Senza consenzo Cap4
Impalatore74
Qualcosa di freddo e pesante le attraversava il naso. Un anello. Chiuso. Definitivo. Sentiva il metallo che premeva contro la cartilagine a ogni minimo respiro.
Una mano afferrò la catenella e tirò.
Il tiro le partì dal setto e le scese lungo tutta la colonna come un filo di ferro. Le ginocchia batterono sul legno. Il campanello tra le gambe suonò, acuto, chiaro. Un secondo tiro, più deciso. La testa le venne costretta verso il basso. Le braccia cedettero. Si ritrovò carponi senza averlo deciso.
Mentre il corpo assumeva quella posizione, sentì lo scivolare caldo e denso tra le cosce.
Sborra e piscio che le erano rimasti dentro cominciarono a uscire da soli. Colavano lenti dalla fregna ancora aperta, lungo le labbra gonfie, giù per l’interno delle cosce, fino a gocciolare sul pavimento. Ogni goccia faceva tintinnare leggermente il campanello. Il liquido le scorreva caldo e vischioso, lasciando scie appiccicose sulla pelle.
Il guinzaglio venne agganciato all’anello con un click metallico.
Il primo passo fu un tiro breve e secco. L’anello tirò il muso in avanti. Il campanello rispose. Al secondo passo ne uscì ancora un filo di sborra e piscio. Al terzo il liquido le arrivò fino al ginocchio. Camminava carponi, la testa bassa, il guinzaglio che le imponeva la direzione, il campanello che scandiva ogni movimento, e tra le gambe quello scivolio lento e umiliante che non si fermava.
La trascinò fino a una ciotola bassa di metallo.
Dentro c’era liquido torbido e una sbobba densa, grigiastra. L’odore salì subito: acre, salato, stantio.
L’anello la costrinse a chinarsi.
Il muso le venne spinto dentro la ciotola. Il liquido le bagnò le labbra e il naso. La lingua toccò la sbobba. Il sapore era amaro, salato, denso di piscio. Cercò di ritrarsi, ma il tiro dell’anello fu immediato e verso il basso. Il metallo le premeva il setto. Continuò a leccare. Ogni movimento della testa faceva suonare il campanello. Il liquido le entrava in bocca, le scorreva sul mento, le gocciolava sul pavimento insieme a quello che le usciva ancora tra le cosce.
La tenne così a lungo.
Leccava, inghiottiva, ansimava. Il sapore le riempiva la gola. Il campanello non smetteva. A un certo punto un piccolo spasmo le attraversò il basso ventre: un orgasmo basso, quasi impercettibile, solo per l’umiliazione di avere il muso nella ciotola e l’anello che la teneva lì. Il campanello suonò più forte durante le contrazioni. Altro liquido le scivolò fuori dalla fregna.
Quando la testa le venne sollevata, il telefono era già acceso davanti al volto.
L’obiettivo inquadrava l’anello, gli occhi rossi, il mento sporco.
«Nome e cognome.»
La voce le uscì pastosa, impastata di quello che aveva in bocca. La disse.
Lui tirò leggermente l’anello verso l’alto, costringendola a tenere il muso alto.
«Di nuovo.»
La ripetè. Il campanello tintinnava a ogni sillaba. Tra le cosce sentiva ancora il lento scivolare.
Venne riportata a quattro zampe.
Il guinzaglio fu legato corto a un anello conficcato nel pavimento. Poteva muovere appena la testa. La ciotola restò davanti al muso, a portata di lingua. Ogni volta che respirava più forte, l’anello tirava. Ogni piccolo movimento faceva suonare il campanello. Ogni tanto un altro filo caldo le colava ancora lungo la coscia.
Il calore arrivò improvviso sulla natica sinistra.
Un dolore netto, profondo, che puzzava di carne bruciata. Il corpo si scosse tutto. L’anello le tenne il muso basso mentre il marchio si imprimava. Un orgasmo più forte le partì dal basso ventre, misto al dolore del marchio e alla posizione forzata. Le cosce tremarono. Il campanello suonò a lungo durante le contrazioni. Altro liquido le uscì dalla fregna e le scese fino al ginocchio.
Restò così.
Carponi.
Anello al naso che le teneva la testa bassa.
Guinzaglio teso.
Campanello che rispondeva a ogni spasmo residuo.
Marchio caldo e pulsante sulla natica.
Sborra e piscio che le colavano ancora, lenti, tra le cosce.
Ciotola sotto il muso, l’odore che non andava via.
Il Diavolo si allontanò di qualche passo.
Si sentì solo il rumore dei recipienti, dei tubi, del liquido che veniva versato.
Lei non alzò la testa.
L’anello non glielo permetteva.
Restò a quattro zampe, ad ascoltare il campanello e il gocciolio lento tra le proprie cosce, mentre venivano preparati i clisteri.
-mTLG @sev74
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Commenti per Senza consenzo Cap4:

Discussioni sul pianeta Swinger e non solo...
