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Me ne vergogno ancora


di Membro VIP di Annunci69.it Beaudenuit
20.11.2025    |    5.475    |    5 8.6
"“Brutto stronzo bastardo - gli diceva - schifoso pezzo di merda che non sei altro, se ti azzardi anche solo a sfiorare di nuovo Daniele, e se dici una sola parola a mamma o papà, ti ammazzo, ..."
Ho già detto dello stupendo rapporto di complicità con mia sorella Giulia (Vedi: Come sorelle) durante la mia adolescenza. Ci confidavamo veramente tutto e ci reggevamo il gioco quando l’una o l’altra faceva qualcosa di “proibito” dalla famiglia. Lei arrivò a prestarmi occasionalmente l’appartamentino che il suo ragazzo aveva affittato come garconnière, dove io mi portavo bei ragazzi per farmi scopare in tutta tranquillità.
La stessa cosa purtroppo non fu con mio fratello Pietro.
Più grande di me di cinque anni, Pietro era un violento, semialcolizzato, che frequentava coetanei e adulti non proprio raccomandabili.
Facevo di tutto per evitare che scoprisse questa mia seconda natura, che sicuramente non avrebbe compreso.
Avevo sedici anni, quando una maledetta sera entrò all’improvviso nella mia stanza (mezzo brillo come al solito) mentre stavo provando lingerie. Mi strattonò, mi disse che un fratello frocio gli faceva schifo e altri insulti di ogni tipo e mi riempì di schiaffi e calci, mi fece confessare che già lo prendevo in bocca e nel culo, poi se ne andò furioso.
Io corsi da mia sorella piangendo e lei mi consolò dicendomi vedrai che gli passa.
Invece non gli passò per niente. Anzi.
Nei due giorni successivi cercavo di non incrociare il suo sguardo per la vergogna.
Il terzo giorno si presentò in camera mia mentre stavo studiando e mi disse di indossare la “biancheria da puttana” (così la definì).
“Perché?” chiesi io tremando.
Mi diede uno schiaffo e poi mi disse
“Fallo e basta, frocio altrimenti dico tutto a papà”
Indossai calze, perizoma e reggiseno e rimasi immobile aspettando altri ordini.
“Hai scarpe da troia?”
“Sì”
“Mettile nello zaino, poi vestiti, metti pantaloni, maglietta e scarpe e vieni con me. Sentivo l’odore forte dell’alcool emanare dal suo corpo.
Lo seguii, mi fece montare sulla sua grossa moto Guzzi e mi portò in un capannone industriale che era il punto di ritrovo coi suoi amici motociclisti.
Nel capannone c’erano almeno una decina di suoi amici.
“Spogliati” ordinò a me, poi a loro “Vi ho portato la mia sorellina frocia per farvi divertire, inculatevela e fateci quello che volete”
Ero umiliata come mai prima, e ammutolita. Mi portarono verso un divano consunto, in un angolo del capannone, uno aveva bagnato un dito e me l’aveva subito ficcato nel culo mentre mi spingeva verso il divano. Cominciai a sentire le loro mani addosso e i commenti pesanti. Quasi subito mi ritrovai con un cazzo in bocca ed altri sguainati che si segavano davanti a me, uno dietro l’altro mi scoparono in bocca, poi qualcuno mi prese, quasi di peso, e mi mise a novanta gradi sul bracciolo del divano. Sentii una sputazzata colarmi sul culo e un cazzo durissimo appoggiarsi al mio buchino ed entrare con forza, senza altro lubrificante, sfondando ogni resistenza. Urlai con la bocca soffocata da un cazzo. Continuarono a usare il mio culo e la mia bocca per ore, ma ad un certo punto mi resi conto che il cazzo che avevo in bocca, enorme, era quello di mio fratello. Cercai di divincolarmi e di rifiutarlo ma lui mi trattenne la testa dicendomi
“Succhia troia, è il cazzo di tuo fratello, ti deve piacere più degli altri” poi fece a cambio con quello dietro e mi inculò con violenza inaudita continuando a insultarmi. Alla fine si sfilò, fece togliere quello che avevo in bocca e mi sbatté di nuovo il cazzo in bocca fino in gola dicendomi
“Ingoia, frocio, è sperma di famiglia, ti fa bene” e rideva sguaiato mentre la sua sborra mi schizzava in gola quasi soffocandomi.
Quando tutto finì ero piena di sborra dappertutto. Lui mi disse
“Datti una sciacquata, fai schifo, non ti faccio salire in moto così”.
Mi sciacquai alla bene e meglio con l’acqua di un lavandino lurido che c’era lì e mi rivestii.
“Allora, t’è piaciuto? Hai visto quanti bei cazzi t’ho procurato? C’hai un bel culo e una bocca da favola, lo devo ammettere” mi disse quando eravamo in moto
“Perché lo hai fatto anche tu? Per umiliarmi?” gli chiesi con molto risentimento
“No, l’ho fatto solo perché a vederti inculato e sborrato da tutti me l’hai fatto diventare duro e mi sono detto perché io no? Perché è mio fratello? Ma chissenefrega!” e scoppiò a ridere.
Prendere una decina di cazzi non era stata la cosa peggiore, ne avevo presi anche di più, ma farlo davanti a mio fratello e subirlo anche da lui era stato umiliante. Non so spiegare perché, ma fu così.
Dopo quella volta fu l’inferno per me. Mi disse che quando ero sola in camera dovevo sempre indossare lingerie da troia perché quando ne avesse avuto voglia, sarebbe entrato in camera a qualsiasi ora, e avrebbe fatto i suoi comodi con me, altrimenti avrebbe detto tutto ai miei.
E questa voglia gli venne spesso.
Entrava in camera, anche senza dire una parola, mi sbatteva sul letto, mi ordinava la posizione che quella volta gli piaceva e mi sbatteva il cazzo dentro, in bocca o nel culo, o in tutti e due. E gli insulti erano la cosa peggiore
“Sei una frocia rotta in culo, fai schifo inculata e sborrata da tutti, ti porto a battere il marciapiede, così vediamo se ti passa, zozza recchiona, ti devo fare sfondare il culo dai cazzi più grossi che trovo, ti faccio diventare una femmina vera, vedrai” e quanto di più volgare trovava da dirmi, sempre fra i fumi dell’alcool.
Non mi portò mai veramente a battere, ma spesso mi portava in un appartamento che aveva affittato, dove trovavo ad aspettarmi porci di tutti i tipi e di tutte le età che potevano godersi “il culetto del sedicenne”. Mi offriva generosamente a tutti senza il minimo ritegno.
Generosamente in realtà no, perché scoprii che si faceva pagare e anche bene.
Me ne vergognavo talmente che non dissi niente neanche alla mia adorata sorella.
Un altro incubo erano i motoraduni, spesso la domenica mattina. I motociclisti non erano sempre gli stessi, lui li radunava nel capannone e prima di partire mi faceva scopare da tutti.
Quando gli altri avevano finito, mi scopava sempre lui e mi sborrava in culo o in bocca.
Poi ci fu l’episodio traumatizzante che ho raccontato in “Sessualità ritrovata”, un’inaudita violenza di gruppo che avrebbe bloccato per anni la mia “femminilità”.
Un episodio che confessai piangendo soltanto a mia sorella alla quale, a quel punto, raccontai anche quello cui mi sottoponeva Pietro.
Giulia divenne una furia e corse nella stanza di mio fratello, lo prese a calci, a schiaffi, a pugni, lo graffiò in viso e lui non riusciva a fermarla nonostante la sua stazza.
“Brutto stronzo bastardo - gli diceva - schifoso pezzo di merda che non sei altro, se ti azzardi anche solo a sfiorare di nuovo Daniele, e se dici una sola parola a mamma o papà, ti ammazzo, quanto è vero Dio, t’ammazzo”
Non avevo mai visto mio fratello così terrorizzato, ma neanche mia sorella così feroce.
Mio fratello effettivamente non mi toccò più e, anzi, da allora cercava persino di evitarmi.
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