Prime Esperienze
La prima volta che ho smesso di pensare...
biolgarisos
05.04.2026 |
67 |
0
"E forse è proprio questo che rende certe esperienze così importanti:
non quello che succede..."
Non tutte le prime volte sono come le immagini.Non sono perfette.
Non sono sicure.
E soprattutto… non sono prevedibili.
La mia è iniziata con una sensazione strana.
Non paura.
Non esattamente.
Più una consapevolezza sottile che stavo entrando in qualcosa di nuovo,
senza avere davvero il controllo.
Lei non era qualcuno capitato per caso.
C’era stato un percorso.
Fatto di piccoli momenti, di conversazioni leggere,
di sguardi che all’inizio non significavano nulla…
e che col tempo avevano iniziato a pesare di più.
Non avevamo mai parlato apertamente di quello che stava succedendo.
E forse è stato proprio questo a renderlo più reale.
Perché quando le cose non vengono definite…
le senti di più.
Ricordo il momento in cui siamo rimasti soli.
Non era programmato.
È successo.
E all’improvviso, quello che fino a poco prima era semplice…
non lo era più.
Il silenzio aveva un peso diverso.
Non imbarazzante.
Ma presente.
Come se ci fosse qualcosa da dire…
senza bisogno di parole.
All’inizio ho cercato di restare nel controllo.
Di mantenere tutto su un piano razionale.
Ma più passavano i secondi…
più diventava chiaro che non funzionava.
Perché non era una situazione da capire.
Era una situazione da vivere.
Gli sguardi sono cambiati per primi.
Più lunghi.
Più diretti.
E ogni volta che si incrociavano…
restavano lì un attimo in più.
Come se nessuno dei due volesse interrompere quel momento.
E lì ho capito.
Non con la testa.
Ma con qualcosa di più profondo.
Che non si trattava di fare “la cosa giusta”.
Ma di essere presente.
Davvero.
Le distanze si sono accorciate lentamente.
Non in modo deciso.
Quasi con rispetto.
Come se entrambi stessimo cercando di non rompere quell’equilibrio fragile.
E allo stesso tempo…
nessuno volesse fermarsi.
Ricordo che a un certo punto ho smesso di farmi domande.
Non perché fosse tutto chiaro.
Ma perché non serviva più capire.
C’era solo da sentire.
E quella sensazione era forte.
Reale.
Diversa da qualsiasi cosa avessi immaginato prima.
Non era come nei racconti.
Non era come nelle aspettative.
Era più lenta.
Più vera.
E proprio per questo… più intensa.
Non c’è stato un momento preciso in cui tutto è iniziato.
È stato un passaggio.
Graduale.
Come se ogni secondo ci stesse portando un po’ più avanti,
senza bisogno di decidere davvero.
E forse è proprio questo che rende certe esperienze così importanti:
non quello che succede.
Ma come ti cambiano.
Perché dopo…
non sei più lo stesso.
Non perché hai fatto qualcosa di nuovo.
Ma perché hai sentito qualcosa di vero.
E quando succede,
non puoi più tornare indietro a come vedevi le cose prima.
Quella sera non è stata perfetta.
Non doveva esserlo.
È stata reale.
E questo…
è quello che conta davvero.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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