Alfredone 2
Alfredone, senza curarsi delle mie rimostranze ed intenzioni, mi chiese perché tremassi. Gli risposi con tono seccato che l'androne era gelido e pieno di spifferi. Mi guardo' come si guarda un ameba e prese le mie mani in una delle sue, poi , lentamente, molto lentamente, le porto' in mezzo alle sue grosse cosce, immediatamente al di sotto dell'inguine. Per poco non ebbi un mancamento, ma iniziai a tremare ancora di più ;lui se ne accorse e stringendo le cosce possenti, mi guardo' negli occhi. Non riuscii a reggere il suo sguardo, non appena abbassai gli occhi, con voce ferma,ma vagamente affettuosa, mi ordino' di entrare nella stanzetta adiacente e di sedermi vicino alla stufa. Le ginocchia mi reggevano a stento, provai a sfilare le mani da mezzo a quelle due colonne ma non ci riuscii. Lo guardai con un punto interrogativo negli occhi, Alfredone mi mostro' il suo ghigno....forse un sorriso, e allargando le gambe mi libero'. Non so perché ma ero sul punto di scoppiare a piangere, credo che se ne accorse. Riprese le mani tra le sue e le posiziono' proprio sul pacco. Sempre fissandomi mi disse "adesso sono calde tesoro le tue manine". Alzandomi come un automa entrai nella guardiola. Dopo poco lo sentii trafficare con delle chiavi, chiuse il grande portone principale ed entro' anche lui nella stanzetta.
Mi si paro' davanti a pochi centimetri dal mio viso, potevo chiaramente ammirare la grossa protuberanza che deformava letteralmente i calzoni sotto la cintura. Ero imbambolato ed ipnotizzato da quel maschio enorme e dal suo pacco, mi parve di sentire nell'aria l'odore del suo sudore. Il custode inizio' a chiedermi perché mi truccavo "come una ragazza", così disse, perché vestivo in quel modo, poi , senza aspettare le mie risposte, mi prese il mento affinché lo guardassi in faccia e mi disse categorico: "secondo me tu sì ricchione".
Ci fu un lungo minuto di silenzio, allorché finalmente mi svegliai da quel torpore e con una vocina più stridula del solito balbettai "si dice gay, ricchione e' politicamente scorretto"; rise in silenzio e mi disse "a me non me ne fotte della politica, tu sì ricchione, io li riconosco quelli come te e se mi gira e tengo la uallera gonfia, me la faccio svuotare ". Diventai rosso come un peperone credo, sentii la fronte bruciare e mi si secco' completamente la gola. Alfredone, avendo probabilmente molta esperienza intuì il mio smarrimento, mi ordino' di aprire la bocca e ci sputo' dentro un grosso grumo di saliva bianca, mi disse poi di inghiottire. Prese una bottiglia di acqua minerale, ne bevve una gran quantità e, aprendomi la bocca con la sua manona mi sputo' in gola una gran boccata di acqua. Ero inebetito, tanto da non rendermi conto che mentre ero in balia dell'animale, le mie gambette si muovevano automaticamente come se avessi avuto bisogno di pisciare, in realtà, me ne venni nelle mutande senza nemmeno sfiorarmi.
Quando mi resi conto del pasticcio che avevo combinato abbassai lo sguardo e tastai la mia patta, era fradicia. La bestia mi fece alzare prendendomi per il colletto del giacchetto e mi mise una mano nei pantaloni. Con un solo gesto li abbasso' fino alle caviglie esponendo la mia nudità. Iniziai a lacrimare. Dopo essersi accomodato sulla sua sedia, prese dei fazzoletti di carta, mi trasporto' di peso sulle ginocchia e mi ripuli' con una certa approssimazione, ma anche con delicatezza. Mi asciugo' le lacrime e mi ordino' di smettere di piangere. Se avessi obbedito, mi disse, mi avrebbe fatto vedere una cosa bella. Dopo pochi minuti riuscii a calmarmi e mi sposto' sulla sedia che occupavo quando mi ero sborrato nelle mutande. Assicuratosi che la porta della guardiola fosse chiusa si posizionò di fronte a me, senza aprire la cintura, sbottonò i pantaloni e, con una certa fatica, tiro' fuori prima due enormi palle scure e grinzose, poi, lentamente, un pisello che io valutai di dimensioni eccezionali. Mentre ammiravo quel mostruoso capolavoro, mi sentii prendere per i capelli sopra la nuca e spingere la faccia sul cazzo. Il prepuzio era bagnato e gocciolante, l'odore meraviglioso e selvaggio, non ebbi alcuna esitazione e cominciai a leccare le grosse gocce di succo che scendevano lente da quel totem di carne scura
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