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Sete d'Ebano Cap 1


di Membro VIP di Annunci69.it GlamMan
14.06.2026    |    445    |    4 9.0
"E volevo te lì, al centro della stanza, a dirigere quel coro di corpi che mi venerano..."
La luce del ristorante era soffusa, una melodia jazz di sottofondo accarezzava l'ambiente, ma per Elena e Roberto il resto del mondo sembrava del tutto sbiadito. A cinquantacinque anni, Elena emanava una bellezza consapevole, matura e straordinariamente magnetica, quella di una donna che ha imparato a conoscere ogni singolo millimetro del proprio potere seduttivo. Sotto il tavolo di quel locale riservato ed elegante, il fruscio impercettibile delle sue calze velatissime creava una tensione palpabile a ogni minimo movimento. Aveva dedicato ore alla preparazione di quella sera, curando ogni dettaglio con una precisione quasi rituale: i tacchi a spillo neri da dodici centimetri slanciavano le sue gambe rendendo la sua postura fiera, le unghie curate e laccate di un rosso bordeaux profondo spiccavano sul cristallo del calice di vino, e, nascosto sotto l'abito di seta fluida, un completo di lingerie in pizzo francese stringeva le sue forme generose, un segreto intimo che per il momento apparteneva solo a lei e a suo marito.

Roberto la guardava dall'altro lato del tavolo con occhi carichi di un'ammirazione assoluta, mista a un profondo e rinnovato senso di gratitudine. L'intervento alla prostata subito due anni prima aveva tracciato una linea netta nella loro vita di coppia, privandolo definitivamente della capacità fisica di possederla, ma non aveva minimamente spento il suo desiderio. Al contrario, quell'ostacolo apparentemente insormontabile si era evoluto in una complicità ancora più viscerale e psicologicamente intensa. Roberto era diventato il regista sapiente del piacere di sua moglie. Aveva scoperto il brivido totalizzante di essere un cuckold, l'orgoglio smisurato nel vedere la bellezza di Elena offerta ad altri uomini capaci di venerarla fisicamente. Quel legame nato inizialmente per gioco sul sito di incontri A69 non era una via di fuga, ma il coronamento della loro devozione: lui la guidava, ne esaltava la sensualità e si nutriva dell'anticipazione di vederla godere pienamente, senza riserve.

L'attesa, carica di una vibrante elettricità, finì quando l'uomo che avevano selezionato insieme fece il suo ingresso nel locale. Marcus, trentott'anni, un uomo di colore dal fascino imponente e magnetico, si avvicinò al loro tavolo con l'andatura fiera di chi sa perfettamente quale sia il proprio ruolo. Alto, dalle spalle larghe e con un sorriso caloroso che trasmetteva sicurezza, salutò la coppia con una voce profonda che tese i nervi di Elena come corde di un violino. Quando Marcus le strinse la mano, le sue dita scure sfiorarono le unghie bordeaux di lei, stabilendo un contatto visivo così ravvicinato da farle accelerare il battito. La cena si svolse in un clima di straordinaria armonia emotiva. Roberto, con intelligenza e totale disinvoltura, guidava la conversazione tessendo le lodi della moglie, raccontando a Marcus quanto Elena fosse sensibile, passionale e affamata di attenzioni forti. Non c'era traccia di gelosia negli occhi del marito, solo la pura e autentica eccitazione di chi si prepara ad assistere alla monta della propria donna.

Sotto il tavolo, la seduzione divenne presto tangibile. Marcus allungò una gamba, sfiorando intenzionalmente il nylon lucido delle calze di Elena, mentre lei, assecondando il gioco, incrociò le gambe facendo risaltare la linea perfetta dei suoi tacchi neri nella penombra. I respiri si fecero più corti e densi. Marcus guardò Roberto, poi posò lo sguardo sul décolleté di Elena, ammettendo apertamente quanto fosse una visione e definendo Roberto un uomo immensamente fortunato. Roberto rispose con un sorriso calmo, lo sguardo lucido per la fantasia che si trasformava in realtà, spiegando che la vera fortuna della serata sarebbe stata di Marcus, a cui cedeva volentieri il compito di dare a Elena tutto ciò che lui poteva ormai soltanto ammirare e desiderare per lei.

Dopo aver pagato il conto, l'eccitazione si trasferì all'esterno. Nel breve tragitto verso l'auto, il rumore metallico e deciso dei tacchi a spillo di Elena sul pavé scandiva il ritmo di un'attesa ormai febbrile. Roberto le cinse delicatamente la vita, sussurrandole all'orecchio parole d'elogio e ricordandole quanto fosse orgoglioso della sua bellezza, prima di farla accomodare sul sedile posteriore accanto a Marcus. Durante il viaggio verso l'hotel, l'abitacolo divenne un concentrato di profumi e sospiri. La mano grande e calda di Marcus si posò con decisione sulla coscia velata di Elena, risalendo lentamente fino a percepire la consistenza della lingerie in pizzo e il bordo della giarrettiera. Elena socchiuse gli occhi, abbandonandosi a quel primo possesso ravvicinato, mentre nello specchietto retrovisore i suoi occhi incontravano quelli vigili e complici del marito, che godeva già semplicemente guardandoli.

Entrati finalmente nella stanza d'hotel, l'atmosfera si fece subito satura, quasi claustrofobica per l'intensità del desiderio. Roberto si diresse senza esitazione verso la poltrona posizionata nell'angolo più in ombra della camera, sistemandosi comodo, con le mani tremanti per la tensione e il respiro corto, pronto a fare il suo dovere di spettatore devoto. Elena, al centro della stanza, si sbottonò lentamente l'abito di seta, lasciando che scivolasse sul pavimento come un'onda leggera. Rimase eretta, splendida nella sua maturità, offrendo alla vista dei due uomini il contrasto perfetto tra la pelle chiara, il pizzo nero della lingerie e le calze velatissime che stringevano le sue cosce. Non si tolse i tacchi a spillo, che slanciavano i polpacci e accentuavano la curva sinuosa dei fianchi. Marcus la fissò per qualche istante in silenzio, quasi a voler memorizzare quella perfezione, poi si avvicinò con passo felino. La sua fisicità imponente sovrastò Elena: la afferrò per i fianchi con una presa solida, maschia, priva di esitazioni, rispondendo esattamente ai desideri che Roberto aveva espresso durante i loro colloqui virtuali.

Marcus la guidò con vigore verso il bordo del letto, sollevandola leggermente per farle trovare la posizione ideale. Iniziò così il rito della monta, un atto fiero, cadenzato e di pura potenza fisica che celebrava la femminilità di Elena. Roberto, dalla sua postazione nell'oscurità, non perse un singolo istante di quella coreografia erotica. Osservava estasiato il netto contrasto cromatico tra il corpo scuro e muscoloso di Marcus e la pelle di sua moglie, le curve di lei che si flettevano sotto le spinte decise e costanti dell'uomo. I tacchi di Elena si sollevavano nell'aria, le sue unghie bordeaux si conficcavano profondamente nella carne delle spalle di Marcus a ogni affondo, mentre la lingerie in pizzo si spostava assecondando il ritmo incessante della passione. Elena non tratteneva più la voce; i suoi gemiti maturi e pieni riempivano la stanza, confermando a Roberto che quell'uomo le stava restituendo una pienezza fisica totale, una forza primordiale che la faceva vibrare da cima a fondo.

La stanza era un concentrato di calore, respiri affannati e lo schiaffo ritmico della pelle contro la pelle. Marcus aumentò il ritmo, spingendo Elena al limite del suo piacere, facendola sussultare ripetutamente in un orgasmo intenso che le fece inarcare la schiena all'indietro. Sentendo il culmine avvicinarsi anche per sé, e volendo onorare fino in fondo la richiesta implicita di quel rituale di coppia, Marcus si staccò da lei con un movimento fluido proprio nel momento di massima tensione. Si portò ai piedi del letto, afferrando le caviglie di Elena mentre lei era ancora ansimante e appagata sul materasso. Sotto lo sguardo sbarrato e rapito di Roberto, Marcus liberò tutto il suo ardore caldo e concentrato direttamente sui piedi di Elena. Il getto copioso bagnò il nylon scuro delle calze velatissime, scivolando lungo la linea lucida dei tacchi a spillo neri e accarezzando la curvatura del collo del piede. Fu un tributo visivo e liquido di assoluta sottomissione al piacere, un sigillo lucido che impreziosiva le calze e le scarpe di Elena come un trofeo della notte. Roberto, guardando quel liquido caldo scivolare sulla seta nera dei piedi di sua moglie, sospirò profondamente sulla sua poltrona, finalmente appagato nel vederla interamente posseduta, celebrata e felice.

Il silenzio dell'auto nel viaggio di ritorno era carico di un’elettricità nuova, quasi densa. Elena guardava fuori dal finestrino le luci della città che scorrevano, con le labbra ancora turgide e il respiro che faticava a ritrovare il suo ritmo regolare. Accanto a lei, Roberto guidava con una mano sul volante e l'altra appoggiata sulla coscia di sua moglie, accarezzando la seta delle calze ancora segnate dal tributo di Marcus.

Una volta varcata la soglia della loro camera da letto, l'intimità domestica sembrò amplificare l'eco di ciò che era appena accaduto. Elena si sfilò i tacchi a spillo neri, lasciandosi cadere sul bordo del letto in lingerie, mentre Roberto si inginocchiava davanti a lei, lo sguardo lucido di un'ammirazione infinita.

"Sei stata celestiale stasera," sussurrò Roberto, prendendole le mani con le unghie bordeaux e baciandone i palmi. "Vederti abbandonata a quel ritmo, sentire la tua voce riempire la stanza... mi ha dato un'estasi che non credevo possibile."

Elena lo guardò dritto negli occhi, passandogli le dita tra i capelli grigi. Sul suo viso maturo c'era una luce nuova, una consapevolezza felina e quasi vorace.

"Roberto, quello che hai fatto per me... il modo in cui mi hai guardata e guidata con gli sguardi... ha aperto una porta dentro di me che non riesco più a chiudere," disse, con la voce resa profonda e roca dal piacere.

Roberto sorrise, accarezzandole i fianchi. "Dimmi tutto, amore mio. Io sono qui per questo. Sono il custode del tuo fuoco."

Elena prese un respiro profondo, avvicinando il viso a quello del marito, lasciando che la vicinanza dei loro corpi trasmettesse tutta la tensione di quel nuovo pensiero. "Mentre Marcus mi possedeva, mentre sentivo la sua forza su di me e vedevo te che godevi del mio piacere... ho provato un brivido che è andato oltre. Ho iniziato a immaginare qualcosa di ancora più estremo."

"Cosa hai immaginato?" chiese Roberto, con il cuore che aumentava i battiti all'istante, catturato dal magnetismo delle parole di lei.

"Ho desiderato non essere sola con un solo uomo," confessò lei, senza distogliere lo sguardo, una scintilla di pura sfida sensuale nei suoi occhi scuri. "Ho immaginato più mani sul mio corpo. Più sguardi che mi spogliano contemporaneamente. Ho sentito il bisogno profondo di essere circondata, di fare l'amore con più uomini insieme, di essere il centro assoluto di una devozione totale, vigorosa, moltiplicata. E volevo te lì, al centro della stanza, a dirigere quel coro di corpi che mi venerano."

Roberto rimase un istante in silenzio, sopraffatto dalla potenza della fantasia di sua moglie. L'idea di vederla esposta a una tale abbondanza di piacere, di vederla dominata e adorata da più uomini mentre lui ne rimaneva l'unico e legittimo regista, gli fece scorrere un brivido caldo lungo la schiena. La sua mente da cuckold vide già la scena: Elena, magnifica e fiera, al centro di un cerchio di desiderio puro.

"Più uomini..." ripeté Roberto, con la voce che tremava leggermente per l'eccitazione. "Una monta collettiva, dove tu sei la regina assoluta e loro gli strumenti della tua estasi... Mi fa impazzire, Elena. Mi rende l'uomo più orgoglioso del mondo sapere che la mia donna ha questa forza, questo appetito."

Elena sorrise, stringendogli le spalle. "Lo faremo?"

"Sì, amore mio," rispose Roberto, baciandole le labbra con una passione rinnovata. "Torniamo su A69. Cercherò io le persone giuste, uomini forti, capaci di darti quello che chiedi. Ti preparerò, sceglieremo la lingerie più audace, e io sarò lì a godermi ogni singolo istante del tuo immenso, infinito trionfo."














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