006 - Il primo cinema porno - 02
"Che cazzo, cazzo, cazzo…" pensa mentre si chiude dentro uno dei piccoli box. "Che ho fatto? Che è successo? Volevo solo vedere un porno…"
Iniziò ad abbassarsi i pantaloni. Erano abbastanza sporchi di sborra, che stava già iniziando ad asciugarsi. Le mutande, poi, erano completamente zuppe nella parte anteriore e le sentiva appiccicose sulla pelle. Prese nervosamente della carta igienica e cominciò ad asciugarsi il pene, l’inguine e parte della pancia. Buttò via la carta sporca nel piccolo cestino, senza accorgersi che sotto era pieno di preservativi usati, e non fece caso nemmeno alle due piccole porticine chiuse sui muri di legno ai lati. Pensava solo a pulirsi e a quello che era appena successo. Il cuore gli pulsava ancora forte nel petto e il suo cazzo era bello gonfio, non duro come prima, ma ancora eccitato. Mentre prendeva altra carta, pensava alle scene del film con Selen, ai tre uomini che stavano scopando in sala a pochi metri da lui e alle carezze e parole dell’uomo che si era seduto al suo fianco. Non riuscendo ad asciugare le mutande, decise di toglierle. Avrebbe pulito come poteva i pantaloni e sarebbe tornato al campus senza intimo, cercando di non far vedere a nessuno le macchie. In caso, avrebbe dato la colpa a una birra caduta. Si tolse velocemente le scarpe, fortunatamente quel bagno sembrava appena pulito, i pantaloni e poi le mutande, che gettò nel cestino insieme ad altra carta igienica. Così, mezzo nudo, riuscì ad asciugarsi meglio. Il cazzo rimaneva sempre bello gonfio e gli dava quasi fastidio. All’improvviso sentì dei rumori fuori, passi lenti e sicuri, forse di due uomini, ma non ne era sicuro. Poi sentì le porte dei bagni vicini aprirsi e, dopo pochi secondi, una voce che stranamente parlava la sua lingua.
"Ciao, ti chiami Silvio, vero? Stai tranquillo, voglio aiutarti! Ho visto quello che è successo nella sala, ho chiesto al proprietario delle salviette e te le ho portate."
Silvio era sorpreso. Come faceva qualcuno in quel posto a conoscere il suo nome? Decise di fidarsi, dato che le salviette gli servivano disperatamente, e socchiuse la porta per farlo passare.
"Sono qui, grazie... ma come fa a sapere il mio nome?"
L’uomo entrò con discrezione nel box. Silvio lo guardò in faccia e lo riconobbe subito: era Marco, uno dei tutor italiani del loro gruppo di viaggio. Un bell’uomo sulla trentina, con capelli e barba neri, alto come lui e dal fisico sportivo.
"Scusa se sono entrato, ma così ti posso aiutare meglio e poi non è il caso di attirare l'attenzione fuori. Forse non te ne sei accorto, ma questo non è un bagno normale, serve anche come una delle sale glory-hole del cinema."
"Cos’è un glory-hole?" chiese Silvio.
Marco prese due salviette e, mentre iniziava a pulire delicatamente il corpo di Silvio, spiegò la situazione.
"Sono delle stanzette con dei buchi nei muri, così puoi succhiare o farti succhiare il cazzo senza sapere chi c’è dall’altra parte. Molti si fanno anche scopare. Tanti locali li hanno e ci vanno sia uomini che donne, ma qui ci sono soltanto maschi. Le vedi queste porticine? Basta aprirle da entrambi i lati e c’è un buco dove puoi infilare il cazzo o aspettare che qualcuno dall’altra parte ci infili il suo. È molto eccitante."
Mentre spiegava tutto questo al nostro ingenuo protagonista, Marco puliva in mezzo alle cosce di Silvio con una mano, mentre con l’altra gli teneva il cazzo e lo masturbava lentamente, aiutandosi con la sborra che aveva appena raccolto dal suo corpo.
"Aveva proprio ragione il tipo in sala, hai proprio un bel cazzone, ed è ancora bello duro e vivace dopo aver sparato tutta questa sborra. È proprio un peccato averla buttata via così."
"Ma Marco... che stai facendo?"
"Non sto facendo niente di male, ti aiuto e ti insegno un po' di cose. Ero dietro di te in sala e ho visto quello che è successo. Ho visto come eri eccitato a guardare quei tre che scopavano. Ho capito che sei timido, ma anche molto voglioso. Con un cazzo come il tuo puoi fare felici uomini e donne, ma mi è sembrato che fossi molto interessato a come si faceva godere quel bel biondino!"
Marco, ormai in ginocchio davanti a Silvio, iniziò a leccargli i testicoli lentamente e con maestria. Con la mano destra lo masturbava, mentre con la sinistra gli accarezzava le natiche grosse e toniche.
"Ma... che fai? Sono ancora tutto sporco. Nooo, per favore..."
Marco si era leccato le dita per massaggiare l'ano di Silvio, per poi passare a leccare e dare baci all'asta ormai completamente eretta. Il nostro protagonista era eccitato, forse anche più di prima, e non capiva cosa gli stesse accadendo. Come mai provava un brivido ogni volta che le dita dell’uomo gli sfioravano l'ano? Perché non gli faceva schifo tutto questo e, anzi, desiderava che Marco si sbrigasse a mettersi in bocca tutto il suo cazzone? Che gli stava succedendo? Non aveva mai pensato di fare sesso con un uomo, ma le sensazioni che provava erano troppo forti e belle, non si era mai sentito così. Provò a pensare a Lara, a dirsi che era innamorato di lei e che non doveva fare quello che stava facendo, ma i brividi che gli arrivavano e le sensazioni della lingua e delle labbra dell'uomo sul suo sesso gli impedivano di tirarsi indietro. Gli facevano tornare alla mente le immagini del biondino allo spiedo tra i cazzoni dei due uomini maturi. Mentre Silvio era preso da tutti questi pensieri, Marco si staccò un momento da lui. Aprì velocemente una delle due porticine nel muro, invitò Silvio ad avvicinarsi per fargli infilare il cazzone nel buco e lo sostenne afferrandogli le natiche con le sue mani grandi e possenti. Con un gesto deciso ma fluido, Marco iniziò a leccargli il buco del culo. Teneva strette quelle natiche grosse e toniche, più belle di quelle di molte ragazze, mentre con la lingua leccava e spingeva dentro.
"Adesso imparerai come funziona un glory-hole!" disse Marco, staccandosi un attimo per riprendere fiato.
Mentre sentiva la lingua di Marco leccargli l'ano e provava sensazioni mai provate prima, Silvio si accorse che dall’altra parte del muro qualcuno aveva preso in bocca il suo cazzone. Sentiva una lingua ruvida muoversi sulla cappella e delle labbra calde che la stringevano. Percepiva che chi lo stava succhiando si stava preparando, allargando la bocca più che poteva e riempiendogli il cazzo di saliva per infilarselo il più a fondo possibile. L’altro uomo oltre il muro lo succhiava come fosse un grosso ghiacciolo e a ogni affondo lo ingoiava sempre di più. Le sensazioni che Silvio provava erano difficilmente descrivibili. Era passato dai baci e dalle strusciatine con un paio di ragazzette a farsi leccare l’ano e ingoiare il cazzone. Anzi, più che farsi ingoiare il cazzo, sembrava che l’uomo oltre il muro si stesse scopando la bocca con il membro di Silvio. Intanto Marco aveva iniziato a infilargli prima l’indice e poi il pollice della mano destra nel suo fiorellino vergine. Quella presenza estranea, aiutata dalla molta saliva, lo stava portando a un grado di godimento mai provato. Era molto più appagante sentire quelle dita nel culo che il cazzo succhiato. Silvio stava impazzendo dal piacere. Non riusciva a pensare, non riusciva a parlare. Si sentivano solamente dei mugolii e dei "Sì!", "Oh!" e "Ancora!" uscire dalle sue labbra, mentre manteneva la bocca semiaperta e un’espressione di immenso godimento. Se non avesse già goduto prima, non sarebbe riuscito a trattenersi dallo sborrare nei primi secondi di quel trattamento. Ma i due uomini non volevano farlo godere subito, sembrava che si fossero accordati per portarlo a uno stato d’eccitazione così alto da poterne fare ciò che volevano.
(continua)
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