bdsm
esperienza Bdsm
alexis415
03.02.2020 |
716 |
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"Le mandai un messaggio al cell nel quale gli dicevo che l’avrei aspettata a casa la sera stessa..."
Marina era una donna di circa 40 anni che lavorava in un ufficio pubblico da me spesso frequentato per il mio lavoro. donna vestita sempre in modo collegiale mai un filo di trucco e sempre con una postura sottomessa. Mentre io, con suoi colleghi di stanza avevo instaurato un rapporto cordiale e amichevole, lei mi manteneva a debita distanza dandomi sempre del lei parlando a mono sillabi e quando poteva, addirittura mi smistava ad altri colleghi per evadere le pratiche. Chiesi curiosamente ai suoi colleghi come mai la donna avesse tale atteggiamento e mi risposero che era molto timida e anche taciturna, neanche loro erano riusciti ad avere un minimo di confidenza nonostante fossero passati diversi anni che stavano nello stesso ufficio. Non mi soffermai molto ma la cosa mi incuriosiva non in maniera morbosa.Un giorno la intravidi che faceva colazione in un bar poco distante dall’ufficio e mi venne voglia di entrare e vedere la sua reazione. Buon giorno le dissi guardandola negli occhi. Lei mi vide e fece un ceno di risposta con la testa senza parlare e senza neanche guardarmi. Mi allontanai un po' scocciato ma poi la curiosità prese il sopravvento su di me e ritorni verso di lei e guardandola in faccia le dissi: mi scusi ma le ho fatto qualcosa? da anni non mi rivolge la parola, sono stato scortese? Lei allora alzo la testa ma sempre senza guardarmi iniziò a farfugliare qualcosa di incomprensibile, la vidi abbastanza imbarazzata, le dissi di calmarsi e non preoccuparsi, le chiesi scusa e mi allontanai. Qualche ora dopo mi recai all’ufficio di Marina per un normale disbrigo di pratiche. Bussai alla porta e trovai una impiegata già impegnata con altro utente e, mio malgrado mi avvicinai alla scrivania di Marina. La vidi irrigidirsi, la salutai e le chiesi della mia pratica. Abbozzando uno stentato sorriso mi prese la pratica e stranamente mi diede tutte le delucidazioni da me richieste. La cosa mi stupì per la rapidità e le spiegazioni che mi diede, addirittura segnò su un post alcuni adempimenti che avrei dovuto fare per terminare in maniera positiva e rapida l’iter.
Uscii dall’ufficio molto meravigliato e anche più incuriosito da questo nuovo atteggiamento, così decisi di attenderla il giorno dopo al bar e offrirle la colazione. Infatti alla stessa ora del giorno prima Marina entra nel bar avviandosi alla cassa per pagare la sua colazione. Mi avvicinai da dietro e con un cenno alla cassiera dissi che avrei pagato io la consumazione della signora e di aggiungere anche un caffè. Marina si voltò, mi vide e mi disse che non poteva accettare. Le dissi che ormai avevo già fatto e la prossima avrebbe pagato lei. La vidi un po' in imbarazzo ma non come il giorno prima. Consumammo al banco e le chiesi se alla fine del lavoro l’avrei potuta rincontrare per prendere l’aperitivo. Lei disse che non poteva che era dispiaciuta ma non sapeva. Allora le disse che sarei andato lo stesso e che la aspettavo se riusciva a venire mi avrebbe fatto piacere altrimenti ci sarebbe stata un'altra occasione. Pensai in quel momento che se avessi insistito con voce perentoria l’avrei convinta, quasi costretta a venire e quindi ribadii con voce ferma che l’avrei aspettata.
Arrivai al bar puntualissimo e ordinai un aperitivo. Rimasi in attesa per qualche minuto e dopo poco la vidi che con molta circospezione, entrò e si avvicinò a me, senza parlare mi salutò con un solo cenno di testa. Le dissi che le avevo ordinato un Aperol e sempre senza parlare annuì. Le chiesi perché non parlava e a monosillabi mi fece capire che voleva andare via da lì e uscire.
Usciti dal bar e allontanatoci dalla quella zona le chiesi perché non parlava, mi disse che non aveva nulla da dire e era stata quasi costretta da me a raggiungerla. A questo punto mi feci audace e a bruciapelo le dissi che avevo preparato una cena a casa mia e volevo che venisse. Senza parlare abbassò la testa e mi seguì. La feci entrare in macchina e sempre in un religioso silenzio arrivammo a casa mia. Aprii la porta la feci entrare e accomodare su una poltrona. la vidi impacciatissima e nello stesso tempo la sentivo eccitata. Così le indicai il bagno se ne aveva bisogno mentre io in cucina cominciai a scartocciare quello che avevo comprato in rosticceria e aprii una bottiglia di vino. Dopo poco uscì dal bagno io le versai del vino e ci toccammo con i bicchieri brindando a noi. bevemmo un po’ e cercai di parlare con lei chiedendole futili cose. Io ero in piedi appoggiato al tavolo, le presi un braccio e la tirai a me, lei non oppose resistenza e quando iniziai a baciarla, contraccambiò calorosamente. Capii allora che voleva essere guidata e così fu. Iniziai subito a metterle una mano tra le gambe coperte dalla gonna, lei senza allontanarsi si offriva a me così staccandomi da lei la invitai a raggiungermi in camera da letto. Continuai a baciarla e nello stesso tempo iniziai a spogliarla. Fino a che rimase solo con degli slip. Anche io mi spoglia e rimasi nudo davanti a lei. con voce perentoria le dissi di inginocchiarsi davanti a me, lei ubbidì le presi la testa tra le mani e le intimai di aprire la bocca e prendersi il mio cazzo che si stava indurendo. Con una mano tocco l’asta ormai dura, e con l’altra iniziò a toccarmi le palle mentre con la lingua inizio a dare un primo assaggio per poi fare scomparire tutto il mio cazzo in gola. Iniziò a pomparmi in maniera stupenda, sentivo la sua lingua che leccava e le sue tonsille che toccavano il mio glande. Mi stesi sul letto interrompendo questo magnifico pompino ma, appena sistemati, le riprese in maniera magistrale a succhiare. Ormai ero quasi al limite e la staccai da me. le sfilai le mutande, le allargai le gambe e toccai la sua figa che era bagnatissima. Mi misi in posizione per penetrarla ma venni completamente risucchiato da lei. La scopai per un po' sentii che iniziava a godere sempre di più e anche io stavo per venire. Le piazzai ancora qualche bel colpo poi mi staccai da lei cercando la sua faccia. lei ebbe un attimo di titubanza che le feci passare afferrandola per i capelli. Si avvicinò, lo prese in bocca e io scaricai tutto il mio seme nella sua gola. Con una mano le mantenevo la testa e con l’altra mi assicuravo che tutto lo sperma arrivasse nella sua bocca. Mi staccai da lei e sempre tenendole la testa, le ordinai di aprire la bocca , notai che non aveva ancora ingoiato, così gli dissi di farlo e lei remissivamente obbedì.
Dopo essermi totalmente svuotato, mi stesi sul letto tirando la faccia di Marina sudi me che si adagiò sul mio petto, rimanemmo così senza parlare. Io interruppi il silenzio chiedendole se gli era piaciuto. Mi rispose che doveva piacere a me che lei era solo ed esclusivamente l’oggetto del mio piacere. Queste parole mi fecero capire l’indole SUB di Marina e da allora fu sempre un crescendo. Diventò la mia schiava sessuale, faceva tutto ciò che gli ordinavo e mai dico mai un rifiuto.
Il giorno dopo la rincontrai in ufficio e come sempre a stento mi salutò smistando ad altri la mia pratica. Le mandai un messaggio al cell nel quale gli dicevo che l’avrei aspettata a casa la sera stessa. Doveva raggiungermi con la stessa gonna che aveva in ufficio la mattina ma senza collant e mutande. Alle 19 precise, bussò alla mia porta, le aprii e senza neanche salutarla controllai che aveva eseguito l’ordine. Le offrii del vino e mi sedetti sul divano non dandole l’autorizzazione a sedersi. Parlai con lei e le dissi che mi intrigava molto questo gioco e che l’avrei utilizzata come mio strumento di piacere facendo tutto ciò che la mia bizzarra fantasia mi proponeva però, le dissi una parola chiave che se lei avesse pronunciato, io immediatamente avrei smesso. Lei annuì mi ringraziò e continuò a bere. Lei si appoggiò al bracciolo e continuò a bere. A questo punto le chiesi che le aveva dato il permesso di sedersi. Lei si alzò immediatamente scusandosi. Le feci posare il bicchiere sul tavolo e l’avvicinare a me. Le ordinai di stendersi sulle mie ginocchia, le alzai la gonna e vidi quel bel culetto tutto a mia disposizione. Iniziai a frugarla tra le gambe scoprendo che l’eccitazione l’aveva già bagnata, mi sistemai meglio e iniziai a sculacciarla pretendendo che contasse le botte che gli rifilavo. Il suo culo si arrossiva sempre di più e arrivati a venti mi fermai. Sentii un “grazie padrone per avermi punito”, la feci rimanere così a culo all’aria per un po' poi stesso da seduto mi sfilai la cintura che avvolsi in parte sulla mia mano destra e cominciai a scudisciarla facendole dei bei lividi sul culetto. Appena dieci ma ben assestate. La sentii miagolare dal dolore ma resistette e quando finii, constatai che era ancora più bagnata. La scaricai a terra, mi alzai e andai a prendere delle corde che avevo in casa. La raggiunsi dopo pochi minuti e la trovai nella stessa posizione che l’avevo lasciata. Le ordinai di spogliarsi completamente e appena tutta nuda cominciai a legarla. Prima i piedi, poi le ginocchia poi le mani e infine attaccai le mani alle caviglie in modo da immobilizzarla completamente in posizione fetale. La alzai e la sistemai con le ginocchia sul divano in modo da avere i suoi due orifizi davanti a me. Andai in frigorifero e presi una bella melenzana e una zucchina, le sciacquai diligentemente e infilai un preservativo. lubrificai con dell’olio i due ortaggi e mi avvicinai alla schiavetta. Piano piano iniziai a penetrarla con le dita il culetto bello e stretto. Lubrificai tutta la parti sia interna che esterna e poi iniziai a penetrarla con la zucchina. La cagnetta iniziava a lamentarsi ogni volta che spingevo l’ortaggio all’interno, il suo sfintere si dilatava sempre di più ormai era tutto dentro e non si lamentava più, allora delicatamente iniziai a sfilare la zucchina, ebbe un piccolo sussulto quanto estrassi l’ultima parte un po' più doppia. Era uno spettacolo quel buco aperto e un po’ dilaniato. Ma non era finita qui, presi la melenzana e iniziai a penetrarla. La melenzana era più larga della zucchina e dovetti sforzarmi di più per farla entrare mentre lei trasformo i mugolii di dolore in vere e proprie grida. Io no desistevo, e lei non pronunciò la parola chiave quindi mi sentii autorizzato a continuare. La sentivo contrarsi ma inesorabilmente continuavo a spingere fino a che la parte più grossa dilatò lo sfintere ed entro. Le trattenni così per un po' fino a che decisi che era giunto il momento di incularla. Le estrassi la melenzana e vidi il buco ormai trasformato in caverna, e immediatamente penetrai il cazzo che, talmente eccitato resistette pochissimo e inondò quel culo devastato di tanta calda sborra.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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