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Gay & Bisex

Pelle e Desiderio del Collega


di relaxlove
07.06.2026    |    1.995    |    3 9.0
"La sua mascolinità, messa a dura prova dalla sfida di Davide, richiedeva una riconquista immediata..."
L'aria nello spogliatoio della palestra era pesante, densa di quel misto caratteristico di deodorante spray e sudore stantio che si accumulava tra le pareti di piastrelle bianche. Davide spinse la porta con la spalla, cercando di mantenere il passo regolare nonostante la stanchezza che gli appesantiva le gambe dopo l'allenamento. Il rumore delle docce aperte echeggiava contro il metallo degli armadietti, un fruscio d'acqua costante che si mescolava al rumore sordo delle cerniere che scorrevano. Si diresse verso il suo armadietto, ma i suoi occhi, contro la sua volontà, deviarono immediatamente verso un angolo.

Lì, in piedi davanti a una panchina di legno scrostato, c'era Carlo. Era completamente nudo, con la pelle ancora lucida e umida per la doccia che aveva appena finito. Davide si fermò di colpo, la mano che stringeva il borsone si irrigidì. Carlo stava asciugandosi i capelli con un telo piccolo, incurante di tutto, esponendo un corpo che era la materializzazione vivente di ogni fantasia notturna che Davide avesse mai avuto. I pettorali sodi si muovevano ritmicamente mentre sfregava la testa, gli addominali si contraevano in un gioco di luci e ombre che faceva male agli occhi. Ma era l'inguine che catturava l'attenzione, impossibile da ignorare: un cazzo enorme, ancora flaccido ma di una circonferenza già impressionante, che pendeva pesante tra le cosce muscolose, sostenuto da due palle grosse e lisce. La pelle lì era più chiara, un contrasto netto con l'abbronzatura del resto del corpo.

Davide sentì la gola secca. Deglutì con difficoltà, lo sguardo incollato a quell'immagine proibita. Carlo era eterosessuale, sposato con prole, sempre a parlare di fighe e scopate al bar dopo l'allenamento. Era il classico maschio alfa, sicuro di sé, irraggiungibile. Davide sapeva di non avere alcuna possibilità, sapeva che guardarlo in quel modo era pericoloso, che un solo sbaglio avrebbe potuto rovinare il rapporto professionale o peggio. Ma non riusciva a distogliere lo sguardo. Il cazzo di Carlo sembrava pulsare, vivo, e Davide immaginò come sarebbe stato sentirlo indurirsi tra le mani, pesante e caldo.

Davide decise di tornare in se, si avvicinò all'armadietto per cambiarsi, ma un ronzio acuto e prolungato gli squarciò i pensieri. Il cellulare nella tasca della tuta. Estrasse il telefono, lo schermo illuminò il suo viso. Era una notifica. Aprì l'app dei messaggi, aspettandosi una sollecitazione dal lavoro o dalla madre. Invece, il nome sul display gli fece gelare il sangue nelle vene.

Carlo: "Smetti di fissarmi da dietro gli armadietti e vieni nel mio ufficio quando hai finito. Ho bisogno che controlli una cosa."

Davide alzò lo sguardo, sbattendo le palpebre. Carlo non era più lì. Il telo era abbandonato sulla panchina, l'armadietto aperto. Il cuore di Davide iniziò a battere forte, un tamburo irregolare contro le costole. Il messaggio era chiaro, inequivocabile. Carlo lo aveva visto. Il mondo, per un secondo, sembrò inclinarsi su un asse sbagliato. La razionalità, la certezza dell'eterosessualità dell'altro uomo, tutto vacillò davanti a quell'invito diretto. Si passò la mano sulla testa bagnata di sudore, cercando un'apparenza di calma che non sentiva, andò a fare la doccia, Quando si sistemò salì al piano di sopra, gli uffici erano nello stesso palazzo della palestra.

L'ufficio era in penombra, illuminato solo da una luce fredda che entrava dall'oblò della porta socchiusa. L'aria condizionata era accesa al massimo, facendo gelare la pelle umida di Davide. Carlo era lì, seduto sul vecchio divano di pelle marrone che occupava una parete della stanza. Era completamente nudo, con le gambe divaricate, le braccia allargate sullo schienale, in una posa di sfida pura. Il suo cazzo non era più flaccido. Si era gonfiato, semieretto, adagiato sulla pancia bassa, la cappella sporgente oltre l'ombelico, violacea e liscia.

"Chiudi la porta a chiave," disse Carlo. La sua voce era roca, priva di qualsiasi cordialità da spogliatoio.

Davide obbedì meccanicamente. Il rumore della serratura che scattò fu come un colpo di pistola. Si voltò verso di lui, le mani che tremavano leggermente ai fianchi. Non disse nulla. Non c'era nulla da dire. L'elettricità nell'aria era carica al punto da scintillare.

"Ti piace quello che vedi, vero?" Carlo fece un cenno con la testa verso il suo inguine, afferrando il suo cazzo con una mano e dandogli una colpa secco, lento. "Me lo stavi mangiando con gli occhi nello spogliatoio."

Prima che Davide potesse formulare una risposta, negare o ammettere, Carlo si alzò con un movimento fluido e potente. Lo afferrò per la maglietta, tirandolo verso di sé con una forza bruta. L'impatto fu violento. I loro corpi si scontrarono, petto contro petto, e le labbra di Carlo si posarono su quelle di Davide non con un bacio, ma con un morso. Denti che affondavano nel labbro inferiore, spezzando la pelle, un sapore metallico di sangue che riempì la bocca di Davide.

Non fu dolce. Non fu romantico. Fu animale.

Davide emise un gemito soffocato, le sue mani che si aggrappavano istintivamente alle spalle larghe di Carlo, sentendo i muscoli tesi come cavi d'acciaio sotto la pelle calda e umida. Carlo lo spinse indietro, facendolo sbattere contro il divano. Davide cadde all'indietro, le gambe che si aprivano involontariamente per accoglierlo. Carlo gli fu addosso in un istante, il suo peso schiacciante e eccitante.

"Leccami," ordinò Carlo, salendo sul divano e posizionando le ginocchia ai lati della testa di Davide. Il suo cazzo, ora duro come una pietra, ondeggiava minaccioso sopra il viso di Davide, i peli ruvidi alla base pungenti il naso. "Lecca tutto."

Davide non esitò. Spalancò la bocca, afferrando le cosce muscolose di Carlo per stabilizzarsi, e posò la lingua lungo l'asta calda. Il sapore era inebriante. Leccò con avidità, dalla base fino alla punta, girando intorno alla cappella liscia, raccogliendo il liquido pre-eiaculatorio che già trasudava. Carlo gemette, un suono gutturale che fece vibrare il petto, e affondò le dita sulla testa di Davide, tirando forte.

"Sì, così. Tutto in gola," sibilò Carlo, spingendo i fianchi in avanti.

Il cazzo gli riempì la bocca, scavando un passaggio profondo verso la gola. Davide sentì i muscoli del collo contrarsi mentre cercava di ingoiarlo tutto, le narici che si dilatavano per prendere aria. Carlo iniziò a muoversi, scopando la bocca di Davide con ritmi violenti e irregolari, palle che sbattevano pesanti contro il mento ad ogni spinta. Davide sentì gli occhi inumidirsi, la saliva che colava fuori dagli angoli delle labbra, bagnando il viso e il cazzo dell'altro uomo.

Carlo si ritrasse improvvisamente, liberando il cazzo con un pop bagnato. Davide tossì, cercando di riprendere fiato, ma Carlo non gli diede tregua. Si spostò più in basso, afferrò il polso di Davide e lo portò tra le sue gambe.

"Accarezzami mentre ti lecco," disse Carlo, e prima che Davide potesse capire, Carlo si chinò su di lui.

La bocca di Carlo trovò il collo di Davide, ma non per baciarlo. I denti si conficcarono nella pelle sensibile appena sotto l'orecchio, un morso possente che fece urlare Davide. Era dolore mescolato a un piacere acuto che gli scese lungo la schiena come una scarica elettrica. Carlo leccò il morso, la lingua ruvida che leniva la ferita mentre i suoi denti si spostavano più in basso, sul petto, mordendo il capezzolo duro attraverso la maglietta.

"Ti mangio," mormorò Carlo contro la pelle di Davide, le mani che gli strappavano i pantaloni con impazienza. "Voglio sentirti gridare."

Davide sollevò i fianchi, aiutandolo a spogliarsi, il cazzo saltò fuori duro e pulsante. Carlo lo guardò, un sorriso sadico sulle labbra, poi si gettò su di nuovo. Questa volta le sue labbra chiusero la testa del cazzo di Davide, succhiando con forza mentre le sue dita affondavano nella carne delle cosce dell'altro uomo, lasciando segni bianchi che subito diventavano rossi.

L'ufficio era pieno dei suoni del sesso: il bagnato delle leccate, i gemiti rochi di Carlo, i sussulti di Davide, il rumore della pelle che sbatteva contro la pelle. Non c'era più spazio per i pensieri, per le etichette di etero o gay. C'era solo il calore, il dolore dei morsi, la lingua che esplorava ogni centimetro di pelle disponibile, e il cazzo enorme di Carlo che premeva di nuovo contro la sua bocca, richiedendo attenzione, dominando la scena con una forza bruta che Davide non poteva, e non voleva, resistere.

Il respiro di Davide affondava nei polmoni come aria compressa, bruciante e irregolare. La testa gli girava ancora, un vortice di dopamina e shock che gli annebbiava la vista, ma sotto quella nebbia qualcosa di primordiale si era risvegliato. Le mani di Carlo erano ancora calde sulla sua pelle, l'eco della bocca del collega sulla sua verga era ancora un brivido elettrico sui suoi nervi scoperti, ma la passività di quel momento iniziò a frantumarsi. Non era più solo un oggetto del desiderio di Carlo; una fame improvvisa, vorace e vendicativa, gli divampò nello stomaco.

Con un guaito strozzato, Davide contrasse i muscoli delle spalle. Scostò le mani di Carlo con un movimento brusco, scavando le dita nei bicipiti d'acciaio dell'altro uomo. Carlo, colto alla sprovvista da quella resistenza fisica, indietreggiò di un passo, i suoi occhi scuri spalancati in un misto di sorpresa e eccitazione crescente. Davide non gli diede il tempo di reagire. Si lanciò in avanti, usando il proprio peso corporeo come un ariete, e spinse Carlo all'indietro.

Carlo cadde sul divano con un tonfo sordo, le gambe spalancate, il cazzo duro che rimbalzava violentemente contro l'addome piatto e muscoloso. La vista di quel membro virile, pallido e pulsante, le vene tese come mappe geografiche di desiderio, agì come una calamita su Davide. Si gettò sopra di lui, non con dolcezza, ma con la furia di chi vuole possedere.

Davide afferrò il cazzo di Carlo alla base, stringendo forte, sentendo il calore radiante della pelle e il battito accelerato del sangue che riempiva i corpi cavernosi. Era pesante, vivo, una minaccia e una promessa nella sua mano. Senza indugiare, senza nemmeno prendere fiato, Davide abbassò la testa e inghiottì la cappella in un solo colpo secco.

Davide chiuse gli occhi, concentrando ogni sensazione sulla bocca. La lingua si arrotolò attorno alla testa del glande, premendo contro il frenulo sensibile, esplorando la fessura uretrale dove una goccia di pre-cum era già pronta a scivolare. Leccò con avidità, come se quel sapore fosse l'unica cosa di cui aveva bisogno per sopravvivere, facendo scivolare la saliva lubrificante su tutto il gambo.

Carlo emise un suono gutturale, un gemito profondo che risuonò nel petto. Le sue mani trovarono la nuca di Davide, le dita si intrecciarono sulla testa bagnata di sudore, non per spingerlo via, ma per premerlo più a fondo, per incitarlo. "Davide..." sibilò tra i denti, la voce roca, spezzata dalla lussuria.

Ma Davide non si fermò. Scivolò giù lungo l'asta, prendendosi il più possibile, sentendo la punta del cazzo di Carlo premere contro il palato molle, poi sfidare i suoi limiti. Affondò fino a quando le labbra non sfiorarono la base, il naso sepolto nella peluria ruvida e profumata dell'inguine di Carlo. La gola si strinse intorno all'intrusione, i muscoli contratti in un riflesso di soffocamento che Davide reprimeva con forza, trasformando il disagio in una forma di piacere sadico. Voleva sentirlo tutto. Voleva riempirsi di lui.

Iniziò un ritmo incalzante, testardo. La testa di Davide si muoveva su e giù, un martello pneumatico di carne e saliva. Ogni discesa era profonda, ogni risalita lasciava un filo di bava lucido e viscoso che collegava le sue labbra al cazzo di Carlo. Il suono era bagnato, pornografico, uno schiocco ritmico e umido che riempiva l'ufficio in penombra, mescolandosi ai gemiti sempre più alti del collega.

Davide usò la lingua come un frustino, battendo contro la superficie sensibile del glande mentre risaliva, poi avvolgendola a spirale mentre scendeva. Le sue mani non erano ferme: una stringeva le palle di Carlo, tirandole giù con delicatezza ma fermezza, aumentando la tensione, mentre l'altra accarezzava l'addome rigido, sentendo i muscoli tremare sotto la pelle liscia.

Davide sentì il cazzo di Carlo indurirsi ulteriormente, diventando una verga di marmo incandescente nella sua bocca. Le vene pulsavano contro le sue guance, un contatto diretto con il cuore impazzito dell'altro uomo. Il sapore del pre-cum diventò più abbondante, salato e denso, e Davide lo leccò via avidamente, cercando di estrarre altro, desideroso di farlo esplodere.

Accelerò ancora. Il collo gli faceva male, la mascella era tesa al limite, ma il dolore era solo carburante per il suo fuoco. Era un macchina ora, una bocca creata per il piacere di quell'uomo. Le labbra rosse e gonfie scivolavano velocemente sulla pelle lucida, creando un vuoto perfetto, una suzione che sembrava voler risucchiare l'anima di Carlo attraverso il cazzo.

Il corpo di Carlo si arcò in una curva impossibile. I muscoli delle cosce si tesero come corde di violino, pronti a spezzarsi. "Davide! Dio... Davide!" Il nome di Davide esplose dalla bocca di Carlo come un urlo di guerra, un grido liberatorio che scosse le pareti dell'ufficio.

Davide sentì il primo getto caldo colpire il fondo della gola. Non si tirò indietro. Al contrario, affondò fino in fondo, inghiottendo convulsamente mentre il cazzo di Carlo spasimava e sputava il suo sperma caldo e denso direttamente nello stomaco. Ogni scatto era accompagnato da un gemito rauco di Carlo, le cui mani affondavano nel cuscino del divano, graffiando la pelle.

Continuò a succhiare, a leccare, a pulire ogni singolo centimetro del cazzo di Carlo mentre l'orgasmo lentamente svaniva, trasformando i gemiti in respiro affannoso. Davide non si staccò finché non sentì il membro dell'altro uomo iniziare a ammorbidirsi leggermente nella sua bocca, solo allora si lasciò andare, sollevando la testa, le labbra lucide e gonfie, il respiro corto e rotto, guardando Carlo con un misto di trionfo e desiderio ancora insoddisfatto.

Carlo si raddrizzò, il petto che si sollevava ancora in modo irregolare, mentre l'ultima onda di piacere svaniva lasciando spazio a un vuoto rumoroso riempito solo dai loro respiri affannosi. Guardò Davide, che lo fissava con quegli occhi lucidi e quell'espressione di trionfo sfacciato, le labbra ancora gonfie e lucide per lo sperma appena ingerito. Per un secondo, il tempo sembrò congelarsi nell'aria pesante dell'ufficio, impregnata di odore di sesso. Ma quel momento di quiete fu solo l'attimo prima che la molla si scaricasse di nuovo. Carlo non era un uomo che accettava di perdere il controllo, nemmeno di fronte a un orgasmo devastante. La sua mascolinità, messa a dura prova dalla sfida di Davide, richiedeva una riconquista immediata.

Senza preavviso, Carlo scattò in avanti. La sua mano, calda e possente, si chiuse attorno al polso di Davide con una forza di morsa, trascinandolo di scatto verso di sé. Davide emise un suono strozzato, sorpreso dalla rapidità del recupero del collega. Prima che potesse reagire, Carlo si era già alzato, usando il peso del suo corpo per spingere Davide all'indietro. Le gambe di Davide urtarono contro il bordo del divano, perdendo l'equilibrio. Cadde all'indietro, affondando nella morbida imbottitura che già conservava l'impronta dei loro corpi, ma questa volta la posizione fu ribaltata.

Carlo fu sopra di lui in un lampo, le ginocchia piantate sul divano ai lati delle cosce di Davide, bloccandolo con il suo peso. Non ci furono parole gentili, solo il rumore secco del respiro di Carlo che gli riempiva i polmoni come un mantice in fiamme. "Non hai ancora finito," sibilò Carlo, la voce roca e carica di una minaccia lussuriosa. Le sue mani scivolarono aggressive lungo i fianchi di Davide, divaricò con forza le gambe, esponendo la pelle pallida e tremolante delle cosce e i glutei nascosti sotto.

Senza perdere un secondo, Carlo si chinò. La sua bocca non cercò le labbra di Davide, ma discese dritta verso il centro del suo corpo, primitiva e diretta. Iniziò a leccare con avidità, partendo dall'addome contratto, assaporando il gusto salato del sudore che si era accumulato sulla pelle di Davide durante lo sforzo. La lingua di Carlo era calda, ruvida e umida, lasciando una scia di fuoco ovunque passasse. Mordeva leggermente la pelle delle anche, succhiando con forza, lasciando piccoli ematomi rossi che reclamavano il possesso.

Ma Carlo aveva un obiettivo preciso. Scivolò più in basso, spingendo le gambe di Davide verso l'alto e verso l'esterno, lasciando il suo buco del culo completamente esposto e vulnerabile. L'aria fredda dell'ufficio colpì quella zona sensibile per un breve istante, prima che la bocca di Carlo si abbattesse su di essa come un predatore sulla preda. Davide inarcò la schiena, un gemito profondo che gli uscì dalla gola senza controllo. Carlo non era delicato. Leccò ovunque, con rabbia, concentrandosi sull'ano con un'intensità che fece tremare le cosce di Davide.

La lingua di Carlo premette contro lo sfintere serrato, girando, spingendo, cercando di invadere quel canale stretto. Era un assalto totale. Carlo sputò direttamente sul buco, usando la saliva per lubrificare l'area, poi tornò a leccare con furia, sfidando i muscoli di Davide a rilassarsi. Il suono della sua lingua che lavorava quella zona umida e leccata era squisitamente volgare, un rumore bagnato e ritmico che echeggiava nella stanza. Davide affondò le dita nei capelli corti di Carlo, non per spingerlo via, ma per premerlo più forte contro di sé, incapace di processare la iperstimolazione sensoriale.

Carlo, sentendo Davide abbandonarsi al piacere, decise di alzare il tiro. Si sollevò brevemente, girandosi con un'agilità sorprendente per un uomo della sua stazza. Si dispose sopra Davide in una posizione inversa, le sue cosce ai lati della testa di Davide e il suo pene, già indurito di nuovo e pulsante di vita, pendente pesantemente proprio sopra il viso di Davide. Era una posizione 69 classica, ma eseguita con una forza bruta che fece tremare le molle del divano.

Davide si trovò faccia a faccia con il cazzo di Carlo, le vene prominenti che pulsavano appena a pochi centimetri dai suoi occhi. L'odore era intossicante: un mix di muschio maschile, il residuo salato del loro sesso precedente. Sopra di lui, Carlo era già tornato all'opera, la sua bocca che inghiottiva il cazzo di Davide in un colpo solo, mentre le sue mani afferravano i glutei di Davide per spingerli verso il suo viso, continuando a leccare l'ano tra una succhiata e l'altra.

Davide aprì la bocca, istintivamente, accogliendo il membro di Carlo. Era pesante e caldo, riempiendogli la bocca in un modo che gli sembrò impossibilmente perfetto. Mentre Carlo lo leccava e lo succhiava con una competenza devastante, Davide fece lo stesso, spingendo la testa in avanti per inghiottire più cazzo possibile. Era un vortice di carne e saliva, una macchina di piacere reciproca dove non c'era spazio per il pensiero, solo per la sensazione pura.

La lingua di Carlo continuava a tormentare l'ano, alternando ampi movimenti piatti e colpi di punta precisi e penetranti, passando poi al cazzo ed alternando. Davide sentiva il corpo di Carlo vibrare sopra di lui, i muscoli delle cosce che stringevano la sua testa come un morso. Il mondo si era ristretto a questo: il sapore di Carlo nella sua bocca, la sensazione della bocca di Carlo sul suo cazzo e sul suo culo, il peso dell'uomo che lo schiacciava sul divano.

In un momento di lucidità folle, mentre il respiro gli mancava e il suo corpo era scosso da scosse di piacere elettrico, Davide guardò in alto, verso le cosce muscolose che lo incorniciavano. Non riusciva a credere che fosse vero. Questo era il sogno che aveva alimentato in segreto per mesi, mentre guardava Carlo nei corridoi o nell'ufficio, immaginando scenari impossibili. E ora, qui, nell'ufficio buio, quel sogno non solo era reale, ma superava ogni fantasia sporca che la sua mente avesse mai potuto concepire. Carlo, l'etero muscoloso e dominante, non solo lo stava scoprendo, ma lo stava divorando con una fame che uguagliava la sua. Davide chiuse gli occhi, abbandonandosi completamente all'onda di piacere che stava per travolgerlo, il cazzo di Carlo piantato in gola e la lingua di Carlo sepolta nel suo culo.
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