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Gay & Bisex

Alfredone 4


di Golatunnel
13.05.2025    |    118    |    0 8.7
"Alfredone, allora, ebbe per me uno dei pochissimi momenti di tenerezza che io ricordi..."
Dopo l'esperienza vissuta con il custode del mio liceo ebbi, per tre giorni, una febbre altissima. Rimasi a casa ovviamente e non feci altro, nei pochi momenti in cui ero sveglio, che masturbarmi. Mi masturbai in un modo nuovo mai sperimentato prima. Messomi a pancia sotto e posizionato un cuscino tra le gambe, iniziavo a muovere il bacino lentamente e creando una sinuosa rotazione. Scoprii che questa tecnica mi faceva godere moltissimo e riuscivo, chiudendo gli occhi, ad immaginare il peso di Alfredone schiacciarmi come una mollichina di pane, il mio pisellino si arrossò parecchio in seguito a tutta questa attività. Arrivato il venerdì, ormai guarito, tornai a scuola senza che i miei dovessero insistere o obbligarmi. Mi svegliai molto prima del solito e, chiuso nel mio bagno, iniziai a prepararmi per il gran rientro. Ricordo che il cuore mi batteva forte mentre cercavo di assumere il look che, nella mia stupida testa di adolescente, avrebbe dovuto sedurre il mio "padrone". La verità è che essere in suo potere mi terrorizzava ed eccitava allo stesso tempo. Dunque speravo che, con il mio aspetto super curato e sexy, lui sarebbe caduto ai miei piedi ed io avrei avuto il controllo della situazione utilizzando quel Marcantonio come il mio giocattolo. Niente di più lontano dalla realtà.
Avevo lasciato i capelli sciolti e senza gel per fare sì che si apprezzasse la lunghezza, erano particolarmente morbidi per la quantità immane di balsamo usata, non avevo messo niente sul viso tranne un leggero tocco di mascara delicatissimo e un bel po' di lucidabbra trasparente. Un perizoma nero, rubato a mia sorella, sotto a dei jeans elasticizzati ed una polo glicine che avrebbe chiarito le idee su i miei gusti finanche ad un sordo cieco. Misi il mio giubbotto di pelle con le frange e uscii di casa, tra lo stupore della mia famiglia, con oltre un ora di anticipo. Cinque minuti scarsi separavano casa mia dalla scuola. Quando fui quasi davanti al portone mi resi conto della assoluta idiozia commessa. Se Alfredone mi avesse visto lì fuori con la fregola addosso avrebbe capito immediatamente la ragione del mio anticipo. Camminando lungo il muro dell'edificio mi sistemai nel vano porta di un ingresso laterale da sempre inutilizzato. Mentre fumavo una delle eleganti sigarette rubate a mia sorella, ascoltavo la musica con le cuffie nelle orecchie. Erano le sette e venti del mattino e le lezioni iniziavano alle otto e mezza, cosa cavolo ci facevo, con un ora di anticipo, fuori scuola? Quale era il mio piano? Mi resi conto di non avere alcun piano e confessai a me stesso che ero arrivato prima sperando che lui mi avrebbe visto, mi avrebbe chiesto preoccupato come stavo e poi....portatomi nel suo appartamento nel sottoscala mi avrebbe dichiarato tutto il suo amore. Sticazzi. L'apertura improvvisa della porta a cui ero appoggiato con le spalle mi face cadere come un sacco di patate e rischiai di bruciare il mio giubbotto con la sigaretta. Una volta alzatomi mi trovai faccia a faccia con Alfredone, più che faccia a faccia sarebbe meglio dire faccia a pacco, se ricordate la differenza di altezza e non solo quella. Aspirai un lungo tiro dalla sigaretta e mormorai un buongiorno, nessuna risposta. Lui si guardava intorno come se io non esistessi, poi mi prese per il collo da dietro e, esercitata una certa pressione, mi intimo' senza parole di entrare. La porta che io credevo desse accesso al piano seminterrato della scuola era invece la porta della casa del custode. Le tende erano chiuse in una stanza che sembrava essere una specie di soggiorno con una piccola cucina. Un paio di poltrone vecchie e un grosso divano erano rivolti davanti ad un enorme televisore, enorme per quei tempi. Intravidi nella penombra una porta socchiusa e al di là di quella un letto matrimoniale fuori moda. L' aria era pesante, stantia, sentivo chiaramente un forte odore di scarpe da ginnastica misto ad odori di cibo e ad un vago sentore di un deodorante dozzinale. Mentre ero in piedi immobile, Alfredone mi levo' la sigaretta da bocca e la spense aprendo il rubinetto della cucina, tornato vicino a me mi prese per il mento e mi obbligo' a guardarlo. "Scommetto che sei stata ammalata piccola femminella" mi disse, non replicai ero nuovamente sopraffatto dall'emozione di essere in sua presenza. Restammo in silenzio nella penombra di quella casa squallida non so dire per quanto tempo, d'un tratto vinto da una forza a cui, allora, non sapevo dare un nome, lo abbracciai. Cercavo di cingere con le mie piccole braccia il busto di quel colosso e mentre lo facevo singhiozzavo e mentre singhiozzavo sentivo anche il volume del pacco sotto la sottile stoffa del pigiama, premere contro il mio sterno. Alfredone, allora, ebbe per me uno dei pochissimi momenti di tenerezza che io ricordi. Mi prese per le ascelle e con le mie braccia attorno al suo collo taurino e una sua mano sotto al culo, mi deposito' delicatamente sul letto. Meno delicatamente mi tolse le scarpe e il giubbotto dopo di che si sistemo' vicino a me con la schiena appoggiata alla spalliera e le gambe incrociate . Lo vidi accendersi una sigaretta e passarmela per farmi fare un tiro, io continuavo a piagnucolare e tremavo come al solito. Capii che si stava spazientendo ma non riuscivo a controllarmi, lui mi guardava fisso con un espressione vagamente sorpresa, mise la mano sinistra nelle mutande e la tenne lì per un po' muovendola lentamente quindi me la diede da annusare come si fa con i cani e poi la passo' delicatamente sul mio viso, infine con il dito medio forzata la mia bocca, vi infilo' dentro tre dita. "Ciuccia, ciuccia. Come ti piace il sapore del pesce di Alfredone..... e' vero?" . Senza aspettare risposta, con le dita nella mia bocca mi tiro' all' altezza dell' inguine e abbassati mutande e pigiama mi fece appoggiare il viso al suo uccello. "Sei arrivata ricchione quando stavo per andare a fare la doccia, sei stata fortunata altrimenti non ti potevi arricreare con l'odore del cazzo a prima mattina". "Ti piace? Rispondi ricchione, mo' ti sei calmata quando hai visto il capitone e allora parla....mi devi dire ad alta voce che senza il pesce di Alfredone da oggi in poi non puoi stare ". Lo guardai negli occhi e gli dissi quello che mi aveva ordinato di dire. In cambio, senza tremare, senza aspettare il suo permesso, presi in mano quell'enorme uccello barzotto e dopo averlo scappellato lo ripulii di tutti gli umori notturni con tanta perizia e dedizione da farlo diventare della consistenza della roccia, una roccia che continuava a stillare nettare e ad emanare un odore paradisiaco.
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