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La prima volta che ho smesso di controllare


di Membro VIP di Annunci69.it biolgarisos
04.04.2026    |    1.603    |    0 6.7
"Quel passaggio lento, quasi impercettibile, da due persone che parlano… a due persone che si stanno davvero incontrando..."
Ci sono serate che nascono senza un’intenzione precisa.

Quelle in cui esci più per abitudine che per reale desiderio,
quelle in cui non stai cercando niente, e forse proprio per questo succede qualcosa.

Era una di quelle sere.

Non avevo aspettative.
Non avevo programmi particolari.
Solo la voglia di staccare un po’, di stare in mezzo alla gente senza dover per forza essere coinvolto.

Il locale era uno di quelli con luce calda, leggermente soffusa.
Musica bassa, conversazioni sparse, quel tipo di atmosfera in cui puoi osservare senza essere osservato.

Mi sono seduto, ho ordinato qualcosa, e per qualche minuto sono rimasto lì semplicemente a guardarmi intorno.

Poi è successo.

Non qualcosa di evidente.
Nessun colpo di scena.

Ma l’ho vista.

E la cosa strana è che non saprei dire esattamente cosa mi abbia colpito per primo.
Non era l’abbigliamento, non era qualcosa di costruito.

Era il modo in cui stava.

C’era una calma, una presenza…
come se fosse perfettamente a suo agio senza bisogno di attirare attenzione.

E quella cosa mi ha fermato.

Per qualche minuto ho continuato a fare quello che stavo facendo,
ma con una parte della mente che tornava sempre lì.

Non era curiosità superficiale.
Era qualcosa di più sottile.

Alla fine ci siamo incrociati per caso.
Uno sguardo, poi un altro.

E da lì è partita una conversazione.

Semplice, all’inizio.
Quasi banale.

Ma con il passare dei minuti è cambiata.

Le parole diventavano più lente, più scelte.
Gli sguardi più lunghi.
Le pause… più dense.

Quelle pause che non mettono a disagio,
ma che sembrano dire più di qualsiasi frase.

E la cosa che mi ha colpito di più è stata proprio quella:

non c’era fretta.

Nessuno dei due stava cercando di portare la situazione da qualche parte.
Non c’era quell’energia tipica del “vediamo dove si va a finire”.

C’era presenza.

E più passava il tempo, più quella sensazione cresceva.

A un certo punto ci siamo ritrovati fuori.
Non ricordo nemmeno chi l’abbia proposto.

È stato naturale.

L’aria era più fresca, il rumore della città più distante.
Le luci più morbide.

E lì, senza il filtro del locale, tutto è diventato ancora più chiaro.

Ci siamo fermati.

Uno di fronte all’altra.

E per qualche secondo… niente.

Silenzio.

Ma non vuoto.

Pieno.

Io sono uno che tende a controllare.
A capire.
A leggere le situazioni prima di muoversi.

Ma in quel momento no.

Non perché non potessi.
Ma perché non serviva.

C’era già tutto.

Mi sono avvicinato lentamente, senza rompere quell’equilibrio.
Senza forzare.

Lei è rimasta lì.

E quella distanza che si accorcia piano…
senza bisogno di parole…

è qualcosa che non si dimentica.

Non era impulsività.
Non era bisogno.

Era coerenza tra quello che sentivamo e quello che stava succedendo.

E in quel momento ho capito una cosa che fino ad allora avevo sempre solo pensato, ma mai davvero vissuto:

le esperienze più intense non sono quelle che insegui.

Sono quelle in cui smetti di trattenerti.

Non c’è stato bisogno di definire nulla.
Non c’è stato bisogno di spiegare.

Quello che è successo dopo è stato semplicemente la naturale continuazione di quel momento.

Senza forzature.
Senza costruzioni.

Solo presenza.

E la cosa che mi è rimasta più impressa, più di tutto il resto,
non è stato quello che abbiamo fatto.

Ma come ci siamo arrivati.

Quel passaggio lento, quasi impercettibile,
da due persone che parlano…
a due persone che si stanno davvero incontrando.

Da quella sera mi è rimasta una consapevolezza semplice, ma potente:

non tutto va controllato.

Alcune cose funzionano proprio perché smetti di guidarle.

E quando succede…
non hai bisogno di chiederti se è giusto.

Lo sai.
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