Gay & Bisex
Luca e Marco 3 ultima parte
27.03.2026 |
2.239 |
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"Marco lo avvinghiò dolcemente in una stretta solida ma dolce, si fece strada nella sua landa del piacere, inducendo Luca ad abbassare definitivamente le difese..."
La luce del bagno era più fredda rispetto al resto della casa, ma non disturbava. Era neutra, quasi sospesa, come se lasciasse spazio a tutto il resto.L’acqua scorreva già quando entrarono.
Per un attimo rimasero fermi, uno accanto all’altro, davanti alla doccia aperta. Nessuno dei due aveva fretta. Luca sentiva il cuore battere forte, ma non era agitazione: era qualcosa di più pieno, più vivo.
Marco entrò per primo sotto il getto. L’acqua gli scivolò lungo il viso, tra i capelli scuri, sulle spalle. Si passò una mano tra i capelli e poi si voltò leggermente verso Luca.
Un invito semplice.
Luca fece un passo avanti e lo raggiunse.
All’inizio, il contatto fu appena accennato. Spalle che si sfioravano, movimenti attenti. Ma lo spazio era troppo piccolo, e loro troppo vicini, perché potesse restare così.
L’acqua cadeva costante, creando un suono continuo che sembrava isolare tutto il resto. Fuori non esisteva più niente.
Marco allungò una mano e gli sfiorò il braccio. Un gesto lento, consapevole. Luca non si ritrasse. Anzi, si avvicinò appena.
Si guardarono.
Sotto l’acqua, senza filtri, tutto sembrava più vero. Più diretto.
Marco gli sfiorò il viso, e Luca chiuse gli occhi per un istante, appoggiandosi a quel contatto come se fosse qualcosa di naturale.
Il bacio arrivò senza fretta.
Più profondo del precedente, ma sempre controllato, come se entrambi volessero restare dentro quel momento senza bruciarlo. Le mani iniziarono a muoversi con più sicurezza, esplorando, riconoscendo.
Il tempo si dilatò.
Le mani scesero con tocchi di velluto tra i loro sessi, le natiche, carezze leggere come foglie che cadono in un lontano autunno.
Quando uscirono dalla doccia, lo fecero in silenzio. L’aria della casa sembrava più calda adesso. Marco gli porse un asciugamano; le loro dita si sfiorarono e rimasero così un istante in più del necessario.
Si asciugarono lentamente, senza allontanarsi davvero.
Poi Marco lo guidò verso la stanza più interna. La luce lì era più morbida, raccolta. Il letto occupava il centro, semplice, ma sembrava quasi aspettarli.
Si fermarono vicino.
Per un momento, nessuno dei due si mosse.
Non era esitazione. Era consapevolezza.
Luca fece un piccolo passo avanti.
Fu lui, questa volta.
Le mani si ritrovarono, poi i corpi. Il contatto era pieno, caldo, naturale. Non c’era più distanza, né bisogno di trattenerla.
La stanza sembrava chiudersi intorno a loro.
Marco lo osservava con attenzione, come aveva fatto fin dall’inizio. Non c’era urgenza nel suo modo di muoversi, ma presenza. Quando le sue mani tornarono su Luca, lo fecero con una lentezza che rendeva ogni gesto più intenso.
Luca trattenne il respiro.
Non si era mai sentito così percepito.
Le mani di Marco si muovevano lungo il suo corpo come se stessero imparandolo davvero, senza fretta, senza giudizio. All’inizio Luca si irrigidì appena, per abitudine.
Marco se ne accorse subito.
“Non devi dimostrare niente,” mormorò, vicino a lui.
Quelle parole sciolsero qualcosa.
Luca espirò lentamente, lasciando andare la tensione. Il suo corpo cambiò sotto quel contatto, diventando più morbido, più presente.
Le loro fronti si sfiorarono.
Poi si baciarono di nuovo.
Questa volta senza esitazione. Più pieno, più consapevole. Luca rispose con una sicurezza nuova, lasciandosi guidare ma anche partecipando davvero.
Marco lo accompagnò verso il letto.
Quando Luca si lasciò andare all’indietro, lo fece senza staccare lo sguardo, come se quel filo invisibile tra loro non potesse interrompersi. Il materasso cedette sotto il suo peso, ancorandolo a quel momento.
Marco rimase un attimo sopra di lui, fermo.
Lo guardava.
Luca abbassò lo sguardo, poi lo rialzò subito, come se non volesse perdersi nulla. Il cuore gli batteva forte, ma non c’era paura.
Solo intensità.
Le mani tornarono a cercarsi, a conoscersi senza fretta. Ogni gesto trovava il suo posto, ogni movimento sembrava naturale, inevitabile.
Luca chiuse gli occhi per un momento.
Le sensazioni erano tante, stratificate: il calore, la vicinanza, il modo in cui il suo corpo rispondeva senza bisogno di essere guidato. Era qualcosa di nuovo, ma non estraneo.
Marco rimaneva attento, sempre.
Non c’era invadenza nei suoi gesti, ma una presenza costante, sicura. Era questo che faceva la differenza. Non si trattava solo di desiderio, ma di sintonia.
Il tempo sembrava fermarsi e ripartire lentamente.
I loro respiri si intrecciavano, i movimenti si accordavano da soli, come se non servisse pensarli. Luca si rese conto di non stare più controllando nulla.
Stava solo vivendo.
E per la prima volta, gli sembrava abbastanza.
La tensione crebbe piano, senza strappi. Come un’onda lunga, che arriva senza rumore e poi riempie tutto.
Marco lo avvinghiò dolcemente in una stretta solida ma dolce, si fece strada nella sua landa del piacere, inducendo Luca ad abbassare definitivamente le difese.
E quando si lasciò andare, lo fece completamente.
Senza trattenersi.
I colpi si alternavano tra dolcezza e forza, i gemiti si susseguirono senza controllo, era come se dovessero unirsi in una cosa sola, i loro battiti si sincronizzarono senza mai scollarsi gli occhi di dosso, poi Luca e Marco, con una naturale sintonia emisero dei suoni gutturali, segno che l'agognato apice era stato raggiunto da entrambi, insieme.
Dopo, rimasero vicini.
Il silenzio tornò, ma era diverso. Pieno. Denso.
Luca teneva gli occhi chiusi, ancora immerso in quella sensazione di completezza difficile da spiegare. Sentiva il calore, il contatto, la presenza accanto a lui.
Marco si spostò appena, senza allontanarsi davvero. Una mano rimase su di lui, leggera.
“Stai bene?” chiese piano.
Luca annuì, poi aprì gli occhi e si girò verso di lui.
“Sì… sì.”
Questa volta senza incertezza.
Marco accennò un sorriso, tranquillo.
Fuori, la notte continuava.
Dentro, qualcosa si era aperto. E non sembrava destinato a richiudersi così facilmente.
Luca e Marco continuarono a frequentarsi per il resto dell'estate continuando a parlare degli argomenti più disparati e a condividere pomeriggi e notti di fusioni d'anime. Quando giunse settembre ognuno fece ritorno alla loro vita, restando ad ogni modo in contatto, rimembrando sempre con dolce malinconia i ricordi degli intensi scambi estivi dal profumo di salsedine e intesa.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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