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La puttanella e l'allenatore di calcio


di AntonellaTrav6
14.05.2024    |    7.456    |    20 9.7
"Mi voltai indietro e vidi il Mister che si sfilava maglia e maglietta, restando a torso nudo..."
Ho sempre nutrito una passione sconsiderata per il calcio e i calciatori, ma, nella mia onorata carriera, mi sono fatta poi rompere il culetto da un solo calciatore, Edi l'albanese. Fu proprio nel pedinare quest'ultimo che una sera lo trovai in compagnia di un cinquantenne parecchio affascinante. Mentre stavano per ordinare qualcosa da bere in un bar del centro, capisco, stando dietro, dai loro discorsi che quell'uomo era il suo Mister. Avevo sempre considerato il giovane uno degli uomini più attraenti mai conosciuti, ma il suo allenatore non lo era di meno. La domenica successiva andai allo stadio, come da accordi perché Edi sosteneva che gli portassi bene, e quando l’arbitro suonò il fischio di fine partita, vidi quell'uomo bello sobbalzare sulla panchina. Mentre in campo Edi e i suoi compagni esultavano: alcuni si levarono la maglietta, agitandola come una bandiera, altri si abbracciavano e saltavano. Il Mister si voltò euforico verso noi del pubblico, facendo un cenno di vittoria con il braccio. Erano tutti felici. Quando uscirono dagli spogliatoi era buio e come da accordi con Edi mi ero cambiata e truccata in macchina per festeggiare in caso di vittoria con un pompino davanti lo stadio.
“Ehi, mezzecalzette, vedo che ti sei parecchio imputtanita ” esclamò Edi, dandomi uno schiaffo, mentre la squadra ci passava davanti per andare alle macchine. “Questa sera non posso stare con te, come ti promesso. Devo festeggiare con i ragazzi la vittoria al pub. Sgrillettati da sola la fighetta anale.” ... e andò via con una fragorosa risata. Un pianto dirotto mi prese di soprassalto, vedendolo allontanarsi, e il trucco pesante si cominciò a sciogliere in rivoli colorati che rigavano il mio volto. Mentre tutte le macchine erano sparite non mi ero accorta che rimaneva nel parcheggio ancora un grosso Suv scuro. "Ehi piccolina,  che succede?" .. era la voce del Mister che, nel frattempo, si era avvicinato al finestrino. “Oggi è un gran giorno e tu sei una travesta fortunata, perché adesso è arrivato anche il tuo momento di contribuire alla vittoria”.
Non capivo. Ero stordita da tutti quegli ultimi avvenimenti.
Adesso andiamo a casa tua e mi prepari una bella cena per festeggiare.  "Ma io non so cucinare, e poi lei è..."
"Taci", aggiunse il Mister ... " una insalata e una fettina sarai in grado di prepararla. Che cazzo di femmina sei, se non sai servire un uomo che vuole passare la sera con te per farti smettere di frignare. Qualcuno dei miei ragazzi ti ha tirato il palo stasera?? Eh... ? VAI AVANTI CHE TI SEGUO CON LA MIA MACCHINA" - fu il suo ordine perentorio.
Arrivati a casa mia cominciò a palparmi con decisione il culo, già per le scale, sollevandomi la minigonna di pelle. Quando feci per sedermi, il Mister mi fissò a lungo in silenzio. “Alzati.”
Mi sollevai dalla sedia e il Mister mi mise le mani sulle spalle. “Mi dispiace per quello che hai dovuto passare stasera per colpa di uno dei miei ragazzi. Non so da quanto tempo va avanti a questa storia...” disse e mi tirò a sé.
Le sue labbra si schiacciarono alle mie.
“Non è come crede, Mister,” mormorai, cercando di allontanarmi dal suo abbraccio. Le sue labbra si schiacciarono nuovamente alle mie. La sua lingua tentò di aprirsi un varco e alla fine dovetti cedere. Le nostre lingue si intrecciarono. Infine, le nostre bocche si staccarono. Mi mancava il fiato. Il Mister mi accarezzò la guancia.
“Dimostrami che sei devota davvero al maschio e al cazzo e stasera ti  faccio divertire io...” disse e si spostò facendomi andare contro la scrivania. Si portò alle mie spalle e mi schiacciò la schiena verso il basso, mentre mi spostava il perizoma. Le mani del Mister mi tastavano tutto il corpo e si infilavano pure sotto il top per manipolarmi le tette. “Mister la prego, non credo che…”
“Non serve più che fai tanto la pudica. Tanto lo so che è Edi che ti scopa e con te non si è limitato a sborrarti solo in faccia. Nello spogliatoio si gloria delle sue imprese con una trav puttana!! ”
Mi sentivo umiliata e affranta da quelle parole, mentre il Mister mi tirava giù la minigonna di pelle e il perizoma di pizzo con la forza, spingendomi verso il divano.
“Ah, che culo favoloso,” esclamò, affondando la sua testa fra le mie chiappe e prendendo a solleticarmi il buchino con la lingua.
Non sapevo più cosa fare, come comportarmi ma nutrivo già davvero una grande ammirazione per il Mister che, ora, armeggiava con frenesia con i suoi pantaloni. In un attimo aveva il suo cazzo enorme in tiro in mano.
“No, aspetti…”
Il suo cazzo si forzò l’ingresso nel mio buchino. Le sue poche leccate lo avevano lubrificato a malapena.
Lanciai un grido, prima di essere tappato dalla mano del Mister.
“Sssss, piano, puttana ”
Quando si fu assicurato che mi ero calmata, il Mister si raddrizzò e lasciò che il suo cazzo quasi uscisse completamente dal mio culo. Quindi, lo conficcò nuovamente dentro come a volersi accertare che non avrei più gridato.
E io mi morsi la lingua e rimasi in silenzio.
Il Mister lentamente prese un ritmo. Il suo bastone scorreva dentro e fuori dalle mie carni. I suoi affondi erano risoluti.
Mi voltai indietro e vidi il Mister che si sfilava maglia e maglietta, restando a torso nudo. Mi sorpresi di vedere ancora una muscolatura così ben definitiva.
Mi strinse forte i fianchi e prese a cavalcarmi con determinazione. Sentivo tutta la sua forza incanalarsi per affondarmi nel culo. Le botte divennero più rapide e intense. Sentivo che era davvero un ex calciatore abituato a raggiungere quello che voleva. Lo tirò via, ad un certo punto, e mi ordino di leccarlo tutto. Le palle, i piedi, il culo. Mi dedicai a lui con ammirazione e devozione, dando profonde leccate da cagna, ovunque. Poi mi disse di dedicarmi alle sue tette e alle sue ascelle. E così feci con estrema dolcezza e delicatezza. Mi diceva continuamente "Brava" e io, motivata, davo il meglio di me in quelle leccate profonde. Mi ordinò di mettermi di fianco e a più riprese mi entrava dentro e poi mi costringeva a leccare e odorare le sue ascelle...
“Ah, Antonella, sì, Antonella, girati, finalmente. Arriva. Ti riempio il culo.” Il Mister chiuse gli occhi e gemette rumorosamente, mentre fiotti caldissimi presero a schizzarmi dentro, fulminando le pareti dell'intestino.
Si sdraiò sulla mia schiena. Il suo respiro affannoso mi sussurrava nell’orecchio. Infine, si staccò da me, ordinandomi di pulirlo ben bene con la lingua. Mi alzai dal divano tutta indolenzita. Il Mister tossicchiò, prendendo posto sulla sedia del tavolo. "Ora mi prepari una bella insalatona, e mentre io mangio,  tu vai sotto il tavolo a succhiarmi e a leccarmi i piedi da vera serva e schiava."
Preparai velocemente una grande insalata, del formaggio e poi aprii del buon vino, dopo aver apparecchiato la tavola. Mentre armeggiavo nei preparativi lo sentivo chiacchierare al telefono. Rideva, scherzava e faceva complimenti per le  azioni con qualcuno.
“Quel passaggio è stato fantastico.” e poi...
“Sì, peccato che Massimo non ha saputo sfruttarlo.” ...“Ehi, ma guarda che alla fine abbiamo vinto grazie alla sua ultima rete. Mise giù, e poi rivolto a me - “Forza, cosa fai ancora in piedi?”  e mi spinse verso il basso, schiacciandomi sulle spalle.
Quando fui a quattro zampe sotto il tavolo, alzai lo sguardo e vidi di nuovo il suo gran cazzo in tiro, duro, con quella cappellona esagerata che sembrava fare il mio nome.
Afferrò la mia testa e l’avvicinò alla sua asta. “Apri la bocca,” ordinò. “Stavolta fa attenzione ai denti. Ti  voglio delicata e avvolgente sulla cappella”
“Non dovresti distrarti, mentre ti stai occupando di me,” ridacchiò. Finito di mangiare mi tirò su da sotto il tavolo e mi rispinse verso il divano della sala.
Quando la cappella sfiorò per la seconda volta il mio buchino ebbi un attimo di esitazione.
“Forza, giù,” esclamò e, afferrandomi per una spalla, mi spinse verso di lui. Il suo cazzo entrò con maggior facilità, questa volta. Avevo ancora gli umori di prima che mi lubrificavano il buchino. Tuttavia, il cazzo ero lungo tanto quanto lui era alto.
La sua cappella mi schiacciò l’intestino, facendomi gemere di dolore.
“Ora muoviti.”
Iniziai a dondolare il bacino fra le sue gambe. La sua asta sfregava contro le pareti del mio culo.
“Finalmente anche tu fai un po’ di movimento,” esclamò.
“Non ti deconcentrare. Vai più veloce,” mi intimò. Mi afferrai alle sue cosce e accelerai il ritmo. Il Mister chiuse gli occhi e appoggiò la testa indietro sul divano.
“Più veloce. Più veloce. Veloce,” continuò a mormorare. Le gambe iniziarono a cedermi, mentre il buchino era sempre più infiammato.
“Ah, merda. Sborroooooh.” Mi strinse per i fianchi e diede lui stesso gli ultimi affondi verso l’alto. La sua sborra si mischiò con quella di prima dentro il mio culo.
Questa volta mi spintonò in avanti e il suo cazzo mi fuoriuscì dal culo, insieme a un rivolo di liquido caldo e denso. Mi accasciai al suolo esausta.
"Da stasera sarai solo mia", disse il Mister, rivestendosi in fretta.
"E se vorrai andare con altri, devi sempre chiedermi il permesso, altrimenti ti riempio di mazzate" , e uscì sbattendo la porta di casa ...
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