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Gay & Bisex

Romain: In tuo ricordo


di Argobear
15.09.2025    |    3.885    |    7 9.6
"Rimanemmo abbracciati qualche minuto, la mia testa sul suo petto peloso mentre lui mi accarezzava dolcemente il viso..."
Era una sera nella quale mi stavo annoiando e cazzeggiavo su un noto sito di incontri online.
Ad un tratto mi apparve un messaggio che non era il solito “Ciao come va?” ma diceva “Bonsoir” e che quindi attirò subito la mia attenzione. Provai a rispondere con qualche frase in francese che mi era rimasta nella memoria dai miei studi di molti anni fa ma, dopo qualche altro scambio di messaggi, dovetti ricorrere al traduttore di Google.
Iniziò quindi uno scambio di messaggi; lui mi disse di chiamarsi Romain, un uomo di 40 anni che mi scriveva dalla zona di Parigi. Non so come, ma mi aveva trovato fra i tanti profili proposti dall’App e aveva quindi deciso di contattarmi incuriosito dalle mie foto.
Dopo qualche timido messaggio ci scambiammo qualche foto e, porca miseria, era proprio sexy!
Il tipo di uomo un po' orso per cui vado pazzo: un bel viso maschile e dolce, barba nera curata, occhi scuri profondi, un bel sorriso, capelli castani corti un po' in piedi, carnagione chiara, un petto robusto sul quale spiccava il pelo nero liscio e folto, spalle larghe che incorniciavano un corpo massiccio.
I suoi modi erano gentili, affabili ed era bello potersi scambiare pensieri e desideri reciproci.

Come spesso succede, si arrivò quindi allo scambio di foto xxx e la conferma che aveva proprio tutto al posto giusto, anche un bell’uccello più o meno di circa 20cm, di una forma perfetta, abbastanza largo e, nella foto ricevuta, appoggiato in tiro sulla sua coscia nella vasca da bagno piena di schiuma: proprio un gran bel vedere!

Nei giorni successivi ci fu un ulteriore scambio di messaggi e mi confessò che era nato in Romania, abbandonato dai genitori e quindi adottato da una coppia che abitava a Cannes nel sud della Francia. Così, quasi per gioco, gli proposi di incontrarci una volta che fosse stato in visita dai suoi genitori adottivi, magari a metà strada, dato che io abitavo a Milano.

Dopo qualche mese nel quale rimanemmo sempre in contatto scambiandoci confidenze reciproche, fissammo finalmente la data dell’incontro che si sarebbe svolto a Sanremo.

Era un giorno della settimana, arrivai la mattina presto in stazione dove Romain sarebbe arrivato in treno. Parcheggiata l’auto, scesi e andai al binario ad aspettarlo; dopo pochi minuti il treno puntuale arrivò e lo vidi scendere.
Era esattamente come in foto, forse meglio ancora! Alto quasi un metro e ottanta, sui 95kg di peso, massiccio con i peli neri evidenti sulle braccia e che si intravedevano anche uscire dal colletto della polo indossata.

Ci presentammo con una stretta di mano e un paio di baci sulle guance e, in lingua inglese, lo invitai a seguirmi per raggiungere la mia auto. Mi fece un bel sorriso compiaciuto; era evidentemente anche lui soddisfatto di come mi presentavo fisicamente: pelo scuro e abbondante che lasciavo intravedere dalla camicia appositamente un po' slacciata sul petto, un viso simpatico che mostrava un sorriso dolce e rassicurante, barba scura, fisico robusto senza eccessi, un po' più basso di lui.
Durante il tragitto in auto diretti verso la camera dell’hotel che avevo prenotato, parlammo in lingua inglese del suo viaggio, dei suoi genitori e del suo cane che aveva da poco preso e al quale si era da subito molto legato.
Era evidente l’interesse reciproco così mi feci coraggio ed allungai la mia mano destra sulla sua coscia sinistra. Lui mi sorrise, mi accarezzò la mano per poi stringerla con delicatezza nella sua.
Un gesto di confidenza che rassicurò entrambi sul proseguo della giornata.
Arrivati davanti all’hotel, parcheggiai l’auto, andammo a fare il check in reception e poco dopo entrammo nella stanza assegnata.
Una bella camera spaziosa con un gran letto matrimoniale che aspettava solo di vederci complici nelle sue lenzuola profumate.

Eravamo in piedi l’uno di fronte all’altro guardandoci negli occhi; non era imbarazzo, solo desiderio di goderci quell’istante prima che i nostri corpi diventassero un tutt’uno.
Non so bene chi dei due si avvicinò per primo ma, in un attimo, eravamo abbracciati e cominciammo a scambiarci un bacio nel quale le nostre lingue fecero conoscenza.
Le mani di entrambi nel frattempo cercavano il corpo dell’altro ed i nostri corpi si stringevano sempre di più l’uno con l’altro.
Il bacio diventò sempre più impetuoso e desideroso di farsi strada. Nel frattempo potevo sentire il suo uccello già duro premere contro il mio ed il suo petto sempre più schiacciato contro il mio.
Le mie mani strinsero le sue chiappe attraverso i pantaloni spingendo il suo bacino contro di me per sentire ancora di più il suo desiderio che stava sempre più crescendo.
Iniziò a slacciarmi completamente la camicia mettendo a nudo il mio petto villoso e cominciò a baciarmi dolcemente i capezzoli passando la lingua su tutto il pelo.
Nel frattempo io gli levai la polo mettendo a nudo tutta la sua perfezione. Il pelo scuro partiva dall’ombelico, saliva su tutta la pancia ed il petto, arrivando alle spalle. Ma il bello doveva ancora arrivare; gli slacciai i pantaloni facendoli scivolare ai suoi piedi, mostrando un paio di mutande bianche che mettevano in luce la sua erezione per tutta la lunghezza. Mi misi in ginocchio per apprezzare questo spettacolo ed iniziai a baciargli e poi a leccargli l’uccello tramite le mutande. Poi feci scivolare queste ultime giù, sulle sue gambe muscolose e mi ritrovai la sua cappella proprio davanti alla mia bocca che si aprì per accogliere questa fantastica erezione.
Il cazzo era già duro e sapevo che avrei fatto una gran fatica a farlo arrivare fino in gola viste le dimensioni; notai la cappella rosea, un profumo intenso di maschio mi inebriava.
Il pube era ricoperto di peli neri che poi salivano dolcemente, come se fossero disegnati, a ricoprire la pancia e i pettorali.
Iniziai a baciare il glande per poi mettermi questo bell’uccello tutto in bocca ed iniziare a succhiarlo come meglio sapevo fare. Andai avanti un paio di minuti e quando lui mi prese la testa spingendomi il suo cazzo fino in gola mi sentii soffocare e mi venne un rigurgito di saliva ma la sensazione rimaneva piacevolissima.
Mi face alzare e mi sedetti sul letto, lui si abbassò fino a terra ed iniziò a leccarmi partendo dai piedi e, passando dalle cosce, arrivò alle mie palle sulle quali si concentrò con passione per poi arrivare al mio uccello oramai durissimo e che iniziò a succhiare con maestria tenendolo con una mano alla base fermo mentre tutto il resto gli riempiva la bocca. Mi fece poi stendere e tornò a baciarmi con una passione ed un coinvolgimento che non aveva nulla a che fare con altri primi incontri che avevo vissuto.
Esisteva già una confidenza innata, la voglia reciproca di dare piacere all’altro.
Mentre mi baciava, si stese completamente su di me tenendomi dolcemente la testa; sentivo tutto il suo peso sul mio corpo, il suo pelo contro il mio, le nostre gambe incrociate mentre i nostri uccelli duri si strofinavano l’uno contro l’altro.
Quando mi diede l’opportunità di spostarmi, mi girai e tornai a prendergli in bocca l’uccello che era tutto da godere per dimensioni e perfezione.
Lui fece lo stesso con il mio ed io approfittai per farglielo sentire fino alla gola mentre lo sentivo godere per il piacere.

Durante questo fantastico 69, decisi di spingermi un po' più in basso arrivando al suo buco che notai essere perfetto e che risaltava fra le sue chiappe tonde e leggermente pelose. Iniziai a leccarglielo e capii che non era abituato a questa sensazione che gli stavo procurando. Ma capii anche dai suoi versi, che aveva piacere così continuai con la mia sapiente lingua a leccarlo mentre con il mio cazzo gli riempivo completamente la bocca.
Allungai poi la mano e mi misi del gel sulle dita per poi passargliele dolcemente sull’ano che iniziai a massaggiare con capacità fino a che il mio dito medio cominciò a farsi strada in lui dandogli inizialmente un po' fastidio; ma il mio cazzo gli riempiva la bocca e non aveva la forza e, forse, neppure la volontà di ribellarsi.
Dopo qualche minuto, il mio dito era completamente sparito dentro Romain che si godeva questo piacere amplificato dal mio uccello in bocca che non aveva mai smesso di succhiare con devozione.
Capii che il buchetto era sufficientemente dilatato così lo invitai a sdraiarsi su un fianco ed io mi misi di dietro di lui. Lo abbracciai dolcemente e mordicchiandogli collo e spalle, gli puntai il mio uccello duro ed iniziai a spingere. Non si aprii immediatamente e dovetti pazientare ma il desiderio era troppo così, pian piano, mi feci largo dentro di lui fino a che fui completamente dentro.
Oramai il più era fatto, cominciai a muovermi piano per poi aumentare il ritmo mentre lo sentivo godere ad ogni colpo.
Mi misi poi con tutto il mio corpo su di lui e continuai incessantemente a dare colpi sempre più decisi. Oramai il suo culo era diventato morbido ed accogliente.
Si mise quindi alla pecora ed io da dietro continuai a sbatterlo. Tiravo fuori completamente il mio uccello per poi riaffondarlo completamente nel suo buco che oramai aveva solo desiderio di me.
Le mie mani gli accarezzavano la schiena tenendolo giù per poi aggrapparsi ai suoi fianchi mentre i colpi si facevano più decisi. Quando uscivo, gli allargavo le chiappe ed il mio uccello scivolava nuovamente dentro di lui.
Andammo avanti così diversi minuti, le mie mani gli stringevano le palle ed il suo cazzo tosto che aveva cominciato a perdere sperma senza controllo. Il ritmo si fece sempre più intenso e mi sentii quasi esplodere.

Venni fuori appena in tempo inondando di sborra con un paio di schizzi poderosi la sua schiena e le chiappe mentre anche lui stremato dal piacere veniva in una copiosa sborrata sull’asciugamano che avevamo saggiamente appoggiato sul letto.

Rimanemmo abbracciati qualche minuto, la mia testa sul suo petto peloso mentre lui mi accarezzava dolcemente il viso.
Si alzò quindi per andare a fare la doccia, io lo guardai mentre era sulla porta del bagno e gli chiesi di fermarsi così.

Lo ricorderò sempre in questo modo, nudo in piedi in tutta la sua bellezza di maschio mentre mi guardava con un sorriso disarmante.

Lo seguii poi in doccia e ci passammo il sapone a vicenda, abbracciandoci ed accarezzandoci dolcemente mentre ci si continuava a baciare.

La giornata era volata, così lo accompagnai in stazione promettendoci di rivederci appena possibile nonostante i nostri rispettivi impegni sentimentali.
Riuscimmo a rivederci una seconda volta dopo qualche mese e fu altrettanto intenso e a parti invertite.
Decidemmo che la volta successiva avremmo preso un hotel alle Cinque Terre e che avremmo passato almeno una notte insieme.

Ma il destino sa essere molto crudele alcune volte.

Pochi mesi fa mi scrisse un messaggio e mi disse che non stava bene; aveva fatto degli esami medici ed aveva scoperto di avere un tumore.
Un paio di settimane fa ricevetti un messaggio dal suo numero telefonico che mi informava che Romain, l’uomo che io chiamavo “Mon petit”, non era più con noi.

Continuerò a pensare a quell’uomo sulla soglia del bagno che mi guardava con i suoi occhi dolci e profondi.
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