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La cliente...cap 4... Inganno di fine estate


di Membro VIP di Annunci69.it Midi90
20.06.2026    |    13    |    0 8.7
"Dalle grandi finestre spalancate entra una piacevole aria fresca che alleggerisce il caldo della giornata..."
Ultimo capitolo della mia estate marchigiana. Buona lettura!


È ormai arrivata la fine dell'estate. Mi ritrovo a pulire con calma il bordo vasca, un rito che segna la conclusione di un'altra intensa giornata di lavoro. Mi godo il crepuscolo di inizio settembre, quando il cielo si tinge di sfumature calde e la piscina, ormai deserta, riflette le prime luci della sera. La clientela è decisamente scemata, lasciando spazio a una quiete insolita; resta solo un'ultima settimana di attività prima del mio rientro definitivo a casa.

In quelle settimane ho avuto modo di essere ospite più volte della signora Carla, la bella vedova, nel calore della sua casa, dove ci siamo lasciati andare a momenti di pura follia sessuale.
Con Anna, invece, il ricordo è legato a un mercoledì mattina di qualche tempo prima: un incontro fugace nato durante la mia pausa pranzo, subito dopo la fine della sua lezione di acquagym. Mi aveva raggiunto mentre mi trovavo nel gabbiotto degli attrezzi, vicino alla sala filtri. Notando la desolazione e il silenzio intorno, si era decisa a seguirmi ed entrare. Lì, in quell'ambiente isolato e nascosto, Anna mi ha concesso un grandioso pompino, ingoiando anche tutta la mia calda sborra senza lasciarne nemmeno una goccia.

Il capo mi raggiunge proprio mentre sto finendo di sistemare le ultime cose a bordo vasca. Mi dice che lo staff mi sta già aspettando dentro per la cena di fine stagione, organizzata in fretta visto che alcuni colleghi sarebbero ripartiti l'indomani mattina. Lo saluto, raccolgo i miei attrezzi e mi dirigo velocemente verso il mio alloggio per prepararmi.
Mentre sono in camera mia, sotto il getto caldo della doccia privata, il rumore dell'acqua viene interrotto dallo squillo insistente del mio telefono. Esco dal box, afferro l'apparecchio sul comodino e rispondo, mentre l'acqua mi gocciola ancora dalle spalle e cerco di asciugarmi al volo con l'asciugamano.Sul display compare il nome di Anna.
«Pronto?» rispondo, con un filo di fiatone per la fretta.
«Ehi, come stai?» la sua voce arriva dall'altra parte del filo, calda e insolitamente bassa. «Bene, guarda, sono appena uscito dalla doccia. Tu?».
«Mio marito è appena andato via per una delle sue solite cene di lavoro,» dice, andando dritta al punto con un tono che non lascia spazio a dubbi. «Ho pensato che forse potevi passare da me per qualche ora...».
La proposta mi tenta, ma la realtà della serata mi crolla addosso
«Mi spiace un casino, Anna, ma tra pochissimi minuti devo raggiungere gli altri per la cena dello staff...» rispondo, visibilmente desolato mentre guardo i vestiti pronti sul letto
«Ma ce la facciamo a vederci un'ultima volta prima della mia ripartenza?» continuo, cercando di non perdere l'occasione.
Dall'altro capo del telefono si sente un piccolo sospiro contrariato
«Purtroppo sarà difficile... questa volta mio marito non si muoverà da casa prima di qualche settimana. Toccherà inventarci qualcosa di grosso...»
Continuiamo la conversazione ancora per qualche minuto cercando di capire se ci sia uno spiraglio nei prossimi giorni. Poi, a malincuore, la saluto per evitare di fare troppo ritardo con i colleghi che già mi attendono.

Mentre mi godo le prelibatezze preparate con cura per tutti noi dallo staff della cucina, il mio pensiero va sempre alla stessa cosa: trovare un modo per vedermi con Anna un'ultima volta.
Quel momento intenso vissuto la settimana prima nel gabbiotto degli attrezzi e la chiamata interrotta poco fa hanno risvegliato in me la voglia matta di farla trasgredire ancora.
Nelle ultime settimane mi ero buttato sulla signora Carla, essendo lei vedova e libera da qualsiasi impegno coniugale, ma la scarica di adrenalina e l'intesa provate con Anna erano decisamente un'altra cosa.
Donato, uno dei due cuochi con cui ho stretto una bella amicizia, nota subito il mio silenzio. È un omone di quarantadue anni, dall'aspetto imponente ma con un cuore enorme; papà di tre bimbi piccoli, ha sempre la battuta pronta e tratta tutti noi dello staff con un affetto fraterno, come se fossimo i suoi fratelli minori. Vedendomi così assorto nei miei pensieri, mi si avvicina a fine serata, approfittando del momento in cui gli altri sono ancora seduti al tavolo in attesa del dolce.
«Tutto bene? Non ti ho mai visto così pensieroso da quando sei qui,» mi chiede a bassa voce, facendomi un cenno con le dita per chiedermi l'accendino.
«Niente, tranquillo,» sorrido, sfilandolo dalla tasca e passandoglielo.
«Dai, con me puoi parlare, lo sai,» insiste lui con quel suo modo di fare genuino.
So bene che non posso dirgli la verità. Il marito di Anna è un tipo piuttosto conosciuto in zona; quella storia deve restare assolutamente segreta, e per nessuna ragione al mondo potrei farmi vedere in giro con lei o parlarne con qualcuno del posto. Decido quindi di restare sul vago, usando una mezza verità.
«È che vorrei passare una serata diversa dal solito con una persona con la quale ho stretto... una certa amicizia, diciamo...solo che non voglio portarla qui nel mio alloggio e non ho certo i soldi per un resort o per un'altra camera d'hotel.» gli rispondo ridendo, per poi lanciare una frecciatina alla paga che il nostro datore di lavoro considera altissima.
Donato fa un tiro di sigaretta, poi la spegne nel posacenere e mi guarda sorridendo.
«Beh, che problema c'è? Sai bene che ho quella piccola proprietà che affitto ai turisti durante la stagione. Domani mattina alle 11:00, gli ultimi ospiti ripartono e la casa si libera. Se mi dai una mano a fare le pulizie e a rimettere tutto a posto, te la lascio quando vuoi.»
A quelle parole mi si illumina letteralmente il volto. «Oddio, davvero? Io domani comincio il turno alle 14:00, ma nel caso faccio subito a cambio con Oliver così mi tengo la giornata del tutto libera!»
Sopraffatto dall'entusiasmo, lo abbraccio forte e lo ringrazio di cuore. Poi, con un briciolo di serenità in più e un piano che comincia a prendere forma, torniamo insieme a sederci con il resto del gruppo per finire la cena.

L'indomani mattina mi dirigo con Donato verso la sua villetta. Per raggiungerla lasciamo l'agriturismo e imbocchiamo una serie di stradine secondarie che si addentrano nella campagna marchigiana. Guidiamo per circa quindici chilometri, risalendo le strade sinuose che si snodano tra i colli, circondati da filari di vigneti ordinati, campi di girasoli ormai maturi e casolari in pietra sparsi qua e là.
L'aria di inizio settembre è frizzante e porta con sé il profumo tipico della terra della marca e dell'uva che si avvicina alla vendemmia.
«Ci siamo,» mi dice Donato, riducendo la velocità e indicandomi una recinzione in ferro battuto. Oltre il cancello, in fondo a un viale di ghiaia bianca fiancheggiato da alberi secolari, scorgo una casetta in pietra, un casale ristrutturato con cura. All'esterno spicca una bellissima piscina azzurra che riflette la luce del sole, circondata da una pavimentazione in mattoni, lettini e grandi ombrelloni da giardino color panna che offrono ampie zone d'ombra.
«Tutto questo è tuo? Ma chi te lo fa fare a spaccarti la schiena in cucina?» gli dico ridendo, sinceramente colpito dalla bellezza del posto.
«Magari fosse già mio!» ribatte lui, spegnendo il motore. «O meglio, lo sarà legalmente quando mio suocero deciderà di passare a miglior vita... prima o poi!» e scoppiamo a ridere insieme.
Per entrare bisogna usare le chiavi o suonare il citofono sulla colonnina di pietra. Donato suona e gli ospiti all'interno ci aprono il cancello automatico. Sbrigate le ultime formalità e i convenevoli di rito, i turisti caricano i bagagli in auto, ci ringraziano per l'ospitalità e ripartono, lasciandoci campo libero per rimettere a posto.
Passiamo il resto della mattinata a darci dentro con i lavori. Puliamo a fondo tutta l'area esterna, spazzando le foglie intorno alla piscina, sistemando i cuscini delle sdraio e pulendo i tavoli sotto il portico. Poi ci spostiamo all'interno: nel giro di qualche ora, grazie all'olio di gomito, l'intera casa torna splendente, fresca e profumata di pulito, con i pavimenti lucidi e i letti rifatti.
Mentre usciamo e il cancello automatico si chiude lentamente dietro di noi, Donato si fruga in tasca e mi porge il mazzo di chiavi.
«Tieni, ti do sia la chiave del cancello che quella della porta di casa, così stai tranquillo che non entra nessuno a disturbarvi, ahahah!»
Lo ringrazio ancora una volta per il favore enorme e torniamo all'agriturismo. Appena arrivo in camera mia, afferro il telefono e scrivo un messaggio ad Anna, chiedendole di chiamarmi non appena ne ha la possibilità. L'attesa dura circa venti minuti, poi sul display compare finalmente il suo nome.
«Ehi, dimmi. Sono fuori a fare delle commissioni, ho giusto un paio di minuti,» mi dice subito, con una voce che tradisce un pizzico di fretta.
«Sei libera dopodomani?» vado dritto al punto, senza girarci troppo intorno. «Ho trovato il modo e il posto perfetto per vederci senza rischi. Dobbiamo raggiungere una villetta qui vicino. Se ci stai, ti do le indicazioni precise e ci incontriamo direttamente lì per le 12:00. Massima discrezione, stai tranquilla.»
Dall'altro capo del filo avverto un attimo di esitazione. «Ci penso e ti faccio sapere, va bene? Ci sentiamo domani con più calma, scusa...»Prima che possa aggiungere altro, sento in sottofondo la voce del marito che la chiama ad alta voce. Capendo la gravità della situazione, riattacco immediatamente, senza nemmeno salutarla, per evitare di farla scoprire.
La cosa mi eccita tantissimo.

Il giorno dopo, approfittando di un momento di pausa, mi sto facendo una nuotata rilassante in piscina quando Oliver attira la mia attenzione da bordo vasca. Mi avvisa che sente squillare insistentemente il mio telefono, aggiungendo: «Gianni, guarda che ti sta cercando una certa Angela».
Sorrido tra me e me per la riuscita del mio piccolo stratagemma: avevo registrato il numero di Anna sotto quel nome falso proprio per evitare inconvenienti di questo tipo, proteggendo la nostra storia da occhi e orecchie indiscrete nello staff. Esco dalla vasca, mi allontano da Oliver per avere la massima privacy e la richiamo immediatamente.
«Pronto, Gianni... Scusa per ieri sera, ma ero in giro con mio marito e non potevo proprio parlare,» mi dice subito, con una voce bassa e guardinga.
«Non ti devi giustificare, capisco benissimo la situazione, stai del tutto tranquilla,» la rassicuro, per metterla a suo agio.
«Comunque,» continua lei, e il suo tono si fa improvvisamente serio e mirato, «per la tua proposta di domani... si può fare. Mio marito parte per Pesaro insieme a mio figlio domattina presto e rientrerà solo in serata. Dimmi tutto.»
Mentre parla, percepisco nella sua voce un'intensità totalmente diversa rispetto al solito, una sfumatura più profonda, quasi eccitata dal brivido di quell'occasione perfetta che le si sta presentando. A sentire quel tono, l'eccitazione comincia a salire rapidamente anche in me; visto che sono in costume e il corpo sta già reagendo, mi cingo subito l'asciugamano attorno alla vita per coprirmi, vado a sedermi su un lettino e mi metto ad asciugarmi al sole mentre continuiamo a parlare.
«Benissimo... era esattamente la risposta che volevo sentire...» le dico, e inizio a darle le indicazioni stradali precise per raggiungere il casale nelle campagne marchigiane.
Non appena le nomino la struttura, sento Anna dall'altra parte del filo che si rasserena del tutto. Coincidenza vuole che lei fosse già stata ospite in quella villetta un paio di volte, essendo molto amica della moglie di Donato. Sapeva perfettamente, per via delle confidenze tra donne, quanto l'amica detestasse prendersi cura di quella proprietà e come lasciasse fare tutte le incombenze e le pulizie al marito. Anna ha quindi l'assoluta certezza che la moglie di Donato non metterà mai piede lì, e che l'intera proprietà sarà a nostra completa e totale disposizione, senza il minimo rischio di visite a sorpresa.
«Ci vediamo domani alle 12:00 allora,» mi saluta, con una promessa implicita nella voce.
Riaggancio. Sono carico ed estremamente eccitato. Resto lì sul lettino, sotto il sole di settembre, a far vagare la mente e a fantasticare su ogni singolo dettaglio di quello che sarebbe potuto accadere l'indomani tra le mura di quel casale isolato.

Alle 10:00 del giorno dopo sono già al casale di Donato. Faccio fare un'ultima rinfrescata veloce alle stanze per assicurarmi che tutto sia perfetto, poi, dato che sono arrivato fin lì in bicicletta sotto il sole che comincia a scaldare, decido di fare un tuffo rigenerante in piscina. Dopo una nuotata rapida, mi sdraio sul lettino a rilassarmi e a godermi il calore della tarda mattinata, sorseggiando una bibita fresca mentre l'adrenalina dell'attesa inizia a farsi sentire.
Puntuale come un orologio svizzero, alle 12:00 vedo spuntare la sua auto in fondo al viale di ghiaia. Vado ad aprirle immediatamente il cancello e, per evitare che la vettura possa essere notata da qualcuno di passaggio lungo la strada principale, decidiamo di adottare la massima cautela: guidiamo la macchina fin dietro la struttura del casale e la nascondiamo completamente sotto uno di quei teli scuri pesanti, telati, usati di solito per proteggere la carrozzeria dal sole e dalla polvere.
Non appena varchiamo la porta d'ingresso e ci tiriamo alle spalle il legno massiccio, la sensazione di isolamento e di totale sicurezza prende il sopravvento. Ci lasciamo andare immediatamente alla passione accumulata nei giorni precedenti: ci stringiamo forte e ci uniamo in un bacio profondo, affamato, con le lingue che si contorcono in un gioco umido e le mani che corrono ovunque sulla pelle, riscoprendo i corpi con foga.
«Non così, non subito... godiamocela con calma,» mi sussurra lei con il fiato corto, staccandosi a fatica dalle mie labbra.
Decidiamo di frenare i bollenti spiriti e ci mettiamo a preparare un pranzetto leggero insieme in cucina. Mentre ci muoviamo tra i fornelli, non riesco a toglierle gli occhi di dosso. Nonostante sia l'inizio di settembre, il clima marchigiano regala ancora giornate pienamente estive e calde. Anna indossa un abito leggerissimo in lino chiaro che segue armoniosamente la sua linea slanciata; la stoffa fresca si appoggia morbida sulle sue curve, lasciando scoperte le braccia e le gambe toniche, esaltando quel suo metro e settanta di eleganza naturale. Guardarla muoversi così, sapendo che siamo completamente soli, fa sì che io mi ritrovi già leggermente rigido lì sotto, con i pantaloncini che faticano a nascondere l'erezione.
Finito di mangiare, ci accomodiamo sul grande divano in sala per rilassarci e goderci un momento di quiete. Dalle grandi finestre spalancate entra una piacevole aria fresca che alleggerisce il caldo della giornata. Lo sguardo spazia sulle colline circostanti: in lontananza si scorgono appena un paio di strutture in pietra simili a questa, ma sono talmente distanti che la privacy è assoluta. Intorno a noi non c'è traccia di passaggio umano, si sente soltanto il rumore pulito della natura marchigiana, il frinire leggero delle ultime cicale e il fruscio del vento che muove le foglie degli ulivi.
All'improvviso, Anna si alza dal divano sorridendomi.
«Arrivo subito,» mi dice con un tono carico di mistero, prima di allontanarsi verso il corridoio del bagno.

L'attesa dura circa cinque minuti, durante i quali il mio cuore picchia forte nel petto. Quando la porta si riapre, Anna ricompare nel salone e l'impatto visivo mi mozza letteralmente il fiato. Si è spogliata dell'abito di lino per indossare un completo intimo nero estremamente particolare e provocante, con ricami in pizzo trasparente che fasciano alla perfezione i suoi fianchi femminili e incorniciano il suo seno piccolo e sodo. Cammina a piedi nudi sul pavimento in cotto, muovendosi con una grazia innata; noto subito la cura impeccabile dei dettagli, dalle mani affusolate ai piedi curatissimi, con uno smalto scuro che rende la sua figura ancora più sensuale e sofisticata.
«Che ne dici? L'ho acquistato ieri, prima di chiamarti...» sussurra, fissandomi con i suoi profondi occhi scuri.
Io riesco soltanto ad annuire in totale silenzio, completamente ipnotizzato, guardando la sua figura avanzare lentamente passo dopo passo verso il divano dove la sto aspettando.

Si siede delicatamente su di me, mi dà un bacio leggero sulle labbra e mi sfila la t-shirt con movimenti fluidi. Subito dopo approfondisce il contatto infilandomi la lingua in bocca: ci baciamo con passione, mentre lei mi accarezza le spalle e io faccio scorrere le mani lungo le sue gambe e sul sedere, godendomi da vicino lo spettacolo del completino intimo che le fascia il corpo.
«Quello stronzo mi ha scopata solo una volta da quando è tornato,» mi confida a un tratto, visibilmente irritata. «E non mi ha nemmeno fatta venire,» continua senza peli sulla lingua.
«Adesso ci penso io a te,» le rispondo per rassicurarla. Le prendo delicatamente il viso tra le mani e la bacio di nuovo, stringendola a me.
A quel punto Anna si alza dal divano, mi sfila rapidamente i bermuda insieme al costume e si inginocchia sul pavimento davanti a me. Prende il mio membro, ormai duro e turgido, stringendolo con le mani curate.
«Oh... questo sì che è un bel cazzo come si deve,» commenta guardandolo con un sorriso malizioso. Se lo mette subito in bocca e comincia a succhiarlo freneticamente, muovendo la testa su e giù con decisione per stimolarmi a fondo. Dopo qualche istante si ferma un momento, tenendomi ancora tra le labbra; solleva le braccia per legarsi i capelli in una coda e liberare il collo, poi si china di nuovo in avanti e riprende a lavorarlo con ancora più energia.
Io mi lascio andare sullo schienale morbido del divano, portando una mano sulla sua testa per incitare i suoi movimenti e guidarla fino in gola. Lei continua a lavorarlo con trasporto, alternando la suzione a momenti in cui lo sfila per leccare l'asta su e giù. È uno spettacolo di lussuria puro. Dopo qualche minuto, la invito ad alzarsi per fare un cambio di posto: Anna si adagia sul divano e allarga le gambe, lasciandomi spazio.

Mi posiziono tra le sue gambe spalancate, inginocchiato sul bordo del divano, e lo spettacolo che ho davanti mi blocca il respiro. Il completino intimo in pizzo nero stringe i suoi fianchi tonici, lasciando completamente scoperta la pelle liscia delle cosce. Mi chino in avanti e, con le dita curate, sposto lateralmente il sottile tessuto dello slip, scoprendo la sua intimità già lucida, bagnata e pronta per me.
Senza farla attendere oltre, appoggio le labbra su di lei. Inizio a praticarle del sesso orale con decisione, assaporando il suo sapore e usando la lingua con tocchi caldi e ritmici, alternando lunghe leccate a stimolazioni più intense e mirate sul clitoride. Anna sussulta immediatamente all'improvviso contatto; porta le mani dietro la mia testa, stringendo le dita tra i miei capelli per premermi ancora più a fondo contro di sé. Il salone isolato si riempie dei suoi gemiti, che si fanno via via più forti, spezzati e acuti a ogni mio movimento. Inarca il bacino con foga, assecondando il ritmo della mia bocca, finché un brivido violentissimo non la scuote interamente: le pareti vaginali iniziano a contrarsi e Anna raggiunge un orgasmo intenso e travolgente, gridando il mio nome nel silenzio del casale.

Ancora scossa dal piacere, con il respiro corto e gli occhi lucidi di lussuria, mi afferra per le spalle e mi tira verso l'alto.
«Vieni dentro di me... ti prego, entrami dentro adesso,» mi invita con una voce resa roca e profonda dal desiderio.Non me lo faccio ripetere due volte. Allungo la mano verso i miei bermuda sul pavimento, afferro un preservativo dalla tasca e lo indosso rapidamente. Mi riposiziono subito tra le sue gambe e la afferro saldamente dalle cosce, sollevandogliele leggermente per avere la massima apertura. Con un colpo secco, diretto e profondo, penetro in lei in un unico movimento. Anna emette un sussulto acuto mentre la riempio completamente.Senza darle il tempo di abituarsi, comincio a stantuffarla forte, mantenendo un ritmo rapido, profondo e incessante. Il rumore dei nostri corpi che si scontrano ritmicamente si mescola ai suoi respiri affannati. La stringo forte, sentendo i muscoli delle sue gambe che si tendono attorno ai miei fianchi. La foga dell'azione la porta rapidamente al limite: nel giro di pochi minuti, i colpi decisi le provocano ancora un altro orgasmo bagnato. Sento distintamente colare il liquido caldo del suo piacere lungo la mia asta e sulle mie dita, a testimonianza di una goduria totale e senza freni che ci travolge entrambi nel mezzo del salone.
Io ne ho ancora, l’adrenalina è a mille e non ho nessuna intenzione di fermarmi. Le do un bacio rapido e la invito a cambiare posizione: le chiedo di mettersi a pecora, appoggiando le braccia sul bracciolo del divano per avere una presa stabile. Anna esegue subito, arcuando la schiena e offrendomi una visuale pazzesca del suo sedere e del completino in pizzo nero. Le afferro saldamente i fianchi con le mani, prendendo la mira, ed entro di nuovo dentro di lei con una spinta profonda per riprendere a sbatterla forte, tenendo un ritmo serrato che la fa sussultare a ogni colpo.
In quel preciso momento, l'atmosfera già bollente viene squarciata da un rumore improvviso: il suo telefono, posato proprio sul tavolino accanto al divano, comincia a squillare insistentemente.

Sul display compare il nome di suo marito.
Anna allunga un braccio, prende il telefono e fissa lo schermo per qualche secondo, con il fiato corto. Io nel frattempo mi fermo, rimanendo immobile dentro di lei, con il cuore che mi batte in gola per la tensione. Lei si gira parzialmente verso di me, mi guarda dritto negli occhi con una luce di pura sfida e follia erotica, e sussurra: «Continua, resta in silenzio ma continua».
Eseguo immediatamente. Provo a restare calmo nonostante la scarica di adrenalina sia micidiale; stringo ancora di più la presa sui suoi fianchi e riprendo a muovermi dentro di lei, regolando i colpi per evitare di fare troppo rumore.
Anna schiaccia il tasto per rispondere e porta il telefono all'orecchio.
«Pronto, tutto bene?» dice a voce alta, cercando di controllare il tono, ma la sua voce esce inevitabilmente leggermente ansimante a causa del mio movimento continuo e profondo.
A sentire quelle parole rivolte al marito mentre la sto possedendo da dietro, l’eccitazione comincia a salirmi alle stelle, dandomi una carica quasi incontrollabile.
«Ah sì? Va bene... Io dovrei tornare tra un paio d'ore, che sono fuori a fare una camminata...» continua lei al telefono. La sua voce si fa sempre più affannata, spezzata dai miei colpi che, nonostante lo sforzo di rimanere silenzioso, continuano a spingerla al limite del piacere.
«Va bene, a più tardi», conclude infine.
Riattacca e poggia quasi di colpo il telefono sul tavolino. Per un secondo si accascia in avanti sul bracciolo, sfinita dallo sforzo di aver finto, per poi rialzarsi di scatto con un sussulto violento.
«Siiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii!» urla, liberando tutta la tensione accumulata in un altro orgasmo devastante.
La tensione accumulata si scioglie finalmente in un lungo respiro profondo. Lei rimane per un istante immobile, appoggiata al divano, mentre il silenzio torna a riempire la stanza, interrotto solo dal battito accelerato dei cuori. Quell'interazione al telefono ha aggiunto una dimensione di rischio che ha lasciato entrambi senza fiato, trasformando un momento privato in qualcosa di estremamente carico di adrenalina.

Mi sfilo lentamente dal suo corpo ed esco, andando a sedermi sul bordo del divano, mentre Anna rimane accasciata in avanti, con il bacino sollevato e il culo ancora all'aria, sfinita ma visibilmente appagata. Mi tolgo il preservativo usato con un gesto rapido e mi rilasso un attimo, cercando di riprendere fiato mentre l'adrenalina rallenta la sua corsa.
«Che scopata...» sussurra Anna con un filo di voce. Resta in quella posizione, muovendo lentamente una mano per accarezzarsi le curve del sedere, ancora scossa da piccoli brividi elettrici.
Io la guardo di sbieco e sento che la mia erezione non accenna minimamente a calare; la tensione e il brivido della telefonata continuano a fare effetto. La visione del suo culo aperto e della sua intimità grondante e lucida è uno spettacolo magnifico, irresistibile nella penombra del salone. Non riesco a stare fermo. Mi riavvicino a lei, mi chino nuovamente tra le sue cosce e riprendo a leccargliela con foga.
Anna sussulta all'improvviso calore della mia lingua. «Ancora? Non ti basta mai?» mormora voltando la testa di lato, ma senza accennare a spostarsi.
Io non rispondo a parole e continuo a leccare con insistenza; anzi, mentre la bocca lavora sul clitoride, ci infilo pure due dita per allargarla e muoverle dentro. Poi, guidato da un istinto puramente lussurioso, le sputo direttamente sul buco del culo per lubrificare la zona. Comincio a leccare anche lì, circles e pressioni umide, prima di iniziare a spingerci un dito dentro delicatamente, muovendolo piano per farla abituare alla sensazione.
Anna emette un gemito diverso, più profondo e sorpreso, mentre stringe le dita sul tessuto del divano. «Ooohh... va bene, entra pure...» sussurra, cedendo completamente al nuovo brivido di quella trasgressione totale.
Mi alzo di scatto sul divano. Afferro un nuovo preservativo, lo scarto e mi rivesto rapidamente. Dopo averglielo inumidito ancora con il suo stesso fluido per facilitare l'ingresso, mi posiziono dietro di lei. Le afferro saldamente i fianchi e, con una spinta decisa e mirata, le entro dentro nel culo con foga e forza, penetrandola profondamente.
Anna caccia un urlo acuto di piacere che rimbomba tra le pareti del casale. Non le do tregua: glielo rompo con colpi decisi, duri e incessanti, mantenendo un ritmo violento che fa cigolare il divano. Lei continua a urlare e ad ansimare forte, stringendo i denti, mentre la stimolazione la fa bagnare nuovamente davanti. Sento il calore interno che mi stringe l'asta a ogni affondo. Dopo qualche minuto di pura intensità, sento il culmine arrivare irresistibile: spingo fino in fondo e le esplodo nel culo, riempiendo completamente il gommino con una scarica calda e interminabile.

Subito dopo l'ultima contrazione, le crollo letteralmente addosso sulla schiena, esausto e svuotato di ogni energia. Restiamo incastrati l'uno sull'altra sul divano, con i petti che si alzano all'impazzata e la pelle completamente sudata e bagnata, immersi nel silenzio ritrovato delle campagne marchigiane.
Dopo quel turbine di passione, ci alziamo a fatica dal divano per dirigerci verso il bagno del casale. Ci laviamo insieme con una bella doccia calda, lasciando che l’acqua porti via il sudore, la fatica e i fluidi di quel pomeriggio così intenso. Sotto il getto che scorre, l'atmosfera cambia: l'adrenalina lascia il posto a una dolcezza amara. Ci stringiamo un'ultima volta e ci lasciamo andare a un lungo bacio, profondo e lento, che sa inevitabilmente di addio. Sappiamo entrambi che tra pochissimi giorni io ripartirò per tornare definitivamente a casa, e che questa è l'ultima volta che ci vediamo.
Usciti dal box, ci asciughiamo e ci rivestiamo senza fretta. Torniamo in cucina per bere qualcosa di fresco, concedendoci qualche chiacchiera distesa, quasi a voler prolungare quegli ultimi minuti di intimità prima che la realtà torni a bussare alla porta. Parliamo dei mesi passati, della piscina, ridendo un'ultima volta dei nostri segreti.
Poi arriva il momento di andare. Accompagno Anna all'esterno, dove l'aria del tardo pomeriggio marchigiano ha iniziato a rinfrescare. Sul viale di ghiaia bianca la saluto con un ultimo, rapido bacio sulle labbra, prima di vederla salire a bordo della sua macchina. Il motore si accende, il cancello automatico si apre e la sua vettura si allontana, scomparendo tra le curve dei colli.
Resto lì a guardare il polverone che si dirada, con un leggero velo di malinconia nel cuore per la fine di tutto, ma profondamente soddisfatto e appagato per aver passato un'estate incredibile, vissuta appieno e all'insegna del sesso più puro e travolgente.
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