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Gay & Bisex

Gennaro e il furgone delle meraviglie


di Golatunnel
31.01.2025    |    238    |    0 9.2
"Con una mano sulla spalla mi spinge leggermente giù e comprendo che devo tornare in ginocchio, Gennaro si siede di nuovo di fronte a me su di una piccola sporgenza della carrozzeria e mi apre la..."
Ieri mi sentivo depresso, problemi di lavoro, problemi in famiglia, problemi economici.... insomma problemi!
Tornato a casa un po' prima del solito, mentre stavo per mettermi comodo e versarmi un bicchiere di vino, decido invece di buttarmi sotto la doccia e depilarmi le parti intime. Detto fatto, mi preparo anche per un eventuale scopata e, ripresa la macchina, mi dirigo verso un noto luogo di cruising alla periferia della mia città.
Solitamente più ho voglia minore sono le probabilità di trovare qualcuno che mi piaccia e che sappia soddisfare la mia fregola, però ho bisogno di staccare la spina, prendere un po' d'aria, pensare a qualcosa di leggero e poi, tentare non nuoce.
E' già buio, c'è traffico per strada ma arrivo abbastanza rapidamente alla mia destinazione; tristezza infinita.....ci sono tre macchine nel largo piazzale davanti all'ex caserma. Due persone le vedo da anni, sembra quasi che vivano lì, la terza in un macchinone pacchiano, è un maturo, troppo maturo anche per i miei gusti.
Mi preparo una cannetta dopo aver parcheggiato vicino ad un grosso platano e cerco comunque di assaporare la sensazione di leggera eccitazione che mi da trovarmi in questo genere di luoghi. Fumo...., forse troppo, e mi trovo a cantare a squarciagola un paio di canzoni della Berté che ho nella playlist. Guardo l'orologio, e' passata già un ora. Mentre mi preparo a partire per un altra meta, di solito ancora più sfigata di questa, vedo due fari pallidi venire incontro alla mia macchina.
Da lontano non vedo una ceppa, figuriamoci con i fari piantati in faccia. Il furgone si accosta al mio finestrino e un tipo, a prima vista, estremamente comune mi saluta e inizia a fare le solite domande che preludono all' unica domanda sensata in questi frangenti. La sua voce non mi dispiace, roca, profonda, un forte accento dialettale e un tentativo che mi fa tenerezza di parlare in italiano. Per metterlo alla prova gli rispondo in un dialetto poco convincente, lui sembra rilassarsi e mi sorride. Gli propongo di fumare la mezza canna che mi resta insieme, declina educatamente, ma senza essere infastidito. Esce dal furgone e si accende una sigaretta, faccio lo stesso appoggiato al fianco della mia cinquecento.
Entrambi adesso possiamo guardarci meglio. E' alto forse un po' più di un metro e ottanta, grosso direi, ma sembra tosto, non un grassone flaccido. Gambe grandi che riempiono pantaloni da lavoro scoloriti, spalle larghe, una bella pancia e, soprattutto, peli ovunque. Testa rasata, barba fatta ma di quelle che la sera già sono riscresciute, braccia pelosissime, pelo che fuoriesce dalla maglietta e pelo sulle mani. Insomma, in teoria, un concentrato di testosterone.
Parla, parla, parla, non smette mai, adesso credo mi stia parlando di una partita che dovrebbe iniziare tra poco. Sarà per questo che in giro non c'è nessuno. Poi finalmente colgo una frase significativa: "ci sta un posto", mi dice in dialetto, "che quando gioca il Napoli e' tranquillo e non ci sta nisciun"..... vogliamo andare?. Mantengo il controllo dei miei ormoni e gli chiedo se si può fare nel suo furgone. Mi guarda dritto negli occhi e apre il portellone laterale. Forse la mia reazione lo delude, allora mi mostra una sottospecie di trapunta che lui chiama materasso e mi assicura che dentro e' pulitissimo! Da brava principessa sul pisello accondiscendo alla sua proposta, ma, che rompipalle, gli chiedo di andare solo con il suo furgone e dunque se e' disposto a riportarmi alla macchina a cose fatte. "E qual'e' o pobblem?".
Perfetto....si parte , cazzo, mi dico, ho dimenticato la cosa più importante. Con fare fintamente disinvolto lo guardo mentre mette in moto la carcassa e gli chiedo: "scusami ma a te cosa piace fare?".... come sei mi avesse letto nel pensiero mi risponde avviandosi a tutta birra: "Nun te preoccupa' io lo do solamente ".... che tradotto sarebbe " sono solo attivo ". Amen dico ad alta voce e lui scoppia a ridere. Una risata franca che sembra uscire da una caverna.
Dopo una decina di minuti per strade e stradine imbocca un sentiero malmesso in una specie di campagna abbandonata, poi parcheggia in una zona riparata da alcuni alberi, certo isolata ma francamente paurosa e desolata. Il nostro eroe si accorge della mia titubanza, per non dire fifa, e, mettendomi una manona sull'avambraccio stringendo, forse a mo' di esempio, un po' troppo, proclama stentoreo : "teso' stai tranquilla (Sic) stai commè.... si quaccun' vo fa quaccos'...o spezz' comm' se fa che zit' po 'ragu" (tesoro stai tranquilla sei con me, se qualcuno vuol fare qualcosa (di male) lo spezzo come si fa con gli ziti (tipica pasta usata per il sugo di carne) per il ragù. Ora se in situazioni normali qualcuno mi si rivolgesse parlandomi al femminile, mi risentirei parecchio. Nel caso specifico, invece, ho sentito una sensazione di umido molto piacevole in mezzo alle chiappe. Mi si è bagnato il buco del culo... ecco.
Siamo passati nella zona "notte " del trabiccolo, effettivamente sembra pulito, c'è odore di carta e di deodorante dozzinale. Gennaro, che e' il nome originalissimo del nostro, ovviamente originario di Pozzuoli, si avvicina al buio e piazzando le mani sulle mie chiappette, mi stringe o stritola a se e mi sussurra, quasi romantico, "arap' a vocc' " (apri la bocca) , sono sorpreso e un po' spiazzato, non mi aspettavo volesse baciarmi e non sono uno che ama questo genere di intimità. Mentre rimugino su queste cose, sento potente e sostanzioso uno sputo riempirmi la bocca, alleluia mi dico, poi sento un ordine, non necessario, "ingoia ricchio'". La serata si sta evolvendo in modo inaspettato. Gennaro mi mette un ditone in bocca e mi ordina di succhiare come se stessi facendo un pompino, le dita passano a due, poi tre, sono larghe e lunghe e me le spinge fino in fondo. Per fortuna sono esperto di Deep troath, ma con il cazzo e' diverso. Dopo un po' si ferma e sorridendo mi dice : " t'aggia prepara' "....." Aggia capì che specie e zoccola sei". " Mo' mettiti in ginocchio e levami le scarpe poi mi devi annusare i calzini e dopo, quando te lo dico io, mi lavi i piedi con la lingua" . Evito di ripetere che il tutto è sempre detto in dialetto. Inizio ad eseguire gli ordini, i piedi sono enormi, lo guardo estasiato e gli chiedo che numero porta.."46" risponde. Calzini di spugna bianchi mediamente puzzolenti, molto eccitanti, li annuso con devozione poi me li struscio sul viso e li lecco un po'. Gennaro pare molto soddisfatto. All'improvviso mi ordina di fermarmi e di allontanarmi di poco sempre restando inginocchiato. Eseguito il comando, vedo che ha spento la luce del furgone, si vede appena la sua sagoma, lo sento armeggiare e poi me lo trovo alle spalle, mi mette una mano sulla bocca e mi ordina di leccare il palmo, riconosco subito l'odore di precum, gentilmente poi mi copre gli occhi con uno dei suoi calzini ed inizia a spogliarmi. E' molto premuroso nel farlo e in poco tempo mi ritrovo nudo tranne che per il jockstrap che mi ha lasciato addosso. Mi tocca, mi esamina, mi lecca a tratti, gioca un po' con i miei capezzoli infine mi afferra le natiche ed è come se le stesse valutando. "Tieni proprio nu bell culetto teso'".... questo fu il verdetto. Con una mano sulla spalla mi spinge leggermente giù e comprendo che devo tornare in ginocchio, Gennaro si siede di nuovo di fronte a me su di una piccola sporgenza della carrozzeria e mi apre la bocca delicatamente con due dita : inizia il tiro al bersaglio, una sequenza di sputi, sempre belli consistenti e prevalentemente bene indirizzati mi riempie la bocca del suo sapore. Finito il gioco passano pochi minuti o forse secondi, in silenzio, e mi arriva il primo ceffone, sento con chiarezza che si è mantenuto ma la mano è grande e l'impatto coinvolge tutto il lato destro del viso, "conta fino a dieci" mi dice. Otto, nove, dieci, tocca al lato sinistro. "Ringrazia ricchio'", lo faccio e mi merito una carezza lunga e intensa, ho i brividi mentre mi tocca e il mio pistolino solitamente inutile si rizza come non succedeva da tempo. Lui si accovaccia vicinissimo, sento il suo alito di tabacco sul viso e mi prende i genitali senza abbassare il jockstrap, il cazzetto è tra due dita, ho la cappella che gocciola e le palle doloranti, Gennaro mi bacia sulle labbra stavolta davvero e mi sussurra all' orecchio " aggio capito subito ca nun teniv niente mmiez e' cosce". Il modo e il tono della sua voce mi fanno avere un orgasmo immediato e fortissimo, mi abbatto con il busto sulla sua spalla e mentre lo sento stringere più forte i coglioni quasi svengo per il piacere. Dopo un lasso di tempo che non saprei calcolare sento di nuovo la sua voce " brava, ci siamo levati il pensiero, hai goduto col grilletto, mo ti insegno a godere con la fessa".
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