Gay & Bisex
Non tutto va per il verso giusto
Beaudenuit
17.09.2025 |
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""Cristo, così mi fai morire!"
"Però decido io dove puoi sborrare"
Si gettò su di me, le sue mani sulle mie cosce, poi sui miei capezzoli strizzandomeli, poi cercò di..."
Per mantenermi agli studi fino a tutto il periodo universitario, ho fatto vari lavori e lavoretti, uno di questi è stato in un bar della periferia. Un grande bar con una sala biliardo che, nonostante fosse in periferia, in estate inspiegabilmente raddoppiava la clientela, così avevano bisogno di stagionali. Avevo diciassette anni ed era l'ultima estate prima della violenza che mi sconvolse l'esistenza.
Al bancone servivamo a turno in quattro, io, due ragazze, Isa e Maria Laura ed un ragazzo giamaicano di 28 anni, bello da star male, Baron, non starò a descriverlo, ho detto bello da star male e questo basta. C'era poi la cassiera che era la moglie del padrone.
Fin dal primo giorno le mie attenzioni erano tutte per Baron, appena possibile cercavo di essere in turno con lui. Non mi "esponevo" troppo, soprattutto in pubblico, ma quando mi passava dietro e mi strusciava anche minimamente provavo i brividi.
Nelle brevi pause pranzo cercavo di stare con lui e parlarci, gli chiedevo della Giamaica, ma ne sapeva poco perché era in Italia dall'età di 5 anni, il suo nome, mi disse, è di origine africana e significa qualcosa come guerriero, e io non potevo far a meno di pensare alla "spada" del guerriero, me la immaginavo di quel colore ambrato, lunga e sfoderata, pronta ad un "affondo" celestiale. Cercavo in ogni modo di portare il discorso sui gusti sessuali ma era molto riservato e amava parlare poco.
Passavano le settimane e io stavo impazzendo dal desiderio di dichiararmi, ma non ne avevo mai il coraggio, non vedevo nessun segnale da parte sua.
Cazzo, eppure a 17 anni ero nella mia forma più splendida e arrapante, lineamenti delicati, riccioli neri naturali, un culetto da sogni proibiti; se lui avesse avuto un qualche interesse per uno dello stesso sesso, non c'era niente di meglio sulla piazza.
In compenso mi si strofinava indecorosamente addosso, e mi lanciava battute a doppio senso, Maria Laura, una cosciona slavata, con la erre moscia (con due R nel nome oltretutto), verso la quale non avrei provato la minima attrazione neanche se fossi stato etero. Ma mi era molto faticoso evitarla.
La sera, dopo la chiusura lasciavamo la "divisa" (una parannanza col nome del locale) in un locale spogliatoio che era nel retrobottega, insieme all'ufficio del padrone, il "sor" Monni, come si dice a Roma (ho storpiato un po' il cognome perché potrebbe essere ancora vivo), ed uscivamo da una porta posteriore.
Una sera che ero di turno con Baron, con le tipiche farfalle nello stomaco, volli fare un tentativo; entrai nello spogliatoio e facendo finta di aggiustarmi i pantaloni li calai un poco fino a mostrare il reggicalze e il perizoma che avevo sotto. Rimasi un po' così ad armeggiare aspettando che entrasse lui.
La porta si aprì e finalmente entrò, io mi voltai, mi ricomposi e mi mostrai sorpreso dicendogli
"Oh scusa, credevo fossi già andato via. Hai visto per caso cosa ho sotto i pantaloni?" dissi con falso disappunto.
"Sì, ma non ti preoccupare, non mi importa, per me puoi stare tranquillo, non vado in giro a dire cose private".
"Grazie, sei gentile. Sai qualcuno magari ha dei pregiudizi verso quelli come me".
"Io non ne ho. Mi piacciono solo le donne, ma pregiudizi verso i gay non ne ho proprio, ognuno deve vivere la propria sessualità liberamente".
"Grazie Baron, sei un ragazzo stupendo".
"Anche tu Daniele" disse uscendo.
Stavo andandomene tremendamente deluso quando il padrone mi fermò
"Scusa un attimo Daniele, puoi venire nel mio ufficio?"
Lo seguii nel suo ufficio, era solo, la moglie se ne andava sempre prima, appena abbassata la serranda. Lui si appoggiò in piedi alla sua scrivania davanti a me, alto sì e no uno è sessantacinque, pancia prominente, stempiato secondo me fin da bambino, mi fissava con un sorrisetto indecifrabile e mi disse
"Sai, ho visto senza volerlo cosa è successo nello spogliatoio"
Mi resi conto che, nell'emozione del momento, non mi ero accorto che la porta era rimasta aperta per tutto il tempo.
"Ma non è successo niente" dissi io candidamente
"Appunto. Non è successo niente perché Baron vedendo quello che hai sotto i vestiti non si è mostrato interessato" fece un sorrisetto più sfacciato, con la sua faccia porcina quasi priva di naso, e continuò "mentre invece io sono molto interessato. Mi piacerebbe che mi facessi vedere tutto quello che hai sotto".
"Signor Monni la prego, mi sta mettendo in imbarazzo".
"Mostrare il culo a Baron non t'imbarazza e mostrarlo a me sì?" disse avvicinandosi sempre di più "Guarda che se sei cattivo con me io posso essere molto cattivo con te, mentre se tu sei gentile e mi dai qualche soddisfazione potresti averne molti benefici".
Non sapevo proprio come uscire da quell'impasse. Avevo bisogno di lavorare perciò la situazione era delicata. Nel frattempo mi stava addosso con la sua pancia enorme, le sue mani sudaticce cercavano le mie chiappe e io cercavo di scansarle con fatica.
"Va bene signor Monni le faccio vedere tutto ma lei deve stare dietro la scrivania per favore"
"Ok, dai, dai, sbrigati però, togliti tutto" e corse a sedersi dietro la scrivania.
Mi slacciai i pantaloni e li feci scendere fino a terra, poi tolsi la tshirt e rimasi con calze, reggicalze, e perizoma. La lingerie che mi piaceva indossare sotto.
"Girati, fammi vedere il culo" disse ansimando.
Mi girai lentamente e gli mostrai il mio splendido lato B. Sentivo dei grugniti e capii che si stava segando, A quel punto ero più rilassato e mi stavo quasi divertendo all'idea di quel cinghialone che si segava vedendo lo "spettacolino sexy"..
Appena mi girai di nuovo capii che stava sborrando. Colsi l'occasione, mi rivestii velocemente e uscii di corsa salutandolo con "a domani signor Monni".
La notte pensai molto se fosse stato il caso di tornare a lavorare l'indomani. Sì, il lavoro mi serviva, ma l'idea di quel maiale arrapato mi disgustava. Pensavo se devo farmi scopare da uno così posso andare pure a battere per strada, andare con chiunque capita e farmi pagare. Ma alla fine decisi di presentarmi regolarmente al lavoro e far finta che non fosse successo niente, in fondo finché ci fosse stata la presenza della moglie non poteva fare niente.
Quella mattina insolitamente Monni fu molto presente in sala, cosa di cui si meravigliarono un po' tutti. Ma non io. Voleva vedere evidentemente la mia reazione, ma io mi comportavo con la massima naturalezza.
Le cose filavano lisce da circa una settimana durante la quale provai altri timidi "segnali" da lanciare a Baron, al quale non avevo affatto rinunciato, ma non vedevo risultati.
Una mattina chiesi agli altri se sapevano perché alla cassa non ci fosse la moglie del padrone e mi dissero che sembrava fosse partita per Genova per assistere la figlia incinta di nove mesi.
Ecco lì, pensai, vedrai che stasera il porco torna alla carica.
La sera, infatti, puntuale si rifece avanti il padrone. Dopo la chiusura fece in modo di mandare via gli altri e mi si presentò nello spogliatoio
"E' una settimana che penso a te e al tuo culo" mi disse tutto ingrifato
"Signor Monni la prego, non ricominci"
"Senti lo so che ti fai scopare dai maschi, devi farlo anche con me" e nel frattempo mi era addosso, cercando il mio culo con le sue mani grassocce e sudate.
"No per favore, stia fermo, non voglio" risposi timidamente, senza convinzione.
"E non mi chiamare signor Monni, per te sono Edoardo, dai che con te posso essere molto generoso o molto cattivo".
Cazzo, avevo bisogno di quel lavoro, in un lampo dovetti decidere cosa fare
"Ok - gli dissi - però solo con la bocca"
"Sì, sì, con la bocca, va bene, però spogliati perché ti voglio vedere nudo mentre mi spompini, cioè non nudo, solo con l'intimo"
Lo accontentai anche in questo, rimasi con la mia lingerie e glie lo presi in bocca. Aveva un cazzo modesto, non più di 15/16 cm, ma diventava subito durissimo e fortunatamente molto pulito. Dopo poco mi riempì la bocca di sperma, che andai subito a sputare nel lavandino sciacquandomi la bocca. Tornai di là facendomi vedere incazzato.
"Ma cazzo, che fa, non mi avverte che sta sborrando? Per chi m'ha preso, per una troia da strada?"
"Scusa, mi sono fatto prendere, perché sei stupendo, sei meglio di una femmina" mi disse.
Lo salutai, senza dire altro, e me ne andai. Pensavo però a quello che mi aspettava, avrebbe voluto sempre di più, ero disposto a darglielo? Pensai che in fondo, soprattutto da adolescente, mi ero fatto scopare da uomini anche più viscidi di lui, porconi di tutte le età che m'inculavano sbavando, nei loro appartamenti o nei retrobottega o in macchina. Ero anche molto insoddisfatto del rifiuto di Baron. Decisi perciò di "lavorarmi" il viscido Sor Monni.
La sera dopo perciò, entrai nel suo ufficio all'improvviso e gli dissi a bruciapelo
"Ciao Edoardo, vuoi farlo allora?"
Lui rimase di sasso e farfugliò
"Fare cosa?"
"Ma incularmi, non è questo che vuoi?"
"Sì, certo, ma ancora non sono andati via gli altri"
"E allora mandali via" dissi perentoriamente, sapendo che ormai potevo fargli fare ciò che volevo.
Di corsa andò di là e mandò via tutti. Quando tornò in ufficio io ero già in autoreggenti, reggicalze reggiseno e stavolta perfino con tacchi a spillo, seduto su una sedia con le gambe accavallate. Da vera puttana. Rimase con gli occhi di fuori.
"Cristo, così mi fai morire!"
"Però decido io dove puoi sborrare"
Si gettò su di me, le sue mani sulle mie cosce, poi sui miei capezzoli strizzandomeli, poi cercò di prendere il mio pisellino, ma lo stoppai
"No, questo lo devi lasciar perdere"
"Ok, allora alzati e vieni qua, chinati sulla scrivania che t'inculo subito"
"Non vuoi prima un pompino?"
"Ma che pompino, ce l'ho già duro come il marmo"
Era vero, lo sentii con la mano, poi si aprì i pantaloni e con una certa brutalità mi fece chinare sulla scrivania. Gli diedi un preservativo e mi spalmai un gel nel buchino. Non sono molto alto, ma ero con i tacchi, perciò per mettermi con il culo all'altezza del suo cazzo dovetti allargare molto le gambe.
Lui "grugniva" come un vero maiale, mi poggiò il cazzo fra le chiappe e spinse forte. Entrò subito senza dolore, viste le dimensioni ridotte, e cominciò a sbattermi con forza.
La cosa andò avanti per mesi e iniziava a divertirmi perché gli facevo fare qualsiasi puttanata, gli mettevo il guinzaglio e mi facevo leccare il buchino, lo legavo (in modo che potesse sciogliersi) e gli facevo un pompino interrompendolo sul più bello e filandomela, mi facevo leccare dai piedi fino ai capezzoli, lo frustavo con la cinghia dei suoi pantaloni, una sera me ne andai portandomi via i suoi vestiti (non ho idea di come sia tornato a casa). Era proprio fuori di testa per me.
Ogni tanto mi dava delle gratifiche e ogni volta lo obbligavo a darle anche agli altri per non insospettire sua moglie, che teneva la contabilità.
Un giorno raccontai tutto a Baron e da quel momento gli raccontavo ogni volta anche i particolari. Ci facevamo delle risate pazze. Ormai mi dava un piacere sottile almeno questa complicità con Baron, non avendo con lui altre possibilità.
Purtroppo però capitò che la moglie di Monni si insospettì e rientrò una sera perché era convinta che il marito si sbattesse una delle due bariste.
Immaginate la faccia quando trovò il marito, con una guepière che gli avevo fatto indossare, che inculava me furiosamente e mi chiamava "amore mio".
Inutile dire che persi il lavoro.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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