stato del vestito, e a quale scusa inventare per il selfie che dovrà mandare.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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