tradimenti
Gemiti a Ore d’Ufficio
14.06.2025 |
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"Poi si voltarono e uscirono, lasciandomi lì, ancora senza fiato, con la scrivania in disordine e la certezza che non avrei mai più guardato i miei vicini allo stesso modo..."
Era un giovedì come tanti, uno di quei giorni in cui il tempo sembrava scorrere più lentamente del solito. Ero nel mio ufficio, immerso in pratiche burocratiche che ormai conoscevo a memoria, quando il mio sguardo scivolò sull’agenda aperta davanti a me.Due nomi attirarono la mia attenzione: Signor e Signora Rossi. Li conoscevo, ne ero certo, ma non riuscivo a collocarli. Non erano clienti abituali, eppure quel cognome mi suonava familiare.
Poi, all’improvviso, capii.
Erano loro. I vicini del piano di sopra. Quelli che sentivo gemere quasi ogni sera, con una passione così travolgente che a volte mi costringeva ad alzare il volume della televisione. Erano sempre insieme, ma avevo il sospetto che, a volte, non fossero soli.
Quando bussarono alla porta, mi alzai per accoglierli.
Lui entrò per primo, impeccabile in un completo blu notte, il sorriso sicuro di chi sa esattamente cosa vuole. Lei lo seguì, avvolta in un vestito estivo che le aderiva al corpo senza essere volgare, un equilibrio perfetto tra eleganza e sensualità. I suoi tacchi scandivano il pavimento con un ritmo che sembrava già una promessa.
«Prego, accomodatevi» dissi, indicando le sedie davanti alla mia scrivania.
Lui mi fissò, gli occhi pieni di complicità, mentre si sistemava sulla poltrona. Lei, invece, non si sedette. Con movimenti fluidi, si avvicinò a me, il suo profumo avvolgente come un abbraccio. Portò un dito alle labbra, in un gesto silenzioso che mi impose di non parlare.
Poi, tutto accadde in un istante.
Lui si alzò, le si avvicinò da dietro e le sfiorò il collo con un bacio. I suoi occhi, però, erano puntati su di me.
«Per la prossima ora» sussurrò, la voce roca, «lei è soltanto tua.»
Il mio respiro si fece più rapido. Sentii il sangue pulsarmi nelle tempie, il desiderio che già mi serrava lo stomaco.
Lei mi guardò, gli occhi carichi di sfida, e con un tono che non ammetteva repliche ordinò: «Siediti.»
Era un comando, ma la sua voce era così dolce che obbedii senza esitare.
Poi si chinò verso di me, le labbra a un soffio dal mio orecchio.
«Prendimi» mormorò, il calore del suo respiro sulla mia pelle. «E fammi la tua troia.»
Non ci fu spazio per i pensieri. La afferrai per la nuca e la baciai con furia, la lingua che esplorava la sua bocca mentre le mani le scivolavano lungo i fianchi. La girai bruscamente, spingendola contro la scrivania, e sentii il suo corpo arrendersi sotto il mio.
Le mie dita le strizzarono i seni attraverso il tessuto, già duri e sensibili. Lei gemette, una vibrazione bassa e gutturale, mentre una mano scivolava tra le mie gambe, cercando la prova della mia eccitazione.
Quando mi toccò, un brivido mi percorse la schiena. Era già lì, duro e pulsante, pronto per lei.
La piegai in avanti, costringendola a appoggiarsi sulla scrivania, e le sollevai la gonna. Sotto, trovai un reggicalze nero, i bordi di pizzo che contrastavano con la pelle vellutata delle sue cosce. Le mutandine erano un dettaglio inutile: le spostai di lato con un gesto secco e la penetrai in un solo colpo.
Lei urlò, ma la mia mano le tappò la bocca all’istante.
«Zitta» le ordinai, mentre iniziavo a muovermi dentro di lei con movimenti profondi e regolari. «Non vogliamo che nessuno ci senta.»
Dall’altra parte della stanza, suo marito ci osservava, gli occhi pieni di desiderio. Si stava già toccando, incapace di resistere allo spettacolo di sua moglie che si abbandonava a me.
Cambiammo posizioni più volte, ogni volta più selvaggi, ogni volta più affamati. Fino a quando lei non mi fermò con una mano sul petto.
«Ora tocca a lui» sussurrò, gli occhi pieni di malizia. «Ma stavolta faremo qualcosa di diverso.»
Lo guardai. Lui era già in ginocchio, la bocca socchiusa in attesa.
Lei afferrò il mio cazzo ancora duro e lo guidò tra le labbra di lui, spingendolo giù con decisione. Lui tossì, ma non si tirò indietro, anzi, affondò ancora più avidamente, come se avesse aspettato quel momento da una vita.
Era una scena surreale, eppure incredibilmente eccitante.
Quando finalmente esplosi nella sua bocca, loro condivisero il mio sapore in un bacio languido, poi si alzarono, sistemandosi i vestiti con calma.
«Siamo molto soddisfatti della sua consulenza» disse lei, sorridendo come se niente di straordinario fosse appena accaduto.
Poi si voltarono e uscirono, lasciandomi lì, ancora senza fiato, con la scrivania in disordine e la certezza che non avrei mai più guardato i miei vicini allo stesso modo.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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