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La chiave 2-Lisa


di Membro VIP di Annunci69.it Cpcuriosa60
10.02.2024    |    4.910    |    6 9.8
"Ma stranamente il periodo di giochi soft sadomaso con te, mi fu parecchio gradito..."
Ti ho tradito.
Una sola volta ma è bastata per mettermi in un guaio, grosso.
Tutto è nato da un contatto in Messenger.
“Ma tu sei Lisa, della quinta C?
Sono Milva”
Un tuffo nel passato, due ragazze in quinta liceo, sedute per un anno allo stesso banco.
“Sì, sono io!!!
Abiti qui in città adesso?
Come hai fatto a riconoscermi?
Che piacere!”
Le dita viaggiavano veloci sulla tastiera, la commozione metteva loro le ali.
Milva, frequentata per un anno e poi persa di vista, dopo il trasferimento della sua famiglia all’estero.
Sì, era in città per sbrigare le pratiche del funerale della mamma, che aveva voluto ritornare nella terra d’origine.
E sarebbe anche lei tornata di lì a poco per vendere la casa dei nonni.
Oppure l’avrebbe tenuta, doveva farla ispezionare da un tecnico.
Sola in albergo, aveva provato a digitare su Facebook i nomi dei vecchi compagni di scuola, partendo dal mio.
“Non sei cambiata sai, hai sempre lo stesso visino di allora, Lisa.
A cinquant’anni ne dimostri tanti in meno…
Che voglia di rivederti, ma domani devo proprio partire.
Alla prossima”
Guardai il suo profilo, protetto però da un limite di sicurezza.
Chiesi allora la sua amicizia che però non arrivò.
Forse per errore l’aveva rifiutata.
Parlai di lei con te, Pietro, quella sera, raccontandoti della ragazza bruna che avevano messo in banco con me, dei pomeriggi passati a ripassare i poeti ermetici, a lei particolarmente ostili essendo per metà straniera.
Non ti raccontai delle nostre confidenze.
Era stata la scoperta, tra i giornali di suo padre, di un volumetto a fumetti, a scatenare tutto.
Milva me lo mostrò e furono le prime immagini di sesso che vidi, corpi nudi e intrecciati tra loro.
A quei tempi non c’era internet ed in tivù ogni programma era censuratissimo.
Chissà come era finito quel giornalino in casa sua, il padre era un professore universitario severo e apparentemente freddo come un iceberg.
La storia era incentrata su di un agente segreto dal volto di un attore francese che nella trama salvava una giovane donna da uno spietato criminale che si divertiva a torturare i suoi nemici.
Un racconto crudo, a sfondo sadomaso che avrebbe turbato anche un adulto.
Ed altri e dello stesso tenore, ne portò a scuola, comprati in edicola, visto che era maggiorenne e spudorata.
Me li mostrava divertendosi a commentarli, ridendo del mio imbarazzo.
Per me fu devastante, finora avevamo letto qualche romanzo rosa, appassionandoci ambedue alle storie di Angelica.
In quei romanzi la bellissima nobile francese, vive la storia d’amore con il conte, suo marito, abilissimo amante, desiderato da tutte e via discorrendo.
Fine dell’innocenza.
Per me fu un periodo di strani sogni, di sguardi rivolti agli adulti che non mi sembravano più così rassicuranti.
Lei invece iniziò a frequentare persone molto più grandi.
Lo scoprii in autunno incontrandola fuori dall’università nella quale frequentavamo corsi di studio diversi.
La vidi insieme ad un uomo alto e severo, con il quale discusse a lungo finchè lui non la prese violentemente per un braccio.
“Sei ai miei servigi, signorina.
Se ti dico vai con lui, ci vai.
Non me ne frega un cazzo se ce l’ha grosso, a me piace vederti”
Rimasi bloccata, non avendo il coraggio di intervenire, ma poi la vidi sorridere in un modo che non riconoscevo.
“Mi piace quando ti arrabbi, Padrone mio.
Vuol dire che ti importa di me”
E prendendogli il volto tra le mani, lo baciò.
La rividi dopo qualche mese e quasi non la riconobbi, tanto era magra e fasciata in indumenti attillati.
I tacchi altissimi mettevano in mostra le sue gambe prima snelle, ora decisamente ossute.
Stavolta l’aspettava una donna pure lei molto emaciata, vestita completamente in pelle.
Capii che era persa in qualcosa che non era più la normalità.
Seppi poi da altri nostri compagni di scuola che era partita per Berlino insieme ad un artista underground.
Quando più adulta lessi “Histoire d’O” provai un sentimento di deja-vù ed il pensiero andò a lei.
Ma stranamente il periodo di giochi soft sadomaso con te, mi fu parecchio gradito.
Ricordi?
Mi lasciavi sul letto gli abiti che volevi indossassi e a volte c’erano le mutandine, a volte no.
E i collant vennero per sempre banditi dal mio cassetto del comò.
Piccoli segni di dominazione che mi dicevano che ero tua.
Con te, allora, giocavo anche con le coppie, esibendomi ma senza toccare nessuno.
Erano incontri piacevoli, pieni del nostro amore e della malizia di farci vedere nudi.
A volte mi portavi nei parcheggi per farmi ammirare dagli uomini che si masturbavano nel vedermi scopare con te.
Ero una donna soddisfatta, lo raccontavo anche a Nicoletta, che da gentile assistente del mio dentista diventò anche amica e confidente.
Lei aveva invece tanti problemi, partendo dal rapporto con sua figlia che allevava da sola.
Milva si infilò di nuovo nella mia vita e fu un male.
Faceva la spola tra Berlino e la nostra città, non decidendosi quale scegliere per vivere da adulta.
Era ricca, lo capivo, bella in un modo un po’ artificiale, il seno rifatto, i muscoli tonici da ore di palestra, il viso ritoccato più volte.
Ed insoddisfatta, capivo anche questo, con una vena di malignità che mi affascinava ma mi spaventava.
Non volle conoscerti, Pietro, e questo mi amareggiò, non aveva mai tempo di venire a cena con noi.
Mi prendeva un po’ in giro per la mia vita molto tranquilla ed anche per la mia vita non proprio snella.
Ci vedevamo in centro per una visita ai negozi o a volte in un centro commerciale e spendeva, spendeva, soprattutto in biancheria intima sexy.
Non mi accennò mai ad un uomo, non mi chiarì mai le sue telefonate in tedesco, a volte dolci, a volte decisamente brusche.
Venne la data del suo compleanno e cadde proprio durante un periodo in cui tu avevi un braccio ingessato.
“Non preoccuparti, Lisa, vai pure alla festa di Milva, ti prego solo di usare un taxi per gli spostamenti, tu non bevi, ma non si sa mai…”
Fui lusingata dell’invito e, meschinamente, contenta di andarci da sola.
Milva aveva voluto regalarmi un vestitino nero, corto e delle scarpe dai tacchi a spillo, anche se le dissi che era lei a dover ricevere dei regali.
“Mi doni la tua presenza, tesoro, in un evento che non sono sicura di godermi al massimo…50 anni non sono poi un così bel traguardo” mi confidò.
La raggiunsi in una villa sul lago e non presi il taxi ma un’auto che lei mi aveva prenotato.
L’ambiente era elegante e molto curato, gli ospiti altrettanto, anche se non tutti.
Riconobbi un paio di personaggi della politica e, con sorpresa, Enzo, il compagno di Nicoletta.
Mi chiesi perché fosse lì, quello non era il suo ambiente consueto; non era una persona che mi piaceva particolarmente.
Me lo disse lui.
“Ho fatto dei lavori in questa villa, che è di un amico tedesco della festeggiata, sai che io sono un idraulico”.
Certo, pensai, quando non sei seduto al bar…
Purtroppo mi si appiccicò come un francobollo, probabilmente conscio che l’ambiente era di un altro livello.
Mi toccò sopportarlo per un bel po’, finchè Milva non mi salvò.
Nel frattempo però si era fatto tardi ed ero piuttosto insonnolita.
Avevo bevuto solo mezzo bicchiere di champagne con la torta ma ero praticamente digiuna dal pranzo (i ricchi non mangiano a cena?).
La festeggiata, anche lei forse un po’ brilla, mi presentò agli ultimi ospiti rimasti.
Ero imbarazzata, sentivo gli sguardi curiosi di quegli uomini che forse esaminavano la strana amica dell’affascinante Milva.
“Sapete, eravamo a scuola insieme, sì anch’io sono stata bambina, lo credereste?
E non avevamo mai visto un cazzo….”
Risate dei maschi, imbarazzo mio, a mille.
“Chissà se ora lei ne ha visto qualcuno, oltre a quello del suo maritino, vero Lisa?
Che dici?
Quanti ne hai visti e soprattutto, quanti ne hai presi?
Scommetterei che l’unico è quello del fortunato che ti aspetta a casa, e penso di non sbagliarmi”
Ero impietrita, mi mancava il respiro, sconvolta dalle parole di quella che non era più la mia amica.
Gli altri ridevano e tra le prime lacrime vidi che Enzo rideva più forte degli altri.
La testa mi girava e svenni.
Degli attimi successivi ricordo poco, forse delle mani che mi sorreggevano, qualcuna che mi slacciava il vestito, il pelo ruvido del tappeto sulla schiena.
E la bocca di Milva che copriva la mia, la sua lingua che mi esplorava, le sue dita che mi toccavano.
Mani che mi tennero bloccata a terra, lei che continuava a baciarmi, mi succhiava i capezzoli e mi leccava la passera.
Voci, rauche “Brave ragazze, così! Le amiche sono amiche per sempre!”
Terrore, disgusto.
“Mettile la passera sulla faccia, vi faccio una fotografia, siete troppo belle.
La puttana e la mogliettina!”
Poteva essere la voce di Enzo?
Svenni ancora, ne sono sicura.
Mi svegliai nella macchina che mi riportò sotto casa.
Non so come riuscii a salire, ad aprire la porta e dopo essermi spogliata, ad infilarmi a letto.
“Ehilà, signora della notte, hai fatto le ore piccole. Com’è andata? Divertita?”
Non ti risposi, non potei e caddi in un sonno agitato.
Ecco, com’è andata.
T’ho tradito, con lei.
Pensando di poter far parte di un mondo non nostro.
Non so come uscirne, ripenso sempre alla voce di Enzo, a quelle immagini che saranno chissà dove.
Tu, Nicoletta, conosci quell’uomo, forse puoi fare qualcosa…
…………………………….
Ecco, l’ha detto, al suo Amore e alla sua migliore amica.
Sono passati due mesi.
Quella sera maledetta le ha rubato il sonno.
Non sapere che fine abbiano fatto le immagini rubate da Enzo le crea ansia.
Stasera è tornata a casa e Pietro era strano.
Una riga di preoccupazione segnava la sua fronte finchè le mostrò una pen-drive che aveva trovato per terra.
La conosceva, è di Nicoletta che gliene aveva parlato.
Era finita sotto il divano del loro salotto, probabilmente domenica scorsa quando avevano preso un tè dopo una passeggiata insieme.
L’ha chiamata per avvisarla e lei è venuta subito a riprendersela.
Si sono spostate in cucina a preparare un sugo per la pasta e mentre affettava la pancetta Nicoletta le parlava.
“Lisa, devo chiederti una cosa importante.
Per cortesia, sii sincera con me, io, lo sai, ti voglio bene e ti capisco.
Posso?”
“Certo che puoi” le disse.
“Vedi, in questa chiavetta ho salvato delle immagini un po’ forti.
E ce n’è una tua, molto spinta.
Mi chiedevo perché sia in un archivio che ho rubato ad Enzo”
Ecco, le sta parlando di ciò che non aveva mai osato dirle.
Voleva chiedere il suo aiuto dopo aver vissuto quell’incubo ma non c’è riuscita, per la vergogna.
Ma lei già sapeva, chissà come.
Respira a fondo e confessa tutto, anche a Pietro che le ascolta da un po’, fermo, le braccia conserte e le labbra strette.
Di Milva, di loro ragazzine, del suo ritorno e della sua ingenuità nel crederla amica, del suo invito e della caduta all’inferno.
E di Enzo, presente a quella violenza.
Nicoletta l’ascolta e la rabbia sale sul suo volto.
“E’ un maiale, lo so da tempo.
Dobbiamo capire che cosa ha fatto con quella foto.
Lasciami qualche giorno di tempo e cerca di stare tranquilla”.
La abbraccia piangendo e lei la stringe sussurrandole parole di conforto.
E stasera riuscirà a parlare da sola con Pietro, ne è sicura.
Lui le ha lasciate sole, è tornato in salotto.
………………………………..
Gli ha chiesto perdono, piangendo.
L’ha presa tra le braccia e l’ha rassicurata:
“Direi che hai pagato già abbastanza per la tua vanità.
Sono dispiaciuto per te e stanne certa, Enzo la pagherà e Milva non la passerà liscia.
Ho visto quelle fotografie oggi pomeriggio e la cosa che più mi ha addolorato è stata pensare che tu giocassi da sola.
Nicoletta conosce bene quel bastardo.
Non ho mai capito come potesse amarlo, probabilmente dentro di lei c’era ancora una parte di desiderio di sottomissione.
Mi pare che ne sia guarita.”
Lei si lascia andare tra le sue braccia, sicura che tutto andrà meglio, affidandosi alle persone che ama di più al mondo.
“Quante volte ti ho sognata, pensandoti in amore con un’altra donna.
E, sono sincero, quel 69 di te ed un’altra mi ha turbato e molto.
Ero arrabbiato perché pensavo ti fossi incontrata di nascosto con quella donna che non conosco.
Non arrabbiarti, adesso so che hai passato l’inferno, ma il pensiero di una lingua femminile che lecca la tua passerina, mi ha eccitato.
Sarebbe un’esperienza nuova e Milva pagherà anche questo, aver rovinato la tua prima volta.”
Si addormentano abbracciati, lei finalmente serena e lui meditando vendetta.






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