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Lui & Lei

Il Brivido della Dominazione


di relaxlove
09.05.2026    |    1.045    |    2 8.7
"Lei si voltò, sedendosi sui talloni, il viso rosso e luminoso, un sorriso soddisfatto sulle labbra..."
Il cursore lampeggiava sullo schermo grigio del monitor, un ritmo ipnotico che rispecchiava il perfetto stasi del pomeriggio di Luigi. Fuori dalla finestra, il cielo era di un colore cemento non ancora asciutto, e il silenzio nell'appartamento era rotto solo dal ronzio basso del frigorifero. Luigi sospirò, spostando il peso sulla sedia da ufficio che emise un piccolo scricchiolio di protesta. La noiosa routine della domenica gli pesava addosso come un cappotto bagnato. Senza pensarci troppo, le sue dita scivolano sulla tastiera, digitando l'indirizzo che conosceva a memoria. Annunci69. La pagina si caricò con la sua solita miscela di banner colorati e testi piccoli, un mercato elettronico di desideri nascosti e voglie esplicite.

Luigi scrollò la lista con poca convinzione, finché l'occhio non incrociò l'icona della posta in arrivo che mostrava una busta rossa. Un messaggio non letto. Cliccò sopra, aprì la chat e si trovò di fronte a un messaggio diretto e inequivocabile. Un utente, si faceva chiamare "MarcoCuck", gli scriveva. Le parole erano concise, prive di fronzoli, ma cariche di un intento pesante. «Ho visto le tue foto nella galleria. Hai un cazzo incredibile. Mia moglie è impazzita guardandole. Ti cerchiamo per stasera. Tu la scopi, io guardo. Se ti va, rispondi.»

Luigi si appoggiò allo schienale, sentendo un primo, tangibile brivido corrergli lungo la schiena. Non era la prima volta che riceveva complimenti, ma c'era qualcosa nella franchezza di quella proposta che colpì nel segno. L'idea di essere usato come strumento di piacere per una sconosciuta, sotto l'occhio vigile e forse perverso del marito, accese una scintilla nel basso ventre. Non esitò. Digitò una risposta secca, accettando l'incontro e chiedendo l'indirizzo. La risposta arrivò quasi istantanea, come se Marco fosse lì a premere invio, ansioso quanto lui. Un quartiere residenziale, non lontano dal centro.

Un'ora dopo, Luigi si trovava davanti al portone di un palazzo. Suonò e l'interfono scattò con un clic secco. Salì le scale, sentendo il battito del cuore accelerare leggermente ad ogni piano. La porta del terzo piano era già spalancata. Marco lo accolse sulla soglia. Era un uomo nella media, vestito casualmente in jeans e t-shirt, con un'espressione nervosa che tradiva l'eccitazione mista a timore. «Entra, entra,» mormorò, facendo strada. «Lei ti sta aspettando in camera.»

Luigi entrò e attraversò un soggiorno moderno e ordinato, seguendo Marco. La porta della camera da letto era socchiusa, e da lì filtrava una luce soffusa. Marco si fermò proprio prima della soglia, indicando l'interno con un cenno del capo. «Vai pure,» disse, la voce un po' roca. «Io... io mi metto qui sulla sedia.»

Luigi entrò nella stanza. L'aria era calda, profumata di vaniglia e qualcosa di più dolce. La donna era seduta sul bordo del letto, a gambe incrociate. Quando Luigi entrò, lei si alzò lentamente. Era più bella di quanto Luigi avesse immaginato. Aveva una figura morbida e sinuosa, con curve che la vestita nera aderente metteva in evidenza pericolosa. I suoi occhi lo fissarono, scendendo apertamente sul suo cavallo, poi risalendo fino ai suoi occhi. Un sorriso sulle sue labbra rosse.

«Sei Luigi?» chiese lei, avvicinandosi. La sua voce era calda, vellutata.

«Sì,» rispose lui, sentendo l'attrazione fisica come una forza magnetica.

«Hai qualcosa di speciale,» sussurrò lei, chiudendo la distanza tra loro. Le sue mani gli presero il volto, tirandolo giù per un bacio. Non fu un bacio di saluto, ma un'assalto immediato. Le sue labbra erano morbide, ma la lingua era aggressiva, cercando la sua con una fame impaziente. Luigi rispose, stringendole i fianchi, sentendo il calore del suo corpo contro il suo.

Senza preamboli, lei si inginocchiò davanti a lui. Le sue mani erano veloci a sbottonare i suoi jeans e ad abbassare la zip. Il respiro di Luigi si interruppe quando le dita di lei liberarono il suo cazzo, già duro e pulsante dalla tensione dell'arrivo. Lei emise un suono basso di approvazione, quasi un ringhio, e senza indugi lo avvolse con la bocca.

Fu il genere di pompino che si racconta nelle storie sporche ma che raramente si sperimenta con tale intensità. Lei non si limitò a leccare; lo prese in fondo alla gola con una facilità disarmante, usando la lingua per premere contro la vena sensibile sotto il glande mentre le sue labbra stringevano l'asta con una forza costante. Luigi affondò le mani nei suoi capelli scuri, guidando il ritmo, sentendo la testa di lei oscillare avanti e indietro. I suoni bagnati e schioccanti del sesso orale riempirono la stanza, mescolati ai gemiti soffocati di lei.

Luigi distolse lo sguardo per un istante e vide Marco. Il marito sedeva su una sedia nell'angolo della stanza, in ombra. I jeans erano aperti e la mano era affrettata a menare il suo cazzo, mentre gli occhi fissavano ipnotizzati la moglie che ingoiava l'asta di un estraneo. Lo sguardo di Marco incrociò quello di Luigi per una frazione di secondo, pieno di una vergogna eccitata, prima di tornare a fissare la scena. Quello sguardo fu la benzina sul fuoco per Luigi. Si sentì un re, un esecutore del piacere altrui.

«Basta,» ringhiò Luigi, tirandole i capelli all'indietro con delicatezza ma fermezza. Lei lasciò andare il suo cazzo con un 'pop' sonoro, le labbra lucide e gonfie, un filo di saliva che le univa alla punta. «Sali sul letto,» ordinò.

Lei obbedì immediatamente, arrampicandosi su a quattro zampe, offrendogli la vista del suo culo perfetto e della figa già bagnata che brillava sotto la luce. Luigi si diresse dietro di lei, non si prese nemmeno il tempo di togliersi completamente i pantaloni. Si posizionò all'ingresso della sua vagina, sentendo il calore che irradiava da quella carne aperta. Con un movimento deciso, affondò fino in fondo.

Lei urlò, un suono acuto che si trasformò in un gemito profondo mentre lui la riempiva. Luigi non iniziò piano. Voleva soddisfare la fame che aveva dimostrato col pompino. Iniziò a scoparla con colpi lunghi e vigorosi, facendo oscillare il letto e facendo sbattere le sue cosce contro il suo culo con un ritmo ritmico e potente. La pelle di lei era calda e liscia sotto le sue mani che le afferravano i fianchi per spingerla indietro contro ogni sua spinta.

«Sì, sì, così forte!» gridava lei, seppellendo la faccia nel cuscino per attutire l'urlo. «Dio, come è duro!»

Luigi guardò Marco. Il marito stava tremando sulla sedia, la mano che correva frenetica sul suo membro, incapace di distogliere lo sguardo dalla scena dove sua moglie veniva dominata da un altro uomo. Luigi sentì un'ondata di potere grezzo. Aumentò l'intensità, piantando i piedi a terra per spingersi ancora più a fondo, sentendo i muscoli delle gambe di lei contrarsi attorno a lui.

Poi, tra un gemito e l'altro, la voce della donna si alzò, carica di una disperata supplica. «Luigi... per favore...» ansimava, voltando la testa indietro a cercarlo con gli occhi pieni di lacrime di piacere. «Dammelo nel culo. Voglio sentirtelo tutto dentro il culo. Adesso.»

La richiesta colpì Luigi come un pugno nello stomaco, nel migliore dei modi. Si fermò per un istante, l'asta ancora immersa nella figa pulsante di lei. Guardò Marco, che sembrò trattenere il respiro. Luigi sorrise, un'espressione predatoria. Si estrasse lentamente, sentendo la vuotezza momentanea, poi prese il lubrificante che vide sul comodino. Ne spremette una generosa quantità sulle dita e la passò sull'ano della donna, che si spalancò sotto il suo tocco, ansiosa.

Si posizionò di nuovo, questa volta mirando all'apertura più stretta. Spinse con calma ma decisione. L'anello muscolare cedette, accogliendolo. Lei emise un urlo strozzato, una miscela di dolore e piacere intenso mentre il suo culo si adattava alla sua dimensione. Una volta che la testa fu dentro, Luigi affondò il resto in un solo colpo fluido.

«Oh cazzo!» urlò lei, le unghie che affondavano nelle lenzuola. «Sì! riempimi!»

Luigi iniziò a muoversi, questa volta con un ritmo più lento ma molto più profondo, sentendo la stretta incredibile dell'ano di lei che lo massaggiava dall'interno. Ogni colpo era un'esplosione di sensazioni. Marco, dall'angolo, sembrava sul punto di esplodere solo a guardare, il viso contratto in una maschera di estasi voyeuristica. Luigi continuò a sodomizzarla con forza, sentendo il proprio orgasmo avvicinarsi come una marea inarrestabile. Lei lo incitava con parole sporche, chiedendo ancora, sempre più a fondo, fino a quando Luigi non trattenne più nulla. Si ritirò all'ultimo secondo, si masturbò furiosamente per un secondo e venne, spruzzando il suo sperma caldo e denso sulle chiappe della donna e sulla sua schiena, gemendo forte mentre il corpo gli scoteva dalle contrazioni.

La stanza cadde in un silenzio pesante, rotto solo dai respiro affannosi di tutti e tre. Luigi si asciugò la fronte con il dorso della mano. Si rimise a posto i pantaloni, sentendo le gambe un po' tremolanti. Lei si voltò, sedendosi sui talloni, il viso rosso e luminoso, un sorriso soddisfatto sulle labbra. Marco si alzò dalla sedia, goffo, chiudendosi i pantaloni.

«È stato... incredibile,» mormorò Marco, con voce incerta.

Luigi annuì, controllando l'orologio. «Devo andare,» disse, la voce di nuovo calma e professionale.

Si diresse verso la porta per raccogliere la giacca che aveva lasciato su una sedia. Mentre passava accanto alla donna, lei gli afferrò la mano per un istante. Luigi guardò giù. Nella sua mano, nascosta tra le loro dita, c'era un pezzetto di carta piegato. Luigi lo prese con un movimento rapido, infilandolo in tasca senza che Marco potesse notare. Lei gli strizzò l'occhio, un gesto complice carico di promesse future.

«Grazie, Luigi,» disse lei ad alta voce, ma il suo sguardo diceva Ti chiamo.

Luigi uscì dalla stanza e attraversò il soggiorno, con il bigliettino che bruciava nella tasca dei jeans. Il numero di telefono di lei. L'incontro privato era già stato programmato, anche se nessuno l'aveva ancora detto ad alta voce. Uscì dal palazzo nell'aria fresca della sera, il cuore che batteva forte non per lo sforzo fisico, ma per l'anticipazione di ciò che sarebbe successo la prossima volta, senza spettatori.
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