Gay & Bisex
Sig.Luciano
05.02.2026 |
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"Luciano venne senza quasi toccarsi: un fiotto denso, giallastro, quasi trasparente gli uscì dal cazzo grosso, cadde a terra mischiandosi al piscio..."
Luca aveva 43 anni, un fisico ancora decente da ex calciatore di terza categoria, mani callose e una discreta fame di vita che non si era ancora spenta. Aveva comprato quell’appartamento al terzo piano di un palazzo anni ’60 a Cagliari più che altro per il prezzo ridicolo e la pace che si respirava. I primi mesi li passò a fare lavoretti: pitturare, stuccare crepe, montare mensole, cambiare qualche tubo che perdeva. Ogni volta che saliva o scendeva le scale incrociava sempre lo stesso vecchietto: sig. Luciano, 84 anni compiuti da poco, piano di sotto, leggermente in carne con la pancia che gli sporgeva sotto la canottiera ingiallita.Un giorno pioveva a dirotto. Luciano era in cortile a ritirare la biancheria e Luca scese di corsa con l’ombrello.
«Lasci stare, signore, le do una mano.»
Luciano lo guardò con due occhi acquosi . «Grazie, figliolo. Qua piove forte ed io sono un po lento.»
Ritirarono insieme lenzuola, mutande, calzini, canottiere. Tutto odorava di sudore rappreso, di chiuso. Quando entrarono in casa di Luciano l’odore si fece più denso: minestrone riscaldato, piscio stantio.
«Ti offro un tè, dài» disse Luciano.
Luca accettò. Si sedettero al tavolo di formica. Dopo due sorsi Luciano fece un sospiro lungo.
«Sai, a 84 anni… certe cose diventano pesanti. Oggi mi sono sporcato un po’ mentre stavo fuori. Vorrei farmi una doccia e mettermi roba pulita. Ma da solo… è dura.»
Luca posò la tazza. «Se non si offende, l’aiuto io.»
Luciano lo fissò un attimo, poi annuì piano. «Non mi offendo. Anzi.»
Andarono in bagno. Piccolo, piastrelle verdine anni ’70, box doccia con la tenda in plastica. Luciano si tolse la camicia. Il petto cadente, due tette da vecchia con capezzoli lunghi e scuri. La pancia molle gli ricadeva sul pube. Si abbassò i pantaloni di tuta. Rimase in mutande. Gialle, macchiate davanti, con alone marrone dietro.
Luca sentì l’uccello muoversi nei jeans senza che potesse farci niente.
Luciano abbassò anche le mutande.
Il cazzo gli cadde fuori pesante, grosso in modo indecente per un uomo di 84 anni: cappuccio lungo, violaceo, semi-moscio ma già spesso. Sotto due palle enormi, gonfie, quasi glabre, pendule come frutti maturi. L’odore era forte: piscio vecchio, sudore, smegma accumulato.
Luca deglutì. «Da quanto… non si fa una lavata come si deve ?»
Luciano abbassò lo sguardo. «Troppo. Le mani tremano, la schiena non mi regge più.»
«Posso aiutarla?»
Un silenzio. Poi Luciano annuì, quasi timido.
Luca aprì l’acqua, regolò tiepida. Fece entrare Luciano nel box. Il vecchio si appoggiò al muro. Luca si tolse la maglietta, rimase in jeans, entrò anche lui.
Prese il bagnoschiuma, fece schiuma sulle mani. Cominciò dalle spalle, scese sul petto, girò intorno ai capezzoli duri. Luciano respirava più forte. Luca lavò la pancia, infilò le dita nell’ombelico pieno di peli grigi. Poi scese.
Quando prese in mano il cazzo del vecchio, Luciano emise un gemito basso, quasi un pianto di sollievo. Era grosso, caldo, pesante. Luca tirò indietro il prepuzio con delicatezza. Dentro c’era un formaggio denso, biancastro, dall’odore pungente. Lo sciacquò via piano, strofinando col pollice sotto il glande. Luciano tremava.
«Giri» disse Luca.
Luciano si voltò, appoggiò le mani alle piastrelle. Il culo era cadente, peloso, con peli lunghi e grigi che partivano dalla schiena fino alla fessura. Luca insaponò le chiappe, le aprì. Il buco era scuro, grinzoso, circondato da peli ispidi. Lo lavò con due dita, entrò appena dentro. Luciano gemette più forte.
Un fiotto caldo schizzò fuori dal cazzo moscio di Luciano. Piscio giallo scuro colpì il braccio di Luca.
Luca non si mosse. «Tranquillo. Succede. Non è niente.»
Ma invece di uscire, Luca si inginocchiò nella doccia. Prese il cazzo del vecchio e lo insaponò più energicamente. Luciano urlò un « che bello, da quanto non provavo questo».
Luca lavava con forza, tirando il prepuzio, massaggiando le palle. Con una mano si slacciò i jeans, tirò fuori il suo cazzo duro come marmo.
Luciano gli mise una mano tremante sulla testa lo avvicino al suo petto e Luca iniziò a baciargli i capezzoli. «Figliolo… non fermarti…»
Luca si alzò, girò Luciano di nuovo. Gli spalancò il culo con le mani. Ci sputò dentro. Poi ci infilò due dita, poteva sentire la cacca dentro. Il vecchio gemeva, le gambe che tremavano.
«Vuoi che te lo metta dentro?» gli sussurrò Luca all’orecchio.
Luciano annuì frenetico. «Sì… sì…»
Luca si sputò sulla mano, si lubrificò il cazzo. Lo appoggiò al buco grinzoso. Spinse. Entrò con un colpo secco fino a metà. Luciano urlò, ma non di dolore. Luca iniziò a scoparlo forte, tenendolo per i fianchi molli. Il rumore bagnato della carne contro carne riempiva il bagno.
Ogni tanto a Luciano scappava ancora piscio, che colava sulle gambe di entrambi. Luca non si fermava. Lo scopava sempre più violento, schiaffeggiandogli le chiappe cadenti.
Un altro schizzo caldo colpì le piastrelle. Luca sentì le palle del vecchio contrarsi. Luciano venne senza quasi toccarsi: un fiotto denso, giallastro, quasi trasparente gli uscì dal cazzo grosso, cadde a terra mischiandosi al piscio.
Luca non resistette più. Si tirò fuori all’ultimo, glielo infilò in bocca. Venne giù per la gola del vecchio, tenendolo per i capelli radi. Luciano ingoiò quello che poteva, il resto gli colò sul mento, sul petto cadente.
Rimasero così qualche secondo, ansimanti sotto l’acqua che continuava a scendere.
Poi Luca chiuse il rubinetto.
«Adesso ti asciugo» disse con voce rauca.
Luciano lo guardò con occhi grati e ancora affamati.
«Domani… mi aiuti di nuovo?»
Luca sorrise..
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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