Lui & Lei
Non era nei piani… ma era impossibile...
biolgarisos
05.04.2026 |
357 |
0
"E forse è proprio questo che rende certi incontri diversi:
non il fatto che accadano..."
Non avevo programmato nulla quella sera.Era una di quelle uscite senza aspettative,
senza l’idea che potesse succedere qualcosa di diverso dal solito.
E forse è proprio questo il punto.
Perché quando non cerchi…
sei più aperto a quello che arriva.
Il posto era tranquillo.
Luci morbide, musica bassa, persone immerse nelle proprie conversazioni.
Io ero lì, presente ma non coinvolto davvero.
Osservavo.
Come faccio spesso.
Poi l’ho vista.
Non è stato un colpo di scena.
Nessun momento eclatante.
Ma qualcosa è cambiato.
Non saprei dire cosa, esattamente.
Forse il modo in cui stava.
Il modo in cui si muoveva senza fretta.
Senza bisogno di essere notata…
e proprio per questo, inevitabilmente, lo era.
All’inizio ho fatto quello che faccio sempre.
Niente.
Ho lasciato che il momento restasse quello che era.
Ma certe presenze non restano sullo sfondo.
Prima o poi… arrivano.
Ci siamo incrociati.
Uno sguardo.
Poi un altro.
E da lì, senza sforzo, è iniziata una conversazione.
Semplice.
Diretta.
Senza costruzioni.
Nessuno dei due stava cercando di impressionare.
E forse è stato proprio questo a renderla diversa.
Le parole scorrevano, ma non erano la cosa più importante.
C’era attenzione.
C’era presenza.
E quella sensazione rara
di essere davvero nel momento.
A un certo punto mi sono reso conto che non stavo più guardando altro.
Non il locale.
Non le persone intorno.
Solo lei.
E il modo in cui mi guardava.
Gli sguardi sono cambiati per primi.
Più lunghi.
Più diretti.
Le pause… più piene.
E in quelle pause c’era qualcosa.
Non dichiarato.
Ma evidente.
Non era fretta.
Non era bisogno.
Era curiosità che si stava trasformando.
A un certo punto ci siamo spostati.
Non ricordo nemmeno chi l’abbia proposto.
È stato naturale.
Come se quello spazio iniziale non bastasse più.
Fuori era diverso.
Più silenzio.
Più aria.
Meno distrazioni.
E lì tutto è diventato più chiaro.
Non perché fosse cambiato qualcosa.
Ma perché non c’era più niente che lo coprisse.
Le distanze si sono accorciate lentamente.
Non in modo deciso.
Quasi con rispetto.
Come se nessuno dei due volesse rompere quell’equilibrio.
E allo stesso tempo… nessuno volesse fermarsi.
Ricordo perfettamente quel momento.
Uno sguardo fermo.
Diretto.
E in quel secondo…
tutto il resto è passato in secondo piano.
Non c’era bisogno di chiedere.
Non c’era bisogno di spiegare.
C’era solo da capire se restare lì…
o tornare indietro.
E nessuno dei due è tornato indietro.
Non è stato un gesto improvviso.
È stato un passaggio.
Lento.
Naturale.
Come se tutto quello che era successo prima
ci avesse portato esattamente lì.
E forse è proprio questo che rende certi incontri diversi:
non il fatto che accadano.
Ma il modo in cui succedono.
Senza forzature.
Senza bisogno.
Solo perché, in quel momento,
non può essere altrimenti.
Quella sera non è stata importante per quello che è successo dopo.
Ma per quella sensazione.
Quella rara.
Di non dover costruire niente.
Di non dover cercare.
Solo riconoscere.
E restare.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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