tradimenti
Sapevo che non avrei dovuto… ma non ho smesso
biolgarisos
05.04.2026 |
2.016 |
0
"E allo stesso tempo…
sentivo che quel limite stava diventando sempre più fragile..."
Non è qualcosa che decidi in un momento.Non è una scelta netta, improvvisa.
È qualcosa che inizia prima.
Molto prima.
Inizia nei dettagli.
In uno sguardo che dura un attimo in più.
In una conversazione che diventa troppo facile.
In quella sensazione sottile che ti dice che stai andando oltre… anche se non è ancora successo niente.
Io non stavo cercando niente.
Avevo già un equilibrio.
Una stabilità costruita nel tempo.
E forse è proprio questo il punto.
Perché quando tutto è stabile…
non ti aspetti di essere messo in discussione.
Lei è arrivata così.
Senza rumore.
Senza intenzione apparente.
All’inizio era solo una presenza tra le altre.
Una conversazione leggera, senza peso.
Ma certe connessioni non restano leggere.
Crescono.
E quando lo fanno…
lo senti.
Non subito.
Ma abbastanza presto da capire che non è più casuale.
I primi segnali erano piccoli.
Quasi invisibili.
Uno sguardo trattenuto.
Una pausa che diventava più lunga.
Un modo diverso di ascoltare.
E soprattutto…
quella sensazione che ogni volta che parlavamo, tutto il resto spariva.
All’inizio ho ignorato.
O meglio, ho provato.
Ho riportato tutto su un piano razionale.
Ho mantenuto le distanze.
Ma più cercavo di farlo…
più diventava chiaro che non bastava.
Perché non era solo nella mia testa.
Anche lei lo sentiva.
Non lo diceva.
Non lo mostrava apertamente.
Ma c’era.
Nel modo in cui mi guardava.
Nel modo in cui restava un secondo in più.
Come se stessimo entrambi camminando su una linea sottile,
sapendo esattamente dove fosse…
ma senza allontanarci davvero.
E la cosa più pericolosa era questa:
non c’era nulla di sbagliato…
finché non lo guardavi davvero.
Perché tecnicamente non stava succedendo niente.
Ma dentro…
stava succedendo tutto.
A un certo punto ci siamo trovati soli.
Non pianificato.
Non cercato.
È successo.
E lì, per la prima volta, il silenzio ha avuto un peso diverso.
Non neutro.
Non leggero.
Carico.
Come se tutte le cose non dette fossero improvvisamente presenti.
Ricordo perfettamente quel momento.
Io che cercavo ancora di restare dentro il limite.
E allo stesso tempo…
sentivo che quel limite stava diventando sempre più fragile.
Lei non ha fatto nulla di esplicito.
Non un gesto.
Non una parola fuori posto.
Ma il modo in cui mi ha guardato…
ha reso tutto chiaro.
Non era più una possibilità.
Era una scelta.
Continuare a far finta di niente…
o smettere.
E la verità è che, in quel momento,
non volevo più far finta.
Non per impulso.
Non per mancanza.
Ma per quella sensazione rara
che stai vivendo qualcosa di reale.
Anche se sai che non dovresti.
Non è stato un gesto improvviso.
È stato un avvicinarsi lento.
Quasi inevitabile.
Come se tutto quello che era successo prima…
ci stesse portando esattamente lì.
E forse è proprio questo che rende certe situazioni così difficili da spiegare:
non il fatto che accadano.
Ma il modo in cui ci arrivi.
Passo dopo passo.
Senza accorgertene davvero…
finché non sei già dentro.
Quella sera non è stata importante per quello che è successo dopo.
Ma per quel momento.
Quel punto preciso in cui ho capito che sapevo perfettamente cosa stavo facendo…
e ho scelto comunque di non fermarmi.
E da lì in poi…
non era più solo una possibilità.
Era diventato reale.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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