tradimenti
Il Signore delle terre
20.06.2026 |
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"Le parole di Erica erano benzina sul fuoco, rendendo ogni affondo più profondo, più crudele..."
Il sole di giugno picchiava senza pietà sulle colline toscane, trasformando l'aria in un velo denso di polvere e profumo di erba bruciata. Alberto si asciugò la fronte con il dorso della mano, lasciando una scia di terra scura sulla pelle abbronzata. A cinquanta anni, il corpo era ancora quello di un uomo che non aveva mai temuto il lavoro duro: spalle larghe, braccia nodose come radici di quercia e una vitalità che sembrava non conoscere declino. Amava la sua vita, amava la moglie e le tre figlie che erano il suo orgoglio, ma dentro di lui bruciava un incendio che nessuna routine matrimoniale riusciva a domare.Era un uomo affamato. Non di cibo, ma di carne, di sesso, di quella scarica elettrica che solo l'ignoto può dare. Il suo desiderio era una bestia costante, un prurito insistente che si manifestava in un'erezione perenne, un membro massiccio e largo che premeva contro il denim dei suoi pantaloni da lavoro, un colosso di venti centimetri che chiedeva costantemente di essere saziato.
Recentemente, quel desiderio aveva trovato un nuovo binario. I video che guardava di notte, mentre la moglie dormiva placidamente, avevano aperto una porta proibita: il cuckolding. L'idea di un uomo che guarda la propria donna essere posseduta da un altro, di un piacere che nasceva dall'umiliazione e dalla superiorità fisica, lo aveva ossessionato.
Si era iscritto a un forum specializzato, usando un profilo anonimo, e aveva trovato loro. Erica e Riccardo. Una coppia di trentacinque anni, residenti in un borgo a pochi chilometri dalla sua azienda. Le foto di lei erano devastanti: curve generose, pelle di porcellana e uno sguardo che prometteva sottomissione e brama. Lui, invece, era un ragazzo bellissimo, quasi efebico, con un'eleganza che strideva con la rudezza di Alberto.
L'appuntamento era fissato per il pomeriggio seguente, nel vecchio casolare adiacente alla stalla, un luogo dove l'odore di fieno e cuoio copriva ogni altro sentore.
Quando la macchina di loro accostò nel vialetto di ghiaia, Alberto era già lì, in attesa. Si era fatto una doccia accurata, indossando una camicia di lino chiara e pantaloni scuri che però non riuscivano a nascondere il volume impressionante tra le gambe.
Erica scese dall'auto e Alberto sentì un colpo al plesso solare. Era ancora più bella dal vivo. Indossava un vestito leggero, color crema, che accarezzava i fianchi a ogni passo. Riccardo la seguiva, con un sorriso nervoso e gli occhi che brillavano di un'eccitazione quasi infantile.
"Siete arrivati," disse Alberto, la voce bassa, roca, che vibrava nel petto.
"Piacere di conoscerti, Alberto," rispose Riccardo, stringendogli la mano. La stretta del ragazzo era morbida, quasi fragile rispetto a quella del contadino.
"Entrate. Andiamo nel casolare."
L'interno era in penombra, rinfrescato dalle spesse mura di pietra. Non appena la porta si chiuse, il silenzio divenne pesante, carico di un'elettricità quasi tangibile. Alberto non perse tempo. Si avvicinò a Erica, sentendo l'odore del suo profumo floreale mescolarsi a quello della polvere. Le posò una mano sul fianco, stringendo la carne morbida.
Erica sussultò, ma non si ritrasse. Al contrario, inclinò la testa all'indietro, guardando Alberto con le pupille dilatate.
Alberto guardò Riccardo, che era rimasto a pochi passi, le mani intrecciate davanti a sé, osservando la scena con un misto di timore e adorazione.
"Ti piace guardare, ragazzo?" chiese Alberto, senza staccare gli occhi da Erica.
"Sì... mi eccita da morire l'idea che tu la prenda," rispose Riccardo, la voce che tremava leggermente.
Erica scivolò con la mano lungo la coscia di Alberto, arrivando al centro del suo desiderio. Quando le dita di lei avvolsero il pacco duro come una pietra, emise un gemito soffocato.
"Dio, è enorme," mormorò lei. "Riccardo è incredibile."
La donna si inginocchiò lentamente, i suoi occhi fissi in quelli di Alberto.
"Posso? Voglio sentirlo in bocca," chiese Erica, guardando il fidanzato per l'approvazione.
Riccardo annuì freneticamente, il respiro che diventava un ansimare ritmico.
"Prendilo tutto," ordinò Alberto.
Con un gesto deciso, Alberto sbottonò i pantaloni e liberò il suo membro. Il cazzo scattò in avanti, pulsante, con le vene che disegnavano rilievi sulla pelle scura e la testa lucida di pre-cum. Erica rimase per un istante senza fiato, fissando quella spada di carne che sembrava quasi troppo grande per lei. Poi, con una lentezza deliberata, aprì le labbra e avvolse la punta.
Il suono fu immediato: un *slurp* umido mentre la lingua di lei esplorava la corona. Poi, con un colpo di reni, Erica lo spinse in profondità. I suoi occhi si sbarrarono quando sentì la testa del cazzo toccare il fondo della gola, costringendola a un riflesso di nausea che però trasformò in un piacere viscerale.
*Squelch. Slurp.*
Il rumore della saliva che interagiva con la pelle dura riempiva la stanza. Alberto le afferrò i capelli, guidando il ritmo, spingendosi dentro di lei con colpi decisi. Riccardo, nel frattempo, si era sbottonato i pantaloni, tirando fuori un membro che, al confronto, sembrava quasi un giocattolo. Iniziò a masturbarsi freneticamente, gli occhi sbarrati sul volto della sua donna che veniva riempita da un uomo più forte, più grande, più dominante.
Erica si staccò con un suono di suzione bagnata, un filo di saliva che collegava le sue labbra al glande di Alberto.
"Voglio che mi scopi," gridò lei, la voce rotta dalla passione. "Voglio essere posseduta da questo cazzo! Riccardo non è nulla in confronto, non può darmi quello che mi stai dando tu!"
Con un movimento fluido, Erica sollevò il vestito, rivelando di essere completamente nuda sotto il tessuto. Non c'erano mutande, né reggiseno. I suoi seni tondi, con i capezzoli già turgidi e scuri, saltarono alla vista. Alberto le afferrò i seni, schiacciandoli con forza, mentre con la lingua le leccava i capezzoli, aspirandoli con voracità.
"Guarda, Riccardo," ringhiò Alberto, mentre avvicinava la punta del cazzo alla fessura bagnata di Erica. "Guarda come trema per me."
Riccardo ansimava, il suo cazzetto che pulsava tra le dita. "Sì... sì, prendila! Distruggila!"
Alberto indossò il preservativo con un movimento rapido e, senza ulteriori preamboli, afferrò i fianchi di Erica, sollevandola leggermente. In un unico, violento colpo di bacino, affondò tutta la sua lunghezza nella vagina della ragazza.
"AHHH!"
Il grido di Erica squarciò il silenzio del casolare. La sua schiena si inarcò, le unghie che scavavano nelle spalle di Alberto. Era una sensazione di pienezza assoluta, quasi dolorosa, che le riempiva ogni centimetro interno.
Alberto iniziò a pompare. Non era un atto d'amore, era una conquista. Ogni spinta era un colpo di martello, un impatto che faceva vibrare i corpi. *Squelch, shlick, slap.* Il suono della carne che batteva contro la carne, il rumore umido della lubrificazione naturale che schizzava intorno all'attrito.
"Oddio, mi spacchi! Mi stai aprendo in due!" urlava Erica, la testa che oscillava a destra e a sinistra.
Alberto non rispondeva a parole, ma con la forza dei suoi colpi. Era come un toro imbestialito, ogni affondo che arrivava fino al fondo, colpendo il collo dell'utero con una precisione brutale.
"Guarda, Riccardo! Guardami!" gridò Erica, voltando il viso verso il fidanzato. "Guarda come mi prende! Tu non mi hai mai scopata così! Sei troppo lento! Io voglio questo... voglio essere trattata come una troia da un uomo vero!"
Riccardo era in estasi, le lacrime che gli rigavano il volto mentre osservava la sua donna venire posseduta con tale violenza. La vista di quel cazzo enorme che entrava e usciva, portando con sé lembi di pelle e fluidi, lo portò al limite.
Alberto accelerò il ritmo, i muscoli delle gambe tesi, il respiro che diventava un ruggito. Sentì la pressione accumularsi alla base della schiena, un'esplosione imminente. Con un ultimo, potentissimo affondo che fece sussultare tutto il corpo di Erica, Alberto urlò, scaricando tutto il suo seme nel lattice del preservativo, mentre il corpo della ragazza tremava in un orgasmo violento e prolungato.
Riccardo, contemporaneamente, espulse poche gocce di sborra, crollando quasi a terra per l'intensità dell'emozione.
"Grazie... grazie, Alberto," ansimò Riccardo, con la voce distrutta.
Ma Alberto non aveva ancora finito. Il fuoco non si era spento; si era solo trasformato. Guardò Erica, che ansimava ancora, i capelli sparsi sul pavimento di pietra, e poi guardò Riccardo.
"Mettiti a novanta, Erica," ordinò Alberto. "Davanti a lui."
La ragazza obbedì immediatamente, posizionando il sedere verso l'alto, offrendo il suo anale teso e rosato proprio sotto gli occhi di Riccardo.
"Voglio il tuo culo," disse Alberto, la voce che era diventata un comando imperativo.
Riccardo rimase senza parole, il respiro bloccato in gola. Vedere la sua futura moglie in quella posizione, pronta a essere penetrata in un modo così estremo, lo lasciò paralizzato.
Alberto non usò lubrificante extra; la bramosia di Erica era sufficiente. Spinse la punta del cazzo contro l'orifizio stretto e, con una spinta lenta ma inesorabile, iniziò a forzare l'ingresso.
"Oh dio... è troppo grande... mi spacca!" gridò Erica, ma non era un grido di dolore, era un grido di sottomissione assoluta.
Una volta dentro, Alberto iniziò a muoversi. Ogni spinta era un'umiliazione per Riccardo, che guardava l'occhio della sua compagna, che lo fissava con un'espressione di sfida e piacere.
"Guarda, Riccardo!" ansimò Erica tra un colpo e l'altro. "Guarda come mi apre! Non sarai mai in grado di farlo tu! Il tuo cazzettino non farebbe nemmeno un solco qui dentro! Io ho bisogno di un cazzo come quello di Alberto per sentirmi viva! Voglio essere aperta, voglio essere posseduta da un uomo che sa cosa fare!"
Alberto rideva, una risata gutturale, mentre continuava a martellare l'ano di Erica. Sentiva la resistenza della muscolatura che cedeva sotto la pressione della sua mole. Le parole di Erica erano benzina sul fuoco, rendendo ogni affondo più profondo, più crudele.
Dopo un'eternità di colpi ritmici e violenti, Alberto sentì che era giunto il momento. Estrasse il cazzo con un suono di risucchio bagnato e, in un arco di movimento ampio, sborrò con forza sulla schiena di Erica, coprendo la pelle bianca di spruzzi densi e biancastri.
"Puliscila, Riccardo," ordinò Alberto, con un tono gelido. "Pulisci la tua compagna."
Riccardo, senza esitare, si avvicinò e, con gesti quasi rituali, iniziò a rimuovere il seme di Alberto dalla pelle di Erica in un atto di sottomissione finale.
Quando tutto finì, l'atmosfera cambiò. La tensione sessuale lasciò il posto a una strana calma. Erica si rivestì, sorridendo a Riccardo con dolcezza.
"Siamo stati benissimo, Alberto," disse lei, mentre uscivano dal casolare. "È stato un gioco incredibile. Tutto quello che ho detto a Riccardo... sai che è solo per il gioco, vero? Lo amo alla follia."
"Lo so," rispose Alberto, con un mezzo sorriso. "Il gioco è ciò che rende tutto più saporito."
"Possiamo tornare? In futuro?" chiese Riccardo, con gli occhi ancora lucidi.
"Certo. Quando volete."
Passarono diversi giorni. Alberto era tornato alla sua routine, ma l'immagine di Erica che gridava sotto di lui non lo abbandonava. Era un mercoledì pomeriggio torbido e lui era in mezzo a un campo di grano, sudato, sporco di terra e grasso di motore. Aveva lavorato per dieci ore senza sosta, la camicia appiccicata al corpo, l'odore acre del sudore che emanava dai pori.
Il telefono squillò nel taschino. Era Riccardo.
"Alberto, scusa se disturbo... ma Erica ha bisogno di te. Adesso. Non riesce a stare senza il tuo cazzo."
Alberto guardò le sue mani sporche, i piedi infangati negli stivali di gomma.
"Riccardo, sono un disastro. Sono sporco, sudato come un maiale. Lasciami fare una doccia, sistemarmi un attimo..."
"No!" esclamò Riccardo dall'altra parte, la voce eccitata. "No, Alberto, resta così! Erica ha detto che l'immagine di te sporco di sudore, che puzzi di fatica e di terra, è ancora più provocante!"
Alberto sentì il cazzo scattare in avanti, tendendo il tessuto dei pantaloni. Non ci fu bisogno di altre parole.
Quando la coppia arrivò nei campi, non ci fu tempo per i saluti. Non appena Alberto scese dal trattore, Erica si buttò su di lui come una leonessa. Lo abbracciò, affondando il viso nel suo collo sudato, inspirando profondamente l'odore di uomo, di terra e di lavoro.
"Dio, che puzza di uomo!" gridò lei, baciandolo con una foga quasi violenta. "Mi fai impazzire così!"
Lo spogliò con mani tremanti, strappandogli la camicia e i pantaloni. Quando il cazzo di Alberto, già in piena erezione, saltò fuori, Erica cadde in ginocchio nell'erba alta. Cominciò a leccarlo con una devozione religiosa, succhiando ogni centimetro, mentre il sole coccolava le loro pelli.
Alberto, mentre godeva della bocca di Erica, si voltò verso Riccardo. Il ragazzo era in uno stato di trance. Non guardava Erica, ma stava annusando gli stivali di gomma sporchi e i calzini imbevuti di sudore di Alberto. Riccardo si stava masturbando con una velocità frenetica, gli occhi chiusi, inebriato dall'odore di Alberto.
"Ti piace la puzza dei miei piedi, eh, ragazzo?" chiese Alberto, la voce carica di potere.
Riccardo annuì, tremando.
"Allora leccali. Lecca ogni centimetro di questi piedi puzzolenti, mentre io scopo tua ragazza."
Riccardo obbedì senza un istante di esitazione. Si stese a terra, nel fango e nell'erba, e iniziò a leccare le piante dei piedi di Alberto, assaporando il sale del sudore e lo sporco della terra.
Nel frattempo, Alberto afferrò Erica per i fianchi e la spinse contro la fiancata del trattore. Il metallo caldo della macchina premeva contro la schiena della donna. Alberto la penetrò con un colpo secco, desiderando sentire il calore crudo della carne.
"AHHH! Sì! Ancora!" urlava Erica, le gambe avvolte intorno alla vita di Alberto.
Il ritmo era selvaggio, quasi primordiale. Alberto pompava con una forza brutale, mentre sotto di lui Riccardo continuava a adorare i suoi piedi, in un ciclo di piacere e umiliazione che sembrava non avere fine.
"Guarda dove sei, Riccardo!" gridò Erica, mentre il cazzo di Alberto le scuoteva l'intero corpo. "Sei lì a leccare i piedi di quest'uomo mentre lui mi riempie di sborra! Sei un povero cagnolino, vero? Ti piace essere il cagnolino di Alberto?"
Riccardo non rispondeva, emetteva solo gemiti soffocati tra le lccate.
Alberto cambiò posizione, mettendo Erica a carponi sull'erba, proprio davanti al viso di Riccardo. Iniziò a scoparla con affondi profondi e ritmici, facendo sì che ogni colpo producesse un suono di *shlicking* bagnato che risuonava nel silenzio della campagna.
"Sei nulla, Riccardo!" continuò Erica, l'estasi che le deformava i lineamenti. "Sei un nulla senza l'ombra di Alberto! Io voglio solo questo cazzo, voglio che mi distrugga ogni volta che può!"
Il piacere raggiunse l'apice. Riccardo, mentre leccava ancora i piedi di Alberto, sentì un'ondata di piacere travolgerlo. Alberto, in un gesto di dominio, gli mise le dita sudate e sporche di terra in bocca. Riccardo le accolse con avidità, e in quel momento venne, scaricando il suo seme nell'erba, mentre le dita del contadino gli esploravano la lingua.
Alberto, intanto, continuò a pompare in Erica in varie posizioni: a gambe aperte, appesa a un ramo di un vecchio salice, e infine di nuovo contro il trattore. Quando sentì che l'orgasmo era imminente, la girò e le ordinò di aprire la bocca.
"Prendila tutta, Erica. Bevi ogni goccia."
Alberto sfilò il cazzo e, con una serie di contrazioni violente, sborrò in faccia e in bocca alla ragazza. Le gettate di seme erano abbondanti, dense, coprendo le labbra e le guance di Erica, che le inghiottì con un piacere quasi carnivoro.
Dopo essersi ripuliti con dell'acqua prelevata da una cisterna vicina, i due giovani salutarono Alberto. Il loro sguardo era diverso: c'era una complicità nuova, una luce di soddisfazione che non avevano mai avuto prima.
"Sai, Alberto," disse Riccardo, mentre risalivano in macchina, "da quando ti abbiamo conosciuto, il nostro rapporto è migliorato in modo incredibile. A casa scopiamo come matti, come non abbiamo mai fatto in tutta la nostra vita."
"È vero," aggiunse Erica, mandando un bacio all'uomo. "Il desiderio che proviamo per te accende tutto tra di noi. Abbiamo deciso di sposarci presto e vogliamo dei figli."
Alberto sorrise, guardandoli allontanarsi lungo il vialetto di ghiaia.
"Ma vogliamo mantenere questo nostro rapporto segreto," concluse Riccardo. "Solo tra noi tre. Un nostro piccolo, sporco segreto."
Alberto rimase solo nel suo campo, l'odore del sesso e del sudore che ancora aleggiava nell'aria. Si sistemò i pantaloni, sentendo il suo membro che, nonostante tutto, pulsava ancora leggermente, pronto per la prossima volta che quella coppia avrebbe avuto bisogno del suo potere. Tornò verso casa, verso la sua moglie e le sue figlie, portando con sé il segreto di un regno di carne e sottomissione che solo lui sapeva governare.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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