Gay & Bisex
28 Vacanze in campagna
15.07.2025 |
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"Il su e giù era non molto breve, a confermare che Antonio era dotato di un’asta particolarmente lunga e di grande rigidità..."
Quando ero ragazzo, durante una calda estate passata in campagna in una fattoria di un caro amico di mia madre, e per caro amico potete benissimo capire che cosa possa intendere, passavo le giornate andando a pesca nei canali circostanti e a fare camminate interessanti tra campi di grano, filari infiniti di pioppi e rigogliose distese coltivate a vario genere.Mentre l’amico di mia madre, pur essendo il proprietario non si occupava di alcun che nel casale, se non di trombarsi mia madre dalla mattina alla sera in ogni posto e in ogni sito della fattoria, senza neanche curarsi di non farsi troppo notare.
Lavorava in banca, non credo fosse un semplice impiegato, sembrava pieno di soldi e probabilmente mia madre aveva annusato la cosa ed oltre a sentire l’odore del cazzo aveva sentito anche quello dei soldi, così non si fece scrupolo di approfittare della situazione.
Anni dopo seppi per vie traverse che aveva stipulato un accordo preventivo di 200 euro giornalieri più vitto e alloggio per se e il figlio nella fattoria; li rimanemmo quasi due mesi e fate il calcolo voi quella gran troia quanto alla fine si mise in saccoccia.
Come se ciò non bastasse, seppi anche che l’autunno precedente, la gran puttana si recò sempre in quella fattoria a fare una serata dove si festeggiava la vendemmia svoltasi in giornata; in quella occasione, dopo i baccanali erano tutti in preda ai fumi dell’alcool e lei soddisfò le voglie di quasi tutti i partecipanti che vi avevano lavorato per una cifra di mille euro; il proprietario fu particolarmente soddisfatto delle sue prestazioni, il porco si complimentò con lei davanti a tutti eleggendola reginetta della festa dimostrandosi in pubblico molto felice di avergli scucito la cifra.
Ora sapevo come mia madre riusciva a rimediare i soldi per mantenere i miei studi, altro che donna delle pulizie, l’unica cosa che aveva pulito erano i cazzi di chi gli aveva sborrato in bocca, in culo e nella fica.
Ad occuparsi di fare il lavoro in fattoria, c’erano varie persone, ma chi comandava era Antonio, un uomo sui cinquanta, bruciato dal sole, sempre in canottiera bianca classica, magro, asciutto e molto prestante, che conosceva bene tutti i luoghi della tenuta e le sue particolarità.
Antonio mi aveva colpito nei pensieri intimi, era un tipo che sprigionava sesso e desiderio, me lo immaginavo tutto nudo con un cazzo nerboruto mentre mi invitava a succhiarglielo, stava diventando la mia ossessione fissa ed ero certo che alla prima occasione non mi sarei tirato indietro.
Lui era gentile con me, forse troppo, visto come trattava i suoi lavoranti, mi indicò quali fossero i posti migliori per andare a pescare e proprio in uno dei posti da lui consigliati feci una sorprendente scoperta.
Erano un paio d’ore che guardavo il galleggiante immobile in attesa che qualche pesce abboccasse all’amo in una roggia che scorreva attraverso una boscaglia abbastanza fitta, Antonio mi disse che in estate e nei posti battuti dal sole il pesce è molto pigro e cerca zone in ombra sotto riva per rinfrescarsi, così mi aveva indicato questo posto, questi sarebbero le zone dove il pesce è più attivo malgrado la calura.
Io comunque avevo già perso ogni speranza, mi stavo assopendo quando udii dei movimenti alle mie spalle all’interno della boscaglia.
Incuriosito mi alzai in piedi andando in direzione della zona da cui mi pareva provenissero, giunto sul posto scorsi due uomini in piedi che parlavano e mi acquattai per non rivelare la mia presenza.
Dopo alcuni minuti di attesa i due smisero di bisbigliare, non ero abbastanza vicino per capire cosa si dicessero; il più giovane dei due allungò la mano sul cavallo dei pantaloni di quell’altro, e dopo averglielo massaggiato un po’ da sopra i pantaloni lo tirò fuori, un bel cazzo oserei dire, lo scappellò con la mano mettendone in evidenza il glande cominciando poi a segarlo con entusiasmo, si inginocchiò e se lo mise tutto in bocca.
La cosa mi stava eccitando e la mia mano corse in mezzo alle gambe alla ricerca del mio pisello che si era già rizzato.
Il più anziano lo scopò in bocca per cinque minuti abbondanti, poi emise un rantolo e gli sborrò in gola.
Dopo la sua venuta mi disinteressai completamente dei due e finii di masturbarmi sborrando per terra.
Quando mi ripresi i due non c’erano più, ma si sentivano i lamenti di qualcuno poco distante tra le foglie, lamenti ritmati, sembravano di qualcuno che lo stava prendendo in culo.
Mi avvicinai e scorsi altri due, uno dei quali stava inculando l’altro con colpi molto decisi, l’altro non se ne doleva, anzi sembrava molto compiaciuto e lo incitava, dandogli il ritmo con i suoi lamentosi gemiti.
Beh, avete capito anche voi che di pesci li non se ne vide l’ombra, anche se di altri pesci, ci sarebbe stata la possibilità di farne una vera indigestione.
Il posto era ovviamente frequentato da gente che voleva dare sfogo alle proprie tendenze al riparo da occhi indiscreti, possibile che Antonio non lo sapesse? Rimasi con questo dubbio, ritirai e le mie canne e il materiale per la pesca e ritornai alla fattoria.
Un giorno parlando con Antonio, gli chiesi se non avessero piante di albicocco, frutto di cui io andavo molto ghiotto e lui mi indicò una zona ricca di questi alberi ma mi raccomandò di andarci accompagnato da qualcuno perché per la raccolta bisognava essere in due, per evitare incidenti come cadute dalla scala o dallo stesso albero.
Fu una mattina della settimana successiva che Antonio mi avvisò che nel tardo pomeriggio avrei potuto trovarlo nella zona degli albicocchi e se fossi andato li verso le cinque avrei potuto raccogliere un po‘ di frutti; quindi organizzai la mia giornata andando prima a pescare al solito posto e poi tornando sarei passato da lui.
Avevo piazzato le mie canne e mi stavo annoiando quando finalmente sentii dei gemiti nel fogliame, mi avvicinai quatto quatto come al solito e scorsi un travestito, neanche molto carino, con minigonna rossa e camicetta bianca, con una parrucca bionda ed un trucco molto pesante, indossava delle calze a rete bianche a maglie larghe a collant e stava spompinando due uomini contemporaneamente, li faceva sborrare abbastanza velocemente in quanto vi era una fila di persone in fila che attendevano il loro turno.
Al termine credo abbia succhiato il cazzo ad una ventina di avventori, inghiottendo tutto senza sprecarne una goccia che una, rimasto solo alzò lo sguardo verso il luogo dove mi ero rintanato rivolgendomi un invito ad uscire allo scoperto: “Ehi tu, inutile che ti nascondi, ti ho notato da tempo, esci fuori così mi puoi guardare da vicino!”
E così dicendo sollevò la minigonna e sbandierò la sua nerchia davanti ai miei occhi attraverso i collant aperti sul cavallo.
Non so cosa mi prese ma obbedì al suo ordine come se non stessi aspettando altro, gli andai incontro e quando gli fui di fronte mi disse:” Oggi ho fatto godere un sacco di persone, ora voglio divertirmi un poco anche io, vediamo cosa sai fare piccolo aspirante finocchietto!”
Mi posò una mano sulla spalla e mi spinse giù in ginocchio, avevo la sua cappella davanti agli occhi ma non sapevo che fare e lui mi intimò: “Apri la bocca gioia mia che ti faccio assaggiare un po’ di carne fresca!”
Mi spinse in bocca il suo cazzo sudatissimo ed umidiccio muovendosi dentro e fuori, poi mi mise le sue mani dietro la testa e cominciò a scoparmi vigorosamente in bocca; dopo cinque minuti di dentro e fuori si ritrasse e mi intimò, continuando a masturbarsi freneticamente: “Resta in ginocchio puttanella e apri per bene la bocca che te la riempio di sborra calda!”
Detto fatto mi ritrovai una esondazione di liquido seminale che colava dagli angoli della bocca e non solo, perché i suoi schizzi mi erano arrivati anche sul resto del viso e tra i capelli.
Mi ordinò perentoriamente: “Butta giù, butta giù piccola checca, se ti è piaciuto molto domani potrai venire a darmi una mano a svuotare i coglioni della gente di questo paese!”
Con la bocca piena di sborra e tutto lordo sul viso, in uno stato di impotenza apparente, travolto dall’evolvere degli eventi, inghiottii il tutto per non fare ulteriormente incazzare il trans, mi rialzai e scappai via tornando al luogo dove avevo lasciato le canne, mi risciacquai nella roggia e mi risistemai, poi visto che ormai la giornata volgeva al termine ed avevo il tanto atteso appuntamento con Antonio nel frutteto mi incamminai.
Arrivai all’appuntamento un po’ in ritardo, non vedevo Antonio, pensai se ne fosse già andato, ma non potevo rinunciare a raccogliere qualche frutto prima di andarmene.
Salii qualche gradino di una scala appoggiata ad un albero carico di frutti maturi, fino a poterne raccogliere i più bassi quando sentii la voce di Antonio riprendermi con autorevolezza: ”Cosa ti avevo raccomandato? Di non salire sulla scala se fossi stato da solo?”
Mi giustificai: “Scusa Antonio, pensavo che te ne fossi andato a causa del mio ritardo! Non sarei potuto andare via senza raccogliere qualche frutto”
Mi rispose: “Non mi ero allontanato, mi ero solo sdraiato all’ombra nel capanno in attesa che tu arrivassi”
Si posizionò ai piedi della scala bloccando con le sue braccia poderose l’ondeggiare della stessa, mi sentii molto più sicuro e riempii molto velocemente il contenitore che mmi ero portato appresso, scesi la scala fino a poter passare il cesto ad Antonio che lo appoggiò a terra, ripresi a scendere ancheggiando un po’ per vedere la sua eventuale reazione fino ad arrivare col mio culetto all’altezza del viso di Antonio, in quel momento percepii le sue mani prendermi i pantaloncini in vita ed abbassarli lentamente, poi anche le mutandine scesero giù, ma molto più velocemente fino a scoprire completamente i glutei, le sue mani mi afferrarono decisamente le chiappe divaricandole il più possibile, rivelando ai suoi occhi in quel momento sovraccarichi di libidine il bramato pertugio che si allargava come una ventosa per l’eccitazione.
Il suo volto si insinuò tra le mie chiappe cominciando a leccare il buchetto con maestria, leccate avide della mia parte più nascosta che ora si stava abbondantemente lasciando andare, la sentivo dilatarsi come non l’avevo mai sentita fare, la sua lingua mi titillava lo sfintere e mi penetrava leccando tutto il suo intorno facendomi toccare il cielo con un dito.
Poi le sue labbra si stamparono sul mio sfintere aderendovi completamente, con la lingua frullava dentro come un piccolo cazzetto, insomma mi limonava il culo facendomi eccitare non poco, tanto che poco dopo sborrai sulla scala senza neppure toccarmi sgocciolando come una cagna in calore.
Scesi la scala qualche gradino tenendomi con le mani, poi piegai le gambe e lasciai andare il culo all’indietro verso il basso fino a sentire qualcosa che capii poter essere la sua cappella che stava venendo a contatto e contatto con le mie labbra anali, mi rilassai e per Antonio fu un gioco da ragazzi infilarsi dentro agevolato dal preventivo lavoro di lingua.
Umidificato a dovere il mio buchetto era diventato una cloaca dilatata, sentivo il suo nerbo piantato dentro di me, andai su e giù lasciandomi andare dalla scala per poi tornare su tirandomi con le braccia, andavo incontro ai suoi colpi, gli percorrevo tutta l’asta salendo e scendendo tenendomi sempre alla scala con le mani, l’effetto era lo stesso di una bocca che inghiottiva il cazzo percorrendo con le labbra tutta l’asta.
Il su e giù era non molto breve, a confermare che Antonio era dotato di un’asta particolarmente lunga e di grande rigidità.
In quel momento riuscii a comprendere come Eva abbia potuto rinunciare al paradiso terrestre optando per il frutto proibito che gli propose il serpente, e che serpente fosse quello di Antonio che mi entrava tutto dentro procurandomi un godimento infinito? Un Anaconda?
Le mie forze però erano allo stremo, Antonio se ne accorse e mi cinse prontamente la vita con le braccia, io mi lasciai andare completamente mollando la presa sulla scala confidando nelle robustissime braccia di Antonio.
Antonio mi trasportò, senza mai togliermi il cazzo dal culo, fino al capanno appoggiandomi poi su una branda preparata per l’occorrenza e sussurrandomi in un orecchio: “Lo sapevo che eri una puttanella, ne ho avuto la conferma quando pur non prendendo un pesce che uno, continuavi ad andare a pescare tutti i giorni al solito posto, credo che li di pesci tu ne abbia anche presi, ma non nella roggia ma nel culo eh? Dai che ti sei divertito, dimmi la verità dai!
Gli risposi: “No Antonio, ma ho solo succhiato un cazzo oggi pomeriggio, il cazzo di un trans biondo, poi solo delle grandi pippe, il culetto l’ho tenuto in serbo esclusivamente per te, sapevo che mi avresti fatto tuo e mi avresti fatto urlare dal piacere, contento?”
Antonio non rispose e si alzò in piedi, solo allora vidi di quale cazzo fosse dotato, dei marmorei venti centimetri abbondanti con in testa una cappella gonfia e rigogliosa, non pensavo che il mio culetto non ancora completamente sfondato potesse recepire un randello di quelle dimensioni.
Abbronzato, cazzuto al punto giusto, muscoloso ed asciutto nella sua canottiera bianca che contrastava col colore della sua pelle arsa dal sole, con un aspetto duro come il suo cazzo, un po’ in là con gli anni si, ma per me in quel momento era il massimo che potessi desiderare e questo mi mandò in brodo di giuggiole ansioso che lui continuasse ad abusare di me.
Le mie parole lo eccitarono ancora di più, anche io mi sentivo ancora più troia, orgoglioso di ciò che stavo facendo e pronto a qualsiasi eccesso; Antonio infoiato mi si avventò sopra, mi alzò le gambe sopra le sue spalle e mi scopò vigorosamente il culo guardandomi in faccia, io lo incitai emettendo gemiti di soddisfazione chiedendogli di apostrofarmi con insulti pesanti, che me lo sarei meritato, il suo volto era pregno di libidine, più lo incitavo, più lui mi vibrava colpi profondi.
Stava ormai arrivando al culmine quando si sentii urlare il suo nome da fuori il capanno, sulla porta comparve Luis, un lavorante di colore della fattoria, ma Antonio non si fermò, estrasse il cazzo dal mio culo lasciandomi un senso di vuoto indescrivibile e venne copiosamente su di me, irrorandomi il torace ed il viso apostrofandomi con queste parole: “Ti riempio di sborra cagnetta in calore, troia rottinculo, succhiacazzi, puttanella!”
Sembrava non smettere mai di sborrare, poi ci fu un attimo di pausa dopo il quale Antonio mi rassicurò: “Tranquillo, tranquillo, Louis è dei nostri, ha già avuto le sue esperienze! Ma ora girati, mettiti a pecora e mostra a Luis le tue chiappe bianche che sicuramente lo faranno impazzire!”
Obbedii come un automa, in quel momento avrei fatto qualsiasi cosa Antonio mi avesse chiesto.
Nel frattempo, Luis si era tolto tutto, era filiforme, molto magro, ma in mezze alle gambe aveva qualcosa di spettacolare, il suo cazzo penzolante gli arrivava quasi alle ginocchia; dal tanto che era magro il cazzo sembrava largo come le sue cosce, se lo reggeva con due mani per tenerlo dritto, una non sarebbe stata sufficiente, il suo cazzo era largo alla base ed andava progressivamente restringendosi, la cappella non era particolarmente più larga del resto dell’asta, non sarebbe stato traumatico quindi il suo primo ingresso, poi il resto di quel cazzo mi avrebbe progressivamente ed inesorabilmente allargato il buco senza grossi dolori .
Antonio lo invitò alla festa:” Guarda che bel culetto burroso che ha! Ti piace Luis? Bello bianco e rosso, meglio di quello di sua madre! Ricordi Luis?”
E così dicendo mi rifilò dei sonori schiaffoni sulle chiappe lasciandomi il segno delle cinque dita.
E qui realizzai che sia Antonio che Luis parteciparono a quella festa di fine vendemmia e si spupazzarono mia madre, quella incommensurabile troia.
Antonio rincarò la dose:” Questa puttanella è ancora più troia di chi l’ha messa al mondo, te lo garantisco Luis! Il suo culetto ti piacerà Luis, ti farà sborrare come non hai sborrato in vita tua, credimi!
Questi confronti con mia madre, di chi fosse la più troia tra noi, mi mandarono fuori di testa, l’essere riconosciuto più appetibile di mia madre mi stravolse, la competizione con lei l’avevo sempre sentita e quelle parole mi riempirono di soddisfazione moltiplicando la mia eccitazione e il desiderio di essere aperto da quella nerchia tutta nera.
Inarcai la schiena, con le mani afferrai le chiappe divaricandole esponendo il mio pertugio a Luis, rilassai lo sfintere ancora umido della saliva e degli umori di Antonio, urlando:” Scopami Luis, inculami dai! Aprimi in due! Fammi tua! Riempimi di sborra! Dimmi che sono più bravo di mia madre! Che sono più maiala di lei!”
Luis si avvicinò reggendo la sua proboscide con due mani e puntò la cappella sull’orifizio, lo strusciò un po’ su e giù per farmelo desiderare, tanto che rimasi in attesa con la bocca aperta e la lingua di fuori ansimando affannosamente, poi cominciò a spingere entrando senza difficoltà; quando qualche centimetro di quel cazzo fu saldamente dentro, Luis tolse le mani che lo reggevano e cingendomi i fianchi con un colpo secco sprofondò progressivamente dentro tutto.
Sentii un lancinante dolore che mi fece sobbalzare, Luis rimase fermo qualche secondo per farmi abituare alla sua presenza, poi svanita piano piano la sensazione di dolore, fui io a cominciare a muovermi dando il la alla cavalcata.
Luis cominciò a muoversi prima lentamente, poi sempre più veloce, fino a somigliare ad un martello pneumatico, mi sentivo devastato, mi sembrava di essere montato da una macchina non da un umano; ma questo mi riempi di eccitazione e goduria, sembravo anestetizzato, subì la monta selvaggia per parecchi minuti, alla fine della quale senti Luis sborrare come una fontana, uno, due getti potenti nell’intestino, poi sfilò il cazzo tenendolo sempre con due mani, lasciandomi una sensazione di vuoto incredibile e ancora voglia di cazzo in culo, fino a sborrarmi sulle mie chiappe e sulla schiena, riversando su di me un fiume di sborra calda che cominciò a colarmi dalle chiappe e defluire dal mio buco del culo enormemente dilatato e abbondantemente farcito.
Mi rimasero ricordi confusi del dopo la monta, se non il dolore alle mie terga violate, lentamente persi conoscenza assopendomi.
Quando mi ridestai ero solo ed il sole era già tramontato, mi risistemai velocemente, uscii dal capanno, chiusi la porta e tornai alla fattoria.
Giunto a destinazione, Antonio e Luis mi attendevano seduti sotto il porticato insieme agli altri nerboruti braccianti, ero imbarazzato e non sapevo come comportarmi, ma il silenzio fu rotto da Antonio che mi si rivolse così facendomi l’occhiolino: “Bentornato! Niente pesci anche oggi? Vabbè dai non prendertela, domani sarà un giorno più fortunato! Farai il pieno sicuramente!” Sottointeso, non di pesci ma di cazzi in culo.
I presenti scoppiarono a ridere guardandomi in un modo strano, mi sembrò un po’ ironico e un po’ malizioso, quasi a garantirmi che il giorno successivo sarebbe stato il loro turno.
Confesso che rimasi un po’ deluso da Antonio, che aveva verosimilmente spifferato ai suoi lavoranti ciò che era da poco successo al capanno.
Per tagliare la testa al toro, il giorno successivo mi detti malato e non misi la testa fuori dalla mia camera per evitare qualsiasi approccio dagli energumeni presenti, anche se non nascondo che l’idea di tutti quegli uomini nudi in fila indiana dietro di me con i cazzi duri pronti a soddisfare i propri appetiti mi allettava non poco, d’altra parte solo così avrei potuto superare la prestazione di mia madre alla festa della vendemmia.
La competizione con mia madre mi solleticava, superarla o almeno eguagliarla in maialate non mi sarebbe
Ma alla fine dei conti, i cazzi sarebbero stati tanti ma il culo uno solo, quindi preferii non andare oltre.
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