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In tre… e nessuno stava davvero giocando


di Membro VIP di Annunci69.it biolgarisos
04.04.2026    |    957    |    0 9.0
"Ma da quel momento preciso in cui abbiamo capito tutti e tre, senza dirlo… che stavamo entrando in qualcosa di diverso..."
All’inizio non c’era niente di strano.

Eravamo semplicemente in tre.
Una situazione normale, una di quelle che possono nascere senza pensarci troppo.

Ci conoscevamo già, almeno abbastanza da stare bene nello stesso spazio senza imbarazzo.
Conversazione facile, qualche battuta, un’atmosfera rilassata.

Tutto lineare.

O almeno, così sembrava.

Perché a volte le cose non cambiano all’improvviso.
Si trasformano lentamente.

Quasi impercettibilmente.

Lei era seduta tra noi due, ma non in mezzo nel senso fisico.
Più in mezzo nel senso dell’attenzione.

Non cercava di esserlo.
Non faceva nulla di particolare.

Eppure, inevitabilmente, lo diventava.

All’inizio parlavamo tutti e tre insieme.
Poi, senza accorgercene, la conversazione ha iniziato a cambiare ritmo.

Momenti a due, che si intrecciavano con momenti a tre.

Sguardi che si incrociavano in modo diverso.

Più diretto.

Più lento.

Più consapevole.

E la cosa interessante era questa:

non c’era competizione.

Nessuna tensione nel senso classico.
Nessun bisogno di “prevalere”.

C’era qualcosa di più sottile.

Un equilibrio.

Come se ognuno stesse percependo esattamente dove poteva stare… senza rompere quella dinamica.

A un certo punto ho notato una cosa.

Lei cambiava leggermente modo di guardare, a seconda di chi aveva davanti.

Non in modo evidente.
Ma abbastanza da creare una sensazione diversa.

Con uno sguardo era più leggera.
Con l’altro… più profonda.

E quella alternanza creava qualcosa di difficile da spiegare.

Non era confusione.

Era intensità distribuita.

Mi sono ritrovato a osservare più che parlare.
A percepire quello che stava succedendo sotto le parole.

Perché le parole, a un certo punto, erano diventate quasi secondarie.

C’era un’altra forma di comunicazione.

Fatta di pause.

Di piccoli gesti.

Di presenze che si avvicinavano quel tanto che bastava per cambiare tutto.

Nessuno stava guidando davvero.

Eppure, tutto sembrava muoversi in una direzione precisa.

Come se ci fosse un’intesa non dichiarata.

Uno spazio condiviso… che stava diventando qualcosa di diverso.

A un certo punto siamo rimasti in silenzio.

Non per mancanza di cose da dire.

Ma perché non servivano.

Lei ha guardato prima uno… poi l’altro.

Con calma.

Senza fretta.

E in quel momento ho capito che non era una situazione casuale.

Era una scelta.

Non dichiarata.
Non spiegata.

Ma presente.

E la cosa più intensa era proprio questa:

nessuno stava forzando nulla.

Nessuno stava cercando di portare la situazione da qualche parte.

Eppure… ci stavamo arrivando.

Insieme.

In modo naturale.

Le distanze si sono accorciate appena.

Non abbastanza da essere evidenti a uno sguardo esterno.

Ma abbastanza da cambiare completamente la percezione.

E lì è successo qualcosa.

Non un gesto preciso.

Non un momento definibile.

Ma un passaggio.

Da una situazione “normale”…
a qualcosa che normale non lo era più.

Non c’era bisogno di decidere.

Non c’era bisogno di parlare.

C’era solo da capire se lasciarsi andare a quella dinamica…
oppure fermarsi.

E nessuno dei tre ha scelto di fermarsi.

Non subito, almeno.

E forse è proprio questo che rende certe situazioni così forti:

non il fatto di essere in tre.

Ma il modo in cui si crea un equilibrio.

Delicato.
Instabile.
Ma incredibilmente intenso.

Dove ogni sguardo conta.
Ogni pausa pesa.

E ogni scelta, anche la più piccola…
può cambiare completamente tutto.

Quella sera non è stata definita da quello che è successo dopo.

Ma da quel momento preciso in cui abbiamo capito tutti e tre,
senza dirlo…

che stavamo entrando in qualcosa di diverso.

E che nessuno, davvero, voleva tornare indietro.
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