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Gay & Bisex

34 Sosta all'Autogrill


di iside59
06.09.2026    |    466    |    1 8.7
"Aveva un gusto diverso dai precedenti, più acre, più misterioso, invitata ad approfondire il suo sapore non conosciuto continuando a leccarlo per coglierne tutto l’aroma..."
Mi sono sempre domandato come mai chi volesse approfittare di me riuscisse sempre a capire che avrebbe facilmente ottenuto il completo controllo sulle mie azioni e sul mio corpo, questo dilemma mi tormentava non poco e trovò un’altra conferma in quello che mi successe i giorni scorsi.
Mi trovavo nella toilette di un autogrill sulla Milano Venezia, mi stavo sciacquando le mani dopo aver espletato i miei bisogni fisiologici quando mi si affiancò un uomo sopra i sessanta che mentre a sua volta lavava le sue, si girò verso di me, mi sorrise e mi bisbigliò: “Scommetto che muori dalla voglia di succhiarmi il cazzo!”
Rimasi basito, ma come ha fatto ad individuarmi, sembrerebbe che ce l’abbia scritto in fronte, cominciai a preoccuparmi seriamente.
Dopo qualche secondo di silenzio, non ricevendo risposta insistette: “Ho visto come mi guardavi il cazzo mentre pisciavo!”
Non era vero niente, non avevo guardato nulla, ma ogni volta che pronunciava la parola cazzo mi si induriva l’uccello, non risposi e lui insistette: ”Ho un cazzo bello grosso con un cappellone succulento, posso mettertelo nel culetto, vedrai come ti piacerà!”
A queste parole entrai in “trance”, in quel momento eravamo solo noi due nei bagni, mi prese per un braccio e mi accompagnò garbatamente dentro ad uno dei box, chiudendo la porta alle nostre spalle; si calò pantaloni e mutande lasciando scoperto un discreto cazzo già leggermente barzotto dotato di una cappella molto invitante.
Per essere un over sessanta, era dotato di un bel paletto, tosto, con in testa una bella fragolona violacea che sembrava dire “ciucciami tutta”, in un attimo mi abbassai e lo accolsi tra le mie labbra gustandomelo a fondo, lo ricoprì tutto di saliva infilandomelo in gola fino alla base.
Ora il cazzo svettava turgido e bagnato, sgocciolante della mia saliva, visto il mio completo stato di sottomissione apparente e l’avidità con cui gli stavo lavorando il cazzo e la cappella, decise di andare oltre, fece cenno di alzarmi, mi girò e mi fece chinare leggermente poggiando le mani sulla parete, mi trascinò a terra, prima i pantaloni e poi le mutande, addirittura me li sfilò per darmi il modo di allargare le gambe a mio piacimento, buttandoli sul pavimento non certo pulitissimo; mi prese le chiappe con le due mani allargandole per mettere ben in evidenza lo spacco, si accucciò dietro di me commentando: “Che bel culetto che hai! Bello tondo e paffuto! Il buco è bello largo, si apre come fosse una fighetta, non ci saranno problemi ad incularti per benino!”
Detto ciò, cominciò a leccarmi il buchetto per poi affondare la lingua nel pertugio entrandoci dentro molto agevolmente e in profondità.
Ero al settimo cielo, sentire la sua lingua che mi penetrava mi piaceva un sacco, cominciai ad ansimare come una cagna in calore, senza preoccuparmi magari di essere sentito all’esterno.
Mi sputò sul culo più volte, alternando la lingua e le dita, prima una, poi due, poi tre, poi un altro copioso sputo e il tentativo di entrare con tutta la mano mentre con l’altra mi segava il cazzo da sotto, quasi a mungerlo.
Qui lo fermai, mi stava distruggendo il culo!
Si alzò e mi puntò la cappella alla rosellina del buchetto ormai fradicio e dilatato, fece una leggera pressione e a quel punto fu il mio culo quasi a risucchiarlo dentro completamente fino alla base; mi cinse i fianchi e cominciò a stantuffarmi, prima lentamente ma vigorosamente, poi sempre più velocemente ed anche violentemente, ormai avevo perso ogni contatto con la realtà, ansimavo come una troia senza vergogna, poggiato ad una parete del box in legno che non sembrava essere molto stabile e che ad agni spinta di bacino dell’inculata, traballava rumorosamente lasciando all’esterno intendere chiaramente cosa stesse succedendo al suo interno.
Qualcuno bussò, rimanemmo silenziosamente in attesa per alcuni secondi, poi una voce invitante: “Fatemi entrare che lo facciamo in tre!”
Come potevamo starci in tre lì dentro? Non sarebbe stato possibile anche se l’idea mi avrebbe intrigato; ciò che mi eccitava di più e non mi faceva sentire responsabile dell’accaduto era la sensazione di essere posseduto contro la mia volontà, di essere stuprato, magari da più persone, e così il mio stupratore si sedette sul Water e mi fece cenno di arretrate fino a sedermi sul suo cazzo risucchiandolo all’interno della mia cavità anale.
Cominciai ad andare su e giù sentendolo uscire ed entrare dentro e sprofondare agevolmente nel mio culo che ormai sentivo si fosse trasformato in una cloaca, mi sembrava di sentire tutte le vene del suo cazzo sfregare sulle pareti del mio culo slabbrato, nel mentre mi masturbavo freneticamente fino a venire copiosamente con una lunga sborrata in terra, ero finalmente riuscito a sborrare con un bel cazzo piantato nel culo. Goduria!
Anche chi stava sotto di me venne dopo poco con un urlo animalesco riempendomi con un litro di sborra calda, quasi un clistere, che poi colò in mille rigagnoli dal buco esageratamente dilatato, prima sulle cosce fino ad arrivare ai piedi.
Raggiunto l’orgasmo si sistemò velocemente, salutò ed uscii dal box, io purtroppo avevo più cose da riordinare, pulirmi bene il culo, le gambe, il cazzo e poi rivestirmi, sbadatamente non richiusi la porta del box immediatamente e quindi colui che aveva precedentemente bussato era ancora nei paraggi, poggiò la mano e spinse aprendola, così me lo trovai di fronte mentre ero seduto sul water intento ad asciugarmi le gambe.
Mi si rivolse con fare minaccioso dopo avermi forzato in bocca il suo cazzo quasi moscio e tutto appiccicaticcio tenendomi la testa con tutte e due le mani: “Bastardo! Frocio di merda! Non mi avete aperto prima, vi avrei rotto il culo a tutti e due ed invece ho dovuto accontentarmi di una sega! Ora ti piscio in gola e te la faccio ingoiare tutta!”
Così dicendo sentii il suo cazzo nella mia bocca farsi barzotto, a sentire i primi rivoli del suo piscio sul palato e a trovarmi in breve tempo con la bocca allagata cercando di ingoiare il più possibile onde evitarne l’esondazione dalla bocca che mi avrebbe imbrattando tutto.
Non finiva mai di pisciare e continuava a imprecare: “Bevi tutto il mio piscio! Non perderne neppure una goccia! Brutta cagna schifosa!”
Questo era un fuori programma che non mi sarei volentieri concesso, ma anche questa volta non ebbi il coraggio di dire no, di reagire, forse il senso di colpa si attenuava pensando che in fondo non avrei potuto fare nulla per evitarlo, sono stato obbligato a fare ciò che poi ho fatto.
Finito di pisciare, lo scrollò e lo strizzò fino all’ultima goccia sempre stando sopra la mia bocca, che si offrì inconsciamente a raccogliere i suoi ultimi sgocciolamenti quali fossero una prelibatezza; con il tepore della mia bocca calda, il suo cazzo, dopo essersi svuotato sembrava rinascere, questo avrei potuto sinceramente evitarlo, ma quando comincio una cosa mi piace portarla a termine bene, viverla completamente, ormai la cosa era fatta ed inutile era rinunciare agli ultimi dettagli che magari un domani avrei potuto rimpiangere, sentire quel liquido caldo e odoroso in bocca era diventato piacevole!
Il troglodita cominciò a masturbarsi freneticamente davanti ai miei occhi fino a sborrarmi sul volto, lo strusciò sul mio viso allo scopo di imbrattarmi il più possibile per poi infilarmelo tutto in bocca per farselo ripulire bene.
“Lecca! Lecca! Brutta cagnetta in calore! Pulisci bene tutto il mio cazzo! Bene! Ti ho detto bene!”
Continuavo a tenerlo nella mia bocca e a succhiarlo anche se ormai da succhiare non c’era più nulla.
Passarono alcuni secondi quando qualcuno bussò dall’esterno, incredibilmente la bestia che stava con me aprì la porta mostrandomi in condizioni disperate al nuovo arrivato, era il ragazzo delle pulizie.
Mi sentii sprofondare dalla vergogna, non sapevo cosa poter dire, come giustificarmi.
Il ragazzo, che era di colore, forse nigeriano, sembrò capire il mio disagio parlandomi in maniera garbata: “I servizi sono chiusi alla porta principale per la manutenzione ordinaria, potete stare tranquilli non entrerà più nessuno per tre quarti d’ora!”
Feci un profondo sospiro di sollievo e pensai: “Mi è andata bene! Poteva capitare qualcuno di meno comprensivo!”
Ma inaspettatamente il ragazzo non si mise a fare il suo lavoro ma cominciò a fissarmi incuriosito, fino a che si abbassò i comodi e larghi calzoni da lavoro mostrandomi un cazzo che fino ad allora non avevo mai visto, lungo le cosce gli correva una enorme biscia nera di spessore notevole che gli arrivava quasi alle ginocchia.
Ora cominciavo a capire la sua comprensività.
Cominciò a toccarsi, a scappellarlo, ad esibirmelo, io ero senza parole, nudo dalla cintola in giù, uscì dal box, feci qualche passo e crollai in ginocchio davanti al “dio serpente”.
Cominciai a succhiarlo e dopo veri tentativi capii che non avrei mai potuto ingoiarne più della metà, lui doveva reggerselo con due mani altrimenti cadeva verso il basso, non era facile prendersi cura di un cazzo equino di quel genere.
Aveva un gusto diverso dai precedenti, più acre, più misterioso, invitata ad approfondire il suo sapore non conosciuto continuando a leccarlo per coglierne tutto l’aroma.
Il troglodita, che fino a quel momento se ne era stato tranquillo, mi sollevò il didietro e riprese a minacciarmi: “Brutta sgualdrina! Non sarò certo io l’unico a non spaccarti il culo qui dentro! Ma devo farlo prima di Babatunde, dopo sarebbe troppo spanato!”
Dopo questa frase capii che i due si conoscevano e chissà quante porcate insieme avevano fatto lì dentro, oltretutto la frase mi mise non poca apprensione per la successiva monta di Babatunde che ormai sarebbe stata inevitabile.
Mi staccò da quell’obelisco e mi fece sedere su un lavabo alzandomi le gambe ed infilandomi il cazzo nel culo guardandomi in faccia, mi riempì di insulti mentre mi sbatteva, sudava, bestemmiava e alla fine venne dopo una decina di minuti intensi, fece un po’ di fatica, d’altra parte era la terza sborrata in poco tempo.
Intanto Babatunde si segava con due mani facendo lievitare il suo arnese ed attendendo pazientemente il proprio turno.
La bestia lo sfilò dal culo, mi alzò ulteriormente le gambe e divaricandole, per vedere la sua sborra esondare dal mio buco compiacendosi di ciò che aveva fatto: “Guarda come sgorga! Ti ho farcito per bene frocetto rottinculo! Guarda che bello! Guarda come cola! Ti ho ingravidato! Sei la mia puttanella!”
Poi infilò ancora il cazzo un paio di volte per lordarlo di sperma, mi fece alzare in piedi, mi mise una mano sulla testa e mi spinse giù a ripulire tutto con la bocca riprendendo la sua litania di insulti come aveva fatto in precedenza.
Ora eravamo giunti al gran finale, sarebbe stata la volta di Babatunde e l’attesa stava diventando per me spasmodica.
Mi fecero piegare a pecora sul lavabo sporco della sborrata precedente, mi aprirono bene le chiappe, non ci sarebbe stato bisogno di umidificazione in quanto pieno ancora di sborra viscida, Babatunde si passò comunque del sapone liquido per farlo scivolare di più, lo puntò, anzi lo puntarono in due come si fa con i cavalli da monta per non farlo cadere in basso, mentre lo tenevano puntato all’obbiettivo, Babatunde cominciò a spingere, sentii la rosellina del buco del culo cedere ulteriormente e lacerarsi, di colpo, grazie al sapone, scivolò dentro tutto in un colpo solo.
Mi fece un male boia, mi sentivo invaso nell’intimo, lo sentivo fino in pancia, rimase fermo per qualche minuto col cazzo in profondità per farmici abituare, lui cercava di non farmi sentire un inutile dolore.
Cominciò a muoversi lentamente facendolo scorrere per tutta la sua lunghezza, dopo un po’ di colpi cominciai a percepire del piacere che man mano che il ritmo aumentava diventava sempre più intenso.
Cominciai a gemere, ansimare, godere ed urlare dal piacere, ora lui andava a briglia sciolta, ogni volta che entrava lo sentivo correre come un treno in galleria, sembrava non finisse mai di entrare, ululai e venni senza toccarmi.
Babatunde lo sfilò con mio grande rammarico e lo porse al troglodita che si ingoiò tutto, il ragazzo di colore eiaculò per qualche secondo e non gli tolse mai il cazzo di bocca facendogli il pieno di sborra,
Stavo male, mi sentivo vuoto dentro, come se mi mancasse qualcosa che avrei voluto tenere dentro per sempre, in piedi, sentivo la corrente d’aria entrarmi nel culo bagnato dagli umori di tutti quelli che mi avevano inculato, accentuando il senso di vuoto.
Se ci fosse stato qualche altro cazzo da prendere in culo, l’avrei preso senza pensarci, ormai era chiaro che non potevo restare a lungo senza cazzo dentro.
Babatunde si ricompose velocemente e si rimise al lavoro.
Il troglodita si sciacquò la bocca e le mani, mi rivolse aggettivi sgradevoli aggiungendo ancora infoiato: “La prossima volta che verrai qui, e so che ci verrai perché sei un frocetto affamato di cazzo, verrai vestito con della biancheria intima femminile, basterà un bel perizoma sgambato che metta in mostra tutto il tuo bel culetto e magari delle calze a rete nere a maglie larghe, anche un collant andrebbe bene, ma sempre a maglie larghe, molto larghe, così che si possa mettertelo in culo senza levartele; dovrai presentarti qui come una squallida zoccola di strada, non solo esteriormente ma anche nell’animo, dovrai supplicarci di fare di te tutto ciò che i miei amici desidereranno, dovrai supplicarli di riempirti il culo e la bocca tutti insieme qui dentro! Se poi ti dovesse piacere ti piscerebbero volentieri anche in culo oltre che in bocca! Ci rivediamo bella troietta vogliosa di cazzo!”
E così dicendo mi allungò un biglietto da visita con un numero di telefono da chiamare nel caso fossi interessato alla cosa e se ne andò; io chiusi la porta e mi risedetti sul Water pensando come avrei potuto ripulirmi di tutta quella lordura, per fortuna Babatunde mi diede una mano, ma soprattutto il quesito che mi arrovellava la mente era quanto tempo avrei resistito all’invito di quel becero individuo, che mi aveva fatto sentire quella latrina che volente o nolente, ammisi a me stesso di essere diventato.
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