Gay & Bisex
Ancora Kamal
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09.08.2025 |
524 |
2
"Lo prendo in bocca affondando fino alle palle, riesco a tenerlo in gola mentre con la lingua gli lecco lo scroto..."
È l’una di notte. Giro in auto senza una meta precisa, come per non permettere alla domenica di finire davvero. Mi arriva un messaggio su Telegram: è Kamal. Ha voglia.Gli rispondo che ho cenato tardi e che non posso fargli gli ingoi a cui l’ho abituato. A lui non importa.
«Vediamoci lo stesso, tra poco.»
Mi dà appuntamento in un posto nuovo. Qualcuno glielo ha insegnato, penso.
Ci incontriamo e dopo pochi minuti mi ritrovo sul greto di un torrente. In lontananza si sente il rumore costante di una cascata. È notte fonda, l’aria è calda. Mi spoglio completamente. Camminiamo insieme lungo l’acqua, mi fa commenti sul culo. Ridiamo. Attraversiamo il torrente e ci sistemiamo su una gradinata di pietra che incornicia la cascata.
Il cielo è perfettamente stellato, senza luna. Il riverbero delle luci urbane disegna i nostri corpi con una chiarezza sorprendente. Stendiamo gli asciugamani sulla pietra e lui si spoglia. Lo guardo senza pudore. Ha il corpo perfetto di un giovane berbero di trentadue anni: asciutto, magro, poco peloso, il petto scolpito come fosse disegnato.
Se ne accorge.
«Puttana, che hai da guardare?»
Scoppiamo a ridere. Un attimo dopo sono già davanti al suo cazzo circonciso.
«Daglie un bacio prima.»
Lo accolgo con le labbra, lo bacio piano, bacio l’asta, accarezzo il pube coperto da quel pelo corto e setoso. Gli bacio l’interno delle cosce mentre lo stringo per le natiche, dure come solo a trent’anni. Lui si accende una sigaretta e beve dalla birra che si è portato dietro; ogni tanto me la porge.
La dinamica è perfettamente sproporzionata: lui in alto, dominante sulla gradinata, io più in basso, sottomesso. Eppure l’intimità è totale. Non c’è alcuna preoccupazione per ciò che ci circonda. Il rumore della cascata rilassa, avvolge. Il mio cazzo è duro.
Mentre inizio a succhiarlo, alzo lo sguardo e vedo una di quelle stelle cadenti lentissime.
«Guarda.»
Seguiamo insieme la scia fino a che si spegne, in silenzio. Poi torno su di lui.
Non ha fumato nulla quella sera. È lucidissimo. Più duro del solito, più grosso. Lo prendo in bocca affondando fino alle palle, riesco a tenerlo in gola mentre con la lingua gli lecco lo scroto. Mugola. Mi tiene la testa ferma.
«Mordilo forte.»
Ha un cazzo robustissimo. Lo mordo con cautela, temendo di fargli male.
«Più forte.»
Si approfitta della mia totale disponibilità. Quando non ce la faccio più mi sfilo, lo guardo, gli accarezzo il petto. I nostri occhi si incontrano.
«Che puttana che sei… sei troppo puttana.»
«Dimmelo in arabo.»
Mi piace quando non capisco nulla.
Due ore e mezza di pompino. Alla fine mi ripaga con un’esplosione di seme che bevo fino all’ultima goccia. Subito dopo va al fiume a lavarsi con cura, come fanno tutti i musulmani dopo il rapporto. Ci rivestiamo.
Continuo a guardarlo. Lo trovo bello, sensuale. So bene che è un furbacchione. Se ne accorge.
«Ti sei innamorato di me?»
Rido.
«Macché. È solo che sei di una bellezza terribilmente conturbante.»
Ride anche lui. Attraversiamo il greto del torrente. Scivolo e mi bagno le scarpe.
«Ti sei fatto male?»
«No, no… tutto ok.»
Kamal… Kamal… sei proprio un satiro uscito dall’antichità. Il mio Dioniso, il mio dio Silvano.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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