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Il Gusto della Complicità


di WarmEmbrace
22.06.2026    |    538    |    2 8.3
"“Ti ricordi quando sei venuto a montarmi quel condizionatore?”, gli sussurra all’orecchio mentre continua con quel lento ma fermo su e giù..."
CAPITOLO 1: L’INVITO

La cena in sala si sta rivelando una piacevolissima serata, ben oltre quelle che potevano essere le aspettative. Tra chiacchiere genuine, sorrisi naturali e gli immancabili calici di buon vino, io e Mary stiamo scoprendo due ragazzi davvero simpatici e spigliati. Liliana è una donna molto graziosa, con un viso dolce, un sorriso che conquista e un corpicino snello ma tonico; suo marito, Marco, è il tecnico che qualche mese fa ha installato il nostro nuovo impianto di aria condizionata e a cui vorremmo dare in mano tutte le manutenzioni di casa. Mia moglie ha insistito molto per invitare lui e la consorte a cena come segno di gratitudine per il lavoro perfetto che ha fatto e che ci ha donato finalmente quella frescura che da tempo ormai ci mancava; in realtà, però, quella era solamente la scusa ufficiale. Per me e mia moglie, quella serata sarà il carburante per i nostri rapporti privati, intimi, una pièce teatrale studiata per settimane in ogni minimo dettaglio.

Alla fine di un’ottima pasta al pesto genovese, quella guarnita anche con i fagiolini e le patate, mia moglie si alza per spareccchiare i piatti del primo, muovendosi con lentezza e un pizzico di malizia. Indossa un semplice paio di jeans e una camicetta volutamente un po’ troppo scollata che, ad ogni movimento, lascia intravedere le curve generose di due splendidi seni, calamitando inevitabilmente gli sguardi di Marco. Passando dietro di me, mi sfiora la nuca con la punta delle dita, il nostro segnale: “Vado a preparare il secondo in cucina. Marco, vieni a darmi una mano con i vassoi, così mi dici come preparare i piatti anche per te e Liliana?”, chiede con un sorriso apparentemente ingenuo. Il ragazzo, lusingato e leggermente in imbarazzo, si alza subito, scusandosi con la moglie, e la segue. Mia moglie, però, nell'entrare in cucina, lascia la porta scorrevole deliberatamente socchiusa, lasciando aperta una sottile fessura verticale.

Appena entrano, verso altro vino rosso nel calice di Liliana, mi sporgo verso di lei e la intrattengo amabilmente, sfoderando la mia migliore dialettica per tenerla inchiodata alla sedia, con la schiena voltata rispetto alla cucina. Mentre le parlo e la guardo in quei suoi bellissimi occhi blu, il mio sguardo scivola anche oltre la sua spalla, dritto oltre quella fessura illuminata. Vedo mia moglie accanto a Marco contro il bancone. La vedo nel momento in cui mi cerca con gli occhi attraverso lo spiraglio della porta e, sfoderando quel suo sorriso così irriverente e sensuale, la vedo mentre si appresta a iniziare il suo rito. Il brivido di quella sua espressione mi incendia il sangue, mentre continuo a chiacchierare come se nulla fosse con la donna che ho davanti.

CAPITOLO 2: LA PAURA DI ESSERE SCOPERTI

Sotto la luce fredda dei fornelli, l'atmosfera si fa subito satura di elettricità. Mary si appoggia al bancone di marmo, guarda Marco dritto negli occhi, si morde il labbro inferiore e, senza preamboli, inizia a parlargli della moglie: “Sai, Marco... guardavo tua moglie di là. Liliana è davvero molto graziosa, ha un viso così dolce e quegli occhi blu che incantano. E poi, devo dire la verità, ha un culo da favola, che fa un po’ d’invidia al mio 'culone', anche se, là davanti, ha molto meno da offrire rispetto a me”.

Mentre pronuncia queste parole con voce calda, bassa, quasi sussurrata, come fosse un segreto, si avvicina a lui offrendo alla sua vista la generosa scollatura profonda, fino a fargli sentire il calore della sua pelle a pochi centimetri da lui. Marco si blocca, con gli occhi spalancati sia per la splendida visione che per il timore di poter essere scoperto a così poca distanza dalla sala, conscio che la porta è rimasta distrattamente socchiusa. Mary non gli lascia neppure il tempo di pensare: fa scivolare la mano con decisione sotto la sua maglia fino a raggiungere la fibbia della cintura, gli sbottona i jeans e infila le dita direttamente sotto l’elastico delle mutande, afferrando la sua carne già calda e turgida.

Il ragazzo caccia un respiro strozzato, ma il suo sesso reagisce all'istante, pulsando violentemente tra le dita esperte di Mary. Senza mai staccare gli occhi dai suoi, inizia a muovere la mano con un ritmo regolare, geometrico, accarezzandone tutta la lunghezza e lubrificando la presa sul sesso di lui, riempiendosi il palmo del suo precum ogni volta che la mano scorre sulla punta. Intanto, Mary lancia sguardi carichi di una profonda intesa verso la fessura della porta, dove sa che io la sto guardando.

“Ti ricordi quando sei venuto a montarmi quel condizionatore?”, gli sussurra all’orecchio mentre continua con quel lento ma fermo su e giù. Le loro labbra arrivano quasi a unirsi, sfiorandosi nel calore dei respiri corti.

“Ti ricordi quando giravo per casa con quella maglietta lunga, senza niente sotto? Guarda che l’ho notato quando ti chinavi a raccogliere gli attrezzi solo per goderti la visione della mia figa nuda… peccato che non ti sei nemmeno accorto di quanto fosse già fradicia per te, ma tu sei un ragazzo così educato e non ne hai approfittato. Ora però dimmi, quanto hai sognato questo momento mentre eri sulla scala a lavorare e morivi di voglia di finire sulle mie tette?”.

Marco non riesce a rispondere, emette solo brevi lamenti soffocati mentre le dita di mia moglie accelerano in un crescendo feroce. Il ragazzo è ormai al limite, il corpo irrigidito dal piacere imminente e dalla paura di essere scoperti, sul punto esatto di cedere. Proprio in quell'istante di massima vulnerabilità, Mary si sporge in avanti e gli lecca lentamente le labbra, raccogliendo il suo fiato spezzato. Quell'ultimo stimolo rompe ogni freno: il corpo di Marco viene scosso da un brivido violento e incontrollabile. Il tecnico viene tutto d'un colpo, liberando una serie di fiotti densi e abbondanti direttamente sul palmo della mano di mia moglie, che lo accoglie stringendo le dita per non perderne nemmeno una goccia, con un sorriso sfacciato e beffardo.

CAPITOLO 3: IL SECONDO PIATTO

Intanto in sala, io ho continuato a fare la mia parte con Liliana, assaporando ogni secondo di quella magnifica messinscena e di quella bella ragazza che ho trovato assai intrigante. Vedo i due corpi fermi, in un’immobilità naturale e intima in cui posso quasi sentire il respiro profondo e affannato del ragazzo; ora il rito si è compiuto nella sua apoteosi. Di là, nel segreto della cucina, Marco si risistema in fretta i vestiti, tirando giù la maglia con le mani che tremano vistosamente dall'eccitazione e dal senso di colpa, mentre Mary resta un istante immobile a godersi lo spettacolo della sua mano sporca, lucida e calda del seme del tecnico.

Con estrema calma, mia moglie si volta verso il lavandino per ripulirsi la mano, ma quando vede lì accanto il tagliere dove sono appoggiate le fette di carne per il secondo, fumanti e già pronte nei piatti, allora le si illumina una strana luce negli occhi. Così, usa le dita bagnate del seme di Marco per farne colare qualche goccia su una piccola fetta destinata proprio a Liliana, stendendo quel velo viscido e profumato direttamente sopra il cibo e mimetizzandolo con cura, aggiungendo un poco di salsa calda.

Si gira poi verso di lui, porgendogli il piatto con la freddezza che la contraddistingue quando si sente padrona della situazione: “Ecco, il secondo è pronto. Adesso porta questo a tua moglie, servila tu. E vediamo se quella donna con quegli splendidi occhioni riesce a riconoscere il sapore del tuo seme sul piatto”. Marco prende il vassoio sapendo di non poter dire di no, con il cuore che gli batte fin dentro le orecchie e le gambe fatte di piombo, e spinge la porta scorrevole per tornare in sala. Mary lo segue a ruota, sistemandosi con studiata disinvoltura la camicetta scollata.

Io li vedo entrare: incrocio nuovamente lo sguardo irriverente di mia moglie, lo stesso che prima mi spiava dalla fessura, e poi intercetto quello terrorizzato e lucido di Marco. Rivolgo un sorriso rassicurante a Liliana proprio mentre il suo uomo, con le mani ancora scosse da un leggero tremore, le appoggia il piatto davanti. La ragazza taglia un boccone di quello splendido arrosto, lo porta alla bocca e lo mastica con molta calma. Poi, incrociando prima lo sguardi di Marco e poi quello di Mary, sfoggia uno dei suoi sorrisi dolci esclamando: "Ottimo il sapore di questa salsa ... si sente che mio marito le ha dato una mano a metterla".

A quelle parole, il volto di Marco sbianca completamente e le sue dita si stringono ai bordi della sedia. Io e mia moglie ci scambiamo un'occhiata fulminea, assaporando la perversione assoluta di quel segreto domestico che è appena stato consumato sotto i nostri occhi, nel silenzio complice della nostra tavola.
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