trio
Eravamo in tre… ma non era mai stato così...
biolgarisos
05.04.2026 |
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"Come se avessimo tutti capito, nello stesso momento,
che quella situazione non era più “normale”..."
All’inizio era tutto perfettamente equilibrato.Tre persone, nello stesso spazio,
tre energie diverse che si incastravano senza sforzo.
Nessuna tensione evidente.
Nessuna aspettativa dichiarata.
Solo una situazione che funzionava.
Parlavamo, ridevamo, ci muovevamo con naturalezza.
E per un po’ è rimasto tutto lì.
Lineare.
Semplice.
Ma certe dinamiche non restano ferme.
Si evolvono.
E quando lo fanno… lo senti prima ancora di capirlo.
All’inizio sono stati gli sguardi.
Non simultanei.
Non evidenti.
Ma diversi.
Più attenti.
Più presenti.
Ognuno di noi iniziava, inconsciamente, a osservare gli altri in modo più preciso.
Come se stessimo cercando qualcosa.
Non una risposta.
Una conferma.
Lei aveva un modo particolare di stare.
Non al centro…
ma inevitabilmente al centro.
Non perché lo cercasse.
Ma perché la sua presenza lo creava.
E questo cambiava tutto.
Perché in una dinamica a tre,
l’equilibrio è delicato.
Non basta esserci.
Devi percepire.
Devi capire dove sei…
senza che nessuno lo dica.
E quella sera, lentamente, lo stavamo facendo tutti.
Le conversazioni hanno iniziato a cambiare ritmo.
Meno parole inutili.
Più pause.
Pause che non erano vuote.
Erano cariche.
Di quello che non stavamo dicendo.
Mi sono reso conto, a un certo punto, che non stavo più parlando davvero.
Stavo osservando.
Lei.
E l’altro.
E il modo in cui lei guardava entrambi.
Non nello stesso modo.
Mai nello stesso modo.
E questa differenza…
creava qualcosa.
Non competizione.
Non confronto.
Qualcosa di più sottile.
Un equilibrio instabile.
E proprio per questo… intenso.
A un certo punto siamo rimasti in silenzio.
Non perché mancasse qualcosa da dire.
Ma perché tutto quello che serviva…
era già lì.
Gli sguardi si sono incrociati.
Prima a due.
Poi a tre.
E lì è successo qualcosa.
Non un gesto.
Non un cambiamento evidente.
Ma un passaggio.
Come se avessimo tutti capito, nello stesso momento,
che quella situazione non era più “normale”.
Non nel senso negativo.
Nel senso reale.
Era diventata consapevole.
Le distanze si sono accorciate appena.
Quasi impercettibilmente.
Ma abbastanza da cambiare tutto.
Ogni movimento era più lento.
Ogni presenza… più forte.
E la cosa più intensa era questa:
nessuno stava guidando.
Eppure, tutto stava andando da qualche parte.
Insieme.
Senza bisogno di decidere.
Ricordo perfettamente il momento in cui ho smesso di analizzare.
Non perché fosse semplice.
Ma perché non serviva più.
Era chiaro.
Non nelle parole.
Ma in quello che stava succedendo tra di noi.
Un equilibrio nuovo.
Più fragile.
Più vero.
E incredibilmente difficile da ignorare.
Non c’era bisogno di fare qualcosa.
C’era già tutto.
Quella sera non è stata definita da un momento preciso.
Ma da quella consapevolezza condivisa.
Che eravamo in tre…
ma non stavamo più vivendo una situazione casuale.
Stavamo vivendo qualcosa di diverso.
E nessuno di noi…
voleva davvero fermarlo.
Perché certe dinamiche,
quando diventano reali…
non si spiegano.
Si sentono.
E basta.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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