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Gay & Bisex

Amore vietato (4. Il finale)


di Argobear
07.08.2025    |    2.042    |    5 9.8
"Lo tirò fuori e dalla sua cappella continuava ad uscire liquido seminale; uno schizzo caldo mi arrivò sulla pancia mentre anche io preso dall’eccitazione feci uno schizzo che mi arrivò dritto..."
Oramai erano quasi due anni che con il mio amante fisso che chiamavo col diminutivo di Babù ci si vedeva appena era possibile, quasi tutti i giorni oramai, anche solo per prenderci un caffè al bar.
Lui bisex con una moglie e due figli, io con un compagno fisso e convivente da oltre 20 anni.
Entrambe relazioni solide, ma a cui mancava un qualcosa e il desiderio di nuove emozioni, forse di amori per la società civile vietati.
Fisicamente ci assomigliamo; lui è un po' più alto di me, intorno al metro e ottanta, robusto, tanto pelo morbido su pancia e petto che arrivava fino alle larghe spalle, braccia muscolose, mani che sanno cosa è il lavoro manuale, un bellissimo sorriso con denti bianchi, un bel viso, occhi marroni espressivi che sanno guardare oltre le apparenze, capelli corti scuri.
La sua carnagione chiara si nota soprattutto guardando il suo uccello che chiamavo con il nomignolo Rocco; il motivo è facilmente intuibile (e oltretutto era sempre pronto a dare piacere).
Io a differenza sua, con carnagione olivastra, capelli rasati e occhi verdi. Fisico asciutto e molto pelo scuro e un po' crespo specie sul petto. Una barba ancora in gran parte nera e ben curata.
Pensavamo frequentandoci di aver trovato la soluzione alla nostra necessità di evasione dalla vita quotidiana ma il rapporto fra noi si era trasformato con il passare del tempo non solo in una forte amicizia, ma in ciò che più temevamo.
Un sentimento così forte che non lasciava alcun dubbio, era amore, un amore appunto vietato da tutti coloro che hanno capacità di ragionare.
Ma oramai non riuscivamo più né a ragionare in modo lucido, né a nascondercelo. Avevamo necessità di viverci, di respirarci sicuri che avremmo potuto affrontare insieme ogni cosa.
Ma si sa, l’amore fa fare cose stupide…
A febbraio 2025, la moglie sarebbe andata via qualche giorno per lavoro così lui mi fece una proposta che non potevo rifiutare date le scarse occasioni per passare alcune notti insieme.
Prendemmo un hotel in provincia di Milano in modo da non essere troppo lontani da dove abitava in caso di necessità. Avendo i figli abbastanza grandi a casa, poteva inventarsi dei lavori da svolgere la notte e quindi assentarsi ma almeno di giorno avrebbe dovuto comunque rientrare. Io invece, con la scusa di un viaggio di lavoro, non avrei avuto difficoltà ad allontanarmi da casa.
Ci incontrammo direttamente un lunedì pomeriggio in hotel. Eravamo entrambi agitati; non ci capitava da parecchio di poter passare un paio di notti insieme. Pensare di poter fare l’amore e di poter poi dormire abbracciati era un sogno proibito per entrambi.
Facemmo subito l’amore, in modo animalesco. Appena entrati in stanza ci baciammo appassionatamente. Le lingue continuavano ad avvolgersi e la saliva a mischiarsi. Preso dalla voglia, lo feci mettere sul letto alla pecora tirandogli giù i pantaloni solo a metà ed inizia a leccarlo dietro inizialmente in modo dolce, poi sempre con maggiore fervore e la mia lingua lo penetrava sempre di più allargandogli il buco mentre lui cominciava a gemere chiedendomi di continuare.
Andammo avanti così un paio di minuti, la saliva iniziava a colarmi sulla barba. Presi il gel lubrificante ed iniziai ad appoggiargli un dito sentendolo godere. Poi quel dito iniziò la sua lenta ma inesorabile e decisa penetrazione fino a che le dita erano diventate due ed entravano ed uscivano ad un ritmo sempre più incalzante dando piacere ad entrambi.
Oramai era pronto, mi slacciai solo la lampo senza togliere i pantaloni.
Il mio uccello prima barzotto era diventato durissimo nell’attesa ed in un solo colpo secco si fece strada in lui che fece un timido verso di dolore che ben presto lasciò il posto a gemiti di piacere ad ogni colpo.
Sentivo le sue chiappe sode sbattute contro il mio bacino e per farlo sentire ancora più mio, gli diedi un paio di sberle sul culo che passarono praticamente inosservate come se fossero state carezze proprio perché troppo impegnato a godersi il momento.
Ancora pochi minuti e sentii che la mia sborra era pronta ad inondarlo.
E così feci. Grugnendo, il mio getto lo riempì completamente dandogli il piacere di sentirsi mio. Solo mio.
Sfinito mi buttai sdraiato su di lui, con ancora il mio uccello dentro di lui.
Rimanemmo così qualche minuto.
Poi ci spogliammo ed andammo nella vasca completa di doccia per lavarci.
Gli dissi che dovevo fare pipì e lui mi rispose “Falla qui!”. Colsi subito l’occasione. Lui seduto in vasca davanti a me. Io in piedi con il cazzo nuovamente barzotto iniziai a pisciare prima sui suoi piedi, poi il getto salì al petto inondando quel tappeto di pelo nero per poi arrivare alla faccia. A quel punto aprì la bocca e ne bevve un sorso. Voleva tutto di me. Nel frattempo era così eccitato che continuava a masturbarsi.
Finito di pisciare, mi avvicinai a lui, gli misi il mio uccello nuovamente duro in bocca e lui cominciò a pompare. La sua bocca era desiderosa anche di altro così dopo pochi minuti gli venni anche in bocca e mentre beveva tutto fino all’ultima goccia di sperma, venne anche lui masturbandosi seduto nella vasca.
La sera andammo a mangiare una pizza e al cinema, come una coppia “normale” e la notte rimanemmo abbracciati godendoci questa insolita sensazione di benessere e gioia data dalle cose più semplici e dal non sentirci giudicati per ciò che stavamo vivendo.
Anche il giorno seguente ci rivedemmo nel tardo pomeriggio mentre la sera andammo a cena a Monza, una passeggiata in centro tenendoci sottobraccio e poi ci infilammo in un bar proprio davanti al duomo.
Ricordo che c’era di sottofondo musica anni 80.

Gli dissi “Sono felice”. Lui mi guardò e mi sorrise senza dire nulla.
Non amava esternare i suoi sentimenti e le parole “ti amo” da parte sua sono state molto rare. Ma non importa, sapevamo di amarci e questo ci bastava nonostante i sensi di colpa di entrambi ed il suo sentirsi inadeguato come uomo, marito e padre agli occhi del resto del mondo, ma non ai miei occhi per i quali lui era l’uomo perfetto.

Tornammo in camera, avevamo nuovamente voglia di fare l’amore. Lui mi spogliò con molta calma e mi fece stendere sul letto dal quale potevo vedermi riflesso grazie allo specchio sul soffitto.
Anche lui si spogliò e dopo aver sistemato con cura i sui vestiti, si stese di fianco a me e mi baciò. Un bacio intenso, profondo. Poi si mise su di me. Sentivo il suo peso, il suo pelo sul mio, petto contro petto ed intanto il suo uccello era bello duro e lo sentivo fra le cosce intuendo cosa sarebbe successo.
Iniziò a leccarmi e baciarmi ovunque fino a che si soffermò sul mio uccello per poi scendere ed iniziare a lavorarmi l’ano. Prima con la sapiente lingua, poi con l’aiuto dell’immancabile gel, con uno e poi due, forse tre dita. Persi il conto. Ma che importa? Ero suo, poteva fare di me ciò che voleva.
Mi fece tirare su le gambe, mi appoggiò il suo uccello che senza fatica si fece strada in me, fino in fondo.
Io vedevo tutto allo specchio, era come essere in un film porno.
Il ritmo, inizialmente lento, si fece sempre più deciso e forsennato. Nel frattempo riusciva a baciarmi ed abbracciarmi. Il mio uccello era una sua preda e continuava a masturbarmi. Più mi sbatteva, più il mio si induriva ad ogni colpo ed oramai ero pronto per venire.
Ma lui mi anticipò urlandomi “Vengo, vengo, vengo!” e guardandomi negli occhi scaricò buona parte della sua sborra calda dentro di me con affondi sempre più impetuosi e decisi.
Lo tirò fuori e dalla sua cappella continuava ad uscire liquido seminale; uno schizzo caldo mi arrivò sulla pancia mentre anche io preso dall’eccitazione feci uno schizzo che mi arrivò dritto dritto sulla mia barba. Lui non perse tempo e, chinandosi, mi prese l’uccello in bocca bevendo con gusto la crema calda rimanente.

Rimanemmo uno sull’altro abbracciati e soddisfatti per poi riempire la vasca idromassaggio di acqua bollente e metterci dentro. Io sdraiato appoggiato di schiena sul bordo della vasca, lui sdraiato appoggiando la sua schiena sul mio petto peloso. C’era parecchia schiuma da bagno ed io, dolcemente, mentre gli baciavo la nuca e la testa, gli passavo la mia mano sul petto versandogli delicatamente dell’acqua calda e massaggiando i suoi muscoli pettorali ed il pelo del petto e pancia.
Gli dissi “Ora so cosa vuol dire toccare il cielo in una stanza!”. Eravamo felici ma il destino sa essere beffardo.

La notte dormimmo nudi, io lo abbracciavo da dietro ed il suo corpo si infilava perfettamente nelle forme del mio.
La mattina facemmo colazione e ci salutammo perché quel giorno sarebbe tornata la moglie a casa.

Il pomeriggio ricevetti un suo messaggio “E’ successo un casino, mia moglie sa tutto. Ha trovato dei messaggi non so come e non ho potuto fare altro che ammettere! Ti faccio sapere più tardi”.
Furono giorni molto complessi per entrambi, ovviamente soprattutto per lui.
La moglie perdonò il tradimento ma il mio Babù dovette prendere una dura decisione e mi scrisse “Io e te dobbiamo parlare…”. Mi era già chiaro cosa avrebbe dovuto dirmi.

Ci vedemmo di persona dopo qualche giorno a casa mia. Praticamente io piansi tutte le due ore che rimase con me.
Ricordo solo le varie frasi di circostanza che mi disse “Devo concentrarmi sulla mia famiglia, tu sei troppo presente anche da assente” e poi “Sei il più grande rimpianto della mia vita”, ecc…
Ci salutammo in un abbraccio infinito, forse capiterà di risentirci e vederci.
Posso e devo solo accettare la sua scelta. E basta!
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