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Gay & Bisex

Alfredone 3


di Golatunnel
29.03.2025    |    119    |    1 8.0
"Lui entro' nel bagno rispingendomi indietro e mi comunico' che avevo ancora cinque minuti prima della fine dell'intervallo..."
"Hai visto che avevo ragione" disse con voce calma e profonda, "tu non sei solo ricchione ma sei pure zoccola". Stranamente non ebbi più il desiderio di piangere e smisi di tremare. Mi accorsi ad un certo punto che il bidello mi teneva stretto per i capelli, rovinando ovviamente il mio ciuffo, quella presa, però, mi dava un senso di benessere e protezione. Di tanto in tanto lui avvicinava il mio viso al suo minchione che non era eretto, ma andava ingrossandosi adagio, più cresceva più il prepuzio si abbassava e la cappella , grossa come un albicocca, uscendo dalla tana, sprigionava quell' odore per me nuovo che subito imparai ad amare e desiderare. Il tempo non passava mai, non sentivo rumori di nessun genere e tenevo lo sguardo fisso sul magnifico capolavoro , aspettando e sperando di poterlo assaggiare. Di nuovo la voce del maschio mi risveglio' dal mio sogno ad occhi aperti " ti sei innamorato ricchio'?.....lo sapevo" disse, poi, con malcelata crudeltà, fece scorrere la sua enorme mano sul palo ora rigidissimo e, aprendo la cintura dei pantaloni, lo sistemo' lentissimamente nelle mutande. Non dimenticherò mai quella visione. Le mutande erano bianche e da quattro soldi, forse vecchie, consunte una larga macchia giallo chiarissimo occupava il davanti della stoffa e, soprattutto, mi sembrarono eccessivamente sformate. Immaginai allora che le mostruose erezioni di quel bestione avessero prodotto la deformazione dell'intimo. Mentre lo guardavo mi accorsi che in realtà il pene era troppo grande per esservi interamente contenuto. Con questo pensiero nel cervello mi bagnai una seconda volta. Fu un orgasmo di una bellezza ed intensità uniche. Ebbi la sensazione di essermi pisciato addosso. Così fu. Alfredone sorrise, guardo' la piccola chiazza di urina sul pavimento e mi comando' di abbassare i pantaloni e le mutande alle ginocchia. Il mio piccolo pistolino glabro e con fimosi lo incuriosì. Avvicinatosi lo prese tra il pollicione e l'indice della mano destra e ridendo sommesso mi disse : " bene, bene, in mezzo alle cosce non tieni niente, questo stuzzicadenti è come il grilletto di una femmina, te ne vieni senza toccarti e poi ti pisci sotto.....penso proprio che noi due dobbiamo diventare amici". Questo illuminante monologo venne interrotto dal suono della campanella. Fu un risveglio amaro, realizzai d'un tratto di essere seminudo, bagnato come un poppante, rosso o addirittura febbricitante per le inaspettate e forse premature esperienze appena vissute e dulcis in fundo nella guardiola del custode del mio liceo, dunque con il pericolo che arrivasse qualcuno e mi trovasse in quelle condizioni. Alfredone, compreso il mio smarrimento, mettendomi una mano sulla nuca, mi guido', come fossi un cagnolino, nel suo bagno, mi diede un asciugamano piu o meno pulito e mise i miei panni umidi del mio piscio su di una stufa. Dopo poco, ripresa una apparenza pressoché normale, provai ad aprire la porta del bagno per correre in classe. Avevo sbagliato i miei calcoli. Lui entro' nel bagno rispingendomi indietro e mi comunico' che avevo ancora cinque minuti prima della fine dell'intervallo. Li avrebbe utilizzati per farmi un secondo regalo perché aveva deciso che gli andavo a genio. Sentii allora la sua mano esercitare una forte pressione sulla mia testa e, istintivamente, caddi in ginocchio davanti al mio carnefice. Il bidello, con fare stranamente gentile, avvicino' la sua bocca al mio orecchio e mi sussurrò con il tono di chi non ammette replica che avrei dovuto alzare la testa verso il soffitto, aprire la bocca al massimo e, soprattutto, non sporcare per alcuna ragione il bagno. Non posso dire di aver capito subito, ma ebbi una sorta di intuizione, in fondo avevo solo quattordici anni e pochissime superficiali esperienze con dei coetanei. Obbedii senza battere ciglio, lui si aprì i pantaloni, ne uscì fuori ancora una volta l'oggetto tanto desiderato poi , presa la mira mi sputo' per la seconda volta in bocca e, finalmente, arrivo' il mio regalo. Un fiotto di piscio caldo, potente e incolore raggiunse la mia gola, all' improvviso ebbi bisogno di sputare, tossire e vomitare, ma la mano ritorno' a tenere ferma la mia testa e mi calmai. Alfredone aveva interrotto l'erogazione nel frattempo, quando mi vide calmo e lesse nei miei occhi il bisogno di obbedirgli, riprese la pisciata. Bevvi tutto, senza cedimenti, senza sporcare, senza fare sforzi divenni in un attimo, come ebbe a dirmi, il suo cesso. Dopo avermi aiutato ad alzarmi mi disse di fare in fretta ad entrare in classe altrimenti mi avrebbe segnalato al preside per una nota di demerito. Mi aspettavo perlomeno un segno di apprezzamento, ebbi invece la certezza che quella bestia sarebbe diventata il mio più inconfessabile e logorante desiderio per molti anni a venire.
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