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Mia moglie Valeria - Capitolo 16


di Membro VIP di Annunci69.it Marta-trav
25.09.2025    |    2.472    |    1 9.7
"Ed in mezzo alle mie gambe c’era una donna, una bellissima donna, completamente nuda, con cinque dita infilate nel mio ano..."
Provai a telefonarle.
Niente. Cellulare spento o irraggiungibile, diceva la solita voce femminile, atona.
“Ed ora, cosa faccio?”, mi domandavo.
Ero in quella casa da un’oretta circa e mi ero già scopato una bellissima ragazza, peraltro figlia del padrone di casa.
“Come procede la serata, Stefano?”. La voce di Luca, vicinissima, mi sorprese ed interruppe i miei pensieri.
“Benissimo, grazie”, gli risposi.
Mi sentivo in profondo imbarazzo. Mi ero appena scopato la figlia di quell’uomo. Non sapevo se lui ne fosse a conoscenza. Non mi sembrava il caso di parlargliene.
“Luna, mia figlia, mi ha detto che vi siete conosciuti”, disse lui.
“Si…”, risposi, non riuscendo a celare troppo il fastidio che quella chiacchierata surreale mi stava provocando.
“E tua moglie dove è finita?”, mi chiese.
“Me lo chiedo anche io. Ha conosciuto una donna e si è allontanata con lei”, gli dissi.
“Allora si starà sicuramente divertendo da qualche parte”, mi disse Luca, con espressione golosa. “Come ti ho detto in una delle nostre telefonate, mi piacerebbe molto fare sesso con lei. Quando l’ho agganciata su quel sito ed abbiamo iniziato a scambiarci i primi messaggi, mi è sembrata fin da subito una bella persona, prima ancora che una bellissima donna. Poi, vedendo i suoi video, ho avuto le conferme. E quel giorno che ha modificato il suo profilo scrivendo di essere disponibile ad incontrare realmente e non solo ad esibirsi, ecco, lì mi son detto che dovevo assolutamente riuscirci. A scoparmela, intendo. Spero che non ti dia fastidio se ti dico queste cose. Del resto, accettando il mio invito a questo party, sapevi, più o meno, come poteva andare a finire. Sei proprio fortunato ad avere una moglie come lei”, continuò.
“Tranquillo Luca, non c’è nessun problema, non da parte mia, almeno. Se riuscirai a trovarla e, ma credo che non ci saranno problemi, anche a scopartela, divertitevi. E sappi che è aperta in tutti e due i canali”, gli dissi io.
“Ottimo”, mi rispose. “E tu fai altrettanto. Qui da me, durante queste feste, tutti vengono per scopare. Non avrai difficoltà a trovare donne disponibili. Poi tu sei nuovo del giro e, per questo, particolarmente ambito. E poi sei un bell’uomo. E questo ti aiuterà”, concluse Luca, congedandosi da me.
Riprovai a chiamare Valeria, con lo stesso risultato di poco prima.
Iniziai a gironzolare per il giardino, da solo, con la mia coppa di champagne in mano.
Uomini e donne, intorno a me, parlavano e ridevano.
Il numero delle persone, in giardino, era decisamente diminuito rispetto a quando eravamo arrivati io e Valeria.
Segno evidente che alcuni erano sicuramente saliti al piano di sopra a fare le stesse cose che avevo fatto io con Luna, poco prima.
Entrai in casa.
Una coppia stava scendendo le scale. Lei con i capelli scompigliati ed il vestito sgualcito. Reduci, indubbiamente, da una seduta di sesso spinto.
“Tu sei l’ultimo arrivato, giusto?”, mi chiese l’uomo della coppia, passando accanto a me.
“A quanto pare, si”, gli risposi.
“Lei è Martina, la mia compagna”, mi disse, presentandomi la donna con i capelli scompigliati.
“Piacere”, dissi rivolto alla donna, allungandole la mano in segno di presentazione.
“Piacere mio”, disse Martina, afferrandomi la mano e stringendola con un’insolita forza per una donna.
“Vuoi venire sopra con noi?”, mi disse esplicitamente lei, scambiandosi un’occhiata di intesa con il compagno.
“Magari più tardi, grazie”, le risposi.
In quella casa si respirava trasgressione allo stato brado.
Tutti gli ospiti erano lì con un unico obiettivo. E questo, ormai, mi era chiaro.
Tuttavia volevo trovare mia moglie e divertirmi anche un po’ con lei.
Decisi quindi di risalire al piano di sopra, non prima di aver ringraziato la coppia per l’invito.

Un’ultima spinta e fu completamente dentro.
“Ahhh…fai piano, ti prego…aspetta…mi fa male…no, non la ruotare…per favore…ahi…”, le dissi.
“Ok, tranquilla. Rilassati e vedrai che ti abitui. Io non mi muovo”, disse lei.
“Brucia da morire…”, ancora io.
“Vuoi che la tolgo?”, mi domandò.
“No, aspetta, provo a resistere…”.
La mano di Veronica era tutta dentro di me. Allungando una mia mano, riuscii a rendermi conto che, dal polso alle dita, era tutta dentro. Sentivo i suoi bracciali toccarmi il perineo.
Veronica, una donna di 48 anni, molto appariscente, dopo avermi sottratta a mio marito, voleva condurmi, a suo dire, a farmi conoscere la casa e le varie attività che in essa si praticavano. Ma, appena svoltato l’angolo che immetteva nel vialetto che conduceva alla piscina, mi aveva letteralmente spinta verso la casa, messa con le spalle al muro e mi ha infilato la lingua in bocca e una mano in mezzo alle gambe.
Quando si è accorta che non indossavo le mutandine, mi ha infilato subito due dita dentro la figa, già bagnatissima.
“Quanto sei calda”, mi disse, sfilando le sue dita dalla mia figa, portandosele alla bocca e, subito dopo, infilandole nella mia.
Un po’ la sorpresa di quella iniziativa di Veronica, tanto repentina quanto gradita da parte mia, ed un po’ l’eccitazione che mi era salita addosso fin da quando ero uscita da casa insieme a mio marito, fecero si che quella donna mi trovò disponibile e piacevolmente arrendevole alle sue avances.
Alle spalle di Veronica, a non più di due o tre metri da noi, uomini e donne passavano, diretti in piscina o di ritorno verso il giardino.
Tutti ci guardavano. Nessuno sembrava sorpreso o stupito più di tanto da quello spettacolo che stavano offrendo quelle due donne.
“Vieni, seguimi”, mi disse Veronica, prendendomi per mano.
Mi condusse in un’entrata secondaria della casa.
Anziché salire al piano di sopra, dove Drill, pardon, Luca, aveva detto a me e a Stefano che avremmo trovato delle comode camere da letto, quella donna mi condusse al piano interrato.
Si muoveva come se fosse casa sua.
Era buio. Accese una luce ed aprì una porta.
Una piccola e pulita camera da letto mi si parò davanti.
Due piccoli lucernai permettevano alla luce di entrare in quella stanza.
“Entra, dai”, mi disse, tirandomi letteralmente verso l’interno.
Richiuse la porta, ma non a chiave.
Mi spinse letteralmente sul letto, facendomici cadere sopra con il sedere.
In un attimo Veronica fu sopra di me.
Fu talmente rapida nei suoi movimenti che non ebbi il tempo di ragionare su quanto stesse facendo.
Mi sfilò il vestito, mi slacciò il reggiseno e fece altrettanto con i suoi indumenti, il tutto in una manciata di secondi.
Fu di nuovo sopra di me, tette contro tette, patata conto patata e lingua contro lingua.
Quella donna stava decidendo tutto lei. Ero nelle sue mani.
E le sue mani tornarono ad infilarsi nella mia patata, ad esplorare le mie profondità.
Due, tre, quattro…tutte e cinque le dita dentro.
“Pratichi il fisting?”, mi chiese.
“No, ma che dici? Mai fatto! Non credo di essere pronta”, le risposi.
“Oh, certo che lo sei, tutte lo siamo. Siamo elastiche e ci adattiamo a tutto. Basta farlo bene e con calma”, mi disse, come a rassicurarmi. Quasi a convincermi.
Iniziò a leccarmi la figa.
La sua lingua si insinuava nella mia fessura, zuppa dei miei umori.
Ogni tanto scendeva fino a leccarmi il buchino posteriore.
Recitai la parte della novizia. Un accenno di ribellione da parte mia indusse Veronica ad essere ancora più autoritaria e determinata.
“Stai ferma!”, mi ordinò.
Il mio corpo iniziava a vibrare. Le scariche elettriche di piacere che partivano dalla lingua di quella donna e che si diramavano in ogni angolo del mio corpo, come onde, mi resero arrendevole.
Le labbra di quella donna, saldamente serrate, mi stavano letteralmente aspirando il clitoride.
Stavo per venire. L’orgasmo montava velocemente.
“Hai un sapore meraviglioso”, mi disse Veronica.
“Grazie…tu sei bravissima…sto per venire…ahhhh”, le dissi io.
Lei continuò a leccare, ad aspirare, a rovistare dentro di me.
La sua bocca incollata sulla mia figa.
Un suo dito piantato nel culo.
Venni, inondandole la bocca di nettare, gridando di piacere, in preda a spasmi e contorcimenti.
“Wowww”, disse lei. “Sei un vulcano in eruzione. Ma da quanto è che non scopi?”, mi domandò.
Dovetti attendere un po’ prima di risponderle.
I battiti del mio cuore amplificavano il ritmo della mia respirazione, rendendomi difficile anche semplicemente parlare.
“In realtà in questo ultimo periodo ho scopato moltissimo”, le dissi, quando recuperai la lucidità.
Lei mi guardava con ingordigia.
Io ero sdraiata sul letto, in posizione supina. Lei accanto a me, su un fianco. Si teneva la testa sollevata son un braccio, puntellato, con il gomito, sul letto. E mi guardava, con occhi languidi e sognanti.
“Voglio farti godere ancora, a modo mio. E poi tu farai godere me”, mi disse.
“Non ho mai fatto godere una donna…”, le confidai.
“Faccio finta di crederci”, mi disse sorridendo. “Vorrà dire che sarà un onore per me essere la prima”.

Erano ormai le tre di mattina quando risalimmo in macchina e lasciammo quella casa.
Il bilancio della serata fu il seguente.
Valeria aveva fatto sesso con Veronica.
Veronica era la moglie di Luca.
Luca si era poi scopato mia moglie.
Io mi sono scopato Luna, la figlia di Luca e Veronica.
E poi mi sono scopato anche Veronica e Valeria, insieme a Luca.
Insomma, un po’ contorto, me ne rendo conto. Ma nessuno di noi, quella sera, è rimasto deluso o a bocca asciutta.
“Sono stanchissima”, mi disse Valeria, uscendo dal cancello di quella villa del peccato. O del piacere, dipende dai punti di vista.
Anche stavolta mia moglie appariva particolarmente provata dalle emozioni che l’avevano travolta durante quella serata. E svuotata di energie.
“E mi brucia il culo”, aggiunse.
“A casa ci mettiamo un po’ di crema lenitiva”, le dissi.
“Si, grazie. Veronica mi ha proprio distrutta”, disse.
“Pure tu, però! Ma che ti salta in mente? Farti infilare una mano intera nel culo!”, le dissi.
“Oh, che cavolo vuoi che ti dica. Veronica è stata dolcissima. Mi ci ha fatto arrivare gradualmente. Mi sono lasciata convincere. L’ho lasciata fare. Ed improvvisamente mi sono ritrovata con la sua mano tutta dentro. E sai una cosa? All’inizio mi faceva male. Ma poi mi è piaciuto tantissimo. Mi sono sentita completamente aperta e violata. Poi, tra la sua mano ed i vostri cazzi, mi avete letteralmente sfondata. Ed ora mi sento il buchino ancora aperto e mi brucia”, disse Valeria.
“Che troia che sei diventata. Quasi quasi fermo la macchina e te lo rimetto nel culo, qui, sulla strada”, le dissi.
“Se non fossi così stanca e non mi facesse così male, te lo lascerei fare”, disse lei.
“Me ne frego che ti faccia male. Se mi andasse, lo farei comunque. Magari tra qualche chilometro mi fermo e ti inculo sul cofano!”, le dissi ad alta voce, con tono severo.

Veronica riprese ad esplorare i miei buchini, entrambi, con le dita.
Mi infilò nuovamente la lingua in bocca.
Poi la sostituì con due dita.
Gliele leccai con avidità, immaginando già dove sarebbero andate a finire.
E non mi sbagliai.
Sfilò le dita dalla mia bocca e ci rimise subito la lingua.
Le dita, invece, si posizionarono sul mio forellino posteriore, già violato, poco prima, da un suo solo dito.
Infilò subito un dito dentro. Lo ruotò. Ed infilò il secondo.
Quella presenza non mi disturbava. Anzi, iniziava a piacermi.
Lei dovette accorgersene, forse dai miei gemiti.
Mi stava scopando il culo con due dita.
Con l’altra mano mi strofinava il clitoride, duro e sensibilissimo.
La sua lingua me la sentivo in gola.
Avevo avuto il primo orgasmo pochi minuti prima. Eppure il mio corpo si stava già predisponendo per godere ancora.
I battiti del cuore tornarono ad aumentare.
Gocce di sudore bagnavano il mio corpo.
Brividi di piacere si diffondevano in ogni angolo.
“Mi fai impazzire…ahhh”, dissi.
“Lasciati andare, godi”, disse Veronica.
Le diedi retta. Mi lasciai andare. Un fiume in piena uscì dalla mia figa. Veronica lo raccolse con la mano. E, con quella mano, iniziò a dilatarmi l’ano. Mentre io stavo godendo del mio secondo orgasmo, lei entrò dentro di me con tre dita. Sentivo chiaramente il mio culo aprirsi sotto le spinte delle dita di quella donna. Ma stavo godendo ancora, in preda a ondate di piacere travolgenti. Ero travolta dal vortice di piacere che quella donna mi aveva donato. Non avevo tempo di pensare a quello che Veronica stava facendo al mio culo. Dovevo assaporare ogni istante di quel piacevole stordimento.
Soltanto quando la sentii infilare un altro dito mi ridestai e le chiesi cosa stesse facendo e cosa avesse in mente.
“Condurti in paradiso”, mi disse.
La strada per quello che Veronica definiva paradiso, mi resi subito conto, era lunga e piena di insidie.
Tuttavia decisi di percorrere quella strada insieme a lei e vedere fin dove fossimo riuscite ad arrivare.
Intanto c’erano quelle quattro dita da metabolizzare.
Veronica le spingeva dentro di me, con forza.
La sua mano era lubrificata dai miei umori, che, comunque, continuavano ad uscire dalla mia figa e le finivano proprio sulla mano.
Cercai di rilassare completamente i muscoli anali.
Il mio buchino era oscenamente dilatato. Lo sentivo.
Ma Veronica non era assolutamente soddisfatta.
Pretendeva molto di più.
Aprì un cassetto del comodino accanto al letto e tirò fuori un tubetto di lubrificante.
Quella donna conosceva troppe cose di quella casa. Strano, pensai.
Lo aprì e se ne versò un bel po’ su una mano.
Ne mise un altro po’ sul mio buchino.
E tornò ad infilare le dita dentro di me.
Stavolta le sentii scivolare dentro tranquillamente.
Ora erano tutte e cinque.
Ma la spinta della mano di Veronica si fermò solo quando le dita erano completamente dentro di me e le nocche arrivarono a sfiorare il mio sfintere.
“Vuoi che smetto?”, mi chiese, evidentemente accorgendosi dell’espressione di dolore sul mio viso.
Già, la paura del dolore.
Sapevo che quella donna non avrebbe desistito dal suo proposito.
Ed il suo proposito era quello di infilarmi una mano intera nel culo. Mi era evidente.
L’idea entusiasmava anche me, a dire il vero.
Ma le sensazioni di dolore che partivano dal mio buchetto mi inducevano a desistere da quella pratica. Che tuttavia, desideravo portare avanti.
“No…ma fa male…brucia…”, dissi.
“Mi fermo un attimo, così ti abitui”, disse lei.
“Ahhh…mi stai aprendo…cattivella”, riuscii a dirle, abbozzando un sorriso.
“Sentirai tra poco”, mi disse.
Ero sdraiata sulla schiena.
Veronica aveva infilato un cuscino sotto il mio sedere per sollevarlo ed esporre meglio il mio culo.
Lei si era accovacciata in mezzo alle mie gambe divaricate.
Mi aveva chiesto di sollevare le gambe. “Per agevolare la penetrazione”, mi aveva detto.
Ora ero lì, a gambe spalancate, con le mani ad afferrarmi le ginocchia per tenere le gambe aperte il più possibile.
Ed in mezzo alle mie gambe c’era una donna, una bellissima donna, completamente nuda, con cinque dita infilate nel mio ano.
Quella scena contribuiva ad accentuare la mia eccitazione, che già era a livelli altissimi.
Veronica dovette leggermi nel pensiero ancora una volta.
Perché riprese a spingere la sua mano dentro di me.
La dilatazione imposta al mio buchino dalla sua spinta mi restituiva sensazioni di dolore e di piacere, contemporaneamente.
“Ahhh…fai piano, ti prego…ahhh…che male…non ce la faccio…non ci riesco…ahhh”, dissi.
Però iniziai a toccarmi con una mano.
La mia figa era un lago. I due precedenti orgasmi avevano reso completamente bagnata la mia patata. Mi infilai due dita dentro e con il pollice iniziai a titillarmi il clitoride.
Stavo letteralmente impazzendo.
“Dai…spingi ancora…la voglio tutta dentro”, dissi, ormai in preda al delirio sessuale. Ma le mie orecchie non credettero che avessi potuto pronunciare io quelle parole.
Veronica, invece, raccolse il mio invito, sorridendo e annuendo.
Ed iniziò a mettere più forza nella spinta.
Sentivo la sua mano entrare sempre di più.
Cercai di rilassarmi completamente, di non fare resistenza alle sue spinte.
Una cosa era prendere un cazzo, un’altra era infilarsi una mano intera.
Il dolore era bilanciato dal piacere che mi stavo dando toccandomi davanti.
“Ahhh…ahhh…ahhh…”, gemevo.
“Dai, ci siamo quasi”, disse Veronica.
“Fa male da morire…basta…ahi!”
Sentivo il mio ano tirarsi allo spasimo.
Mi sentivo profanata e devastata.
La tensione, il dolore, l’eccitazione…un mix di emozioni inebriante.
Sofferenza e piacere.
Iniziai ad emettere dei suoni strani dalla bocca. Non più e non solo gemiti. Quasi guaiti.
Ma Veronica continuava imperterrita nella sua risalita dentro di me, nonostante le avessi detto basta.
“Ecco, ci siamo, ancora un po’”, la sentii dire.
“Ahhh…fa male…dai, spingi…ahhh…”, gridai.
E lei spinse.
Assestò un ultimo colpo deciso e sentii la sua mano vincere le mie ultime resistenze e scivolare completamente dentro di me.
Quando le sue nocche oltrepassarono il mio anellino grinzoso, non sentii quasi più dolore.
In un attimo tutta la sua mano fu fagocitata dentro il mio oscuro pertugio. Letteralmente risucchiata.
Avevo la mano di una donna, una mano intera, dentro il culo.
“Hai visto? Ci sei riuscita! Brava!”, mi disse Veronica, entusiasta.
“Ahhh…fai piano, ti prego…aspetta…mi fa male…no, non la ruotare…per favore…ahi…”, le dissi.
“Ok, tranquilla. Rilassati e vedrai che ti abitui. Io non mi muovo”, disse lei.
“Brucia da morire…”, ancora io.
“Vuoi che la tolgo?”, mi domandò.
“No, aspetta, provo a resistere…”.
La mano di Veronica era tutta dentro di me. Allungando una mia mano, riuscii a rendermi conto che, dal polso alle dita, era tutto dentro. Sentivo i suoi bracciali toccarmi il perineo.
Si avvicinò al mio viso con il suo.
Mi baciò, infilandomi la lingua in profondità.
“Hai un culo meraviglioso, caldo e liscio”, mi disse Veronica.
“Avevo, vorrai dire. Ormai me l’hai sfondato”, le dissi, sorridendo.
“Tranquilla, tornerà come prima”, mi rassicurò.
“Speriamo”, le dissi.
Tenendo la mano dentro di me, Veronica riuscì ad afferrare il suo smartphone.
“Tesoro, vieni nella solita stanza al piano di sotto, subito. Ah, porta anche Stefano, il marito di Valeria”, la sentii dire.
“A chi hai telefonato?”, le chiesi.
“A mio marito. Ora arriva e ci divertiamo un po’ tutti insieme. Ti va?”, mi chiese.
“Si, certo che mi va”, le risposi, assolutamente convinta di quella risposta.
Mi trovavo su un letto, con una mano intera infilata nel culo e stavo chiacchierando allegramente con una donna come se niente fosse.
“Dai, inizia a muovere la mano. Ora non mi fa più male”, le dissi.
A Veronica si illuminarono gli occhi.
“Che porcellina che sei”, mi disse.
Ed iniziò a muovere la mano.
Ruotava il polso verso destra e verso sinistra.
Provava a spingerla ancora più dentro.
Mi sentivo completamente sfondata. Eppure pretendevo ancora di più, sia da Veronica, sia da me stessa.
“Sei meravigliosa qua dentro”, disse Veronica, rovistando nel mio intestino.
“Ahhh…che bello…”, dissi io.
Continuavo a toccarmi davanti.
La mia patata era in fiamme, bollente e zuppa di umori.
Il culo totalmente e definitivamente slabbrato.
E la cosa non mi preoccupava più di tanto. Non in quel momento, almeno. L’eccitazione era decisamente più vigorosa della razionalità.
Non importavano le eventuali conseguenze di quel trattamento che stavo subendo. Importava, invece, godere di quel trattamento. Adesso. Ed io stavo godendo.
“Il segreto è non abituarcisi mai”, mi aveva detto Elena, qualche tempo prima.
Io non volevo abituarmi. E ne volevo sempre di più. E Veronica me lo concesse.
Sbirciai in mezzo alle mie gambe. Mi resi conto che metà avambraccio di Veronica era entrato dentro di me.
Lei muoveva prudentemente la sua mano, ora lateralmente, ora avanti e indietro.
“Dai, sfilala tutta e rimettila dentro”, le dissi.
Mi guardò negli occhi. Mi si avvicinò e mi baciò.
“Sei proprio una troia”, mi disse.
Però fece quello che le avevo chiesto.
Sfilò la mano, rapidamente.
Percepii chiaramente che il mio buchino rimase completamente aperto.
Senza darmi troppo respiro, Veronica infilò di nuovo, repentinamente, la sua mano dentro di me.
Ancora una debole resistenza quando le nocche dovettero oltrepassare l’anellino, e fu tutta dentro.
La sfilò di nuovo, la chiuse a pugno e la rimise dentro.
Ormai entrava ed usciva senza nessuna resistenza da parte mia. E quasi senza dolore.
“Ahhh…me lo stai rompendo…ahhh…che bello…continua…”, dissi.
In quel momento si aprì la porta.
Comparvero Luca e Stefano.
Realizzai solo in quel momento che la donna che aveva infilato la sua mano dentro di me era la moglie del padrone di casa. Ecco perché conosceva così bene i meandri di quella villa.
Stefano strabuzzò gli occhi.
“Ma cosa state facendo voi due?”, disse, sentendo i miei gemiti.
“Sto sfondando il culo di tua moglie. E, a quanto pare, le piace molto”, gli rispose Veronica.
“Guarda tu stesso”, gli disse ancora.
E riprese a sfilare ed infilare la mano dentro il mio culo, avanti e indietro.
Io stavo godendo. Mi piaceva da morire quello che Veronica mi stava facendo. La mia figa tradiva la mia eccitazione, poiché sbrodolava umori a iosa.
“Che troia che è tua moglie”, disse Luca a Stefano.
“Già”, gli rispose mio marito, sorpreso di vedermi sottoposta a quel trattamento. Ma anche eccitato, sicuramente.
“Volete giocare con noi?”, propose Veronica ai due uomini.
“Tu che dici?”, chiese Luca a Stefano.
“Direi proprio di si”, gli rispose mio marito.
Ebbe così inizio una seduta di sesso a quattro. Il nostro primo scambio di coppia, completo.
Luca scopò me. Stefano scopò Veronica.
Luca e Stefano scoparono me, insieme. E, sempre insieme, scoparono anche Veronica.
I nostri corpi si intrecciarono su quel letto in ogni modo possibile.
Fu quella la sera nella quale provai, per la prima volta, una doppia penetrazione nello stesso buco.
Quei due maschi, eccitatissimi dallo spettacolo che gli era stato offerto al loro ingresso in quella stanza, mi infilarono i loro cazzi nella figa, contemporaneamente.
Luca era seduto sul letto, con i piedi che toccavano il pavimento.
Io mi impalai su di lui, dandogli le spalle. Anche i miei piedi, con ancora i tacchi altissimi indossati, toccavano il pavimento.
Cercavo di incrociare lo sguardo di mio marito che, lì accanto, si stava scopando Veronica.
Lei alla pecorina sul bordo del letto, lui dietro di lei, in piedi, che le affondava i colpi nella figa.
Lei gemeva, lui grugniva.
Stefano si voltò dalla mia parte.
“Vuoi scoparmi insieme a Luca?”, gli chiesi.
Assestò ancora un paio di colpi decisi a Veronica e poi si sfilò da lei e venne verso di noi.
“Torno subito”, disse alla moglie di Luca.
Stefano si posizionò davanti a me.
Io ero seduta sul cazzo di Luca, a gambe aperte.
Mio marito avvicinò il suo pisello alla mia figa, già piena dell’altro uomo.
I due cazzi si toccarono.
Stefano iniziò a spingere.
Il suo cazzo si stava facendo strada dentro di me, compresso tra il mio clitoride ed il cazzo di Luca.
Mi stavano scopando in due, nello stesso buco.
Stefano pompava con violenza, guardandomi negli occhi, con un’espressione quasi cattiva.
Spingeva e grugniva, sempre con gli occhi incollati nei miei. Sudava. Respirava rumorosamente.
Luca, da sotto, assetava colpi decisi verso l’alto.
Stefano, da davanti, faceva altrettanto.
La mia patata era a loro completa disposizione.
Veronica, liberatasi temporaneamente di Stefano, si avvicinò al mio viso e mi infilò la lingua in bocca.
Non resistetti.
Scoppiai nel mio terzo orgasmo consecutivo, più violento dei precedenti.
Gridai, a voce altissima.
“Ahhh…ahhh…ahhh…siii…dai…”, urlai.
“Godi troia”, gridò Luca.
Stefano mi guardava negli occhi, incredulo ed infoiato.
Mi scopava violentemente, strusciando il suo cazzo su quello di un altro uomo. Una prima volta anche per lui.
“Vengo…vengo…”, gridò Luca.
Mi sollevò di peso con le mani, afferrandomi il sedere e si sfilò rapidamente dalla mia figa.
Io mi ritrovai seduta sul bordo del letto, con Stefano che mi scopava con forza da davanti e con Veronica che continuava a baciarmi.
Luca spinse letteralmente la moglie di lato, posizionò il suo cazzo a pochi centimetri dal mio viso e mi sborrò in faccia.
Schizzi di sperma caldo mi finirono nelle narici, sugli occhi, nei capelli. Uno schizzo mi finì proprio sulle labbra. Non potei fare a meno di assaggiarlo. Il tutto sotto lo sguardo attento di Stefano. Che, molto probabilmente a causa di quello spettacolo, accelerò le spinte e tolse il suo cazzo dalla mia figa.
“Apri la bocca, troia”, mi disse mio marito.
La spalancai.
Stefano indirizzò il suo cazzo in direzione della mia lingua, in trepidante attesa del suo nettare.
Mi schizzò direttamente in gola, con tre potenti fiotti.
Gli avvolsi il cazzo con le labbra. Lo sentii regalarmi almeno altri due schizzi.
Mi finì tutto in gola. Bevvi tutto, senza pensarci un secondo.
Gli ripulii il cazzo e me lo sfilai dalla bocca.
E feci tutto questo guardandolo sempre negli occhi, dal basso verso l’alto.
“Brava la mia troia”, mi disse.
“Si, proprio brava”, confermò Luca.
Ero orgogliosa di me stessa, lusingata da quegli apprezzamenti ricevuti.
“Adesso voglio godere anche io, però”, disse Veronica, con aria imbronciata.
Quella donna era dietro di me di tre orgasmi.
“Dai, fatela godere”, dissi ai quei due uomini.
Non so se Stefano fosse geloso nel vedermi scopata da un altro uomo. Ne dubitavo. Anche perché era stato lui a spingermi in quell’avventura.
Io, da parte mia, dopo averlo visto con il cazzo piantato nella figa di Veronica, non provai alcun sentimento di gelosia nei suoi confronti.
Tempo qualche minuto, quei due cazzi, anche grazie ai sapienti movimenti di bocca messi in opera da Veronica, tornarono al loro splendore.
Io mi posizionai a godermi lo spettacolo. Con i buchi completamente dilatati, mi poggiai con le spalle alla testiera del letto.
Luca e Stefano iniziarono a scoparsi Veronica.

“Grazie per la bellissima serata”, dissi a quella coppia.
“Grazie a voi”, rispose Luca. “Quando vorrete, sarete sempre nostri graditi ospiti. Ora conoscete la casa e i nostri amici. Se vi va, vi faccio sapere quando organizzo nuovamente una serata come questa”.
“Si, grazie. Ci siamo divertiti molto stasera. E saremo entusiasti di ritornare”, disse loro Valeria.
Ci salutammo dopo esserci sistemati.
Luca ne approfittò per infilare, ancora una volta, la sua lingua nella bocca di mia moglie. E infilò anche una mano in mezzo alle sue gambe.
“Ti scoperei ancora”, disse a Valeria.
“Ci saranno altre occasioni per farlo, tranquillo”, gli rispose mia moglie.
Ci congedammo da quella coppia e ci avviammo verso la macchina.
Durante il viaggio di ritorno verso casa, a differenza delle altre due precedenti occasioni, parlammo.
Parlammo molto.
“Siamo stati un po’ sprovveduti stavolta”, mi disse.
“Perché?”, le chiesi.
“Come perché? Luca mi ha scopata senza preservativo. E tu ti sei scopato la moglie nello stesso modo. Ci eravamo ripromessi di stare attenti a queste cose, ricordi?”.
“Si, certo. Hai ragione”.
Omisi di dirle che mentre lei si faceva aprire il culo da Veronica io, due piani sopra, mi stavo scopando la figlia, sempre senza preservativo.
Non glielo dissi in quel momento. Ma glielo confessai a casa, prima di addormentarci. Non volevo che ci fossero segreti del genere tra me e Valeria.
“Ti piacciono le ragazzine, eh?”, mi disse.
“Mi piace il sesso. Ed ora che so che posso viverlo tranquillamente con te, mi piace ancora di più”, le risposi.
“Però dobbiamo stare più attenti”.
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