tradimenti
Il Gioco
05.06.2026 |
180 |
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"Sei talmente bagnata e hai talmente tanta voglia di raggiungere quell’orgasmo fino ad ora negato che mi accogli dentro con una passione incredibile..."
“Ciao amore. Tra un’oretta circa torno a casa. Viene con me anche Jonathan. Te ne avevo parlato vero? Il mio collega della sede centrale. Voglio ringraziarlo per il buon lavoro che abbiamo fatto insieme questo ultimo mese, prima che domani rientri a New York. Sai già come devi metterti per accoglierlo vero?”Con quest’ultima domanda riaggancio il telefono, senza neppure aspettare una tua risposta ma sapendo che dall’altra parte stai già sorridendo.
Dopo mezzora ti scrivo che siamo partiti e a breve saremo a casa. I soliti gesti… parcheggio, scendo dalla macchina chiacchierando con Jonathan, salgo le scale, prendo le chiavi di casa, apro la porta e…
Tu sei lì sul divano, in ginocchio, con quel completo che mi avevi fatto vedere un giorno mentre ero in metro. Una benda sulla bocca, una sugli occhi e le mani imprigionate in delle manette all’altezza dei fianchi.
Entro, già sapendo lo spettacolo che mi sarei trovato davanti e mi diverto a guardare la faccia di Jonathan, con gli occhi sgranati e una leggera apertura delle labbra.
"Guarda John, questo mese abbiamo lavorato davvero bene insieme e sono sicuro che continueremo a farlo anche in futuro. Per questo motivo volevo farti un piccolo regalo. Puoi toccare la sua pelle, puoi toccare la sua intimità. Puoi toccarti, puoi venire su di lei, ma non puoi assolutamente penetrarla: quello posso farlo solo io. Goditi il calore del suo corpo. Puoi anche baciarla se vuoi, darle un morso, puoi toccarla mentre lo fai e toccarti mentre la desideri. Questo è il mio piccolo regalo per te, ma ricordati, lei resta solo mia".
Jonathan, dopo un primo momento di stupore, si avvicina a te. Ammetto che, avendolo osservato muoversi al lavoro, avevo capito che probabilmente non era proprio il “bravo ragazzo” che sembrava. Si avvicina e comincia a sfiorarti con la mano, iniziando dalle cosce e dal tuo culo. So che il sedere è il suo punto debole, l’ho visto con tante colleghe: aspettava che gli passassero davanti per poi fissarle mentre camminavano e nei suoi occhi leggevo il desiderio. E così ti sfiora. Ci mette poco ad apprezzare la tua splendida pelle candida, liscia… Ad un certo punto si blocca, dura solo un attimo, mi guarda, cercando di capire se può continuare oppure se deve fermarsi. Io, seduto al tavolo di fronte al divano, sto aprendo una bottiglia di vino rosso e me ne sto servendo un calice generoso. Lo guardo e nel mio sguardo si legge "continua, non mi dispiace".
Allora lui comincia a stringere il tuo corpo con le sue mani, percorrendo tutta la tua figura. La schiena, il culo, le cosce, i polpacci, i piedi, arrivando infine al suo obiettivo, il tuo sesso. Tu ti schiudi appena ti sfiora, sei eccitatissima. Le sue dita entrano subito, senza impedimenti, prima uno, poi due. Poi col pollice sfiora anche il tuo buchetto e io: "No, quella è proprietà privata". Allora lui mi guarda e sorride, capendo che non avrebbe mai potuto averlo, ma che poteva comunque godersi quello splendido fiore bagnato.
Presto le dita diventano tre. Ti conosco, vedo il tuo corpo contrarsi, sei su di giri. Quando ti penetra con tutte e tre le dita ti sento gemere come non ti ho mai sentita. Jonathan allora comincia a esplorarti dentro: le fa entrare, le apre, le gira... non c’è un centimetro della tua intimità che quelle dita non stiano toccando.
Poi le tira fuori e porta la mano ai suoi pantaloni. Con le dita ancora bagnate di te li sbottona e tira fuori il suo sesso. Incomincia a toccarsi guardando quello splendido spettacolo della tua femminilità violata e disponibile. Con una mano si tocca prima la punta e poi l’asta, mentre con l'altra ricomincia a giocare con la tua intimità.
Tu sei lì che non vedi, non puoi parlare, senti solamente le sue dita dentro di te. Da come sorride mentre ti tocca penso che non abbia mai sentito una donna godere così tanto come stai facendo tu. Allora si avvicina al tuo collo, ti dà un piccolo morso e scende. Ti bacia una spalla, la schiena e poi torna su. Intanto con le dita continua a toccarti e tu inarchi la schiena per fare in modo che ti possa penetrare sempre di più. Lui allora asseconda il tuo desiderio, entra dentro con foga, con rabbia, con la voglia di possederti anche se sa che non può farlo. Intanto con l’altra mano continua a toccarsi. Lo vedo che va sempre più veloce, lo vedo sudare, vedo che sta per perdere completamente il controllo. E finalmente quel controllo lo perde. Lo vedo sfilare la mano da te, prendersi il sesso in mano, stringerselo e darsi delle sempre più veloci spinte verso il basso fino a schizzare completamente verso il tuo culo.
Quando vedo che ha finito mi alzo in piedi e lo sorreggo un attimo per le spalle. "Meravigliosa… meravigliosa… non ho mai incontrato una donna così". Sorrido, lo guardo e gli dico: "Ti sei meritato un calice di buon vino, adesso". Così prendo un paio di fazzolettini che avevo già preparato, ti pulisco dove ti ha sporcato e lo faccio sedere. Poi lo guardo e dico: "E adesso goditi lo spettacolo, perché lei è solo mia".
Finalmente posso liberare il mio sesso da quella prigione dei miei vestiti che stava diventando troppo stretta. Non ho voglia di aspettare, sono troppo eccitato anche io così mi avvicino a te e ti entro dentro. Sei talmente bagnata e hai talmente tanta voglia di raggiungere quell’orgasmo fino ad ora negato che mi accogli dentro con una passione incredibile. Allora ti prendo per i fianchi, li stringo e incomincio a muovermi senza troppa dolcezza ma solo con la voglia di godere di noi. Sento che non sei tanto distante dall'orgasmo, Jonathan è stato molto bravo nel giocare con te e portarti al limite. Così continuo a muovermi, entro ed esco da te seguendo un ritmo costante, furioso. Siamo talmente eccitati che appena incomincio a spingere forte, si sente il rumore del tuo sesso bagnato, il rumore della mia pelle che sbatte contro la tua.
Non ci metto molto a raggiungere l’orgasmo e in poche spinte vengo, con un urlo, con una spinta profonda dentro di te. Vengo gridando che sei mia e quanto ti amo. Quando lo tiro fuori, ci sono ancora i resti del mio piacere su di me. Così mi avvicino alla tua bocca, ti tolgo la benda e lo appoggio sulle tue labbra. Allora le schiudi, lo accogli, lo lecchi e poi ti bacio. La tua bocca sa di noi, del nostro piacere.
Jonathan è ancora al tavolo con la patta aperta, la sua erezione sta prendendo nuova forma e il calice di vino è ormai vuoto. Ti dico che ora puoi andare in bagno a lavarti così ti alzi ed esci dalla nostra vista. Lui mi guarda ancora una volta stupito e mi dice: "Ma non le apri le manette?". Sorrido di quella meravigliosa ingenuità. Ti eri messa da sola in quella posizione, perché in realtà quelle manette erano a molla, non sei mai stata veramente bloccata, ma volevi esserlo, per il mio e per il tuo piacere, volevi esserlo per quelle meravigliose esperienze che ci legano sempre di più.
Allora do una pacca sulle spalle a Jonathan e gli dico: "Immagino avrai capito che la “cena” era questa. È stato un piacere lavorare con te, ci rivediamo tra sei mesi". Così lo accompagno alla porta, lo saluto, gli chiamo un taxi, mi spoglio completamente ed entro in bagno. Tu sei ancora sotto la doccia, in mezzo ad uno splendido vapore di acqua calda. Faccio scorrere la porta della doccia, ti bacio e facciamo l’amore.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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