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Il gruppo di Amici - Capitolo 4


di Membro VIP di Annunci69.it AlladinsLamp
29.06.2026    |    330    |    4 9.5
"Il gioco non era più solo mio e di Mario; ora, il branco era pronto a reclamare il suo premio..."
Tenni la mano lì, accarezzandola lentamente con i polpastrelli scivolosi, godendomi il modo in cui il suo bacino si sollevava in piccoli spasmi involontari a ogni mio tocco. La stanza era intrappolata in un silenzio irreale, rotto solo dal suo respiro affannato e dalla telecronaca della partita che ormai nessuno stava più ascoltando.

Guardai i ragazzi a uno a uno, poi abbassai gli occhi su di lei, bloccata tra me e Claudio con la fica totalmente esposta.

— "Visto che stasera sei così ben disposta e ci tieni a farti guardare," — le dissi, abbassando la voce e fissandola dritta negli occhi — "perché non racconti a tutti cosa è successo venerdì sera nel privé? Spiega bene ad Alessandro cos'hai fatto quando siamo rimasti soli."

Lei sussultò. Le sue guance andarono a fuoco. Girò lentamente la testa verso l'angolo della stanza, cercando lo sguardo di Mario. Il suo fidanzato era sporto in avanti, i gomiti appoggiati sulle ginocchia, le labbra dischiuse; annuì impercettibilmente, con gli occhi divorati dall'eccitazione. Voleva sentirlo. Voleva che tutti lo sentissero.

Lei deglutì a vuoto, tornando a guardare me. — "Noi... noi siamo rimasti soli al tavolo," — esordì, con una voce sottile, quasi tremante. — "Io mi sono alzata per ballare e tu... ti sei avvicinato. Abbiamo iniziato a strusciarci e poi ci siamo spinti oltre con i preliminari..."

— "Fermati." — La interruppi secco, stringendole leggermente l'interno coscia nudo con l'altra mano. — "Preliminari? Pensi che siamo all'asilo? Hai davanti quattro uomini, non devi usare parole da educanda. Anzi, dillo per Mario. Lui odia le storielle edulcorate, vero?"

Feci un'altra pressione mirata tra le sue labbra bagnate, strappandole un mezzo sospiro. — "Ricomincia. Sii precisa. Cosa hai fatto esattamente quando mi sono seduto e ti sei messa in ginocchio?"

Lei chiuse gli occhi per un secondo, schiacciata dal peso di quegli sguardi addosso e dall'umiliazione verbale che si mescolava all'eccitazione.

— "Io... mi sono inginocchiata davanti a te," — mormorò, il respiro sempre più corto. — "E... e ti ho preso in bocca..."

— "Mi hai preso in bocca cosa?" — incalzai, spietato, senza lasciarle scampo. — "Dillo bene. Fatti sentire."

— "Il cazzo..." — sussurrò lei, mordendosi il labbro inferiore.

— "Più forte. Claudio non ha sentito bene," — dissi, indicando il mio amico alla sua sinistra, che aveva letteralmente smesso di respirare con la gamba nuda di lei premuta addosso.

— "Il tuo cazzo!" — disse lei, stavolta con un tono più alto, quasi disperato, aprendo gli occhi lucidi. — "Mi sono messa in ginocchio e ti ho succhiato il cazzo. L'ho tirato fuori e l'ho preso tutto in bocca, fino in fondo."

Un verso strozzato arrivò dalla sedia in fondo alla stanza. Era Mario. Il solo sentirle pronunciare quelle parole a voce alta davanti ai suoi amici lo stava devastando di piacere. Alessandro, dall'altro divano, si era portato una mano alla bocca, gli occhi fuori dalle orbite, completamente paralizzato.

— "Brava. Così va meglio," — le dissi con un sorriso gelido, continuando a sfiorarle il sesso umido davanti a tutti. — "E mentre lo facevi... mentre te lo spingevo in gola, tu chi stavi guardando?"

— "Guardavo... guardavo Mario," — confessò lei, la voce rotta da un gemito mentre il mio dito premeva esattamente nel punto giusto. — "Lui era lì, a un metro, e io lo guardavo negli occhi mentre te lo succhiavo."

— "E come è finita?" — le chiesi, spingendo per tirare fuori l'essenza più cruda di quella notte. — "Perché Mario non ha alzato un dito per fermarmi? E tu non ti sei tirata indietro quando hai capito che stavo per esplodere. Racconta ai ragazzi cos'hai fatto quando sono venuto. Non hai sputato, vero?"

La ragazza scosse la testa contro lo schienale del divano, completamente vinta dal ruolo, le gambe ancora oscenamente spalancate sulle nostre cosce.

— "No..." — ansimò. — "Non mi sono spostata. Sei venuto... sei venuto caldissimo e io sono rimasta ferma. Mi hai sborrato dappertutto. Sulla faccia, sulla bocca... e sul mio top bordeaux."

— "E ti sei pulita?"

— "No," — rispose lei, con una sottomissione totale. — "Ho lasciato che mi colasse addosso. E poi... sono andata a casa con Mario, sporca della tua sborra, e l'abbiamo fatto tutta la notte."

Il silenzio che seguì quella confessione fu assordante, carico di un'elettricità così densa che si poteva quasi tagliare col coltello. Il tarlo di Mario era stato esposto, vivisezionato e servito su un piatto d'argento al resto del branco, e lei ne era lo strumento perfetto, umiliata ed eccitata al centro del mio divano.

La tensione nella stanza era arrivata a un punto di non ritorno. La confessione aveva tolto ogni velo; ora non eravamo più in un salotto a guardare una partita, eravamo in un'arena in cui la fidanzata di Mario era diventata il bene comune, un oggetto di piacere a nostra completa disposizione.

La guardai dall'alto in basso, osservando come il suo petto si alzasse e abbassasse convulsamente. Era completamente esposta, le gambe ancora divaricate sulle nostre cosce, il sesso lucido e pulsante sotto i miei occhi.

— "Vedi, Mario," — dissi voltandomi verso di lui, senza mai togliere la mano dal suo sesso — "credo che questa serata le abbia fatto tornare l'appetito. Non pensi anche tu che sia un po' troppo agitata per stare qui a guardare la partita?"

Mario non riusciva nemmeno a parlare. Si limitò ad annuire, con la bocca spalancata e le mani che continuavano a stringere i braccioli della sedia, il suo sguardo era un misto di agonia e godimento puro.

Mi voltai di nuovo verso di lei, costringendola a incrociare il mio sguardo. Le accarezzai le labbra del sesso con il pollice, facendole emettere un piccolo gemito di frustrazione.

— "Ascoltami bene, troia," — dissi a voce bassa, ma abbastanza alta da far arrivare ogni sillaba dritta alle orecchie di Alessandro, Stefano e Claudio. — "Ti sei abituata troppo bene venerdì scorso, eh? Ti è piaciuto farti riempire la bocca davanti a lui, vero?"

Lei si morse il labbro, annuendo freneticamente, mentre una lacrima di pura eccitazione le rigava il volto.

— "Dillo," — la incalzai, premendo con più decisione il dito dentro di lei. — "Cosa vuoi adesso? Cosa ti sta chiedendo il corpo in questo momento, mentre sei qui davanti a tutti noi, con la fica spalancata e senza nemmeno un filo di stoffa addosso?"

Lei annaspò, cercando l'aria.

— "Voglio..." — iniziò, la voce che le moriva in gola.

— "Cosa vuoi?" — la interruppi, aumentando il ritmo delle dita. — "Vuoi che ci fermiamo? Vuoi che Mario ti porti a casa?"

— "No!" — gridò lei, inarcandosi. — "No, non voglio che finisca così!"

— "Allora dimmi cosa vuoi," — le chiesi, guardandola con cattiveria. — "Sii esplicita. Hai capito bene quello che ti sto chiedendo. Cosa vuoi che ti entri dentro adesso? Di cosa hai bisogno per smettere di tremare?"

Lei mi guardò, poi guardò Mario, che stava letteralmente tremando sulla sua sedia, poi guardò Alessandro, Stefano e Claudio. Capì che non c'erano più freni.

— "Voglio un cazzo," — rispose con voce rotta, ma ferma. — "Voglio di nuovo un cazzo dentro di me. Ho bisogno di sentirmi riempire, di sentire che mi usate ancora."

— "E la sborra?" — le chiesi, avvicinando la mano al suo volto, obbligandola a guardare le dita che fino a un momento prima erano state dentro di lei. — "Cosa ti serve per sentirti davvero a posto stasera?"

Lei allungò il collo verso le mie dita, umettandosi le labbra con una ferocia che gelò il sangue di Alessandro.

— "Voglio la tua sborra," — rispose, guardandomi con un'avidità che non avevo mai visto. — "Ne voglio ancora. Voglio sentirmela colare dentro, voglio che mi riempi ancora una volta, davanti a tutti loro. Sono tua... e sono di chiunque di voi voglia prendermi."

Il silenzio che seguì fu rotto solo dal suono di un respiro collettivo. Alessandro era rimasto immobile, le mani abbandonate lungo i fianchi, il suo mondo di certezze crollato davanti a una donna che si offriva in quel modo. Stefano e Claudio si sporsero in avanti, come se fossero stati calamitati verso il centro del divano. Il gioco non era più solo mio e di Mario; ora, il branco era pronto a reclamare il suo premio.

La tensione aveva raggiunto il punto di rottura. Il soggiorno non era più un salotto, era diventato il teatro di una resa dei conti carnale dove ogni inibizione era stata bruciata.

Con uno sguardo gelido ma carico di elettricità, mi sbottonai lentamente i pantaloni. Non distolsi gli occhi da lei mentre liberavo il mio membro, ormai duro e pulsante. Poi, con un cenno secco del capo, invitai anche Claudio e Stefano a fare lo stesso. In pochi secondi, eravamo lì: tre cazzi eretti che tagliavano l'aria della stanza. Presi la sua mano destra e la costrinsi a stringere il mio, guidandola con decisione; feci lo stesso con la mano sinistra, obbligandola a circondare quello di Claudio.

Intanto, la scena diventava frenetica. Alessandro, ormai completamente soggiogato dalla situazione, si era tolto il pantalone e si era piazzato dietro il divano. Le reclinò la testa all'indietro, afferrandola per i capelli, e iniziò a strusciare il suo cazzo con ritmo ossessivo sul viso di lei, facendoglielo passare ripetutamente sulle labbra e sul naso, costringendola ad assaporare l'odore e il sapore di un altro uomo. Lei, fuori controllo, sbatteva la testa contro il cuscino, gemendo ogni volta che il membro di Alessandro le premeva contro la bocca.

— "Adesso basta," — ringhiai, sollevandola di peso.

La costrinsi a inginocchiarsi proprio tra le gambe di Mario. Lui era seduto sulla sua poltroncina, pietrificato in un’estasi che gli toglieva il respiro. Ci disponemmo tutti attorno a lei, un cerchio di uomini affamati. Le afferrammo la testa, guidandola con fermezza, e lei iniziò a passare da un membro all'altro, succhiando con una voracità animalesca, mentre le sue mani segavano freneticamente i cazzi degli altri.

— "Alzati," — le ordinai, spingendola subito dopo verso il corpo di Mario. La feci piegare a pecora su di lui, in modo che il suo seno finisse premuto direttamente sul viso di Mario. Io mi misi subito dietro di lei, senza un secondo di esitazione, e affondai i colpi. La riempii violentemente, con spinte profonde che facevano vibrare il suo corpo e rimbombavano in tutto l'appartamento.

Alle sue spalle, Mario aveva un cazzo quasi a contatto con la nuca mentre lei, con le mani che correvano avanti e indietro, segava avidamente i cazzi di Stefano e Claudio che le stavano di fianco. Il ritmo era brutale. Il cazzo di Alessandro che lei stava succhiando freneticamente non resistette più: — "Non ce la faccio più, devo sborrare!" — gridò.

— "Vienila in faccia, a questa troia!" — urlai io, mentre continuavo a martellare dentro di lei.

Lui esplose, inondandole il viso di sperma caldo, che iniziò a colare abbondantemente anche sulla fronte e sugli occhi di Mario, che restava lì, immobile, a godersi quel bagno di fluido. Stefano e Claudio, vedendo la scena, continuavano ad essere segati sempre più forte e veloce, persero ogni freno: le sborrarono addosso anche loro, coprendole il viso e il seno. Lei era una maschera di sborra, completamente impazzita, mentre Mario continuava a ricevere gocce di sperma ovunque.

Il mio ritmo era diventato una furia. I colpi del mio cazzo sul suo culo risuonavano come tamburi. Ero al limite, sentivo la pressione che stava per esplodere.

— "Dimmelo, troia!" — le urlai all'orecchio, mentre la travolgevo con spinte sempre più devastanti. — "Dove la vuoi la sborra? Dimmelo!"

Lei, con il viso imbrattato e gli occhi sbarrati per l'estasi, si voltò a guardarmi, supplicante, totalmente annientata:

— "Dentro! Riempimi! Riempimi tutta, sono la tua troia!"

Non aspettai un istante di più. La presi per i fianchi, la bloccai contro il corpo di Mario e mi svuotai dentro di lei con tutta la forza che avevo, un'esplosione che la fece inarcare e gemere fino a perdere il fiato.
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