Gay & Bisex
Maschio alfa
CERCO_ATTIVI
23.03.2024 |
852 |
6
"Lui mi tiene fermo, decide il ritmo, ignora completamente le auto che sfrecciano poco distanti..."
È uno di quei profili che ti catturano subito.Le foto le guardi una volta, poi un’altra, e intanto la testa comincia a viaggiare. Lui è etero. Irraggiungibile, almeno in teoria. Ha quell’aria tranquilla, un fisico che sembra uscito da una statua greca: proporzioni perfette, presenza evidente, una sicurezza quasi ostentata. Ma leggendo la descrizione capisci che non è solo apparenza: è uno che sa chi è, e proprio per questo può permettersi tutto.
I commenti sotto al profilo sono un coro entusiasta. Coppie, donne sole, ammirazione senza riserve. Le donne impazziscono per uno così. E non solo loro.
Ci provo. Gli scrivo in modo diretto, esplicito, senza giri di parole. O va o si rompe tutto.
Non risponde. Non visualizza nemmeno. Continuo a scrivergli, convinto che prima o poi mi bloccherà. E invece no. Ogni tanto lo vedo: passa dal mio profilo, soprattutto la sera tardi. Magari. Chissà. A volte il desiderio trova strade impreviste.
Passano i giorni, lui non risponde. Poi una sera d’estate sono fuori, è notte fonda. Pubblico un ultimo last, crudo, senza filtri. Serve anche a questo: distinguere chi ama parlare da chi vuole fare.
Ed è allora che arriva lui. Diretto, secco: «Lo vuoi?»
Rispondo subito che sì, lo voglio. Che sono a disposizione.
Mi dice dove andare. Nessun discorso. Mi ordina di aspettarlo nudo, in ginocchio, fuori dall’auto.
Sono le tre di notte. Il posto è una piazzola d’autostrada, nemmeno troppo nascosta: una rientranza da cui si vede tutto. Fa ancora caldo. Sono in pantaloncini e canotta, reduce da una giornata al mare. Scendo dall’auto, mi riparo dietro lo sportello cercando di non essere troppo visibile. La testa mi brucia, il cuore corre. Emozione, paura, eccitazione tutte insieme.
E se non fosse solo? E se fosse uno pericoloso? Con i tempi che corrono, il pensiero passa.
Un’auto arriva e parcheggia dietro la mia. Nessuno scende subito. Poi vedo un movimento: un cappellino da baseball calato sul viso. Scende. È grande. Atletico. Alto. Un fisico scolpito senza eccessi. Avrà tra i trenta e i quarant’anni. La tesa del cappellino gli nasconde lo sguardo, e in qualche modo questo lo rende ancora più intimidatorio.
Si avvicina. Si abbassa i pantaloncini. Capisco immediatamente perché i commenti fossero così entusiasti. Un cazzo veramente bello, grande, perfetto, duro.
Nel chiaroscuro delle luci notturne, la perfezione è evidente. È lì davanti a me. Apro la bocca. Faccio quello che devo fare. Lui mi tiene fermo, decide il ritmo, ignora completamente le auto che sfrecciano poco distanti. È sicuro, dominante, indifferente a tutto il resto.
Poi finisce. Si sistema, si allontana, risale in auto e se ne va. Non una parola. Non un saluto.
Io resto lì, stordito. Estasiato dalla semplicità brutale con cui ha preso e dato piacere. Ma anche un po’ ferito. Usato. Trattato come una puttana. So che probabilmente non lo rivedrò mai più. Gli scrivo che è stato fantastico. Non risponde.
Sono passati tre anni da quella notte. Eppure, ogni tanto, risponde ancora. Arriva, prende, va via. Sempre diverso. Ogni volta una prima volta. Soddisfarlo è sempre un’emozione nuova. Mi fa sentire la sua puttana. E la cosa non mi dispiace.
Uno così lo incontri forse una volta su un milione. Ed è proprio per questo che non lo dimentichi.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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