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Certe distanze esistono solo finché...
biolgarisos
04.04.2026 |
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"E forse è proprio questo che rende certi incontri così intensi:
non quello che succede..."
All’inizio non c’era niente da notare.Due persone nello stesso spazio,
due presenze che si sfioravano senza davvero incontrarsi.
Succede spesso.
Condividere un ambiente senza entrare davvero in contatto.
E per un po’ è stato così anche per noi.
Sguardi occasionali.
Movimenti paralleli.
Quella distanza sottile che sembra naturale… finché non cambia.
Non saprei dire quando è successo.
Non c’è stato un momento preciso.
Ma a un certo punto ho iniziato a percepirla.
Non visivamente.
Non in modo evidente.
Più come una sensazione.
Come quando entri in una stanza e senti che qualcosa è diverso,
anche se non riesci subito a capire cosa.
Era il modo in cui si muoveva.
Calmo.
Sicuro.
Senza fretta.
E soprattutto… senza bisogno di essere notata.
E proprio per questo, inevitabilmente, lo era.
All’inizio ho mantenuto le distanze.
Non fisicamente.
Ma mentalmente.
Ho continuato a fare quello che stavo facendo,
a restare dentro la mia routine.
Ma qualcosa aveva già iniziato a cambiare.
Perché ogni volta che i nostri sguardi si incrociavano,
c’era un attimo in più.
Un secondo che non c’era prima.
E quei secondi, sommati, iniziavano a pesare.
Non erano casuali.
Non potevano esserlo.
A un certo punto mi sono resa conto che non ero più io a scegliere quando guardarla.
Succedeva.
E basta.
Come una cosa naturale.
Inevitabile.
E più cercavo di ignorarlo…
più diventava evidente.
La prima vera interazione è stata semplice.
Una frase qualsiasi.
Un contesto normale.
Ma il modo in cui mi ha risposto…
ha cambiato tutto.
Non per quello che ha detto.
Ma per come.
Diretta.
Presente.
Senza esitazione.
E in quel momento ho capito che non ero l’unica ad aver notato qualcosa.
Da lì in poi, ogni cosa ha iniziato a costruirsi.
Lentamente.
Senza forzature.
Le conversazioni si sono fatte più frequenti.
Gli sguardi più intenzionali.
Le pause… più lunghe.
E in quelle pause c’era qualcosa.
Qualcosa che non avevamo ancora deciso di riconoscere…
ma che era già lì.
A un certo punto ci siamo ritrovate vicine.
Non abbastanza da renderlo evidente.
Ma abbastanza da sentirlo.
E quando succede, lo sai.
Non serve altro.
Non serve parlare.
Ricordo il silenzio.
Non vuoto.
Pieno.
Di tutto quello che non stavamo dicendo.
E in quel silenzio…
c’era una domanda.
Non esplicita.
Ma chiara.
Continuare a far finta di niente…
oppure smettere.
Non è stata una decisione improvvisa.
È stato un lasciarsi andare.
Lento.
Quasi impercettibile.
Come se entrambe avessimo capito che quella distanza,
che fino a poco prima sembrava così naturale…
non lo era più.
E quando succede, non puoi tornare indietro davvero.
Puoi provarci.
Puoi ignorarlo.
Ma lo senti.
Resta.
Quella sera non è stata definita da un gesto.
Ma da quel cambiamento.
Da quel momento in cui qualcosa di indefinito…
diventa reale.
E forse è proprio questo che rende certi incontri così intensi:
non quello che succede.
Ma il fatto che, a un certo punto,
smetti di ignorare quello che senti…
e inizi davvero a viverlo.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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