Gay & Bisex
Vergine in chiesa
23.10.2026 |
2.619 |
1
"La luce del tardo pomeriggio entrava dalle vetrate e disegnava chiazze colorate sul pavimento..."
La domenica in cui Don Anselmo celebrò la sua ultima messa, la chiesa era più piena del solito. Il vecchio prete, con le mani tremanti e la voce rauca, diede la benedizione finale e si ritirò in sagrestia senza troppe cerimonie. Vito, diciannove anni, chierichetto da quando ne aveva dodici, lo aiutò a svestirsi come sempre. Il ragazzo era alto, snello, con i capelli castani sempre un po’ scompigliati e quegli occhi chiari che abbassava spesso. Nessuno in paese gli aveva mai prestato troppa attenzione: era il bravo ragazzo della parrocchia, quello che non beveva, non fumava e la domenica mattina arrivava sempre in anticipo.
La settimana dopo arrivò Don Gervasio.
Era un uomo di quarantacinque anni, moro, con le spalle larghe e il petto che tendeva la camicia nera. Aveva una barba corta e fitta, e quando alzava le braccia per benedire si vedeva, sotto le maniche, una peluria scura e abbondante. La voce era bassa, quasi roca. La prima volta che Vito lo vide in sacrestia, mentre si infilava la cotta, sentì qualcosa di strano stringergli lo stomaco. Non era paura. Era una specie di calore che gli saliva dal basso ventre e gli faceva arrossire le orecchie.
Durante la messa Vito continuò a sbagliare. Dimenticò il turibolo, passò il calice dalla parte sbagliata, inciampò quasi sull’ultimo gradino dell’altare. Ogni volta che Don Gervasio si girava verso di lui, gli occhi del prete sembravano indugiare un secondo di troppo sul suo viso. Vito abbassava lo sguardo, ma poi lo rialzava. Non riusciva a smettere di guardargli le mani grandi, i polsi robusti, il modo in cui la cotta aderiva al torace.
Quella sera, a casa, sotto le coperte, Vito si toccò per la prima volta pensando a un uomo. Chiuse gli occhi e rivide le mani di Don Gervasio che sistemavano i paramenti, il profilo della mascella, la peluria scura sul petto quando si era sbottonato il colletto in sacrestia. Si morse il labbro per non fare rumore. Venne in fretta, con una vergogna che gli bruciava ancora sulla pelle quando si addormentò.
Le domeniche successive peggiorarono. Vito era sempre distratto. Una volta rovesciò quasi l’acqua santa. Un’altra dimenticò di spegnere le candele. Don Gervasio non lo sgridava mai in pubblico, ma lo osservava. Lo osservava davvero.
Un pomeriggio di martedì, chiesa vuota, il prete lo chiamò dopo aver chiuso la porta principale.
«Vito. Siediti.»
Si sedettero su un banco laterale. La luce del tardo pomeriggio entrava dalle vetrate e disegnava chiazze colorate sul pavimento.
«Ultimamente sei distratto. Combini sbagli, sguardi distratti… Cos’è che ti turba?»
Vito strinse le mani tra le ginocchia. Il cuore gli batteva forte.
«C’è… qualcuno. Ultimamente. Non so spiegare.»
Don Gervasio non rise. Non lo interruppe. Lo guardò con quegli occhi scuri e aspettò.
«In che senso qualcuno?» chiese, la voce bassa.
E Vito, senza guardarlo, raccontò. Disse che non aveva mai provato niente del genere. Che quando quella persona era vicino, il corpo gli faceva cose strane. Che la sera ci pensava. Che si vergognava ma non riusciva a smettere.
Il prete restò in silenzio a lungo. Poi si alzò, gli mise una mano grande e calda sulla spalla e disse, quasi all’orecchio:
«Non sei stupido, Vito. E neanch’io lo sono.»
prete chierichetto luogo chiesa relazione gerarchica sesso orale toeletta sacrestia giovanile omosessuale
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore.
Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Commenti per Vergine in chiesa:

Discussioni sul pianeta Swinger e non solo...
