Esperienza saffica a Parigi
Lo sguardo di Susanne l’aveva inchiodata. Fermo, intenso, quasi insolente. Marie aveva resistito tre secondi lunghissimi, poi aveva abbassato gli occhi, arrossendo, e si era allontanata verso una panchina. Aveva tirato fuori il taccuino e aveva cominciato a disegnare qualcosa di confuso, solo per avere le mani occupate.
Dieci minuti dopo Susanne si era seduta accanto a lei senza chiedere permesso. Aveva guardato il foglio.
È bellissimo», aveva detto con voce calda. «Ma tu di più..
Marie aveva sollevato lo sguardo, il cuore in gola. «Anche… anche tu», aveva risposto, quasi senza voce.
Susanne aveva sorriso. Aveva studiato beni culturali. Poteva accompagnarla. Marie aveva accettato.
Avevano passato ore tra le sale. Susanne parlava basso, vicino all’orecchio di Marie, spiegando tele e sculture con una competenza che faceva sembrare tutto più vivo. Quando erano uscite, la proposta era arrivata naturale: una cioccolata calda a casa sua. Marie aveva annuito.
L’appartamento era piccolo, caldo, pieno di libri e di un leggero profumo di caffè e sapone. Susanne le aveva aiutato a sfilare il giubbotto. Le dita le avevano sfiorato i fianchi. Marie aveva sussultato. Si erano guardate. Un secondo dopo le bocche si erano cercate.
Il bacio era stato immediatamente umido, affamato. Le lingue si erano intrecciate, i denti si erano sfiorati. Marie aveva sentito il calore salirle tra le gambe, la mutandina che si bagnava. Si era staccata un attimo, respirando a fatica.
Sono fuori tutto il giorno… probabilmente non sono fresca..
Susanne aveva sorriso contro le sue labbra. «Anch’io. Non mi interessa.»
Si erano baciate di nuovo, più dure. Susanne aveva sfilato la maglietta di Marie, poi il reggiseno, e le aveva preso i seni tra le mani, succhiando i capezzoli finché non erano diventati duri e sensibili. Le aveva abbassato i pantaloni e le mutande. Il tessuto era completamente inzuppato: un liquido denso, cremoso, che luccicava sulla pelle.
Marie aveva arrossito, ma Susanne era già in ginocchio. Aveva alzato lo sguardo, fissandola negli occhi mentre leccava quella crema calda, lenta, godendosi il sapore. Poi si era alzata e le aveva messo la lingua in bocca, facendole assaggiare se stessa.
Marie si era lasciata andare. Si era abbassata, aveva afferrato i fianchi di Susanne e le aveva sfilato le mutande. Davanti erano cremose; dietro c’era una strisciata scura e umida. L’odore era forte, pungente, femminile, di chi è stata fuori tutto il giorno. Marie non aveva esitato. Aveva leccato prima la crema davanti, poi aveva girato la testa e aveva seguito con la lingua quella traccia posteriore, lenta, senza schifo. Susanne aveva gemuto e le aveva affondato le dita nei capelli.
Brava… continua così..
Le mutande erano finite per terra. Si erano spogliate del tutto e si erano trascinate verso il letto. Susanne aveva aperto un cassetto e ne aveva tirato fuori uno strapon nero, spesso, lucido. Se l’era allacciato in silenzio, gli occhi scuri di eccitazione. Marie era rimasta a quattro zampe, il culo in aria, le cosce già trementi.
Susanne le aveva passato la testa dello strapon sulla figa bagnata, poi era entrata con un colpo deciso. Marie aveva gemuto forte. Il dildo scivolava dentro e fuori, bagnato, facendole schioccare le labbra. Susanne le aveva massaggiato il clitoride con le dita mentre la scopava, finché Marie non era venuta una prima volta, contraendosi forte intorno al silicone.
Non si erano fermate. Susanne aveva sfilato lo strapon, lo aveva passato sulla riga del culo di Marie e aveva premuto. L’ingresso era più stretto, ma Marie era troppo bagnata e troppo eccitata per resistere. Lo strapon era scomparso centimetro dopo centimetro nel suo culo. Susanne aveva iniziato a scoparla lì, lenta all’inizio, poi più forte, tenendola per i fianchi. Ogni spinta faceva uscire un suono umido e osceno. Quando aveva tirato fuori il dildo, era lucido e sporco di residui scuri. Marie si era girata, aveva afferrato lo strapon con una mano e lo aveva portato alla bocca. Aveva leccato, succhiato, pulito tutto senza esitazione, gli occhi chiusi di piacere.
Si erano baciate dopo, con il sapore misto ancora sulle lingue. Susanne si era sdraiata e aveva fatto montare Marie sulla sua faccia. Marie aveva cavalcato la sua lingua finché non era venuta di nuovo, tremando, mentre Susanne le leccava l’ano e la figa con la stessa avidità.
Quando Susanne era andata in bagno, Marie l’aveva seguita. L’aveva trovata seduta sul water. Non aveva detto nulla. Si era solo accovacciata di fronte a lei e l’aveva guardata. Susanne aveva cercato il suo sguardo, aveva sorriso leggermente, e aveva lasciato andare. Il suono era stato netto. Marie non aveva distolto gli occhi.
Quando Susanne si era alzata e si era girata, appoggiandosi al lavandino, le aveva detto solo: ecco, se vuoi assaggiare… leccami..
Marie era andata avanti sulle ginocchia. Aveva aperto le natiche di Susanne con le mani e aveva premuto la lingua contro l’ano ancora caldo e sporco. Aveva leccato lentamente, profondamente, pulendola, assaporando tutto. Susanne aveva gemuto, appoggiando la fronte contro lo specchio, spingendo indietro il bacino. Marie aveva continuato, passando dalla riga del culo alla figa ancora gonfia, succhiando, leccando, finché Susanne non era venuta contro la sua bocca, con un gemito basso e rotto.
Si erano lavate insieme sotto la doccia, ma le mani non erano rimaste innocenti. Susanne aveva infilato due dita nel culo di Marie mentre le leccava i seni; Marie aveva risposto strofinandosi contro la coscia di lei finché entrambe non erano venute di nuovo, stanche, appiccicate, sorridenti.
Più tardi, nuda sul letto, Marie aveva appoggiato la testa sul petto di Susanne e aveva mormorato
Domani ti porto a vedere i giardini. E poi torniamo qui. Ho ancora voglia di sporcarti.
Marie aveva chiuso gli occhi, già umida di nuovo solo a sentirlo..
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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