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Lui & Lei

Consenso Zero


di Membro VIP di Annunci69.it Impalatore74
03.08.2026    |    535    |    0 6.4
"Il Diavolo le aprì ulteriormente le grandi labbra con due dita, esponendo il clitoride gonfio e rosso scuro, e le pisciò direttamente sopra..."
Si svegliò di scatto, con un senso di malessere e un sapore ferroso in fondo alla gola.
Provò a portare una mano alla bocca, ma qualcosa glielo impedì. Il panico la travolse di colpo.
Era nuda.
Le caviglie erano legate ai due angoli del tavolo di legno grezzo, divaricate al massimo. I tendini delle cosce le dolevano già per la posizione forzata. Le ginocchia piegate verso l’esterno. Un cuneo di legno massiccio le sollevava il bacino, tenendole la fregna e il culo completamente esposti, aperti, offerti. Le braccia erano tirate dietro la testa e bloccate sotto il bordo del tavolo; i polsi legati così stretti che le mani erano già cianotiche e intorpidite. Ogni minimo tentativo di muoversi faceva scricchiolare il legno e stringeva ulteriormente le corde.
Un uomo con il volto coperto da una maschera che riproduceva il volto del Diavolo stava in piedi tra le sue gambe.
Non disse una parola.
Le afferrò entrambi i capezzoli con le dita e li strinse. Li compresso fino a farli diventare bianchi, poi li torse di novanta gradi. Lei urlò a pieni polmoni, cercando di liberarsi, ma non poté. Lui non li rilasciò. Continuò a torcerli, a tirarli verso l’alto, a farli ruotare tra le dita finché la pelle intorno non divenne di un rosso vivo e i capezzoli stessi non si gonfiarono, duri, doloranti, violacei. Quando li lasciò andare, restarono eretti, deformati, con piccole impronte delle sue unghie scavate nella carne.
Poi lentamente scese.
Due dita le aprirono le labbra della fregna con violenza, allargandole fino a farle male. Il pollice trovò il clitoride e lo schiacciò contro l’osso del pube. Lo strofinò con forza, avanti e indietro, usando la superficie ruvida del polpastrello. Lei cercò di chiudere le cosce: le corde non glielo permisero. Lui aumentò la pressione. Il clitoride si gonfiò rapidamente sotto le sue dita, diventando rosso, lucido, ipersensibile. Continuò a massacrarlo senza pietà, sfregandolo in cerchi stretti e violenti.
Il primo orgasmo arrivò come una scossa elettrica.
Il corpo di lei si irrigidì di scatto. I muscoli della fregna si contraevano a scatti, il bacino si sollevava disperatamente contro il cuneo di legno. Un getto chiaro le uscì dalla figa mentre urlava, le cosce che tremavano in modo incontrollabile. Gli occhi le si riempirono di lacrime.
Il Diavolo non si fermò.
Appena i brividi diminuirono, ricominciò a strofinare il clitoride ormai distrutto. Lei scuoteva la testa, piangeva, si dimenava in un inutile tentativo di fuga. Lui continuò. Il secondo orgasmo fu più lungo e più brutale: le contrazioni le scossero tutto il bacino, la scarica elettrica le arrivò fino al cervello facendole perdere completamente il controllo del corpo. Si piscio sotto mentre emetteva suoni rotti, quasi animali. Il clitoride era ora di un rosso scuro, gonfio, lucido di liquidi e di piscio.
Lui le torturò di nuovo i capezzoli mentre continuava a lavorare sul clitoride. Li pizzicò, li tirò, li strinse finché non diventarono quasi viola. Il terzo orgasmo le strappò un urlo rauco. Il corpo si contorse contro le corde, i muscoli della figa si aprivano e si chiudevano a scatti, un altro piccolo getto le colò lungo il culo.
Solo allora si sbottonò.
Le entrò con una spinta secca e profonda, fino in fondo. Lei emise un suono soffocato mentre piangeva. Lui la scopò senza pietà, con colpi secchi e profondi che facevano sbattere il suo bacino contro il cuneo di legno. Ogni tanto si chinava e le strappava di nuovo i capezzoli o le strofinava il clitoride già distrutto con il pollice, costringendola a nuovi spasmi convulsivi mentre la riempiva. La fregna faceva uno schiocco umido a ogni spinta. La usò finché non venne, spingendosi fino in fondo e riempiendola di sborra calda.
Si ritirò.
La sborra colò subito fuori, densa, mescolata ai suoi liquidi. Il Diavolo le aprì ulteriormente le grandi labbra con due dita, esponendo il clitoride gonfio e rosso scuro, e le pisciò direttamente sopra. Il getto caldo e potente le colpì il clitoride a tradimento. Lei urlò di nuovo, il corpo che si contorceva. Lui le pisciò addosso per diversi secondi, bagnandole la figa, l’ano, le cosce interne, il cuneo di legno. Il piscio le scorreva tra le natiche e gocciolava sul pavimento del capanno.
Poi le rientrò dentro, ancora duro, spingendo sborra e piscio più a fondo. La scopò di nuovo, più lento ma più profondo, mentre le dita le torturavano i capezzoli ormai feriti. Ogni tanto le strofinava il clitoride con il pollice, strappandole piccoli orgasmi dolorosi e convulsivi. Il quarto e il quinto arrivarono quasi di fila: il corpo di lei non riusciva più a controllarsi, i muscoli che si contraevano a scatti intorno al suo cazzo, piccoli getti che le uscivano mentre piangeva.
Quando venne la seconda volta, le lasciò la sborra dentro e si ritirò. La figa di lei restò aperta, rossa, gonfia, con sperma e piscio che le colavano fuori in un filo continuo.
Prese tre mollette da bucato di metallo.
Le applicò la prima sul capezzolo destro, stringendola fino in fondo. Il capezzolo divenne bianco, poi viola. Lei gemette. La seconda sul sinistro, stessa pressione crudele. La terza la chiuse lentamente direttamente sul clitoride gonfio. Il dolore le strappò un urlo lungo e rauco. I tre punti erano ora compressi, pulsanti, di un colore scuro.
Lui tirò leggermente le catenelle che univano le mollette. Ogni strattone faceva contrarre violentemente il corpo di lei. Il clitoride, già torturato, era ora imprigionato e gonfio oltre le branche della molletta. I capezzoli erano deformati, violacei.
Il Diavolo la osservò in silenzio mentre lei tremava, piangeva, con le cosce spalancate e i tre punti di tortura che pulsavano.
E questo era solo l’inizio.



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