Gay & Bisex
Luca e Marco 1
27.03.2026 |
3.919 |
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"Luca sentì il calore della pelle sotto le dita, la solidità del corpo dell’altro..."
Il sole era ancora alto, ma stava iniziando a perdere quella violenza tipica del primo pomeriggio. La spiaggia, lentamente, si svuotava. Rimanevano pochi ombrelloni aperti, qualche famiglia ostinata e il rumore costante delle onde che sembravano respirare insieme al mare.Luca era arrivato da poco. 19 anni, un corpo che lui stesso non sapeva bene come definire: un po’ morbido, le spalle ancora da costruire, la pancia un po' accennata sotto la maglietta chiara. Camminava sulla sabbia con un misto di timidezza e curiosità, cercando un punto tranquillo dove sistemarsi senza sentirsi osservato.
Fu allora che lo vide.
Poco più avanti, vicino alla riva, un uomo stava uscendo dall’acqua. I capelli scuri, ancora bagnati, gli cadevano indietro mentre si passava una mano sulla fronte. Avrà avuto una cinquantina d’anni, ma il suo corpo raccontava un’altra storia: tonico, definito, con quella sicurezza naturale di chi si muove senza bisogno di dimostrare nulla.
Luca distolse lo sguardo quasi subito, come colto in fallo. Ma qualcosa lo spinse a guardare di nuovo. L’uomo si era avvicinato a un asciugamano steso poco distante dal suo, e si stava asciugando con movimenti lenti, tranquilli. Non c’era nulla di esibito, e proprio per questo risultava difficile ignorarlo.
Si sistemarono a pochi metri di distanza.
Passarono diversi minuti in silenzio. Il vento leggero portava odore di salsedine e crema solare. Luca cercava di leggere, ma le parole gli scivolavano addosso. Sentiva una strana tensione, una specie di corrente invisibile che lo teneva lì, vigile.
“Non è facile concentrarsi con questo caldo, vero?”
La voce arrivò calma, profonda. Luca alzò lo sguardo. Era lui.
“Eh… no, infatti,” rispose, un po’ impacciato, accennando un sorriso.
“Prima volta qui?” continuò l’uomo, sedendosi sul suo asciugamano, ma girato leggermente verso di lui.
“Si vede così tanto?”
“Un po’. Ma in senso buono.”
Luca abbassò lo sguardo, sorridendo. Sentiva il cuore battere più forte del necessario. Non era abituato a quel tipo di attenzione, soprattutto da qualcuno così… sicuro.
“Tu invece?” chiese, cercando di sembrare naturale.
“Vengo qui da anni. È uno dei pochi posti dove riesco davvero a staccare.”
"Comunque mi chiamo Marco." Si presentarono, Marco, un nome così semplice, comune, che nella testa di Luca ronzava come una cascata di acqua fresca.
Il nome gli rimase in testa più del previsto.
La conversazione scivolò lenta, come il mare davanti a loro. Parlarono di cose semplici: lavoro, estate, musica. Luca si accorse, con sorpresa, di sentirsi sempre meno a disagio. Marco aveva un modo di ascoltare che metteva a proprio agio, uno sguardo diretto ma mai invadente.
A un certo punto, il silenzio tornò, ma non era più imbarazzante.
“Ti va di fare un bagno?” propose Marco, alzandosi e tendendo leggermente la testa verso l’acqua.
Luca esitò solo un attimo. “Sì.”
Entrarono insieme. L’acqua era fresca, quasi fredda rispetto al caldo della sabbia. Luca trattenne il respiro per un secondo, poi si immerse. Quando riemerse, Marco era lì vicino, a pochi metri, che lo guardava con un mezzo sorriso.
“Meglio adesso, no?”
“Decisamente.”
Si avvicinarono senza accorgersene davvero. Le onde li spingevano piano, accorciando la distanza. A un certo punto, un movimento un po’ più forte fece perdere l’equilibrio a Luca, che istintivamente cercò un appoggio.
Le sue mani finirono sulle spalle di Marco.
Per un attimo rimasero così.
Il contatto era semplice, quasi inevitabile, ma qualcosa cambiò. Luca sentì il calore della pelle sotto le dita, la solidità del corpo dell’altro. Marco non si mosse subito. Lo lasciò lì, il tempo di un respiro, forse due.
“Attento,” disse piano, senza davvero voler interrompere quel momento.
Luca ritirò le mani, un po’ troppo in fretta. “Scusa.”
“Non serve.”
Si guardarono. Più a lungo questa volta.
Non c’era bisogno di dire nulla di esplicito. Era tutto lì, sospeso tra loro: la curiosità di Luca, l’esperienza calma di Marco, e quella distanza d’età che invece di pesare sembrava creare uno spazio sicuro.
Tornarono a riva insieme.
Il sole stava iniziando a scendere, colorando tutto di arancione e oro. La spiaggia era quasi vuota ormai. Si sedettero sugli asciugamani, più vicini di prima.
“Rimani per il tramonto?” chiese Marco.
Luca annuì.
Parlarono ancora, ma sempre meno. A un certo punto, le parole smisero di essere necessarie. Il rumore delle onde riempiva gli spazi, insieme a quella presenza reciproca che si era fatta concreta, tangibile.
Quando il sole toccò l’orizzonte, Luca sentì qualcosa cambiare dentro di sé. Una specie di tranquillità nuova, mescolata a un desiderio ancora difficile da definire.
Marco si girò leggermente verso di lui.
“È strano,” disse. “A volte incontri qualcuno e sembra di conoscerlo già.”
Luca lo guardò, senza rispondere subito.
“Già,” mormorò poi.
Non si toccarono. Non ce n’era bisogno. La distanza tra loro era minima, carica di tutto quello che ancora non era stato detto.
Il sole scomparve lentamente, lasciando dietro di sé un cielo sfumato.
E loro rimasero lì, fermi, in quel momento sospeso che sapeva di inizio.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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