incesto
Fratello e sorella pt2
30.01.2026 |
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"Martina inspirò a fondo, senza mascherare il naso, anzi si morse il labbro e infilò un dito dentro di sé..."
**ATTEZIONE** RACCONTO DAI CONTORNI FORTI-PISS E SCATLa mattina dopo, verso le 9:30, il sole filtrava dalle persiane rotte della camera di Martina.
Luca si svegliò per primo con un crampo allo stomaco che gli diceva chiaro e tondo: “muovi il culo o esplodi”.
Le birre della sera prima, unite a quel kebab schifoso preso al volo alle tre di notte, avevano fatto il loro lavoro.
Si alzò dal letto nudo, l’uccello mezzo duro per il sogno che stava facendo e barcollò verso il bagno.
Appena aprì la porta, trovò Martina già lì, seduta sul water con le mutandine alle caviglie, le ginocchia divaricate e una faccia concentrata da “sto cagando e non mi rompete”.
«Cazzo Luca, esci! Sto facendo la grossa!» sibilò lei senza nemmeno guardarlo.
Luca si strinse la pancia.
«Sorellina, se non mi siedo subito su quel cesso ti giuro che la faccio qui per terra. Mi scappa da morire.»
Martina strinse le chiappe, fece forza e lasciò andare un peto lungo e rumoroso che echeggiò nel bagno piccolo.
Poi rise, maliziosa.
«Hai sentito? È arrivata la colazione per te, porco.»
Luca chiuse la porta dietro di sé con un calcio, si avvicinò e le si mise davanti, con l’uccello che ormai puntava dritto in alto.
«Spingi più forte. Voglio sentire l’odore mentre ti guardo.»
Martina lo fissò con gli occhi lucidi di eccitazione mista a vergogna.
Si appoggiò meglio allo schienale del water, allargò ancora di più le cosce e spinse.
Un plop pesante cadde nell’acqua.
Poi un altro.
L’odore acre e denso invase il bagno in pochi secondi.
Luca inspirò a fondo, si segò lentamente e mugolò:
«Cazzo si… spingi ancora, fammi vedere.»
Martina arrossì ma obbedì.
Spinse di nuovo, grugnendo piano, e un pezzo più grosso e morbido uscì lentamente, strisciando fuori dal buco dilatato.
Si fermò a metà, penzolante.
Luca non resistette.
Si inginocchiò tra le sue gambe aperte, le afferrò le chiappe e le spalancò di più.
Con la lingua le leccò prima il clito gonfio, poi scese giù, sfiorando il pezzo di merda ancora attaccato.
Lo lambì con la punta della lingua, sporcandosi le labbra di marrone chiaro.
«Luca… sei schifoso… sei proprio un maiale…» ansimò Martina, ma intanto si strofinava il clito con due dita, velocissima.
Lui non rispose.
Prese in bocca la punta morbida della cacca, la succhiò piano e la lasciò ricadere nel water con un rumore umido.
Poi tornò su con la bocca lurida e la baciò in bocca, ficcandole la lingua sporca fino in gola.
Martina gemette forte nel bacio, sentendo il sapore amaro e selvaggio della propria merda sulla lingua del fratello.
Venne quasi subito, tremando tutta, schizzando un getto di piscio caldo che bagnò il petto di Luca.
Quando finì di cagare, il water era pieno e marrone.
Martina si alzò, il culo ancora sporco di striature marroni.
Si girò, si chinò sul lavandino e gli offrì il buco spalancato e lurido.
«Allora puliscimi tu, visto che la carta è finita anche stavolta.»
Luca non se lo fece ripetere.
Le infilò la faccia tra le chiappe, leccando ogni piega, succhiando via i residui molli e appiccicosi.
Con le dita le aprì il buco e ci spinse dentro la lingua più a fondo che poteva, scopandoglielo mentre con l’altra mano si segava furiosamente.
Martina gemeva come una troia in calore.
«Cazzo… leccami il culo sporco…»
Luca venne così, schizzando getti densi sulle piastrelle fredde del bagno, mentre continuava a leccare e ingoiare.
Alla fine si tirarono indietro, entrambi con la bocca e il mento imbrattati, il bagno che puzzava da far vomitare un avvoltoio.
Martina guardò il water e rise.
Luca le diede una pacca sul culo sporco.
Si guardarono negli occhi, complici e depravati..
Lui era in piedi davanti a lei, l’uccello mezzo molle ma ancora unto, che gocciolava l’ultima goccia.
Luca si passò una mano sulla faccia, ridendo piano.
«Cazzo… ho ancora la pancia che brontola. Quelle birre mi stanno massacrando l’intestino.»
Martina alzò un sopracciglio, con un sorrisetto storto.
«Ah sì? E quindi?»
«Quindi… o esci tu e mi lasci cagare in pace, oppure resti lì e vedi che succede.»
Lei non si mosse di un millimetro. Anzi, si appoggiò meglio allo schienale del water, allargò ancora di più le cosce e si passò due dita tra le grandi labbra, spalancandole piano.
«Fallo. Qui. Davanti a me. Voglio vedere.»
Luca la fissò per un secondo, come per capire se stesse scherzando. Poi scrollò le spalle, fece un ghigno schifoso e si girò.
«Ok, sorellina, Preparati.»
Si accovacciò proprio sopra la tazza, ma invece di sedersi del tutto lasciò il culo sospeso a pochi centimetri dall’acqua, le chiappe spalancate dalle mani. Martina aveva la visuale perfetta: il buco già bagnato di saliva e sudore, che si contraeva piano.
Luca spinse. Si sentì un rumore umido, profondo, e poi il primo pezzo grosso e scuro uscì lento, pesante, cadendo nell’acqua con un plop sonoro. L’odore salì subito, forte, animale, quasi dolce-amaro. Martina inspirò a fondo, senza mascherare il naso, anzi si morse il labbro e infilò un dito dentro di sé.
«Cazzo… continua» mormorò.
Luca grugnì, spinse di nuovo. Un secondo pezzo, più morbido, più lungo, scivolò fuori e si accartocciò sopra il primo. Qualche schizzo di piscio residuo gli colò lungo il perineo. Il terzo pezzo fu più veloce, quasi liquido, e schizzò un po’ di lato, sporcando il bordo interno della tazza e una goccia finì sulla coscia di Martina.
Lei rise piano, eccitata da morire.
«Sei un porco schifoso…»
Luca finì di svuotarsi con un ultimo gemito di sollievo, il buco che si apriva e chiudeva ancora, sporco di residui marroni. Non si pulì. Si rialzò piano, si girò verso di lei col cazzo di nuovo duro, e le indicò il culo con un cenno del mento.
Martina non esitò. Si alzò dal water, si mise in ginocchio sul pavimento freddo e bagnato, gli afferrò le chiappe con entrambe le mani e le spalancò forte. Il buco era ancora spalancato, lucido di muco, con striature marroni intorno all’ano e qualche residuo attaccato alle pieghe.
Ci passò prima la lingua piatta, dal basso verso l’alto, raccogliendo tutto in un colpo lungo e lento. Il sapore era forte, amaro, terroso, con retrogusto di piscio vecchio. Mugolò contro la carne di lui, leccò ancora, cerchiando il buco con la punta, poi spinse dentro, infilando la lingua il più possibile mentre con una mano gli segava l’uccello da davanti.
Luca le afferrò i capelli, le spinse la faccia contro il culo.
«Più a fondo, cazzo… puliscimi tutto…»
Martina obbedì. Leccava, succhiava, infilava la lingua ritmicamente come se lo stesse scopando col viso. Il sapore le riempiva la bocca, le colava sul mento insieme alla saliva. Con l’altra mano si strofinava la figa furiosamente, le dita che entravano e uscivano con schiocchi bagnati.
Luca iniziò a gemere più forte, l’uccello che pulsava nella sua mano.
«Sto… sto per venire…»
«Non sul pavimento» gli ordinò lei, tirandosi indietro giusto un secondo. «In bocca. Apri.»
Luca si girò di scatto, le infilò l’uccello tra le labbra ancora sporche di lui. Martina lo prese fino in gola, succhiando forte, mentre con le dita continuava a segarlo alla base. Lui esplose quasi subito: fiotti caldi, densi, le riempirono la bocca. Martina ingoiò tutto, senza lasciarne una goccia, poi si tirò indietro lentamente, leccandosi le labbra con la lingua ancora sporca del sapore del culo di lui.
Rimasero in silenzio un attimo, ansimanti.
Luca le accarezzò la guancia con il pollice, sporco anche quello.
Martina sorrise, con gli occhi lucidi e la voce rauca.
E domani…compriamo la carta igienica.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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