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La collega della moglie 3


di Luponeronotte
01.02.2017    |    18.753    |    0 8.8
"Sento che le vengono dei conati, non so come faccia ma lo ha preso per tre quarti e non é certamente piccolo..."

Una settimana è passata e non ci siamo più sentiti, anzi messaggiati, visto che non ci telefoniamo mai per sicurezza. Le mando un msg con whatsapp chiedendole come sta. So che a lavoro non può rispondere subito e quindi mi metto a fare delle cose. Un'ora dopo mi risponde dicendo che si sente una stronza nei confronti di suo marito e di mia moglie, che ha rimorsi di coscienza etc etc. Vabbè, le scrivo, queste cose si devono fare con la consapevolezza che esiste uno spazio dedicato solo a noi nella vita, e bisogna prendersi sia il piacere sia il rimorso, ma se non riesce la capisco, mi dispiace ma la capisco. E' meglio chiuderla li.
Nessuna risposta fino a due giorni dopo. Mi chiede di incontrarci per parlare. Ci vediamo nel parcheggio della stazione di un paese vicino dove con il buio e la nebbia è impossibile essere scoperti, ci siamo dovuti chiamare per trovarci. Sale nella mia auto e si siede contro la portiera, alla massima distanza possibile. - scusami ma non riesco a non pensare a quello che ho fatto ed il fatto che mi sia piaciuto così tanto mi fa sentire sporca. Non avrei mai pensato di tradire mio marito ed invece l'ho fatto ed é stato bello, anche se bello non é il termine giusto – Le sorrido e le accarezzo una guancia, ha gli occhi lucidi ed un po' mi dispiace che stia così. - dopo la prima volta che mi hai presa con la forza al solo ripensarci mi sentivo eccitata e quando siamo stati insieme a casa tua ho goduto come non avrei voluto. Non so che fare, aiutami, io voglio bene alla mia famiglia – le prendo la mano – il nostro non é amore, é stato solo sesso ed hai scoperto un aspetto di te stessa che neanche immaginavi di avere. Il desiderio di essere presa, il desiderio di non aver vergogna nel cercare il piacere. Vorrei aiutarti ma non so come, posso non farmi più sentire, ma sei sicura che questa sia la soluzione? - - non lo so – risponde lei. La vedo così indifesa che mi viene voglia di scoparla. - devi decidere tu, io sono sicuro che tu desideri essere forzata, ma ti sono anche amico e posso anche finirla qui – mi stringe una mano. Non sono sicuro di quello che faccio ma le prendo la mano e la poto sul cazzo. Cerca di toglierla ma la costringo a muoverla avanti e indietro, con la sinistra mi apro la cerniera e inarcandomi tiro fuori l'uccello dalle mutande, adesso la sua mano è li, ferma, ma a contatto con il mio pezzo di carne. Le prendo la testa e la spingo giù, mi prega di non farlo, ma ormai non resisto, la cappella si strofina sui suoi occhi, sulla fronte, sulle guance, sulle labbra. - succhialo – ma resiste ancora. La prendo per i capelli, le faccio alzare la testa e guardandola le dico ancora di succhiarmi il cazzo. Con un po' di violenza la spingo ancora verso il basso. Con la mano sinistra le indirizzo la cappella verso la bocca e con la destra la spingo ancora. Sento le sue labbra che piano piano si aprono. Ne approfitto e glielo spingo fino in gola, tossisce, le faccio riprendere fiato e poi giù di nuovo. Sento che le vengono dei conati, non so come faccia ma lo ha preso per tre quarti e non é certamente piccolo. Voglio riempirle la bocca, voglio farle ingoiare tutta la sborra, vorrei averne tanta da schizzarle anche sul viso e sui capelli, ricoprirla di sperma. Non riesce a muovere la lingua, non riesce quasi a respirare, il cazzo piantato dentro. Inizio a muovermi per quanto posso come a scoparla nella bocca, mi manca poco, lei sente le prime contrazioni e vorrebbe alzarsi e si lamenta, ma la costringo giù ed inizio a sborrare. Le sto venendo in gola. - puliscilo bene e bevi tutto – le dico, lasciandole un po' di spazio. Sento che deglutisce, sento la sua lingua che si muove ed inizia a succhiare. Ne vuole ancora ma non ne ho più. Le alzo la testa, l'avvicino le metto la lingua in bocca. - sai di sborra – le dico – sei bravissima. Adesso ti lascio così, non voglio farti venire, se vuoi dovrai farlo da sola a casa e sei vuoi dovrai essere tu a contattarmi. Ma se mi chiamerai sappi che ti faro di tutto, anche cose che neanche puoi immaginare – Mi guarda, scende in silenzio, sale sulla sua auto e se ne va.
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